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Cognitivismo: la mente come elaboratore di informazioni | ||||||||||||
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Cognitivismo: la mente come elaboratore di informazioniCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl cognitivismo è il paradigma della psicologia che descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, tra percezione, memoria, ragionamento e linguaggio. Nasce intorno al 1956, quando il comportamentismo di Watson e Skinner dominava ancora la scena accademica e riduceva la psicologia allo studio di stimoli e risposte osservabili. Nello stesso anno George Miller mostra i limiti della memoria a breve termine, mentre Chomsky, McCarthy, Minsky, Newell e Simon pongono le basi della scienza cognitiva. Donald Broadbent nel 1958 e Ulric Neisser nel 1967, il cui libro mette in uso comune l'espressione psicologia cognitiva, completano il quadro dei suoi protagonisti. Punti Chiave
L'ApprofondimentoIl cognitivismo è il paradigma della psicologia che studia la mente come un sistema di elaborazione delle informazioni. Secondo l’APA Dictionary of Psychology, la psicologia cognitiva esplora i processi mentali legati a percezione, attenzione, pensiero, linguaggio e memoria, per lo più attraverso l’inferenza dal comportamento osservabile. Il cognitivismo non ignora il comportamento: lo usa come finestra su qualcosa che non si vede direttamente. Il comportamentismo che il cognitivismo lascia alle spallePrima del cognitivismo, la psicologia sperimentale — soprattutto in Nord America — era dominata dal comportamentismo. John B. Watson, nel suo manifesto del 1913, propose di abbandonare i tentativi introspezionisti di studiare la coscienza in laboratorio e di concentrarsi solo sulle manifestazioni comportamentali dell’intelligenza. B. F. Skinner andò oltre, escludendo dallo studio scientifico anche i processi fisiologici interni, insieme alle esperienze soggettive. Per un comportamentista, la psicologia doveva limitarsi alla relazione tra stimoli osservabili e risposte osservabili: parlare di coscienza o di rappresentazioni mentali era fuori dal perimetro della disciplina. Il cognitivismo dei primi decenni si concentrò soprattutto su percezione, attenzione, memoria e linguaggio, lasciando ai margini le emozioni, che la psicologia avrebbe messo più a fuoco negli studi successivi sulle emozioni umane. Il modello mente-computerIl concetto che tiene insieme il cognitivismo è l’elaborazione dell’informazione: secondo l’APA Dictionary of Psychology, si tratta del flusso di informazioni attraverso il sistema nervoso, che coinvolge sistemi percettivi, depositi di memoria, processi decisionali e meccanismi di risposta. È lo schema input-elaborazione-output preso in prestito dai primi computer, disponibili da pochi anni quando il paradigma prese forma: la mente, in questa analogia, riceve dati dall’ambiente, li elabora attraverso più fasi e produce una risposta.
L’analogia mente-computer resta un punto di confronto ricorrente anche fuori dalla psicologia: la voce su cognizione umana e intelligenza artificiale approfondisce dove quel paragone regge e dove no. 1956, la rottura e i sei fondatori della scienza cognitivaLa Stanford Encyclopedia of Philosophy colloca l’inizio del cambiamento intorno al 1956. George Miller riassunse numerosi studi che mostravano un limite netto nella capacità di pensiero umano: la memoria a breve termine, ad esempio, regge circa sette elementi. Propose che questo limite si potesse superare ricodificando le informazioni in blocchi (chunk), rappresentazioni mentali che richiedono procedure mentali per essere codificate e decodificate. È lo stesso limite su cui John Sweller costruisce, decenni dopo, la sua teoria del carico cognitivo: quanto una situazione di apprendimento pesa su questa memoria limitata, e come si progetta la didattica per non sovraccaricarla. Nello stesso periodo, i primi computer esistevano da pochi anni, ma pionieri come John McCarthy, Marvin Minsky, Allen Newell e Herbert Simon stavano fondando il campo dell’intelligenza artificiale — un percorso che il Recap sull’intelligenza artificiale ripercorre dalle origini in poi. Noam Chomsky, dal canto suo, respinse le premesse comportamentiste sul linguaggio come abitudine appresa, proponendo di spiegare la comprensione linguistica con grammatiche mentali fatte di regole; la sua recensione del 1959 al libro di Skinner “Verbal Behavior” è considerata uno spartiacque. La Stanford Encyclopedia of Philosophy indica questi sei studiosi, Miller, McCarthy, Minsky, Newell, Simon e Chomsky, come i fondatori della scienza cognitiva. Broadbent e il filtro dell’attenzioneNel Regno Unito, in parallelo, Donald Broadbent lavorava sulle sue teorie dell’attenzione selettiva e della memoria a breve termine, proprio mentre i computer digitali diventavano accessibili al mondo accademico: fu tra i primi a usare analogie informatiche per contribuire seriamente allo studio della cognizione umana. Nel suo libro del 1958, “Perception and Communication”, presentò il modello del filtro attentivo: le caratteristiche fisiche di un messaggio uditivo, come tono e volume, vengono usate per concentrare l’attenzione su un solo messaggio alla volta. È un modello a selezione precoce, perché i messaggi irrilevanti vengono scartati prima ancora che se ne elabori il significato, attraverso un filtro teorico collocato tra il registro sensoriale in ingresso e la memoria a breve termine. Neisser e la nascita della psicologia cognitivaUlric Neisser è ricordato come il “padre della psicologia cognitiva”. Con il libro “Cognitive Psychology”, pubblicato nel 1967, riunì ricerche già esistenti su percezione, riconoscimento di pattern, attenzione, soluzione dei problemi e memoria, dando un nome unico a un campo che fino ad allora restava frammentato. Neisser aveva maturato un interesse per la teoria dell’informazione grazie ai suoi contatti con George Miller ad Harvard e al MIT, e nel libro mise in evidenza sia l’elaborazione dell’informazione sia i processi costruttivi della percezione. Descriveva il suo lavoro come un assalto al comportamentismo, ma nel testo non lo attaccò in modo esplicito: preferì presentare un’alternativa convincente. Cognitivismo, comportamentismo e psicoanalisi a confrontoIl cognitivismo si sviluppò a metà del Novecento in rottura con due approcci diversi, non solo uno. Il confronto con il comportamentismo riguarda cosa la psicologia accetta di studiare; quello con la psicoanalisi riguarda a quale livello della mente guardare.
Secondo l’APA Dictionary of Psychology, l’attenzione del cognitivismo per i processi mentali superiori lo distingue anche dal focus della psicoanalisi su istinti e altre forze inconsce. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCos'è il cognitivismo in psicologia?È il paradigma che descrive la mente come un sistema che elabora informazioni, percezione, memoria, ragionamento e linguaggio, invece di limitarsi a osservare stimoli e risposte. Qual è la differenza tra cognitivismo e comportamentismo?Il comportamentismo studia solo la relazione osservabile tra stimolo e risposta; il cognitivismo studia i processi mentali interni che stanno tra i due, anche se non sono osservabili direttamente. Chi ha fondato la scienza cognitiva?La Stanford Encyclopedia of Philosophy indica sei fondatori: George Miller, Noam Chomsky, John McCarthy, Marvin Minsky, Allen Newell e Herbert Simon, attivi a metà degli anni '50. Cosa si intende per elaborazione delle informazioni?È il flusso di informazioni nel sistema nervoso attraverso percezione, memoria, decisione e risposta, secondo la definizione dell'American Psychological Association. In che anno nasce il cognitivismo?La Stanford Encyclopedia of Philosophy colloca l'inizio del cambiamento intorno al 1956, con gli studi di George Miller sulla memoria e la nascita in parallelo dell'intelligenza artificiale. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












