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Assonometria monometrica: cos'è e come si disegna |
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Assonometria monometrica: cos'è e come si disegnaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoL'assonometria monometrica è una proiezione obliqua usata nel disegno tecnico per rappresentare un oggetto in tre dimensioni su un foglio piatto. Nello schema più diffuso nelle scuole italiane l'asse verticale resta dritto, mentre gli altri due assi si tracciano a 30° e a 60° rispetto all'orizzontale, con un angolo di 120° tra l'asse x e l'asse verticale. La caratteristica che la distingue dall'assonometria cavaliera è che le misure dell'oggetto si riportano sui tre assi senza nessuna riduzione, in scala reale. Nel vocabolario scolastico italiano il nome convive con una certa incertezza: alcune fonti la trattano come sinonimo di assonometria isometrica, altri testi la presentano come una categoria a parte. Punti Chiave
L'ApprofondimentoSecondo il Vocabolario Treccani, l’assonometria è un metodo di proiezione che porta sul piano le figure dello spazio: un modo per disegnare su un foglio piatto un oggetto che ha tre dimensioni senza passare per la prospettiva. L’assonometria monometrica è una delle costruzioni che questo metodo rende possibili, e la didattica italiana del disegno tecnico la classifica come un tipo di assonometria obliqua. Tra le assonometrie, quella monometrica ha una reputazione precisa: è considerata la più semplice da eseguire, e per questo è la più diffusa nel disegno tecnico scolastico. Lo schema più diffuso nelle scuole italiane si costruisce così: l’asse z resta verticale, mentre gli altri due assi si inclinano fino a formare angoli di 30° e 60° con la linea orizzontale. L’asse x va a 30°, l’asse y a 60°: sono perpendicolari fra loro, e tra l’asse x e l’asse z verticale l’angolo che si forma misura 120°. Chi ha già incontrato gli assi e gli angoli della geometria euclidea, o le coordinate della geometria analitica, ritrova qui lo stesso linguaggio applicato a uno scopo diverso: qui non si dimostra un teorema né si individua un punto, si costruisce un disegno. Qui le misure non vengono toccate: ciascun lato dell’oggetto si disegna nella sua grandezza vera su tutti e tre gli assi, un trattamento diverso da quello dell’assonometria cavaliera, che riduce le misure lungo la profondità e usa un quadro verticale invece che orizzontale.
Una fonte diversa descrive una variante chiamata «monometrica convenzionale», derivata dall’assonometria planometrica: qui gli assi orizzontali sono perpendicolari fra loro (90°) e l’asse verticale forma con ciascuno degli altri due un angolo di 135°. Il procedimento parte dal disegnare direttamente nel piano orizzontale la pianta, cioè la base della figura, già nelle sue proporzioni reali; il passo successivo è riportare le altezze dai punti della base lungo l’asse verticale. Nel disegno finale, le linee che restano nascoste dietro al solido si tracciano a tratteggio: è lo stesso principio che regge un modello in geometria dei solidi, dove la base viene sempre prima dello sviluppo in altezza. Una fonte di probabile origine accademica — una compilazione che riporta anche un estratto di un testo universitario sul disegno dell’architettura — sostiene che quando i tre assi formano angoli uguali con il quadro di proiezione l’assonometria si chiama indifferentemente «monometrica» o «isometrica»: sono due nomi per la stessa costruzione, e in quel caso i tre assi si proiettano sul quadro in segmenti della stessa lunghezza. Quella fonte aggiunge che nella scuola italiana circolano programmi e libri di testo che trattano i due termini come due cose a parte, anche se a suo giudizio è un uso scorretto. Quella coincidenza di nomi riguarda però un’assonometria ortogonale con riduzione delle misure: una famiglia diversa da quella obliqua a 30°/60°/120°, senza riduzioni, descritta sopra. Nelle fonti scolastiche italiane il termine «monometrica» copre quindi più di una costruzione. Il Vocabolario Treccani non usa invece la parola «monometrica»: definisce l’isometrica come una proiezione ortogonale con le tre unità di misura uguali tra loro, e la dimetrica come una proiezione in cui solo due delle tre unità coincidono, la terza è diversa. Chi prepara una verifica su questo argomento fa bene a controllare quale versione adotta il proprio libro di testo, perché in Italia circolano entrambe. Esiste anche una cornice più formale: la norma UNI EN ISO 5456-3:2001 fissa le regole di base per le rappresentazioni assonometriche nel disegno tecnico italiano ed europeo. Nella pratica, questo tipo di costruzione si usa spesso per pezzi meccanici e macchine, e la stessa struttura di assi serve anche per le visioni architettoniche. La pianta e il riporto delle altezze si possono fare anche con un programma di disegno vettoriale, che gestisce angoli e proporzioni con precisione automatica: il principio costruttivo resta però lo stesso che si traccia a matita, e chi vuole capire come funziona un file di quel genere può leggere la differenza tra immagine vettoriale e bitmap. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteAssonometria monometrica e isometrica sono la stessa cosa?Dipende da quale fonte si consulta e da quale costruzione descrive. Una fonte di probabile origine accademica usa i due nomi come sinonimi quando gli assi formano angoli uguali col quadro di proiezione, ma quella è un'assonometria ortogonale, con le misure ridotte su tutti e tre gli assi, diversa dalla costruzione obliqua a 30°/60°/120° senza riduzioni; diversi libri scolastici italiani, invece, mantengono «monometrica» e «isometrica» come due categorie separate. Nelle fonti scolastiche italiane «monometrica» non indica sempre la stessa costruzione: prima di una verifica, meglio controllare quale versione segue il proprio libro di testo. Quali sono gli angoli degli assi nell'assonometria monometrica?Nello schema più diffuso nelle scuole italiane l'asse z resta verticale, l'asse x si inclina di 30° dall'orizzontale e l'asse y di 60°. Il risultato è un angolo di 120° tra l'asse x e l'asse z verticale. L'assonometria monometrica riduce le misure dell'oggetto?No. In questo tipo di assonometria i tre assi non vengono mai ridotti: ogni misura resta identica a quella dell'oggetto reale. È proprio questa assenza di riduzione, insieme al quadro orizzontale, a separarla dalla cavaliera. Che differenza c'è tra assonometria monometrica e assonometria cavaliera?Il quadro cambia orientamento: orizzontale per la prima, verticale per la seconda. E solo la cavaliera riduce le misure lungo l'asse di profondità, mentre la monometrica le mantiene reali su tutti gli assi. A cosa serve, in pratica, l'assonometria monometrica?Si usa per rappresentare pezzi meccanici e macchine nel disegno tecnico industriale, e lo stesso schema di assi va bene anche per le visioni architettoniche. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












