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Socializzazione: cos'è e come si diventa parte di una società | |||||||||||||||
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Socializzazione: cos'è e come si diventa parte di una societàCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLa socializzazione è il modo in cui una persona entra a far parte di una società, acquisendo via via le regole, i valori e il linguaggio del gruppo in cui vive (Treccani, Encyclopedia of Sociology). Nei primi anni avviene soprattutto in famiglia; più avanti si allarga alla scuola, al gruppo dei pari e al mondo del lavoro, anche se le fonti avvertono che la linea tra queste fasi resta sfumata. Teorici come Durkheim, Mead, Parsons ed Erikson l'hanno raccontata da punti di vista diversi, e gli agenti coinvolti vanno dalla famiglia ai media. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoCos’è la socializzazioneSecondo Treccani, la socializzazione è il processo con cui una persona diventa un essere sociale, integrandosi in un gruppo o in una comunità: in termini generali, trasforma un essere biologico in un essere sociale che percepisce la realtà secondo un modello culturale specifico. L’Encyclopedia of Sociology la descrive in modo più operativo: il processo di interazione con cui una persona acquisisce le norme, i valori, le convinzioni, gli atteggiamenti e il linguaggio tipici del proprio gruppo. La parola ha due letture diverse, secondo Treccani. In sociologia indica come valori culturali, sistemi simbolici e norme sociali passano da una generazione all’altra; in psicologia indica lo sviluppo della personalità, soprattutto nell’interazione con la famiglia. L’Encyclopedia of Sociology nota che la socializzazione risponde a due esigenze insieme: la continuità della società nel tempo e lo sviluppo della singola persona. Il manuale OpenStax Introduction to Sociology lo dice con un’immagine diversa: è attraverso l’interazione sociale che una persona impara gradualmente a vedersi con gli occhi degli altri, e a capire il proprio posto nel mondo. Lo studioso Charles Cooley aveva già proposto un’idea simile nel 1902, lo «specchio sociale» (looking-glass self): capiamo chi siamo anche guardando come pensiamo che gli altri ci vedano. Chi vuole approfondire come la psicologia scientifica misura affermazioni come questa, piuttosto che darle per buone, trova lì i criteri di base. Le teorie che spiegano il processoIl sociologo francese Émile Durkheim, tra i primi a occuparsene, ha introdotto il concetto di «coscienza collettiva»: i valori e le norme condivise di un gruppo che ogni membro finisce per interiorizzare. Per Durkheim il compito principale dell’educazione — che chiamava «socialisation méthodique» — è trasmettere ai singoli le norme e i valori su cui si basa un sistema sociale. George H. Mead ha fondato l’interazionismo simbolico, convinto che l’azione sociale passi sempre attraverso simboli condivisi dotati di significato. Per Mead, i bambini imparano i propri ruoli familiari provando a immaginare il punto di vista di padre, madre, fratelli. È uno sviluppo che passa, secondo il manuale OpenStax, per fasi successive: l’imitazione pura, il gioco con un ruolo singolo, poi il gioco con più ruoli insieme, fino a capire le aspettative generali della società, quello che Mead chiamava il «generalized other». Nella teoria struttural-funzionalista di Talcott Parsons, la famiglia resta la principale agenzia di socializzazione; scuola e gruppo dei pari contribuiscono a loro modo, portando strutture di ruolo diverse. La scuola, in particolare, trasmette il valore del merito valutato con criteri uguali per tutti. Lo psicanalista Erik H. Erikson (vedi gli stadi dello sviluppo psicosociale) ha poi esteso lo sguardo all’intero corso della vita, con un modello che allarga la socializzazione primaria oltre l’infanzia, attraverso una sequenza di crisi psicosociali; lo psicologo Urie Bronfenbrenner ha proposto un approccio simile, «ecologico», che considera insieme i fattori individuali e quelli dell’ambiente nello sviluppo della persona nel tempo. Albert Bandura (vedi la teoria dell’apprendimento sociale) ha aggiunto un pezzo più specifico: una teoria sull’apprendimento per imitazione, usata per spiegare un aspetto della socializzazione. Berger e Luckmann, infine, con il concetto di «costruzione sociale della realtà», descrivono come la persona acquisisca continuamente la realtà sociale nel corso del proprio sviluppo. Jean Piaget, da un’angolazione più cognitiva che sociale, ha studiato come il sé si sviluppi nel confronto tra il mondo immaginato dal bambino e il mondo vissuto socialmente (gli stadi dello sviluppo cognitivo raccontano questo percorso per intero). Le due fasi, socializzazione primaria e secondariaLa distinzione più usata per raccontare la socializzazione per tappe è quella tra fase primaria e fase secondaria. Secondo l’Encyclopedia of Sociology, la ricerca si è concentrata soprattutto sulla famiglia, il luogo della socializzazione «iniziale» o «primaria»: perché avvenga serve una relazione intima e di cura tra un adulto e un bambino, basata sul linguaggio; mancando questa relazione, il senso di sé e lo sviluppo cognitivo normale non si formano. La scuola, invece, è più legata alla socializzazione «secondaria», quella dell’apprendimento di conoscenze e competenze. L’Encyclopedia of Sociology avverte però che la distinzione non è netta: a scuola, insieme alle materie, si imparano anche norme, valori e aspetti della personalità. Treccani conferma la cautela da un’altra angolazione: già nel 1998, gli studi più vecchi chiamavano «socializzazione primaria» lo sviluppo del bambino dentro famiglia e scuola, mentre le ricerche più recenti preferivano vedere la socializzazione come un processo che dura tutta la vita, oltre l’infanzia. La socializzazione degli adulti — lavoro, matrimonio, genitorialità — rientra per l’Encyclopedia of Sociology nella categoria «secondaria»: si basa su quella vissuta nell’infanzia e serve a imparare i ruoli propri dell’età adulta. Anche il posto di lavoro, nota il manuale OpenStax, richiede una socializzazione nuova, sia per gli oggetti materiali (come usare il fotocopiatore) sia per le regole non scritte, come il modo corretto di rivolgersi al capo.
Gli agenti di socializzazioneTreccani elenca tra le agenzie di socializzazione famiglia, scuola, università, media e ambiente di lavoro. Il manuale OpenStax aggiunge il gruppo dei pari e lo Stato, attraverso le norme di età: diventare «adulti» a diciotto anni, per esempio, è anche un modo in cui lo Stato socializza le persone in nuovi ruoli. La famiglia è il primo agente, secondo OpenStax: genitori, fratelli, nonni e altri parenti insegnano al bambino ciò che gli serve sapere. Nelle famiglie numerose, osserva l’Encyclopedia of Sociology, anche i fratelli più grandi fanno da agenti di socializzazione per i più piccoli. Una ricerca citata dallo stesso manuale (National Opinion Research Center, dato del 2008, riferito a famiglie statunitensi) osserva che le famiglie con meno risorse tendono a educare i figli all’obbedienza, mentre quelle più ricche puntano su giudizio personale e creatività.
Il gruppo dei pari, formato da persone di età e condizione sociale simili con interessi comuni, è per gli adolescenti la prima grande esperienza di socializzazione fuori dalla famiglia; per l’Encyclopedia of Sociology è il terzo contesto più importante per bambini e adolescenti, anche se socializzare non è il suo scopo dichiarato. I media contribuiscono a loro modo: già nella voce Treccani del 1998 si segnalava che l’uso crescente di computer e Internet si intreccia con la vita in famiglia e con il gruppo dei pari, e il manuale OpenStax cita una stima (Roberts, Foehr e Rideout, dato del 2005, riferito alla popolazione generale e ai bambini statunitensi) secondo cui una persona media passa oltre quattro ore al giorno davanti alla televisione, i bambini anche di più. Per valutare quanto siano solide fonti come queste prima di fidarsene, i criteri di media literacy sono un buon punto di partenza. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe cos'è la socializzazione?È il percorso con cui chi entra in un gruppo, per esempio un bambino, ne assimila le regole non scritte, i valori e il modo di parlare (Encyclopedia of Sociology). Treccani la descrive come il passaggio da essere biologico a essere sociale, dentro un modello culturale condiviso. Qual è la differenza tra socializzazione primaria e secondaria?Nei primi anni, soprattutto in famiglia, prendono forma il senso di sé e le convinzioni più radicate; più avanti, a scuola e nel lavoro, si acquisiscono competenze e ruoli da adulti. L'Encyclopedia of Sociology avvisa comunque che questa linea è meno netta di come viene spesso descritta: a scuola, insieme alle materie, passano anche regole e valori. Quali sono gli agenti di socializzazione?Secondo Treccani, tra gli agenti di socializzazione ci sono la famiglia, la scuola, l'università, i media e il contesto lavorativo; OpenStax aggiunge i coetanei e, con le norme sull'età, anche lo Stato. Chi ha studiato la socializzazione?Tra i principali teorici ci sono Émile Durkheim (coscienza collettiva), George H. Mead (interazionismo simbolico), Talcott Parsons (famiglia come agenzia centrale), Erik H. Erikson e Urie Bronfenbrenner (socializzazione lungo tutta la vita) e Albert Bandura (apprendimento per imitazione). La socializzazione primaria finisce quando si inizia la scuola?Non del tutto: Treccani osserva che gli studi più recenti guardano alla socializzazione come un percorso che attraversa l'intera esistenza, ben oltre i primi anni. Anche la distinzione tra fase primaria e fase secondaria, per l'Encyclopedia of Sociology, resta più sfumata di quanto un semplice schema suggerirebbe. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















