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    recaplica Sociologia: cos'è e quali sono le principali teorie
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    Sociologia: cos'è e quali sono le principali teorie

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 22 ottobre 2026

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    La sociologia studia i fenomeni sociali: da che cosa nascono, che effetti hanno e come si collegano tra loro. Il nome lo inventò Auguste Comte nel Corso di filosofia positiva, uscito tra il 1830 e il 1842, e la disciplina prese forma nell'Europa dell'Ottocento. Le sue teorie rispondono in modi diversi a una domanda di fondo: quanto la società plasma le persone e quanto sono le persone a costruirla. Durkheim e il funzionalismo partono dalla società; Weber parte da chi agisce e dai suoi motivi, l'interazionismo simbolico dagli scambi della vita quotidiana. La teoria del conflitto, da Marx a Dahrendorf, guarda allo scontro tra classi e tra chi comanda e chi obbedisce.

    Punti Chiave

    • La parola sociologia è di Auguste Comte, che la usò nella lezione 47 del Corso di filosofia positiva e chiamava la nuova scienza anche fisica sociale.
    • Per Émile Durkheim la società è una realtà a sé: i fatti sociali, come la lingua, la moneta o le leggi, esistono fuori dal singolo e lo condizionano.
    • A Max Weber si attribuisce il paradigma dell'azione: un fenomeno sociale si spiega risalendo alle azioni dei singoli e ai motivi che le guidano.
    • Il funzionalismo di Talcott Parsons tratta la società come un sistema integrato; Robert K. Merton nel 1949 vi aggiunse funzioni latenti e disfunzioni.
    • Per Marx il conflitto tra classi muove il cambiamento sociale; Dahrendorf nel 1957 lo vede ovunque qualcuno comandi e qualcuno obbedisca.
    • L'interazionismo simbolico nasce a Chicago dalle idee di George H. Mead; il nome lo conia Herbert Blumer nel 1937.

    I numeri chiave

    • Lezione 47 Del Corso di filosofia positiva (1830-1842): è il punto in cui Auguste Comte usa per la prima volta la parola sociologia. Fonte: Treccani, Enciclopedia delle scienze sociali
    • 1897 Anno dello studio di Durkheim sul suicidio, costruito sulle statistiche dell'epoca per cercare le cause sociali di un gesto individuale. Fonte: Treccani, Enciclopedia delle scienze sociali; Internet Encyclopedia of Philosophy
    • 1937 Anno in cui Herbert Blumer, allievo di Mead, conia l'etichetta interazionismo simbolico. Fonte: Treccani, Enciclopedia delle scienze sociali

    L'Approfondimento

    Che cosa studia la sociologia

    Secondo l’Enciclopedia on line Treccani la sociologia si occupa dei fenomeni sociali: da che cosa nascono, che conseguenze hanno, come si legano l’uno all’altro. L’ufficio statistico del lavoro degli Stati Uniti descrive un mestiere fatto di ricerca, in cui il sociologo progetta studi per verificare teorie sui problemi sociali. I dati li raccoglie con interviste e osservazioni e li elabora anche con software statistici.

    Il lavoro comincia spesso dove il senso comune si ferma. Secondo Robert K. Merton molte delle ipotesi sociologiche più fertili sono nate per spiegare osservazioni che il senso comune lasciava aperte; quel sapere pratico funziona nella vita di ogni giorno, però vale soltanto dentro il gruppo che lo condivide.

    Auguste Comte e la nascita della parola

    La parola sociologia l’ha coniata Auguste Comte (1798-1857), il filosofo che fondò il positivismo. Compare per la prima volta nella lezione 47 del Corso di filosofia positiva, sei volumi usciti tra il 1830 e il 1842. È un ibrido di due lingue: viene dal latino socius e societas (compagno, società) e dal greco logos (discorso, studio). Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy Comte inventò anche un’altra parola rimasta nell’uso comune, altruismo.

    All’inizio Comte chiamava la nuova disciplina fisica sociale. La divideva in statica e dinamica e immaginava la società come un organismo composto di organismi più piccoli: la famiglia, le imprese, le associazioni, le istituzioni politiche. Riprendendo idee di Saint-Simon cercava le leggi dello sviluppo sociale, e la più nota è la legge dei tre stadi (teologico, metafisico, positivo), formulata già in uno scritto del 1825. Nella sua classificazione la sociologia veniva per ultima tra le scienze e doveva coordinare tutto il sapere. Ai suoi tempi molti pensavano che i fenomeni sociali fossero troppo complessi per diventare materia di scienza. La seconda grande opera di Comte, il Sistema di politica positiva, uscì in quattro volumi tra il 1851 e il 1854.

    In Europa si comincia a parlare di sociologia verso la metà dell’Ottocento, e nei decenni seguenti cresce il numero di studiosi che si presentano come sociologi. Per l’Enciclopedia on line Treccani la disciplina diventa autonoma in parallelo con la rivoluzione industriale. Alessandro Cavalli, nella voce dell’Enciclopedia delle scienze sociali, collega il bisogno di una scienza della società a tre svolte del mondo moderno: la Rivoluzione francese, la rivoluzione industriale e la nascita della scienza moderna.

    Struttura o azione: la domanda che divide le teorie

    Cavalli raggruppa i classici in due famiglie. C’è chi parte dal problema dell’ordine, come Comte, Spencer e Durkheim, e chi parte dal conflitto, come Marx, Weber e Pareto.

    Dietro questa divisione ci sono due modi di spiegare quello che fanno le persone. Il paradigma della struttura comincia dalla società: l’individuo sceglie, ma in uno spazio stretto, delimitato dalla struttura sociale. È un approccio olistico, che prende come unità di analisi la società e vede negli individui il tramite attraverso cui essa si manifesta. Il paradigma dell’azione, la cui fondazione si attribuisce a Max Weber, si regge su due principi. I fenomeni su larga scala si spiegano risalendo alle azioni dei singoli; per spiegare un’azione bisogna conoscere i motivi di chi la compie. A questo paradigma corrisponde l’individualismo metodologico, opposto all’olismo, e la parola individualismo vi indica un metodo di lavoro, che non porta con sé alcun giudizio morale. Qui l’individuo sceglie tra più strade dentro i vincoli che trova e, agendo, produce la struttura stessa. Le istituzioni diventano azioni sedimentate nel tempo, che altre azioni possono cambiare.

    La stessa divisione si ritrova nei livelli di analisi. Per Talcott Parsons il livello micro va dalla personalità fino a un piccolo gruppo come la famiglia, e il livello macro arriva al sistema mondiale degli Stati. Alla macrosociologia appartengono le teorie strutturaliste e sistemiche; la microsociologia, che Treccani chiama sociologia della vita quotidiana, si occupa dell’individuo e delle sue relazioni e si collega in gran parte al paradigma dell’azione.

    Le due visioni si escludono solo nelle versioni estreme, con una società che determina tutto o un individuo libero da ogni vincolo. Nella ricerca sul campo si usano spesso insieme, e per Cavalli nelle scienze sociali convivono più paradigmi in concorrenza, con un predominio sempre parziale e temporaneo di quello che prevale.

    Durkheim e i fatti sociali

    Émile Durkheim (1858-1917) è il sociologo francese a cui si riconosce di aver fondato, o rifondato, la sociologia come scienza empirica che tiene insieme teoria e dati. A Bordeaux pubblica La divisione del lavoro sociale (1893), Le regole del metodo sociologico (1895) e Il suicidio (1897).

    Per Durkheim la società è una realtà sui generis, che non coincide con la somma degli individui. I suoi mattoni sono i fatti sociali: maniere di agire, di pensare e di sentire che stanno fuori dalla singola persona e la spingono in una direzione. Ne sono esempi la lingua e la moneta di una società. Lo sono anche le sue leggi e le credenze religiose, il modo di vestire e l’idea di bellezza. Durkheim pensava che si potessero studiare con lo stesso spirito con cui un fisico studia il mondo fisico. L’Internet Encyclopedia of Philosophy segnala un punto spesso frainteso: i fatti sociali sono esterni e interni all’individuo insieme, perché esistono solo attraverso le persone.

    Esempio pratico: nessuno sceglie da solo la lingua in cui impara a parlare. La trova già pronta, con regole che non ha deciso lui, e se le ignora non si fa capire. Quella lingua però esiste solo perché altre persone la parlano.

    Nelle Regole Durkheim sostiene che la società viene prima degli individui e che un fatto sociale va spiegato con altri fatti sociali; la psicologia dei singoli non basta. Lo studio sul suicidio mette alla prova questa idea su un gesto che sembra solo individuale: con le statistiche disponibili all’epoca Durkheim mostra che anche lì agiscono cause sociali. Quelle cause spiegano perché la probabilità del suicidio cresce quando una persona è meno integrata nelle sue reti di rapporti, e da sole non bastano a spiegare il singolo caso.

    Durkheim distingue anche due forme di solidarietà. Nelle società poco differenziate le persone si somigliano, e il legame che nasce dalla somiglianza lo chiama meccanico. Nelle società moderne mestieri e funzioni diversi dipendono gli uni dagli altri, e la solidarietà fondata su questa interdipendenza è detta organica.

    Il funzionalismo: Parsons e Merton

    Negli anni Trenta del Novecento la Scuola di Chicago perde terreno a favore del funzionalismo, e nel 1937 Talcott Parsons pubblica La struttura dell’azione sociale. Lo struttural-funzionalismo americano di Parsons tratta la società come un sistema integrato, fatto di ruoli, di strutture e di funzioni.

    Nel 1949 Robert K. Merton introduce due distinzioni. La prima separa le funzioni manifeste da quelle latenti, e la funzione latente riprende un’idea di Weber, l’effetto non voluto. La seconda separa le funzioni dalle disfunzioni: la stessa cosa può servire a un sistema e danneggiarne un altro. Treccani parla per questo di funzionalismo relativo, in cui le azioni sociali producono anche effetti non previsti. Merton propone inoltre le teorie a medio raggio, più adatte alla ricerca empirica delle grandi teorie generali.

    Esempio pratico: l’Enciclopedia delle scienze sociali porta il caso dell’omertà. Alla mafia è utile, alla giustizia fa danno: nel lessico di Merton è una funzione per il primo sistema e una disfunzione per il secondo.

    Nel 1959 C. Wright Mills, l’autore dell’immaginazione sociologica, accusa il funzionalismo di Parsons di essere troppo astratto e formalista. Altre critiche gli hanno contestato un fondo di ideologia conservatrice e la fatica a spiegare il cambiamento, i conflitti e il dominio.

    La teoria del conflitto: da Marx a Dahrendorf

    Nel Manifesto del partito comunista (1848) Karl Marx e Friedrich Engels leggono tutta la storia passata come una storia di lotte tra classi. Per Marx è il conflitto tra classi a muovere il cambiamento sociale. Cavalli precisa che a rigore Marx non è un classico della sociologia, perché altre discipline lo rivendicano altrettanto, ma ne è stato un precursore.

    Weber allarga il campo. Per lui le classi sono una delle strutture intorno a cui si organizzano interessi contrapposti, e nemmeno la principale: si lotta anche nella religione, nel diritto, in politica, per l’onore e il prestigio. Il conflitto è la condizione normale della società, e Weber, a differenza di Marx, non prevede una fine della storia in cui i conflitti cessino.

    Nel 1957 Ralf Dahrendorf critica Marx per aver fondato le classi solo sulla proprietà. Per Dahrendorf c’è conflitto, aperto o nascosto, in ogni organizzazione pubblica o privata dove qualcuno comanda e qualcuno obbedisce. Georg Simmel e Lewis Coser (1956) guardano all’altra faccia: il conflitto spezza legami e ne crea, per esempio rafforzando la coesione all’interno dei gruppi che si scontrano.

    Weber e la sociologia comprendente

    Max Weber nasce a Erfurt, in Prussia, nel 1864 e muore all’improvviso a Monaco nel 1920, di polmonite, probabilmente per l’influenza spagnola. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy il suo lavoro spinge la nascita della sociologia come disciplina accademica e cambia gli studi religiosi, il diritto, la scienza politica e l’economia.

    Weber separa il comportamento, che si può contare ignorando i motivi, dall’azione, che si capisce solo interpretando il significato che le dà chi la compie. Cavalli chiama questo significato senso intenzionato, e per coglierlo serve la comprensione, il Verstehen della sociologia comprendente. La Stanford Encyclopedia of Philosophy avverte che il Verstehen di Weber non è un’immedesimazione intuitiva. Diventa conoscenza valida quando i significati vengono spiegati anche come cause, come mezzi scelti per un fine. Per Weber, diversamente da Dilthey, comprendere e spiegare si completano.

    Esempio pratico: contare quante persone entrano in una chiesa la domenica misura un comportamento. Chiedersi perché ci entrano porta allo studio dell’azione, e lì bisogna ricostruire il senso che ognuna dà a quel gesto.

    Weber distingue l’agire razionale rispetto allo scopo (Zweckrationalität) da quello razionale rispetto al valore (Wertrationalität); accanto a questi colloca l’agire affettivo e l’agire tradizionale, che razionali non sono. In questa linea teorica l’essere umano può agire in modo razionale, ma la razionalità non gli è data per natura.

    Uno strumento tipico di Weber è il tipo ideale, una costruzione volutamente fittizia che non pretende di copiare la realtà. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy ne usa tre per il potere legittimo, fondati sul carisma, sulla tradizione e sulla razionalità legale. Nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905) Weber indica nella dottrina calvinista della predestinazione un fattore che Treccani definisce decisivo per la nascita del capitalismo moderno.

    L’interazionismo simbolico di Mead

    Le idee dell’interazionismo simbolico nascono a Chicago nei primi decenni del Novecento. Tra il 1910 e il 1920, attorno al dipartimento di sociologia dell’università, si forma la Scuola di Chicago, e George Herbert Mead è considerato uno dei padri fondatori della corrente.

    Mead nasce a South Hadley, in Massachusetts, il 27 febbraio 1863 e muore a Chicago il 26 aprile 1931. Non pubblicò mai un libro. I suoi volumi li hanno ricostruiti gli studenti dopo la morte, da appunti stenografici dei corsi e da carte inedite: Mind, Self and Society esce postumo nel 1934, a cura di Charles W. Morris. Secondo l’Internet Encyclopedia of Philosophy la sua teoria su come mente e Sé nascono dalla comunicazione sociale è diventata la base dell’interazionismo simbolico. Il Sé si forma nell’interazione con gli altri, soprattutto attraverso il linguaggio, e ha due lati: il Me è la parte sociale, l’Io è la risposta personale a quella parte. Il bambino si guarda prima con gli occhi di persone concrete, poi con quelli dell’altro generalizzato, l’insieme degli atteggiamenti di chi partecipa con lui a un’attività regolata.

    Il nome della scuola arriva più tardi. Lo conia nel 1937 Herbert Blumer, allievo di Mead, per il quale le persone agiscono verso le cose in base al significato che quelle cose hanno per loro. Alla stessa area della microsociologia Treccani assegna anche W.I. Thomas: se le persone definiscono reale una situazione, sosteneva, quella situazione è reale nelle sue conseguenze. La corrente si diffonde soprattutto negli anni Sessanta e Settanta.

    Erving Goffman occupa un posto a sé, vicino all’interazionismo simbolico e all’etnometodologia: cerca il fondamento dell’ordine sociale negli incontri faccia a faccia, dove accordi impliciti inquadrano la situazione e le danno un senso. C’è chi include nell’interazionismo il suo approccio drammaturgico, ma la voce Treccani giudica questa inclusione in parte arbitraria. All’interazionismo simbolico si rimprovera di spiegare male il conflitto e il potere. Sul metodo guida le sociologie interpretative, che con alcune eccezioni rifiutano l’analisi quantitativa.

    Le grandi prospettive a confronto

    ProspettivaAutoriDa dove parteConcetti chiave
    Paradigma della strutturaDurkheimDalla società, che viene prima degli individuiFatto sociale, solidarietà meccanica e organica
    FunzionalismoParsons, MertonDalla società come sistema integrato di ruoli e funzioniFunzioni manifeste e latenti, disfunzioni
    Teoria del conflittoMarx, Dahrendorf, CoserDallo scontro tra gruppi con interessi contrappostiLotta di classe, comando e obbedienza
    Sociologia comprendenteWeberDalle azioni dei singoli e dai loro motiviVerstehen, tipo ideale, tipi di agire
    Interazionismo simbolicoMead, BlumerDagli scambi quotidiani e dai significatiIo e Me, altro generalizzato

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Sociologia: SociologiaSlide 2 della presentazione su Sociologia: Chi ha scelto la lingua in cui hai imparato a parlare?Slide 3 della presentazione su Sociologia: Da Comte a BlumerSlide 4 della presentazione su Sociologia: Capitolo 01: Comte dà il nomeSlide 5 della presentazione su Sociologia: Padre del positivismoSlide 6 della presentazione su Sociologia: Capitolo 02: Durkheim e i fatti socialiSlide 7 della presentazione su Sociologia: Pubblicati a BordeauxSlide 8 della presentazione su Sociologia: Durkheim sui legami socialiSlide 9 della presentazione su Sociologia: Capitolo 03: Il senso dell'agire, da Weber a MeadSlide 10 della presentazione su Sociologia: Dalle ragioni di chi agisce: Max Weber, George H. Mead, Herbert BlumerSlide 11 della presentazione su Sociologia: Nessun libro in vitaSlide 12 della presentazione su Sociologia: Per la sociologia decide tutto la societàSlide 13 della presentazione su Sociologia: Capitolo 04: Conflitto e funzioniSlide 14 della presentazione su Sociologia: Dal 1848 al 1957Slide 15 della presentazione su Sociologia: Parsons · Merton · MillsSlide 16 della presentazione su Sociologia: Chi ha coniato nel 1937 l'etichetta interazionismo simbolico?Slide 17 della presentazione su Sociologia: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito La sociologia mette in parole il senso comune: dice cose che tutti sanno già.

      ✓ Realtà Robert K. Merton osservava che parecchie delle ipotesi più produttive della disciplina sono nate da fatti che il senso comune non riusciva a spiegare. Il senso comune serve nella vita di tutti i giorni, però regge solo dentro il gruppo che lo condivide. L'ufficio statistico del lavoro degli Stati Uniti descrive il sociologo come un ricercatore, che mette alla prova teorie sui problemi sociali con dati raccolti sul campo e analizzati anche con la statistica.

    • ✗ Mito Sociologo e assistente sociale fanno lo stesso mestiere.

      ✓ Realtà Per l'ufficio statistico del lavoro degli Stati Uniti sono due professioni distinte. Il sociologo fa ricerca sulla società e sui comportamenti sociali; l'assistente sociale lavora con persone, famiglie e gruppi per prevenire o gestire le difficoltà di ogni giorno. Negli Stati Uniti per diventare assistente sociale serve di solito una laurea specifica in servizio sociale e spesso una licenza, con regole che cambiano da Stato a Stato.

    • ✗ Mito Per la sociologia le persone non scelgono nulla: decide tutto la società.

      ✓ Realtà Struttura e azione si escludono soltanto nelle versioni estreme delle teorie. Anche chi parte dalla struttura riconosce che l'individuo sceglie, dentro margini stretti fissati dalla società. Chi parte dall'azione, con Weber, vede le persone scegliere tra più strade e produrre la struttura stessa con quello che fanno; nella ricerca sul campo i due approcci si usano spesso insieme.

