Salta al contenuto
recaplica

    Un attimo: controllo di sicurezza

    Cloudflare vuole assicurarsi che tu non sia un robot. Spunta la casella qui sotto e la ricerca riparte da sola.

    EN
    recaplica Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller
    © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati
    Home › Scienza

    Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 24 settembre 2026

    Cosa stampare

    Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina.

    Slide

    Scegli il taglio

    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Tutte e due hanno le note del relatore.

    Canale Telegram
    recaplica Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.
    In 30 secondi Punti chiave Approfondimento Presentazione Falsi miti Mappa concettuale Quiz Flashcards FAQ

    In 30 secondi lettura lampo

    Il carico cognitivo è la quantità di risorse della memoria di lavoro che un compito impegna mentre si impara qualcosa di nuovo. Lo psicologo John Sweller lo descrive per la prima volta nel 1988, partendo dallo studio della risoluzione di problemi: una strategia troppo articolata lascia poco spazio per costruire schemi mentali stabili. La letteratura successiva distingue tre tipi di carico, intrinseco, estraneo e pertinente, anche se una parte dei ricercatori considera il terzo indistinguibile dal primo. Ridurre il carico estraneo, con esempi svolti o materiali meno ridondanti, lascia più margine mentale per imparare davvero.

    Punti Chiave

    • Il carico cognitivo è la quantità di risorse della memoria di lavoro impegnate da un compito di apprendimento.
    • John Sweller ha introdotto la teoria nel 1988, studiando la risoluzione di problemi; la distinzione tra i tipi di carico è arrivata con la letteratura successiva.
    • La memoria di lavoro ha una capacità limitata (Miller, 1956) e una durata limitata (Peterson e Peterson, 1959).
    • La letteratura successiva distingue carico intrinseco, estraneo e pertinente (germane); il terzo è dibattuto, una parte dei ricercatori lo considera indistinguibile dall'intrinseco.
    • Le tecniche più citate per ridurre il carico estraneo sono gli esempi svolti e i problemi a scopo libero (goal-free).
    • L'effetto degli esempi svolti (worked example effect) è stato formalizzato da Sweller e colleghi nel 2011, in un lavoro successivo al paper del 1988.

    L'Approfondimento

    Il cognitivismo e il collo di bottiglia della memoria di lavoro

    La teoria del carico cognitivo nasce dentro il cognitivismo, il paradigma che descrive l’apprendimento come elaborazione di informazioni, in discontinuità con il comportamentismo che si concentrava su stimoli e risposte osservabili. Dentro questo paradigma, la teoria si concentra su un collo di bottiglia preciso: la memoria di lavoro, la funzione che tiene attive le informazioni mentre le usiamo. Una review del 2018 sulla collaborazione e il carico cognitivo riporta che questa funzione ha limiti noti fin dagli anni Cinquanta del Novecento: una capacità ridotta, stabilita da George Miller nel 1956, e una durata breve, stabilita da Peterson e Peterson nel 1959.

    Sweller non ha scoperto questi limiti. Li ha usati come base per una domanda diversa: cosa succede quando un compito chiede alla memoria di lavoro di tenere insieme più elementi di quanti ne possa gestire.

    Da dove nasce la teoria: uno studio sulla risoluzione di problemi

    Nel 1988 lo psicologo dell’educazione John Sweller pubblica su Cognitive Science il paper che dà il nome alla teoria. Non nasce da una classificazione dei tipi di carico — quella arriva dopo — ma dallo studio di come le persone risolvono i problemi. Sweller osserva una strategia molto diffusa, chiamata means-ends analysis: chi la usa deve tenere in mente insieme lo stato attuale del problema, l’obiettivo, la relazione tra i due, gli operatori disponibili e, quando servono più passaggi, una pila di sotto-obiettivi. Secondo Sweller, gestire tutte queste informazioni insieme può assorbire una parte tale delle risorse mentali da lasciarne poche per il vero scopo dell’apprendimento: costruire schemi, cioè strutture di conoscenza stabili che restano dopo che il problema è risolto.

    Da questa osservazione nasce la prima applicazione pratica della teoria: l’effetto goal-free. Se il problema non ha un obiettivo specifico da raggiungere, chi lo affronta non può più usare la means-ends analysis, perché quella strategia richiede un traguardo preciso da cui partire a ritroso. Tolto quel traguardo, la memoria di lavoro tiene meno cose insieme, e Sweller lo propone già nel 1988 come tecnica per abbassare il carico durante l’apprendimento.

    I tre tipi di carico cognitivo, con una cautela

    La distinzione tra tre tipi di carico non è nel paper del 1988: la letteratura successiva, tra gli anni Novanta e Duemila, la formalizza a partire da quel lavoro. Una ricerca del 2022 su Frontiers in Psychology, dedicata alla soluzione di problemi con testo, ne dà una descrizione compatta.

    Tipo di caricoDa cosa dipende
    IntrinsecoDalla complessità del materiale, cioè da quanti suoi elementi interagiscono tra loro
    EstraneoDa una progettazione didattica inefficace, non necessaria per imparare
    Pertinente (germane)Da una progettazione efficace, che aiuta a costruire schemi di conoscenza

    Una review del 2018 sul carico cognitivo in contesti collaborativi riporta una posizione, attribuita a un lavoro del 2011, secondo cui il carico pertinente sarebbe sostanzialmente indistinguibile da quello intrinseco: entrambi nascerebbero dallo stesso sforzo di elaborare il contenuto, e trattarli come due categorie separate finirebbe per essere ridondante. La tripartizione resta la più diffusa nella letteratura successiva a Sweller, ma la terza voce, a differenza delle prime due, non è un punto su cui la ricerca concorda.

    Come la didattica riduce il carico estraneo

    Poiché il carico intrinseco dipende dal contenuto stesso, non è quello su cui la progettazione didattica può intervenire senza cambiare cosa si insegna. Il margine di manovra sta nel carico estraneo, e una review del 2020 pubblicata sul Journal of Education and Health Promotion elenca alcune tecniche concrete per abbassarlo: i compiti di completamento, i problemi a scopo libero, gli esempi svolti, l’integrazione di più fonti informative in un unico materiale, l’uso di modalità diverse (per esempio testo e immagine insieme), la riduzione della ridondanza e la minimizzazione delle interruzioni durante lo studio.

    Tra queste, gli esempi svolti hanno una storia particolare. Nel 1988 Sweller li cita solo come riferimento bibliografico di un altro lavoro sull’insegnamento dell’algebra; è una ricerca del 2022 ad attribuire a Sweller e colleghi, nel 2011, la formulazione dell’effetto worked example: studiare un problema già risolto passo per passo produce risultati migliori, e un carico minore, rispetto a risolvere lo stesso problema da soli, soprattutto per chi è alle prime armi in una materia. Il meccanismo, secondo una review del 2018, è che ogni passaggio dell’esempio si considera da solo, senza dover valutare contemporaneamente mosse alternative: l’interazione tra gli elementi del problema, e quindi il carico estraneo, si riduce.

    Esempio pratico: uno studente alle prime lezioni di equazioni impara più in fretta leggendo tre equazioni già risolte passo per passo, e provandone poi una da solo, che risolvendo da subito cinque equazioni senza alcun esempio. Nel primo caso la memoria di lavoro segue un passaggio alla volta; nel secondo deve gestire ogni mossa possibile mentre cerca la soluzione.

    Chi vuole applicare questi principi allo studio quotidiano, non solo alla progettazione di un corso, trova indicazioni pratiche nel metodo di studio efficace: molte delle tecniche che funzionano per ridurre la dispersione mentale durante lo studio si spiegano proprio con il carico cognitivo che un materiale disordinato aggiunge, senza necessità, a quello già richiesto dall’argomento.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Carico cognitivoSlide 2 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Perché una spiegazione può sembrare facile a uno e impossibile a un altro?Slide 3 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Il carico cognitivo, in quattro tappeSlide 4 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Capitolo 01: Da dove nasce la teoriaSlide 5 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Una teoria costruita in tappeSlide 6 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Capitolo 02: La memoria di lavoroSlide 7 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: I due limiti della memoria di lavoroSlide 8 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Capitolo 03: I tre tipi di caricoSlide 9 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Intrinseco · Estraneo · PertinenteSlide 10 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Il carico pertinente non convince tutti i ricercatoriSlide 11 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Capitolo 04: Ridurre il caricoSlide 12 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Due modi di presentare lo stesso problemaSlide 13 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Altre leve per abbassare il carico estraneoSlide 14 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Qual è la differenza tra carico intrinseco ed estraneo?Slide 15 della presentazione su Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller: Per continuare
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Il carico cognitivo elevato è sempre un difetto da eliminare.

      ✓ Realtà Il carico intrinseco dipende dalla complessità del contenuto stesso, legata a quanti elementi del materiale interagiscono tra loro, e non sparisce riprogettando la lezione. Il bersaglio della didattica è il carico estraneo, quello imposto da un formato inefficace, non la difficoltà dell'argomento in sé.

    • ✗ Mito Sweller ha scoperto il limite di capacità della memoria di lavoro.

      ✓ Realtà Quel limite di capacità è di Miller (1956): Sweller lo riprende nel 1988 come base per spiegare perché un compito troppo articolato affatica la memoria di lavoro.

    • ✗ Mito I tre tipi di carico cognitivo sono un fatto stabilito e condiviso da tutta la ricerca.

      ✓ Realtà La distinzione tra carico pertinente (germane) e carico intrinseco è discussa: una parte della letteratura la considera ridondante, perché le risorse spese per costruire schemi si sovrapporrebbero a quelle già impegnate dalla complessità del contenuto.

    Mappa concettuale

    Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.

    Personalizza
    Mappa concettuale: Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller
    • Carico cognitivo
      • Origine della teoria Sweller, 1988, dallo studio della risoluzione di problemi
        • Means-ends analysis La strategia che appesantisce la memoria di lavoro
        • Effetto goal-free Un obiettivo non specifico riduce il carico
      • Memoria di lavoro Il collo di bottiglia della teoria
        • Capacità limitata Miller, 1956
        • Durata limitata Peterson e Peterson, 1959
      • I tre tipi di carico Formalizzati dalla letteratura successiva al 1988
        • Intrinseco Complessità del contenuto, interazione tra elementi
        • Estraneo Imposto da una progettazione didattica inefficace
        • Pertinente (germane) Dibattuto, per alcuni indistinguibile dall'intrinseco
      • Strategie didattiche Per ridurre il carico estraneo
        • Esempi svolti Worked examples, Sweller et al., 2011
        • Problemi a scopo libero Niente means-ends analysis possibile
        • Meno ridondanza Fonti informative integrate, non sparse

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Chi ha introdotto la teoria del carico cognitivo, e in che anno?

    Sweller ha pubblicato il paper fondativo su Cognitive Science nel 1988, partendo da esperimenti sulla risoluzione di problemi.

    2 Da quale ambito di ricerca nasce la teoria del carico cognitivo?

    Il paper del 1988 di Sweller nasce dall'osservazione di come le persone risolvono i problemi, in particolare con la strategia della means-ends analysis.

    3 Qual è la differenza tra carico intrinseco e carico estraneo?

    Le fonti definiscono il carico intrinseco come legato all'interazione tra gli elementi del contenuto, e quello estraneo come imposto da una progettazione didattica inefficace.

    4 Vero o falso: tutti i ricercatori concordano che il carico pertinente (germane) sia distinto dal carico intrinseco.

    Una parte della letteratura considera il carico pertinente sostanzialmente indistinguibile da quello intrinseco: la distinzione non è unanime.

    5 Quale tecnica citano le fonti per ridurre il carico estraneo?

    Le fonti indicano gli esempi svolti, insieme ai problemi a scopo libero e alla riduzione della ridondanza, come strategie per abbassare il carico estraneo.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-A · 4-B · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 8

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Il carico cognitivo è la quantità di risorse della memoria di lavoro che un compito impegna mentre si impara qualcosa di nuovo. Lo psicologo John Sweller lo descrive per la prima volta nel 1988, partendo dallo studio della risoluzione di problemi: una strategia troppo articolata lascia poco spazio per costruire schemi mentali stabili. La letteratura successiva distingue tre tipi di carico, intrinseco, estraneo e pertinente, anche se una parte dei ricercatori considera il terzo indistinguibile dal primo. Ridurre il carico estraneo, con esempi svolti o materiali meno ridondanti, lascia più margine mentale per imparare davvero.

    Domande e risposte

    Cos'è il carico cognitivo in parole semplici?

    È lo sforzo mentale che la memoria di lavoro sostiene mentre si affronta un compito nuovo: più elementi bisogna tenere a mente insieme, più il carico cresce, e uno eccessivo lascia poco spazio per imparare davvero.

    Cosa significa carico cognitivo estraneo?

    È la parte di sforzo mentale che non serve a imparare, causata da come un materiale è organizzato, per esempio istruzioni confuse o informazioni ridondanti, e che una buona progettazione didattica può ridurre.

    Chi ha ideato la teoria del carico cognitivo?

    Lo psicologo dell'educazione John Sweller, che l'ha descritta per la prima volta in un paper del 1988 nato dallo studio della risoluzione di problemi.

    Quali sono i tre tipi di carico cognitivo?

    Carico intrinseco (la difficoltà del contenuto), carico estraneo (il peso aggiunto da una progettazione inefficace) e carico pertinente o germane (le risorse spese per costruire conoscenza stabile); quest'ultima categoria è dibattuta in letteratura.

    Come si riduce il carico cognitivo nello studio?

    Le fonti indicano tecniche come gli esempi svolti, i problemi a scopo libero, l'uso di più modalità insieme (testo e immagini) e la riduzione di informazioni ridondanti o interruzioni.

    Fonti consultate

    • Sweller, J. (1988), Cognitive Load During Problem Solving: Effects on Learning, Cognitive Science 12
    • A systematized review of cognitive load theory in health sciences education and a perspective from cognitive neuroscience, Journal of Education and Health Promotion, 2020
    • Developing Problem-Solving Expertise for Word Problems: A Cognitive Load Perspective, Frontiers in Psychology, 2022
    • From cognitive load theory to collaborative cognitive load theory, International Journal of Computer-Supported Collaborative Learning, 2018

    Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.

    Ogni sera, i nuovi Recap del giorno sul canale Telegram. Iscriviti al canale →

    Continua a imparare

    • Scienza Cognitivismo: la mente come elaboratore di informazioni Il cognitivismo è il paradigma della psicologia che descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, tra percezione, memoria, ragionamento e linguaggio. Nasce intorno al 1956, quando il comportamentismo di Watson e Skinner dominava ancora la scena accademica e riduceva la psicologia allo studio di stimoli e risposte osservabili. Nello stesso anno George Miller mostra i limiti della memoria a breve termine, mentre Chomsky, McCarthy, Minsky, Newell e Simon pongono le basi della scienza cognitiva. Donald Broadbent nel 1958 e Ulric Neisser nel 1967, il cui libro mette in uso comune l'espressione psicologia cognitiva, completano il quadro dei suoi protagonisti. Leggi il Recap →
    • Scienza Comportamentismo: cosa sostiene e da dove nasce Il comportamentismo è la corrente della psicologia che studia solo il comportamento osservabile, non i pensieri o le emozioni che restano nascosti dentro la mente. Nasce nel 1913, quando lo psicologo statunitense John B. Watson pubblica un saggio che chiede alla psicologia di diventare una scienza sperimentale, senza affidarsi all'introspezione. Dopo di lui, Ivan Pavlov studia i riflessi condizionati e Edward Thorndike l'apprendimento per prove ed errori; Burrhus Skinner porta le idee al punto più estremo con il comportamentismo radicale. Il filo comune è lo schema stimolo-risposta: un comportamento si spiega guardando cosa lo precede e cosa lo segue, non indovinando cosa succede nella testa di chi lo compie. Leggi il Recap →
    • Scienza Psicologia scientifica: cos'è e come si distingue dal senso comune La psicologia scientifica studia il comportamento e i processi mentali con lo stesso metodo delle altre scienze empiriche: ipotesi che si possano mettere alla prova, dati raccolti con procedure controllate, conclusioni verificate da altri ricercatori. Si distingue dal senso comune perché non si accontenta di ciò che "sembra ovvio": un'idea psicologica conta come scientifica solo se è falsificabile, cioè se esiste un'osservazione che potrebbe smentirla. Il senso comune, al contrario, tende a spiegare tutto a posteriori e scambia una correlazione per una causa. Per questo la psicologia usa disegni sperimentali, statistica e il controllo di variabili che l'intuizione quotidiana ignora. Leggi il Recap →

    recaplica

    Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.

    I Recap Mappe concettuali Chiedi un Recap Canale Telegram Crea una mappa concettuale Il metodo Chi siamo Privacy e cookie Note legali e condizioni d'uso

    © 2026 Recaplica · Un progetto di Curi S.r.l. — P. IVA 05472000750

    Statistiche, solo se vuoi

    Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy