Salta al contenuto
recaplica

    Un attimo: controllo di sicurezza

    Cloudflare vuole assicurarsi che tu non sia un robot. Spunta la casella qui sotto e la ricerca riparte da sola.

    EN
    recaplica Cognitivismo: la mente come elaboratore di informazioni
    © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati
    Home › Scienza

    Cognitivismo: la mente come elaboratore di informazioni

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 24 settembre 2026

    Cosa stampare

    Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina.

    Slide

    Scegli il taglio

    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Tutte e due hanno le note del relatore.

    Canale Telegram
    recaplica Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.
    In 30 secondi Punti chiave Approfondimento Presentazione Falsi miti Mappa concettuale Quiz Flashcards FAQ

    In 30 secondi lettura lampo

    Il cognitivismo è il paradigma della psicologia che descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, tra percezione, memoria, ragionamento e linguaggio. Nasce intorno al 1956, quando il comportamentismo di Watson e Skinner dominava ancora la scena accademica e riduceva la psicologia allo studio di stimoli e risposte osservabili. Nello stesso anno George Miller mostra i limiti della memoria a breve termine, mentre Chomsky, McCarthy, Minsky, Newell e Simon pongono le basi della scienza cognitiva. Donald Broadbent nel 1958 e Ulric Neisser nel 1967, il cui libro mette in uso comune l'espressione psicologia cognitiva, completano il quadro dei suoi protagonisti.

    Punti Chiave

    • Il cognitivismo descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, non come una scatola nera di stimoli e risposte.
    • Nasce intorno al 1956, in rottura con il comportamentismo di Watson e Skinner, che escludeva i processi mentali dallo studio scientifico.
    • George Miller mostra nel 1956 che la memoria a breve termine regge circa sette elementi, superabili raggruppandoli in blocchi.
    • La Stanford Encyclopedia of Philosophy attribuisce le origini della scienza cognitiva a sei studiosi, Miller, Chomsky, McCarthy, Minsky, Newell e Simon.
    • Donald Broadbent propone nel 1958 un modello a filtro dell'attenzione, tra i primi a usare l'analogia col computer.
    • Il libro di Ulric Neisser del 1967 mette in uso comune l'espressione psicologia cognitiva, riunendo gli studi su percezione, attenzione e memoria.

    L'Approfondimento

    Il cognitivismo è il paradigma della psicologia che studia la mente come un sistema di elaborazione delle informazioni. Secondo l’APA Dictionary of Psychology, la psicologia cognitiva esplora i processi mentali legati a percezione, attenzione, pensiero, linguaggio e memoria, per lo più attraverso l’inferenza dal comportamento osservabile. Il cognitivismo non ignora il comportamento: lo usa come finestra su qualcosa che non si vede direttamente.

    Il comportamentismo che il cognitivismo lascia alle spalle

    Prima del cognitivismo, la psicologia sperimentale — soprattutto in Nord America — era dominata dal comportamentismo. John B. Watson, nel suo manifesto del 1913, propose di abbandonare i tentativi introspezionisti di studiare la coscienza in laboratorio e di concentrarsi solo sulle manifestazioni comportamentali dell’intelligenza. B. F. Skinner andò oltre, escludendo dallo studio scientifico anche i processi fisiologici interni, insieme alle esperienze soggettive. Per un comportamentista, la psicologia doveva limitarsi alla relazione tra stimoli osservabili e risposte osservabili: parlare di coscienza o di rappresentazioni mentali era fuori dal perimetro della disciplina.

    Il cognitivismo dei primi decenni si concentrò soprattutto su percezione, attenzione, memoria e linguaggio, lasciando ai margini le emozioni, che la psicologia avrebbe messo più a fuoco negli studi successivi sulle emozioni umane.

    Il modello mente-computer

    Il concetto che tiene insieme il cognitivismo è l’elaborazione dell’informazione: secondo l’APA Dictionary of Psychology, si tratta del flusso di informazioni attraverso il sistema nervoso, che coinvolge sistemi percettivi, depositi di memoria, processi decisionali e meccanismi di risposta. È lo schema input-elaborazione-output preso in prestito dai primi computer, disponibili da pochi anni quando il paradigma prese forma: la mente, in questa analogia, riceve dati dall’ambiente, li elabora attraverso più fasi e produce una risposta.

    Esempio pratico: un numero di telefono di dieci cifre è più facile da ricordare se diviso in due o tre gruppi piuttosto che cifra per cifra: raggruppare i dati in blocchi più grandi è proprio il meccanismo di “chunking” che George Miller descrisse nel 1956.

    L’analogia mente-computer resta un punto di confronto ricorrente anche fuori dalla psicologia: la voce su cognizione umana e intelligenza artificiale approfondisce dove quel paragone regge e dove no.

    1956, la rottura e i sei fondatori della scienza cognitiva

    La Stanford Encyclopedia of Philosophy colloca l’inizio del cambiamento intorno al 1956. George Miller riassunse numerosi studi che mostravano un limite netto nella capacità di pensiero umano: la memoria a breve termine, ad esempio, regge circa sette elementi. Propose che questo limite si potesse superare ricodificando le informazioni in blocchi (chunk), rappresentazioni mentali che richiedono procedure mentali per essere codificate e decodificate. È lo stesso limite su cui John Sweller costruisce, decenni dopo, la sua teoria del carico cognitivo: quanto una situazione di apprendimento pesa su questa memoria limitata, e come si progetta la didattica per non sovraccaricarla.

    Nello stesso periodo, i primi computer esistevano da pochi anni, ma pionieri come John McCarthy, Marvin Minsky, Allen Newell e Herbert Simon stavano fondando il campo dell’intelligenza artificiale — un percorso che il Recap sull’intelligenza artificiale ripercorre dalle origini in poi. Noam Chomsky, dal canto suo, respinse le premesse comportamentiste sul linguaggio come abitudine appresa, proponendo di spiegare la comprensione linguistica con grammatiche mentali fatte di regole; la sua recensione del 1959 al libro di Skinner “Verbal Behavior” è considerata uno spartiacque. La Stanford Encyclopedia of Philosophy indica questi sei studiosi, Miller, McCarthy, Minsky, Newell, Simon e Chomsky, come i fondatori della scienza cognitiva.

    Broadbent e il filtro dell’attenzione

    Nel Regno Unito, in parallelo, Donald Broadbent lavorava sulle sue teorie dell’attenzione selettiva e della memoria a breve termine, proprio mentre i computer digitali diventavano accessibili al mondo accademico: fu tra i primi a usare analogie informatiche per contribuire seriamente allo studio della cognizione umana. Nel suo libro del 1958, “Perception and Communication”, presentò il modello del filtro attentivo: le caratteristiche fisiche di un messaggio uditivo, come tono e volume, vengono usate per concentrare l’attenzione su un solo messaggio alla volta. È un modello a selezione precoce, perché i messaggi irrilevanti vengono scartati prima ancora che se ne elabori il significato, attraverso un filtro teorico collocato tra il registro sensoriale in ingresso e la memoria a breve termine.

    Neisser e la nascita della psicologia cognitiva

    Ulric Neisser è ricordato come il “padre della psicologia cognitiva”. Con il libro “Cognitive Psychology”, pubblicato nel 1967, riunì ricerche già esistenti su percezione, riconoscimento di pattern, attenzione, soluzione dei problemi e memoria, dando un nome unico a un campo che fino ad allora restava frammentato. Neisser aveva maturato un interesse per la teoria dell’informazione grazie ai suoi contatti con George Miller ad Harvard e al MIT, e nel libro mise in evidenza sia l’elaborazione dell’informazione sia i processi costruttivi della percezione. Descriveva il suo lavoro come un assalto al comportamentismo, ma nel testo non lo attaccò in modo esplicito: preferì presentare un’alternativa convincente.

    Cognitivismo, comportamentismo e psicoanalisi a confronto

    Il cognitivismo si sviluppò a metà del Novecento in rottura con due approcci diversi, non solo uno. Il confronto con il comportamentismo riguarda cosa la psicologia accetta di studiare; quello con la psicoanalisi riguarda a quale livello della mente guardare.

    ApproccioOggetto di studioCosa esclude
    ComportamentismoStimolo e risposta osservabiliProcessi mentali interni, coscienti o no
    CognitivismoPercezione, attenzione, memoria, linguaggioIl vincolo di studiare solo comportamenti osservabili
    PsicoanalisiIstinti e forze inconsceI processi mentali superiori al centro del cognitivismo

    Secondo l’APA Dictionary of Psychology, l’attenzione del cognitivismo per i processi mentali superiori lo distingue anche dal focus della psicoanalisi su istinti e altre forze inconsce.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Cognitivismo: CognitivismoSlide 2 della presentazione su Cognitivismo: Come fa la mente a trasformare quello che vedi in un ricordo?Slide 3 della presentazione su Cognitivismo: Il percorsoSlide 4 della presentazione su Cognitivismo: Capitolo 01: Oltre il comportamentismoSlide 5 della presentazione su Cognitivismo: Due modi di studiare la menteSlide 6 della presentazione su Cognitivismo: Capitolo 02: 1956, la rotturaSlide 7 della presentazione su Cognitivismo: Tappe della rivoluzione cognitivaSlide 8 della presentazione su Cognitivismo: Tra i fondatori della scienza cognitiva: George Miller, Noam Chomsky, Allen NewellSlide 9 della presentazione su Cognitivismo: Capitolo 03: Il filtro di BroadbentSlide 10 della presentazione su Cognitivismo: L'elaborazione dell'informazione secondo l'APASlide 11 della presentazione su Cognitivismo: Capitolo 04: Neisser e il 1967Slide 12 della presentazione su Cognitivismo: Neisser non demolì il comportamentismo, gli oppose un'alternativa.Slide 13 della presentazione su Cognitivismo: Cosa escludeva il comportamentismo di Watson e Skinner dallo studio scientifico della psicologia?Slide 14 della presentazione su Cognitivismo: Per approfondire
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Il cognitivismo studia solo i pensieri, e ignora il comportamento osservabile.

      ✓ Realtà L'APA definisce la psicologia cognitiva come lo studio dei processi mentali condotto soprattutto per inferenza dal comportamento: il comportamento resta il dato di partenza, cambia quello che se ne deduce.

    • ✗ Mito La rivoluzione cognitiva fu il lavoro di un solo studioso, di solito indicato in Miller o in Chomsky.

      ✓ Realtà La Stanford Encyclopedia of Philosophy conta sei fondatori della scienza cognitiva, e nello stesso periodo, nel Regno Unito, Donald Broadbent arrivava a conclusioni simili per una strada indipendente.

    • ✗ Mito Cognitivismo e psicoanalisi guardano entrambi ai processi mentali, quindi si tratta della stessa cosa con nomi diversi.

      ✓ Realtà Secondo l'APA, il cognitivismo si concentra sui processi mentali superiori, percezione, attenzione, memoria, mentre la psicoanalisi guarda a istinti e forze inconsce: due mappe diverse della stessa mente.

    Mappa concettuale

    Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.

    Personalizza
    Mappa concettuale: Cognitivismo: la mente come elaboratore di informazioni
    • Cognitivismo
      • Le origini Metà anni '50, in rottura col comportamentismo
        • Comportamentismo Watson e Skinner, solo stimolo e risposta osservabili
        • La rottura Intorno al 1956, secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy
      • I protagonisti
        • George Miller 1956, la memoria a blocchi
        • Donald Broadbent 1958, il filtro dell'attenzione
        • Ulric Neisser 1967, diffonde l'espressione psicologia cognitiva
        • I sei fondatori SEP Miller, Chomsky, McCarthy, Minsky, Newell, Simon
      • Il modello mente-computer
        • Input Percezione e attenzione
        • Elaborazione Memoria e ragionamento
        • Output Risposta comportamentale
      • Confini col comportamentismo
        • Oggetto di studio Processi interni, contro solo stimolo-risposta
        • Metodo Inferenza dal comportamento, non solo osservazione diretta
      • Confini con la psicoanalisi
        • Processi superiori Percezione, memoria, ragionamento
        • Forze inconsce Al centro della psicoanalisi, non del cognitivismo

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Che cosa propone il cognitivismo come modello per descrivere la mente?

    L'APA definisce l'information processing come il flusso di informazioni nel sistema nervoso attraverso percezione, memoria, decisione e risposta: è il modello su cui si regge il cognitivismo.

    2 Cosa escludeva il comportamentismo di Watson e Skinner dallo studio scientifico della psicologia?

    Skinner arrivò a escludere anche i processi fisiologici interni, oltre alle esperienze soggettive: per i comportamentisti contava solo la relazione tra stimolo osservabile e risposta osservabile.

    3 Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, la scienza cognitiva nacque dal lavoro di un solo studioso.

    La voce elenca sei fondatori, George Miller, Noam Chomsky, John McCarthy, Marvin Minsky, Allen Newell e Herbert Simon: la rivoluzione cognitiva ebbe più protagonisti in parallelo.

    4 Che cosa propose George Miller nel 1956?

    Miller mostrò che la memoria a breve termine è limitata a circa sette elementi, ma che il limite si supera raggruppando le informazioni in blocchi (chunking).

    5 In che cosa consiste il modello del filtro dell'attenzione di Donald Broadbent, del 1958?

    Il modello di Broadbent è un Early Selection Model: il filtro scarta i messaggi irrilevanti in base a caratteristiche fisiche del suono, prima ancora che se ne comprenda il significato.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-B · 4-A · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 7

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Il cognitivismo è il paradigma della psicologia che descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, tra percezione, memoria, ragionamento e linguaggio. Nasce intorno al 1956, quando il comportamentismo di Watson e Skinner dominava ancora la scena accademica e riduceva la psicologia allo studio di stimoli e risposte osservabili. Nello stesso anno George Miller mostra i limiti della memoria a breve termine, mentre Chomsky, McCarthy, Minsky, Newell e Simon pongono le basi della scienza cognitiva. Donald Broadbent nel 1958 e Ulric Neisser nel 1967, il cui libro mette in uso comune l'espressione psicologia cognitiva, completano il quadro dei suoi protagonisti.

    Domande e risposte

    Cos'è il cognitivismo in psicologia?

    È il paradigma che descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, percezione, memoria, ragionamento e linguaggio, invece di limitarsi a osservare stimoli e risposte.

    Qual è la differenza tra cognitivismo e comportamentismo?

    Il comportamentismo studia solo la relazione osservabile tra stimolo e risposta; il cognitivismo studia i processi mentali interni che stanno tra i due, anche se non sono osservabili direttamente.

    Chi ha fondato la scienza cognitiva?

    La Stanford Encyclopedia of Philosophy indica sei fondatori: George Miller, Noam Chomsky, John McCarthy, Marvin Minsky, Allen Newell e Herbert Simon, attivi a metà degli anni '50.

    Cosa si intende per elaborazione delle informazioni?

    È il flusso di informazioni nel sistema nervoso attraverso percezione, memoria, decisione e risposta, secondo la definizione dell'American Psychological Association.

    In che anno nasce il cognitivismo?

    La Stanford Encyclopedia of Philosophy colloca l'inizio del cambiamento intorno al 1956, con gli studi di George Miller sulla memoria e la nascita in parallelo dell'intelligenza artificiale.

    Fonti consultate

    • Cognitive Science — Stanford Encyclopedia of Philosophy
    • Behaviorism — Internet Encyclopedia of Philosophy
    • cognitive psychology — APA Dictionary of Psychology
    • information processing (IP) — APA Dictionary of Psychology
    • The little-known roots of the cognitive revolution — APA Monitor on Psychology
    • Remembering the Father of Cognitive Psychology — Association for Psychological Science
    • Donald Broadbent — Wikipedia
    • Cognitive psychology — Wikipedia

    Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.

    Ogni sera, i nuovi Recap del giorno sul canale Telegram. Iscriviti al canale →

    Continua a imparare

    • Scienza Carico cognitivo, cos'è secondo la teoria di Sweller Il carico cognitivo è la quantità di risorse della memoria di lavoro che un compito impegna mentre si impara qualcosa di nuovo. Lo psicologo John Sweller lo descrive per la prima volta nel 1988, partendo dallo studio della risoluzione di problemi: una strategia troppo articolata lascia poco spazio per costruire schemi mentali stabili. La letteratura successiva distingue tre tipi di carico, intrinseco, estraneo e pertinente, anche se una parte dei ricercatori considera il terzo indistinguibile dal primo. Ridurre il carico estraneo, con esempi svolti o materiali meno ridondanti, lascia più margine mentale per imparare davvero. Leggi il Recap →
    • Scienza Comportamentismo: cosa sostiene e da dove nasce Il comportamentismo è la corrente della psicologia che studia solo il comportamento osservabile, non i pensieri o le emozioni che restano nascosti dentro la mente. Nasce nel 1913, quando lo psicologo statunitense John B. Watson pubblica un saggio che chiede alla psicologia di diventare una scienza sperimentale, senza affidarsi all'introspezione. Dopo di lui, Ivan Pavlov studia i riflessi condizionati e Edward Thorndike l'apprendimento per prove ed errori; Burrhus Skinner porta le idee al punto più estremo con il comportamentismo radicale. Il filo comune è lo schema stimolo-risposta: un comportamento si spiega guardando cosa lo precede e cosa lo segue, non indovinando cosa succede nella testa di chi lo compie. Leggi il Recap →
    • Scienza Psicologia scientifica: cos'è e come si distingue dal senso comune La psicologia scientifica studia il comportamento e i processi mentali con lo stesso metodo delle altre scienze empiriche: ipotesi che si possano mettere alla prova, dati raccolti con procedure controllate, conclusioni verificate da altri ricercatori. Si distingue dal senso comune perché non si accontenta di ciò che "sembra ovvio": un'idea psicologica conta come scientifica solo se è falsificabile, cioè se esiste un'osservazione che potrebbe smentirla. Il senso comune, al contrario, tende a spiegare tutto a posteriori e scambia una correlazione per una causa. Per questo la psicologia usa disegni sperimentali, statistica e il controllo di variabili che l'intuizione quotidiana ignora. Leggi il Recap →

    recaplica

    Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.

    I Recap Mappe concettuali Chiedi un Recap Canale Telegram Crea una mappa concettuale Il metodo Chi siamo Privacy e cookie Note legali e condizioni d'uso

    © 2026 Recaplica · Un progetto di Curi S.r.l. — P. IVA 05472000750

    Statistiche, solo se vuoi

    Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy