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Disequazioni fratte: come si risolvono, con esercizi svolti | |||||||||||||||
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Disequazioni fratte: come si risolvono, con esercizi svoltiCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoUna disequazione fratta è una disequazione in cui l'incognita compare anche al denominatore di una frazione, non solo al numeratore. Non basta studiare il segno di un solo polinomio come nelle disequazioni intere: bisogna guardare separatamente il segno del numeratore e quello del denominatore, e poi capire dove i due segni concordano o discordano. Il denominatore porta con sé un vincolo in più, perché non può mai annullarsi: quel valore va escluso dalla soluzione fin dall'inizio. Il metodo si regge su quattro passaggi fissi: forma normale, studio separato dei segni, tabella dei segni, confronto con il verso della disequazione. Punti Chiave
L'ApprofondimentoUna disequazione fratta si riconosce da un dettaglio preciso: l’incognita compare anche al denominatore di una frazione. In (x-1)/2 > 0 la x è solo sopra la linea di frazione, e in pratica basta moltiplicare tutto per 2: è una disequazione intera scritta in modo un po’ insolito. In (x-1)/(x+1) > 0, invece, la x è anche sotto: quella frazione può cambiare segno al variare di x, e serve un metodo pensato apposta per questo. La condizione di esistenzaPrima di qualunque calcolo va imposta una condizione: il denominatore deve essere diverso da zero. Non è un dettaglio tecnico da sistemare alla fine, è il primo passo, perché una frazione con denominatore zero non ha alcun valore: l’espressione perde di significato in quel punto. Questa condizione resta valida fino all’ultima riga della soluzione, anche se lo studio dei segni sembrasse in seguito includere quel valore. Per lo stesso motivo, quando più avanti si studia il segno del denominatore, lo si fa sempre con la disuguaglianza stretta (D(x) > 0 oppure D(x) < 0), mai con ≥ o ≤: il denominatore non può annullarsi, quindi quell’uguaglianza non è mai un’opzione da tenere aperta. Il metodo in quattro passiUna volta scritta la condizione di esistenza, la disequazione si affronta in quattro passaggi fissi. Il primo è la forma normale: si portano tutti i termini a sinistra del simbolo di disequazione, lasciando zero a destra, e si riduce l’espressione a un’unica frazione algebrica N(x)/D(x). Se ci sono più frazioni da sommare o sottrarre, questo è il momento di trovare il denominatore comune: saltare questo passo e lavorare direttamente sui termini separati è la scorciatoia più insidiosa, perché il segno di una somma di frazioni non si ottiene sommando i segni delle singole frazioni. Il secondo passo è lo studio separato dei segni: si analizza il segno di N(x) da solo, poi il segno di D(x) da solo, come se fossero due disequazioni indipendenti (rispettivamente N(x) > 0 o ≥ 0, a seconda del verso originale, e D(x) sempre > 0, per il motivo appena visto). Se numeratore o denominatore sono a loro volta composti da più fattori, ciascun fattore si studia singolarmente. Il terzo passo è la tabella dei segni (chiamata anche schema dei segni): sulla stessa retta numerica si segnano gli zeri di N(x) e di D(x), che dividono la retta in intervalli, e per ciascun intervallo si riporta il segno di N(x), il segno di D(x) e il segno risultante della frazione. La regola è la stessa della divisione tra numeri: numeratore e denominatore concordi (stesso segno) danno una frazione positiva, discordi (segni opposti) danno una frazione negativa. Il quarto passo è il confronto con il verso della disequazione originale: si leggono sulla tabella gli intervalli in cui il segno della frazione corrisponde al verso richiesto (positiva per > o ≥, negativa per < o ≤), tenendo conto che gli zeri del denominatore restano sempre esclusi, mentre gli zeri del numeratore entrano nella soluzione solo se il verso ammette l’uguaglianza.
Chi ha già ripassato le equazioni riconosce la stessa forma normale, con una differenza cruciale: in un’equazione fratta il denominatore si esclude e basta, perché si cerca un unico valore; in una disequazione fratta il denominatore condiziona il segno su interi intervalli della retta, e va seguito passo dopo passo insieme al numeratore.
Il calcolo letterale che serve per ridurre l’espressione a un’unica frazione e per scomporre N(x) e D(x) in fattori è lo stesso dell’algebra: senza saper fattorizzare un polinomio, la tabella dei segni non si costruisce. E la soluzione finale di una disequazione fratta non è quasi mai un numero solo, ma un insieme di intervalli: la stessa idea di intervallo tra numeri reali che si incontra studiando gli insiemi numerici. Un errore diffuso è saltare la condizione di esistenza convinti che il calcolo dei segni la ritrovi da solo. Non è sempre così: se il verso della disequazione è ≥, il calcolo potrebbe includere il punto che annulla il denominatore fra i valori che soddisfano N(x)/D(x) ≥ 0, semplicemente perché lo studio dei segni, da solo, non sa che quel punto rende la frazione priva di significato. Solo la condizione di esistenza, scritta all’inizio e tenuta valida fino alla fine, lo esclude con certezza. Un metodo che parte da lontanoIl confronto tra frazioni, e l’idea che il segno di una frazione dipenda da numeratore e denominatore insieme, affonda le radici nell’aritmetica: è lì che si impara per la prima volta quando una frazione è positiva o negativa, molto prima di incontrare un’incognita al denominatore. Le disequazioni fratte applicano la stessa regola a un’espressione che cambia con x, invece che a un numero fisso. Come non sbagliareIl difetto più comune non è un errore di calcolo, ma di ordine: risolvere prima l’equazione associata, poi cercare di “aggiustare” il segno a intuito. Il metodo in quattro passi esiste proprio per evitare quella scorciatoia, che quasi sempre dimentica un intervallo o include per errore lo zero del denominatore. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCome si risolve una disequazione fratta con esercizi svolti?Si parte sempre dalla condizione di esistenza (denominatore diverso da zero), poi si porta la disequazione nella forma N(x)/D(x) confrontata con zero, si studia il segno di N(x) e D(x) separatamente e infine si legge la soluzione sulla tabella dei segni, confrontando gli intervalli con il verso richiesto. Nel corpo di questo Recap trovi un esercizio svolto passo passo che segue esattamente questi quattro passaggi. Qual è la differenza tra disequazioni intere e disequazioni fratte?In una disequazione intera l'incognita non compare mai al denominatore, quindi si studia il segno di un solo polinomio e non ci sono valori da escludere per ragioni di dominio. In una disequazione fratta l'incognita è anche sotto la linea di frazione: serve una condizione di esistenza in più e lo studio del segno va fatto separatamente su numeratore e denominatore. Perché il denominatore non può mai comparire nella soluzione?Perché una frazione con denominatore zero non ha alcun valore numerico: l'espressione perde di significato. Per questo, a differenza dello zero del numeratore, lo zero del denominatore è sempre escluso dalla soluzione, qualunque sia il verso della disequazione. Si possono risolvere le disequazioni fratte online?Esistono strumenti online che restituiscono la soluzione di una disequazione fratta, e alcuni mostrano anche i passaggi intermedi. Sono utili per controllare un risultato già trovato, ma non sostituiscono la comprensione del metodo: senza sapere perché il denominatore va escluso o perché i segni vanno studiati separatamente, un risultato copiato da uno strumento online non si sa più applicare al problema successivo, che avrà numeri diversi. Cosa succede se non si impone la condizione di esistenza?Si rischia di includere nella soluzione un valore che annulla il denominatore, cioè un punto in cui l'espressione di partenza non esiste. La condizione di esistenza va scritta per prima e tenuta valida fino alla fine: anche se il calcolo dei segni sembrasse includere quel punto, la condizione di esistenza lo esclude comunque. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












