Salta al contenuto
recaplica

    Un attimo: controllo di sicurezza

    Cloudflare vuole assicurarsi che tu non sia un robot. Spunta la casella qui sotto e la ricerca riparte da sola.

    EN
    recaplica Equazioni: cosa sono e come si risolvono
    © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati
    Home › Scienza

    Equazioni: cosa sono e come si risolvono

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 19 settembre 2026

    Cosa stampare

    Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina.

    Slide

    Scegli il taglio

    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Tutte e due hanno le note del relatore.

    Canale Telegram
    recaplica Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.
    In 30 secondi Punti chiave Numeri Approfondimento Presentazione Falsi miti Mappa concettuale Quiz Flashcards FAQ

    In 30 secondi lettura lampo

    Treccani definisce un'equazione come un'uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più incognite, cioè variabili di cui si cerca il valore. Per risolverla si usano due principi di equivalenza: si può sommare o togliere la stessa quantità a entrambi i membri, oppure moltiplicare o dividere entrambi i membri per uno stesso numero diverso da zero, senza cambiare le soluzioni. Un'equazione di primo grado ha la forma ax+b=0 e si risolve isolando l'incognita un passaggio alla volta; un'equazione di secondo grado, ax²+bx+c=0, si risolve con la formula risolutiva che usa il discriminante. Le disequazioni seguono la stessa logica, con un'unica differenza: moltiplicando o dividendo per un numero negativo, il verso della disuguaglianza si inverte.

    Punti Chiave

    • Un'equazione, secondo Treccani, è un'uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più incognite: risolverla vuol dire trovare i valori che la rendono vera.
    • Il primo principio di equivalenza permette di sommare o sottrarre la stessa espressione a entrambi i membri di un'equazione senza cambiarne le soluzioni; il secondo permette di moltiplicare o dividere per una stessa espressione, purché mai nulla.
    • Un'equazione di primo grado, nella forma ax+b=0, si risolve isolando l'incognita con una sequenza di passaggi; se compaiono frazioni, il primo passo è eliminarle moltiplicando per il minimo comune multiplo dei denominatori.
    • Un'equazione di secondo grado, ax²+bx+c=0 con a diverso da zero, si risolve con la formula x=(-b±√(b²-4ac))/2a; il valore sotto radice, il discriminante, dice quante soluzioni reali esistono.
    • Una disequazione sostituisce il segno di uguale con un simbolo di disuguaglianza (<, ≤, >, ≥) e si risolve con gli stessi principi delle equazioni, tranne uno: moltiplicando o dividendo per un numero negativo il verso si inverte.
    • Il matematico persiano al-Khwarizmi, in un trattato di circa l'800 da cui deriva la parola algebra, fu tra i primi a classificare e risolvere sistematicamente le equazioni di secondo grado, anche se metodi per casi particolari erano già noti da secoli.

    I numeri chiave

    • circa 800 Anno approssimativo (MacTutor lo indica come «c. 800») del trattato di al-Khwarizmi «Il compendio sul calcolo per completamento e bilanciamento», da cui derivano i termini «algebra» e «algoritmo»: l'opera classifica diversi tipi di equazioni di secondo grado e dà, per ciascuno, una regola risolutiva con dimostrazione geometrica. Fonte: MacTutor History of Mathematics
    • 1145 Anno del «Liber embadorum» di Abraham bar Hiyya Ha-Nasi, descritto da MacTutor come il primo libro pubblicato in Europa a riportare la soluzione completa dell'equazione di secondo grado. Fonte: MacTutor History of Mathematics

    L'Approfondimento

    Che cos’è un’equazione

    Un’equazione, secondo la voce «Equazione» dell’Enciclopedia della Matematica Treccani, è un’uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più variabili, dette incognite. Risolverla significa trovare i valori dell’incognita che rendono vera quell’uguaglianza. Le equazioni sono uno degli oggetti su cui lavora l’algebra: il calcolo letterale, cioè l’uso di lettere al posto di numeri, è lo strumento con cui si scrivono e si maneggiano.

    Per passare da un’equazione a un’altra, più semplice ma con le stesse soluzioni, si usano due regole. Treccani le chiama principi di equivalenza. Il primo dice che si può sommare (o sottrarre) una stessa espressione a entrambi i membri di un’equazione, e il risultato è ancora un’equazione equivalente, cioè con lo stesso insieme di soluzioni. Il secondo dice che si può moltiplicare (o dividere) entrambi i membri per una stessa espressione, purché non sia mai nulla, ottenendo di nuovo un’equazione equivalente.

    Il concetto di equivalenza è più largo di quanto sembri a prima vista. Treccani, nella voce «Equazioni equivalenti», fa un esempio utile: le equazioni |x|-1=0 e x²-1=0 hanno entrambe come soluzioni -1 e +1, quindi sono equivalenti, pur non essendo affatto la stessa equazione né ottenibili l’una dall’altra con i due principi visti sopra.

    Equazioni di primo grado, passo dopo passo

    Un’equazione di primo grado in un’incognita ha la forma ax+b=0, dove a e b sono numeri noti e x è l’incognita, con a diverso da zero. Risolverla vuol dire applicare i due principi di equivalenza fino a isolare la x da sola su un lato dell’uguale, usando le stesse operazioni di somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione che si incontrano già in aritmetica.

    Esempio pratico: comprando 3 quaderni identici, con uno sconto di 2 euro sul totale, e spendendo in tutto 13 euro, il prezzo x di un quaderno si trova risolvendo l’equazione 3x - 2 = 13. Per il primo principio di equivalenza, si sommano 2 euro a entrambi i membri: 3x = 15. Per il secondo principio, si dividono entrambi i membri per 3: x = 5. Ogni quaderno costa 5 euro.

    Equazioni con frazioni

    Quando l’incognita compare dentro frazioni, come in x/2 + 1 = 5/3, il primo passo non è calcolare subito ma eliminare i denominatori. Si moltiplicano entrambi i membri per il minimo comune multiplo dei denominatori presenti nell’equazione: in questo caso il minimo comune multiplo tra 2 e 3 è 6. Moltiplicando per 6 ogni termine, le frazioni scompaiono e resta un’equazione di primo grado ordinaria, che si risolve con i passaggi visti sopra. È un errore comune saltare questo passaggio e provare a sommare le frazioni così come sono: funziona anche in quel modo, ma il calcolo si complica molto più in fretta quando i denominatori non sono semplici come 2 e 3.

    Equazioni di secondo grado e la formula risolutiva

    Un’equazione di secondo grado ha la forma generale ax²+bx+c=0, con a diverso da zero: rispetto al primo grado compare anche il termine x², cioè l’incognita al quadrato. Wolfram MathWorld riporta la formula che dà le sue soluzioni: x = (-b ± √(b²-4ac)) / 2a.

    L’espressione sotto la radice, b²-4ac, si chiama discriminante e, da sola, dice quante soluzioni reali esistono prima ancora di finire il calcolo. Se è positivo, ci sono due soluzioni reali distinte. Se è zero, la formula produce un’unica soluzione, detta doppia. Se è negativo, la radice quadrata di un numero negativo non esiste tra i numeri reali, e quindi l’equazione non ha soluzioni reali.

    La storia di questa formula è più lunga e meno lineare di quanto un solo nome possa suggerire. Secondo MacTutor History of Mathematics, i Babilonesi risolvevano già, attorno al 1800 a.C., casi particolari di equazioni quadratiche con un approccio algoritmico basato sul completamento del quadrato, pur senza avere il concetto stesso di equazione; Euclide, verso il 300 a.C., arrivò a risultati equivalenti per via geometrica. Fu il matematico persiano al-Khwarizmi, in un trattato di circa l’800 da cui derivano i termini «algebra» e «algoritmo», a classificare sistematicamente diversi tipi di equazioni di secondo grado e a dare, per ciascuno, una regola risolutiva accompagnata da una dimostrazione geometrica: un lavoro che MacTutor descrive come il primo trattamento organico dell’argomento, più che un’invenzione dal nulla.

    Disequazioni: stessa logica, un verso che può cambiare

    Una disequazione, secondo Treccani, è una formula in cui compare uno dei simboli di disuguaglianza: minore (<), minore o uguale (≤), maggiore (>), maggiore o uguale (≥), al posto del segno di uguale. Per il resto, si risolve applicando gli stessi due principi di equivalenza visti per le equazioni, con un’unica eccezione.

    OperazioneEquazioneDisequazione
    Sommare o sottrarre un numero qualsiasiil segno resta =, uguali soluzioniil verso resta lo stesso
    Moltiplicare o dividere per un numero positivoil segno resta =, uguali soluzioniil verso resta lo stesso
    Moltiplicare o dividere per un numero negativoil segno resta =, uguali soluzioniil verso si inverte

    Treccani fa un esempio diretto di questo cambio: dalla disequazione -2x > 3, moltiplicando entrambi i membri per -1/2, si ottiene x < -3/2. Il verso è passato da maggiore a minore proprio perché il numero usato per moltiplicare, -1/2, è negativo.

    C’è anche una piccola differenza da notare quando la disuguaglianza è larga, cioè quando si usano ≤ o ≥ invece di < o >: in quel caso, come osserva Treccani, l’insieme delle soluzioni della disequazione comprende anche le eventuali soluzioni dell’equazione associata, ottenuta sostituendo il simbolo di disuguaglianza con l’uguale. Quando l’incognita finisce sotto il segno di radice, il procedimento cambia ancora: le disequazioni irrazionali impongono anche una condizione di esistenza sul radicando, prima di poter confrontare i due membri. Se invece l’incognita compare al denominatore, servono le disequazioni fratte, che si risolvono studiando separatamente il segno di numeratore e denominatore con una tabella dei segni.

    Quando le incognite diventano più di una, un sistema di equazioni o disequazioni da risolvere insieme entra nel territorio dell’algebra lineare, che tratta questi sistemi con matrici e vettori. Chi prosegue negli studi incontra poi le equazioni con funzioni continue nell’analisi matematica, dove si risolvono anche con l’aiuto di limiti e derivate. Se invece è l’esponente a contenere l’incognita, i due principi di equivalenza visti qui non bastano più: servono le equazioni esponenziali, con un metodo diverso a seconda che le basi coincidano o no.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Equazioni: EquazioniSlide 2 della presentazione su Equazioni: Cosa vuol dire, esattamente, risolvere un'equazione?Slide 3 della presentazione su Equazioni: Il percorsoSlide 4 della presentazione su Equazioni: Capitolo 01: Cos'è un'equazioneSlide 5 della presentazione su Equazioni: I due principi di equivalenzaSlide 6 della presentazione su Equazioni: Capitolo 02: Primo gradoSlide 7 della presentazione su Equazioni: Come si risolve, un passaggio alla voltaSlide 8 della presentazione su Equazioni: Equazioni con frazioniSlide 9 della presentazione su Equazioni: Capitolo 03: Secondo gradoSlide 10 della presentazione su Equazioni: La formula risolutivaSlide 11 della presentazione su Equazioni: Quante soluzioni, secondo il segnoSlide 12 della presentazione su Equazioni: Un cenno storicoSlide 13 della presentazione su Equazioni: Capitolo 04: DisequazioniSlide 14 della presentazione su Equazioni: Le disequazioni non si risolvono come le equazioniSlide 15 della presentazione su Equazioni: Il cambio di verso, in un esempioSlide 16 della presentazione su Equazioni: Moltiplicando una disequazione per -3, cosa succede al verso?Slide 17 della presentazione su Equazioni: Il Recap completo
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Risolvere un'equazione vuol dire solo «trovare la x».

      ✓ Realtà Trovare il valore dell'incognita è il risultato, ma è il metodo a contare davvero: si applicano i principi di equivalenza uno alla volta, fino a isolare l'incognita in modo controllato. Senza questo procedimento, anche un'equazione semplice si riduce a un tentativo casuale che smette di funzionare non appena i numeri si complicano.

    • ✗ Mito Le disequazioni si risolvono esattamente come le equazioni: basta sostituire l'uguale con un maggiore o un minore.

      ✓ Realtà Treccani indica una differenza precisa: moltiplicando o dividendo entrambi i membri per un numero negativo, il verso della disuguaglianza si inverte, mentre nelle equazioni il segno di uguale non cambia mai. Chi salta questo passaggio arriva a una soluzione con il segno sbagliato.

    • ✗ Mito Un'equazione di secondo grado ha sempre due soluzioni.

      ✓ Realtà Il numero di soluzioni reali dipende dal segno del discriminante b²-4ac: se è positivo le soluzioni sono due e distinte, se è zero ce n'è una sola (detta doppia), se è negativo non esiste alcuna soluzione tra i numeri reali.

    Mappa concettuale

    Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.

    Personalizza
    Mappa concettuale: Equazioni: cosa sono e come si risolvono
    • Equazioni
      • Cos'è un'equazione uguaglianza con un'incognita
        • Incognita la variabile da trovare
        • Primo principio di equivalenza si somma o si sottrae
        • Secondo principio di equivalenza si moltiplica o si divide
      • Equazioni di primo grado forma ax+b=0
        • Passaggi risolutivi isolare l'incognita
        • Equazioni con frazioni prima si eliminano i denominatori
      • Equazioni di secondo grado forma ax²+bx+c=0
        • Discriminante b²-4ac
        • Formula risolutiva dà le soluzioni x
        • Numero di soluzioni dipende dal segno del discriminante
      • Disequazioni stessa logica, disuguaglianza
        • Principi di equivalenza come nelle equazioni
        • Il cambio di verso solo moltiplicando per un negativo
      • Un cenno storico chi ha sistematizzato la formula
        • Prima di al-Khwarizmi Babilonesi ed Euclide, metodi non ancora sistematici
        • al-Khwarizmi trattato di circa l'800, classificazione sistematica

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Secondo Treccani, che cos'è un'equazione?

    Treccani definisce l'equazione come un'uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più variabili, dette incognite dell'equazione.

    2 Risolvendo l'equazione 3x - 2 = 13, quanto vale x?

    Sommando 2 a entrambi i membri si ottiene 3x = 15; dividendo per 3 entrambi i membri, secondo il secondo principio di equivalenza, si arriva a x = 5.

    3 Qual è il primo passo per risolvere un'equazione con le frazioni, come x/2 + 1 = 5/3?

    Moltiplicando entrambi i membri per il minimo comune multiplo dei denominatori, per il secondo principio di equivalenza, le frazioni scompaiono e l'equazione si risolve come una qualunque equazione di primo grado.

    4 In un'equazione di secondo grado ax²+bx+c=0, a cosa serve il discriminante b²-4ac?

    Se il discriminante è positivo l'equazione ha due soluzioni reali distinte, se è zero ne ha una sola, se è negativo non ha soluzioni reali.

    5 Vero o falso: moltiplicando entrambi i membri di una disequazione per un numero negativo, il verso della disuguaglianza si inverte.

    Treccani indica proprio questa la differenza chiave rispetto alle equazioni: moltiplicando o dividendo per un'espressione negativa e mai nulla, si ottiene una disequazione equivalente solo cambiando il verso della disuguaglianza.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-A · 4-A · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 7

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Treccani definisce un'equazione come un'uguaglianza tra due espressioni contenenti una o più incognite, cioè variabili di cui si cerca il valore. Per risolverla si usano due principi di equivalenza: si può sommare o togliere la stessa quantità a entrambi i membri, oppure moltiplicare o dividere entrambi i membri per uno stesso numero diverso da zero, senza cambiare le soluzioni. Un'equazione di primo grado ha la forma ax+b=0 e si risolve isolando l'incognita un passaggio alla volta; un'equazione di secondo grado, ax²+bx+c=0, si risolve con la formula risolutiva che usa il discriminante. Le disequazioni seguono la stessa logica, con un'unica differenza: moltiplicando o dividendo per un numero negativo, il verso della disuguaglianza si inverte.

    Domande e risposte

    Le equazioni si studiano alle medie o alle superiori?

    Le equazioni di primo grado si affrontano già nella scuola secondaria di primo grado, dove sono note come equazioni di terza media; le equazioni di secondo grado, le disequazioni più complesse e i sistemi si approfondiscono nel primo biennio delle superiori.

    Cosa significa che due equazioni sono equivalenti?

    Treccani definisce equivalenti due equazioni che hanno lo stesso insieme di soluzioni, anche quando non si ottengono l'una dall'altra con gli stessi passaggi algebrici: per esempio |x|-1=0 e x²-1=0 hanno entrambe come soluzioni -1 e +1.

    Come si risolve un'equazione con le frazioni?

    Si moltiplicano entrambi i membri per il minimo comune multiplo dei denominatori, eliminando così le frazioni; l'equazione che resta si risolve con i passaggi di un'equazione di primo grado.

    Perché nelle disequazioni a volte si cambia il verso della disuguaglianza?

    Succede quando si moltiplicano o dividono entrambi i membri per un numero negativo: per restare equivalente alla disequazione di partenza, il verso di maggiore o minore deve invertirsi, come indica Treccani nella voce sui principi di equivalenza.

    Cos'è il discriminante di un'equazione di secondo grado?

    È l'espressione b²-4ac che compare sotto radice nella formula risolutiva x = (-b ± √(b²-4ac)) / 2a; il suo segno dice se l'equazione ha due soluzioni reali, una sola o nessuna.

    Fonti consultate

    • Treccani, Enciclopedia della Matematica, voce «Equazione»
    • Treccani, Enciclopedia della Matematica, voce «Equazioni equivalenti»
    • Treccani, Enciclopedia della Matematica, voce «Principi di equivalenza»
    • Treccani, Enciclopedia della Matematica, voce «Disequazione»
    • Wolfram MathWorld, «Linear Equation»
    • Wolfram MathWorld, «Quadratic Equation»
    • Wolfram MathWorld, «Quadratic Formula»
    • MacTutor History of Mathematics, «Quadratic, cubic and quartic equations»

    Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.

    Ogni sera, i nuovi Recap del giorno sul canale Telegram. Iscriviti al canale →

    Continua a imparare

    • Scienza Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller Il carico cognitivo è la quantità di risorse della memoria di lavoro che un compito impegna mentre si impara qualcosa di nuovo. Lo psicologo John Sweller lo descrive per la prima volta nel 1988, partendo dallo studio della risoluzione di problemi: una strategia troppo articolata lascia poco spazio per costruire schemi mentali stabili. La letteratura successiva distingue tre tipi di carico, intrinseco, estraneo e pertinente, anche se una parte dei ricercatori considera il terzo indistinguibile dal primo. Ridurre il carico estraneo, con esempi svolti o materiali meno ridondanti, lascia più margine mentale per imparare davvero. Leggi il Recap →
    • Scienza Cognitivismo: la mente come elaboratore di informazioni Il cognitivismo è il paradigma della psicologia che descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, tra percezione, memoria, ragionamento e linguaggio. Nasce intorno al 1956, quando il comportamentismo di Watson e Skinner dominava ancora la scena accademica e riduceva la psicologia allo studio di stimoli e risposte osservabili. Nello stesso anno George Miller mostra i limiti della memoria a breve termine, mentre Chomsky, McCarthy, Minsky, Newell e Simon pongono le basi della scienza cognitiva. Donald Broadbent nel 1958 e Ulric Neisser nel 1967, il cui libro mette in uso comune l'espressione psicologia cognitiva, completano il quadro dei suoi protagonisti. Leggi il Recap →
    • Scienza Comportamentismo: cosa sostiene e da dove nasce Il comportamentismo è la corrente della psicologia che studia solo il comportamento osservabile, non i pensieri o le emozioni che restano nascosti dentro la mente. Nasce nel 1913, quando lo psicologo statunitense John B. Watson pubblica un saggio che chiede alla psicologia di diventare una scienza sperimentale, senza affidarsi all'introspezione. Dopo di lui, Ivan Pavlov studia i riflessi condizionati e Edward Thorndike l'apprendimento per prove ed errori; Burrhus Skinner porta le idee al punto più estremo con il comportamentismo radicale. Il filo comune è lo schema stimolo-risposta: un comportamento si spiega guardando cosa lo precede e cosa lo segue, non indovinando cosa succede nella testa di chi lo compie. Leggi il Recap →

    recaplica

    Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.

    I Recap Mappe concettuali Chiedi un Recap Canale Telegram Crea una mappa concettuale Il metodo Chi siamo Privacy e cookie Note legali e condizioni d'uso

    © 2026 Recaplica · Un progetto di Curi S.r.l. — P. IVA 05472000750

    Statistiche, solo se vuoi

    Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy