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Equazioni: cosa sono e come si risolvono | ||||||||||||
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Equazioni: cosa sono e come si risolvonoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoTreccani definisce un'equazione come un'uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più incognite, cioè variabili di cui si cerca il valore. Per risolverla si usano due principi di equivalenza: si può sommare o togliere la stessa quantità a entrambi i membri, oppure moltiplicare o dividere entrambi i membri per uno stesso numero diverso da zero, senza cambiare le soluzioni. Un'equazione di primo grado ha la forma ax+b=0 e si risolve isolando l'incognita un passaggio alla volta; un'equazione di secondo grado, ax²+bx+c=0, si risolve con la formula risolutiva che usa il discriminante. Le disequazioni seguono la stessa logica, con un'unica differenza: moltiplicando o dividendo per un numero negativo, il verso della disuguaglianza si inverte. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChe cos’è un’equazioneUn’equazione, secondo la voce «Equazione» dell’Enciclopedia della Matematica Treccani, è un’uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più variabili, dette incognite. Risolverla significa trovare i valori dell’incognita che rendono vera quell’uguaglianza. Le equazioni sono uno degli oggetti su cui lavora l’algebra: il calcolo letterale, cioè l’uso di lettere al posto di numeri, è lo strumento con cui si scrivono e si maneggiano. Per passare da un’equazione a un’altra, più semplice ma con le stesse soluzioni, si usano due regole. Treccani le chiama principi di equivalenza. Il primo dice che si può sommare (o sottrarre) una stessa espressione a entrambi i membri di un’equazione, e il risultato è ancora un’equazione equivalente, cioè con lo stesso insieme di soluzioni. Il secondo dice che si può moltiplicare (o dividere) entrambi i membri per una stessa espressione, purché non sia mai nulla, ottenendo di nuovo un’equazione equivalente. Il concetto di equivalenza è più largo di quanto sembri a prima vista. Treccani, nella voce «Equazioni equivalenti», fa un esempio utile: le equazioni |x|-1=0 e x²-1=0 hanno entrambe come soluzioni -1 e +1, quindi sono equivalenti, pur non essendo affatto la stessa equazione né ottenibili l’una dall’altra con i due principi visti sopra. Equazioni di primo grado, passo dopo passoUn’equazione di primo grado in un’incognita ha la forma ax+b=0, dove a e b sono numeri noti e x è l’incognita, con a diverso da zero. Risolverla vuol dire applicare i due principi di equivalenza fino a isolare la x da sola su un lato dell’uguale, usando le stesse operazioni di somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione che si incontrano già in aritmetica.
Equazioni con frazioniQuando l’incognita compare dentro frazioni, come in x/2 + 1 = 5/3, il primo passo non è calcolare subito ma eliminare i denominatori. Si moltiplicano entrambi i membri per il minimo comune multiplo dei denominatori presenti nell’equazione: in questo caso il minimo comune multiplo tra 2 e 3 è 6. Moltiplicando per 6 ogni termine, le frazioni scompaiono e resta un’equazione di primo grado ordinaria, che si risolve con i passaggi visti sopra. È un errore comune saltare questo passaggio e provare a sommare le frazioni così come sono: funziona anche in quel modo, ma il calcolo si complica molto più in fretta quando i denominatori non sono semplici come 2 e 3. Equazioni di secondo grado e la formula risolutivaUn’equazione di secondo grado ha la forma generale ax²+bx+c=0, con a diverso da zero: rispetto al primo grado compare anche il termine x², cioè l’incognita al quadrato. Wolfram MathWorld riporta la formula che dà le sue soluzioni: x = (-b ± √(b²-4ac)) / 2a. L’espressione sotto la radice, b²-4ac, si chiama discriminante e, da sola, dice quante soluzioni reali esistono prima ancora di finire il calcolo. Se è positivo, ci sono due soluzioni reali distinte. Se è zero, la formula produce un’unica soluzione, detta doppia. Se è negativo, la radice quadrata di un numero negativo non esiste tra i numeri reali, e quindi l’equazione non ha soluzioni reali. La storia di questa formula è più lunga e meno lineare di quanto un solo nome possa suggerire. Secondo MacTutor History of Mathematics, i Babilonesi risolvevano già, attorno al 1800 a.C., casi particolari di equazioni quadratiche con un approccio algoritmico basato sul completamento del quadrato, pur senza avere il concetto stesso di equazione; Euclide, verso il 300 a.C., arrivò a risultati equivalenti per via geometrica. Fu il matematico persiano al-Khwarizmi, in un trattato di circa l’800 da cui derivano i termini «algebra» e «algoritmo», a classificare sistematicamente diversi tipi di equazioni di secondo grado e a dare, per ciascuno, una regola risolutiva accompagnata da una dimostrazione geometrica: un lavoro che MacTutor descrive come il primo trattamento organico dell’argomento, più che un’invenzione dal nulla. Disequazioni: stessa logica, un verso che può cambiareUna disequazione, secondo Treccani, è una formula in cui compare uno dei simboli di disuguaglianza: minore (<), minore o uguale (≤), maggiore (>), maggiore o uguale (≥), al posto del segno di uguale. Per il resto, si risolve applicando gli stessi due principi di equivalenza visti per le equazioni, con un’unica eccezione.
Treccani fa un esempio diretto di questo cambio: dalla disequazione -2x > 3, moltiplicando entrambi i membri per -1/2, si ottiene x < -3/2. Il verso è passato da maggiore a minore proprio perché il numero usato per moltiplicare, -1/2, è negativo. C’è anche una piccola differenza da notare quando la disuguaglianza è larga, cioè quando si usano ≤ o ≥ invece di < o >: in quel caso, come osserva Treccani, l’insieme delle soluzioni della disequazione comprende anche le eventuali soluzioni dell’equazione associata, ottenuta sostituendo il simbolo di disuguaglianza con l’uguale. Quando l’incognita finisce sotto il segno di radice, il procedimento cambia ancora: le disequazioni irrazionali impongono anche una condizione di esistenza sul radicando, prima di poter confrontare i due membri. Se invece l’incognita compare al denominatore, servono le disequazioni fratte, che si risolvono studiando separatamente il segno di numeratore e denominatore con una tabella dei segni. Quando le incognite diventano più di una, un sistema di equazioni o disequazioni da risolvere insieme entra nel territorio dell’algebra lineare, che tratta questi sistemi con matrici e vettori. Chi prosegue negli studi incontra poi le equazioni con funzioni continue nell’analisi matematica, dove si risolvono anche con l’aiuto di limiti e derivate. Se invece è l’esponente a contenere l’incognita, i due principi di equivalenza visti qui non bastano più: servono le equazioni esponenziali, con un metodo diverso a seconda che le basi coincidano o no. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteLe equazioni si studiano alle medie o alle superiori?Le equazioni di primo grado si affrontano già nella scuola secondaria di primo grado, dove sono note come equazioni di terza media; le equazioni di secondo grado, le disequazioni più complesse e i sistemi si approfondiscono nel primo biennio delle superiori. Cosa significa che due equazioni sono equivalenti?Treccani definisce equivalenti due equazioni che hanno lo stesso insieme di soluzioni, anche quando non si ottengono l'una dall'altra con gli stessi passaggi algebrici: per esempio |x|-1=0 e x²-1=0 hanno entrambe come soluzioni -1 e +1. Come si risolve un'equazione con le frazioni?Si moltiplicano entrambi i membri per il minimo comune multiplo dei denominatori, eliminando così le frazioni; l'equazione che resta si risolve con i passaggi di un'equazione di primo grado. Perché nelle disequazioni a volte si cambia il verso della disuguaglianza?Succede quando si moltiplicano o dividono entrambi i membri per un numero negativo: per restare equivalente alla disequazione di partenza, il verso di maggiore o minore deve invertirsi, come indica Treccani nella voce sui principi di equivalenza. Cos'è il discriminante di un'equazione di secondo grado?È l'espressione b²-4ac che compare sotto radice nella formula risolutiva x = (-b ± √(b²-4ac)) / 2a; il suo segno dice se l'equazione ha due soluzioni reali, una sola o nessuna. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















