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Sindacato: cos'è, come nasce e che cosa fa |
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Sindacato: cos'è, come nasce e che cosa faCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoUn sindacato è un'associazione di lavoratori che si uniscono per difendere interessi comuni sul lavoro. I primi sono nati a metà Ottocento nelle fabbriche della rivoluzione industriale, quando paghe e orari li decideva il padrone da solo. Il loro compito principale è trattare con le imprese i contratti collettivi, che fissano stipendi, orari, ferie e permessi; quando la trattativa si blocca possono chiamare allo sciopero. In Italia l'articolo 39 della Costituzione garantisce a chiunque la libertà di fondare un sindacato o di iscriversi, e l'articolo 40 riconosce lo sciopero come diritto. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChe cos’è un sindacatoUn sindacato è un’associazione di lavoratori nata per difendere interessi professionali che hanno in comune. Treccani mette nella stessa definizione anche le associazioni dei datori di lavoro, che siedono dall’altra parte quando si firma un contratto. Per confrontare i paesi l’OCSE usa un criterio pratico: conta come sindacato un’organizzazione di dipendenti che tratta salari e condizioni di lavoro. Nelle sue analisi lo descrive come un’organizzazione volontaria, presente in tutti i paesi membri. I sindacati possono unirsi tra loro. La Convenzione n. 87 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), adottata nel 1948, riconosce il diritto di formare federazioni e confederazioni e di aderire a organizzazioni internazionali. In Italia le confederazioni nate tra il 1944 e il 1950 sono CGIL, CISL e UIL; dentro ciascuna lavorano sigle di settore, come FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI UIL, che hanno firmato il contratto della logistica, il cui rinnovo è stato depositato al CNEL nel primo semestre 2025, applicato a oltre 560 mila lavoratori. Accanto alle confederazioni esistono i sindacati di base (Cobas), organizzati dal basso e radicati soprattutto nel pubblico impiego. Come sono nati i sindacati dei lavoratoriI primi sindacati compaiono a metà Ottocento, con la rivoluzione industriale. Nella ricostruzione di Aris Accornero per l’Enciclopedia dei ragazzi Treccani, le fabbriche si erano riempite di operai e orari e salari li stabiliva il padrone, da solo. In Gran Bretagna scioperi, coalizioni operaie e raccolte di fondi erano vietati per legge, e le imprese non riconoscevano chi parlava a nome dei lavoratori. Le prime organizzazioni britanniche, le trade unions, erano sindacati di mestiere: ci si iscriveva per la professione che si faceva, qualunque fosse l’azienda. Il Trade Union Act, promulgato il 29 giugno 1871, stabilì che gli scopi di un sindacato non potevano più dirsi illegali solo perché limitavano il commercio, e tolse ai suoi membri il rischio di un processo per cospirazione. Nel 1900 i sindacati britannici fondarono un partito tutto loro, il Labour Party. Negli Stati Uniti il riconoscimento arrivò con la legge Wagner del 1935, e le due grandi confederazioni, AFL e CIO, si fusero nel 1955. In Italia, finite le corporazioni di mestiere, nell’Ottocento i lavoratori si organizzarono prima nelle Società di mutuo soccorso. Dagli anni Ottanta, tra crisi agraria e industrializzazione, nacquero le leghe di miglioramento e di resistenza, che usavano lo sciopero come strumento normale. Nel decennio successivo arrivarono le Camere del lavoro, organizzate per territorio, e nel 1906 la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL), la prima confederazione nazionale. Il fascismo cambiò tutto. La legge n. 563 del 3 aprile 1926 dettava la disciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavoro, con un capo sul riconoscimento dei sindacati e dei contratti collettivi e uno su serrata e sciopero. Nel 1927 i dirigenti della CGdL furono spinti a dichiararne lo scioglimento. Da quel momento restò un solo sindacato, quello fascista: obbligatorio, guidato da dirigenti nominati dall’alto e senza diritto di sciopero. Dopo la caduta del regime, nel giugno 1944, Giuseppe Di Vittorio (comunista), Achille Grandi (cattolico) ed Emilio Canevari (socialista) firmarono il Patto di Roma, da cui nacque la CGIL unitaria. Secondo la Fondazione Di Vittorio la firma è del 4 giugno, ma il documento porta la data del 3 per rendere omaggio al lavoro di Bruno Buozzi nella rinascita del sindacato. Nella sigla comparve una «I», per «italiana», che la CGL prefascista non aveva. La CGIL tenne insieme cattolici, comunisti, socialisti, anarchici e indipendenti fino alla scissione del 1948, dopo la quale vi rimasero le componenti comunista e socialista. Nel 1950 nacque la CISL, di ispirazione cattolica; la UIL fa risalire la propria nascita al 5 marzo 1950. Nel 1972 le tre confederazioni diedero vita a una Federazione unitaria, che si ruppe nel 1984 sul taglio di alcuni punti della scala mobile deciso dal governo Craxi. Che cosa fa un sindacatoIl primo compito è trattare con le imprese la paga e le regole del lavoro dipendente: orari, ferie, stipendi, qualifiche, permessi, sanzioni disciplinari, periodo di prova. Il risultato della trattativa è il contratto collettivo, l’accordo che uno o più datori di lavoro firmano con un sindacato e a cui i contratti dei singoli devono adeguarsi. Un contratto collettivo ha due parti. La parte normativa regola i rapporti di lavoro; la parte obbligatoria regola i rapporti tra chi l’ha firmato, per esempio con le clausole di tregua. Il contratto del singolo dipendente può migliorare le condizioni fissate da quello collettivo, e le clausole che le peggiorano sono nulle.
In Italia i contratti si depositano in un archivio nazionale presso il CNEL, previsto dalla legge 936 del 1986. Al 31 dicembre 2025 i contratti nazionali depositati per i dipendenti del settore privato erano 1.015. Di questi, i 97 applicati a più di 10.000 dipendenti ciascuno coprivano il 97,2% dei dipendenti privati non dirigenti tracciati dall’INPS, mentre 626 si applicavano a meno di 500 persone ciascuno e tutti insieme arrivavano allo 0,4%. Al 30 giugno 2025, secondo il CNEL, i contratti scaduti lo erano in media da 19 mesi, il periodo che si chiama vacanza contrattuale. Il livello a cui si tratta cambia da paese a paese. Nel quadro descritto da Accornero nel 2006, in Germania si contratta a livello regionale e aziendale, in Giappone aziendale e interconfederale, negli Stati Uniti solo in azienda. Poi c’è la politica: in Italia il confronto dei sindacati con governo e regioni sulle scelte economiche e sociali si chiama concertazione, e nell’Unione europea dialogo sociale. E c’è il lavoro di sportello. Nelle loro sedi i sindacati aiutano le persone a compilare la dichiarazione dei redditi e a sbrigare le pratiche per la pensione. L’articolo 39 della CostituzioneLa Costituzione italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948, dedica al sindacato l’articolo 39. Il primo comma, l’unico pienamente in vigore, dice che l’organizzazione sindacale è libera, chiunque può fondare un sindacato o iscriversi. Gli altri tre commi disegnano un sistema preciso. L’unico obbligo che lo Stato può imporre ai sindacati è la registrazione presso uffici pubblici, a condizione di avere uno statuto con regole interne democratiche. I sindacati registrati diventano persone giuridiche e, presentandosi insieme con un peso proporzionale agli iscritti, firmano contratti validi per tutti i lavoratori del settore, iscritti e non iscritti: è l’efficacia «erga omnes». Quel sistema è rimasto sulla carta. Come ricordava il giuslavorista Edoardo Ghera nel 2014, i commi 2, 3 e 4 non sono mai stati attuati da una legge. Ci furono tentativi: ancora nel 1988 in Senato si presentava un disegno di legge per attuare gli articoli 39 e 40, e i proponenti ricordavano una proposta liberale degli anni 1958-1963 mai approvata. Nel 1959 il governo, con la legge delega n. 741, aveva reso validi per tutti molti contratti di categoria trasformandoli in decreti legislativi; nel 1962 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 103, ha stabilito che una legge non può estendere a tutti i contratti collettivi per vie diverse da quella dell’articolo 39. Il risultato è che in Italia il contratto collettivo è un contratto di diritto privato, «di diritto comune». Formalmente vincola solo gli iscritti alle organizzazioni che l’hanno firmato. I giudici, però, ne hanno allargato gli effetti: usano i minimi del contratto come misura della retribuzione giusta che l’articolo 36 della Costituzione garantisce a chi lavora, una paga proporzionata al lavoro e sufficiente a una vita libera e dignitosa. Senza la legge di attuazione il sistema si è regolato da solo, con accordi tra le parti. Il Testo Unico sulla Rappresentanza firmato nel 2014 da Confindustria, CGIL, CISL e UIL ammette al tavolo del contratto nazionale i sindacati con almeno il 5% di rappresentatività, calcolata dal CNEL come media tra quota di iscritti e quota di voti nelle elezioni delle RSU. Un contratto firmato da sindacati che insieme superano il 50% e approvato dai lavoratori con una consultazione è, per il Testo Unico, efficace ed esigibile. La libertà sindacale vale in due direzioni. Lo Statuto dei lavoratori rende nullo ogni patto che leghi l’assunzione all’iscrizione a un sindacato, alla non iscrizione o all’uscita: è protetto chi vuole iscriversi e anche chi non vuole. Sul piano internazionale la Convenzione ILO n. 87 esclude che serva un’autorizzazione preventiva per fondare un sindacato, vieta alle autorità di interferire nella sua vita interna e impedisce di scioglierlo con un atto amministrativo. Lo sciopero: un diritto con le sue regoleLo sciopero è l’astensione dal lavoro decisa insieme da più lavoratori per difendere interessi comuni. L’articolo 40 della Costituzione lo riconosce come diritto e affida alle leggi il compito di regolarlo. Una legge generale non è mai stata scritta; esistono norme di settore, e la principale riguarda i servizi pubblici essenziali. A proclamare lo sciopero è un soggetto collettivo, non per forza un sindacato. Il diritto di aderire invece è di ciascun lavoratore, che decide da sé se partecipare. Chi sciopera non viene pagato per il tempo in cui si astiene, e il datore di lavoro non può impedire o ostacolare l’adesione. Lo sciopero può fermare l’impresa per un tempo, mentre i danni permanenti agli impianti restano fuori dal diritto. Nel 2004 la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16515, ha considerato legittimo anche lo sciopero economico-politico, quello che chiede al governo atti o leggi a tutela dei lavoratori. Per i servizi pubblici essenziali c’è la legge 146 del 1990. Sono quelli che garantiscono diritti come la vita, la salute, la sicurezza, la libertà di movimento, l’istruzione: tra gli altri sanità, protezione civile, raccolta dei rifiuti, trasporti pubblici locali, treni, aerei e navi per le isole. Qui si può scioperare garantendo le «prestazioni indispensabili» stabilite per quel servizio, e lo sciopero va proclamato almeno 10 giorni prima, con una comunicazione scritta che ne spiega i motivi e ne indica durata e modalità. Sulle regole vigila la Commissione di garanzia, nove esperti di diritto e relazioni industriali designati dai presidenti delle Camere e nominati dal Presidente della Repubblica. Davanti a un pericolo grave e imminente per i diritti delle persone, l’autorità di governo può limitare uno sciopero con la precettazione.
RSA e RSU: il sindacato in aziendaLo Statuto dei lavoratori, la legge n. 300 del 20 maggio 1970, ha portato il sindacato dentro i luoghi di lavoro. L’idea risale al congresso della CGIL di Napoli del novembre 1952, quando Di Vittorio chiese uno «Statuto dei diritti dei lavoratori»; Treccani lo considera, dopo la Costituzione, la norma più importante del diritto del lavoro italiano. Lo Statuto garantisce a ogni lavoratore il diritto di fondare un sindacato, di iscriversi e di fare attività sindacale anche in azienda. È nullo il licenziamento, come ogni altro danno (un trasferimento, una sanzione), deciso contro qualcuno perché iscritto, perché attivo nel sindacato o perché ha scioperato. L’articolo 17 vieta i sindacati di comodo, detti anche «gialli»: il datore non può crearne né finanziarne uno dei suoi dipendenti. Le norme sull’attività sindacale in azienda valgono nelle unità produttive delle imprese industriali e commerciali con più di 15 dipendenti, e in quelle agricole con più di 5. Lì i lavoratori possono costituire le RSA, rappresentanze sindacali aziendali (articolo 19). Dopo il referendum del 1995 le RSA si formano nell’ambito dei sindacati che hanno firmato i contratti collettivi applicati in quell’unità. La Corte costituzionale ha poi allargato il diritto, con la sentenza n. 231 del 2013, ai sindacati che hanno partecipato alle trattative anche senza firmare, e con la sentenza n. 156 del 2025 a quelli comparativamente più rappresentativi a livello nazionale. Le RSU, rappresentanze sindacali unitarie, vengono da un accordo interconfederale del 20 dicembre 1993, ripreso e aggiornato dal Testo Unico del 2014. Si possono costituire con più di 15 dipendenti e funzionano in modo diverso dalle RSA: le eleggono tutti i lavoratori a voto segreto, tra liste in concorrenza. Hanno almeno 3 componenti fino a 200 dipendenti, crescono con le dimensioni dell’unità e restano in carica tre anni, con gli stessi diritti e permessi dei dirigenti delle RSA. I lavoratori hanno diritto di riunirsi in assemblea anche durante l’orario, fino a 10 ore l’anno pagate normalmente, e i contratti collettivi possono prevederne di più. I dirigenti delle RSA hanno permessi retribuiti, e in azienda si possono raccogliere le quote e cercare nuovi iscritti purché il lavoro non ne soffra. Se il datore ostacola la libertà sindacale o lo sciopero, scatta l’articolo 28 sulla «condotta antisindacale». Su ricorso del sindacato il giudice decide entro due giorni e, se riconosce la violazione, ordina di smettere subito e di cancellarne gli effetti. Chi non rispetta l’ordine commette un reato. Per Treccani non serve dimostrare che il datore volesse colpire il sindacato: contano il comportamento e quello che produce.
Quanti lavoratori sono iscritti a un sindacatoL’OCSE misura la densità sindacale, cioè la quota di dipendenti iscritti a un sindacato. Dai conteggi forniti dai sindacati toglie pensionati, disoccupati e autonomi, che spesso vi compaiono. Nel 2024 in Italia era iscritto il 30,2% dei dipendenti, quasi il doppio della media OCSE, stimata al 15,2%. Nella serie italiana dal 1960 al 2000 la densità era al 29,1% nel 1969 e saliva al 33,8% nel 1970, l’anno dello Statuto; il massimo cade nel 1978, con il 48,1%. Nella media dei paesi OCSE è scesa dal 30% del 1985 al 15% del 2024, e nello stesso periodo la quota di dipendenti coperti da un contratto collettivo è passata dal 47% al 33,6%. Tra i paesi le differenze sono grandi. Nel 2024 erano iscritti il 9,9% dei dipendenti negli Stati Uniti, il 14,1% in Germania, il 22% nel Regno Unito e il 65,9% in Svezia; l’Islanda nel 2023 arrivava al 90,6%. Secondo l’OCSE, nel 2024 le quote vicine o superiori al 50% si trovavano solo dove i sussidi di disoccupazione passano da enti legati ai sindacati (il cosiddetto sistema di Gand) e in Norvegia. Nella media OCSE del 2024 era iscritto il 41,3% dei dipendenti pubblici e il 10,1% di quelli privati. In tutti i paesi OCSE tranne Grecia e Messico i lavoratori a cui si applica un contratto collettivo sono più di quelli con la tessera. Nella maggior parte dei paesi, spiega l’OCSE, i contratti firmati dalle associazioni dei datori valgono per tutti i dipendenti delle imprese associate, iscritti o no. Per il 2024 l’OCSE stima che in Italia fosse coperto il 100% dei dipendenti con diritto alla contrattazione. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteA cosa servono i sindacati dei lavoratori?Soprattutto alla trattativa con le imprese, da cui escono i contratti collettivi su paga e condizioni di lavoro. In Italia discutono anche con governo e regioni sulle politiche economiche e sociali (la concertazione) e nelle loro sedi offrono servizi ai singoli, come la dichiarazione dei redditi e le pratiche per la pensione. Che cos'è la RSA del sindacato e che differenza c'è con la RSU?La RSA, rappresentanza sindacale aziendale, è prevista dall'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori e si forma nell'ambito dei sindacati legati ai contratti applicati in azienda. La RSU, rappresentanza sindacale unitaria, nasce da un accordo del 1993 ripreso dal Testo Unico del 2014 ed è eletta da tutti i dipendenti a voto segreto. Nell'industria e nel commercio entrambe si possono costituire nelle unità con più di 15 dipendenti, e i loro componenti hanno gli stessi permessi e tutele. Il contratto collettivo vale anche per chi non è iscritto al sindacato?Vincola gli iscritti alle organizzazioni che lo hanno firmato, perché l'articolo 39 della Costituzione, che lo avrebbe reso valido per tutti, non è mai stato attuato. Le sue regole raggiungono anche altri lavoratori attraverso i giudici, che usano i minimi contrattuali per stabilire la paga giusta prevista dall'articolo 36. Per il 2024 l'OCSE stima che in Italia fosse coperto da un contratto il 100% dei dipendenti con diritto alla contrattazione. Cosa dice l'articolo 39 della Costituzione?Il primo comma afferma la libertà di organizzazione sindacale. I commi successivi prevedono che i sindacati si registrino presso uffici pubblici, con statuti a ordinamento democratico, diventino persone giuridiche e firmino insieme contratti validi per tutti i lavoratori del settore. Una legge che attuasse questi commi non è mai stata approvata. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