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    Mappa concettuale: Sociologia: cos'è e quali sono le principali teorie
    • Sociologia
      • Origini Ottocento europeo, insieme alla rivoluzione industriale
        • Comte inventa la parola Lezione 47 del Corso di filosofia positiva
        • Fisica sociale Statica e dinamica
        • Legge dei tre stadi Teologico, metafisico, positivo
      • Paradigma della struttura Si parte dalla società, approccio olistico
        • Fatti sociali Esterni all'individuo e capaci di costringerlo
        • Il suicidio, 1897 Cause sociali e integrazione
        • Solidarietà Meccanica tra simili, organica tra diversi
      • Funzionalismo
        • Parsons Società come sistema integrato
        • Merton, 1949 Funzioni latenti e disfunzioni
        • Critica di Mills, 1959 Troppo astratto e formalista
      • Teoria del conflitto
        • Marx Lotta di classe e cambiamento
        • Dahrendorf, 1957 Conflitto tra chi comanda e chi obbedisce
        • Simmel e Coser Il conflitto crea anche legami
      • Paradigma dell'azione Weber, individualismo metodologico
        • Verstehen Comprendere il senso dell'azione
        • Tipo ideale Costruzione volutamente fittizia
        • Tipi di agire Rispetto allo scopo, al valore, affettivo, tradizionale
      • Microsociologia Sociologia della vita quotidiana
        • Mead e il Sé Io, Me e altro generalizzato
        • Blumer, 1937 Conia interazionismo simbolico
        • Teorema di Thomas Situazioni reali nelle conseguenze
        • Goffman, accostato Gli incontri faccia a faccia

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Chi ha inventato la parola sociologia?

    La usa per la prima volta Auguste Comte, nella lezione 47 del Corso di filosofia positiva. È un ibrido tra il latino socius (compagno) e il greco logos (discorso, studio).

    2 Come definisce Durkheim i fatti sociali nelle Regole del metodo sociologico?

    Per Durkheim lingua, moneta, leggi e modo di vestire esistono prima e fuori dal singolo e pesano su di lui. Un fatto sociale, per le Regole, si spiega con altri fatti sociali e non con la psicologia individuale.

    3 Che cosa aggiunge Robert K. Merton al funzionalismo nel 1949?

    Le due distinzioni sono di Merton. La funzione latente riprende l'idea weberiana di effetto non voluto; la disfunzione ricorda che ciò che serve a un sistema può danneggiarne un altro.

    4 Chi ha coniato nel 1937 l'etichetta interazionismo simbolico?

    L'etichetta è di Herbert Blumer, allievo di Mead. Mead è considerato uno dei padri fondatori della scuola, ma morì nel 1931 e il nome arrivò dopo.

    5 Vero o falso? Per la linea teorica di Weber l'essere umano è razionale per natura.

    Questa linea teorica considera la razionalità una possibilità dell'agire umano, che si realizza in certe azioni e in altre no. Accanto ai due tipi di agire razionale Weber colloca l'agire affettivo e quello tradizionale.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-C · 4-D · 5-B

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    La sociologia studia i fenomeni sociali: da che cosa nascono, che effetti hanno e come si collegano tra loro. Il nome lo inventò Auguste Comte nel Corso di filosofia positiva, uscito tra il 1830 e il 1842, e la disciplina prese forma nell'Europa dell'Ottocento. Le sue teorie rispondono in modi diversi a una domanda di fondo: quanto la società plasma le persone e quanto sono le persone a costruirla. Durkheim e il funzionalismo partono dalla società; Weber parte da chi agisce e dai suoi motivi, l'interazionismo simbolico dagli scambi della vita quotidiana. La teoria del conflitto, da Marx a Dahrendorf, guarda allo scontro tra classi e tra chi comanda e chi obbedisce.

    Domande e risposte

    Che cosa studia la sociologia?

    Studia i fenomeni sociali, cioè quello che accade quando le persone vivono insieme: le cause, le conseguenze e i legami tra un fenomeno e l'altro. Il sociologo lavora con ricerche sul campo, interviste, osservazioni e analisi statistiche dei dati.

    Chi sono i sociologi famosi da conoscere?

    Tra i classici ci sono Auguste Comte, che inventò la parola, Émile Durkheim e Max Weber. La voce Treccani sulla sociologia definisce Karl Marx un precursore della disciplina. Nel Novecento contano Talcott Parsons e Robert K. Merton per il funzionalismo, George H. Mead e Herbert Blumer per l'interazionismo simbolico, Ralf Dahrendorf per la teoria del conflitto ed Erving Goffman per lo studio degli incontri faccia a faccia.

    Che differenza c'è tra macrosociologia e microsociologia?

    La macrosociologia studia le grandi strutture e comprende le teorie strutturaliste e sistemiche. La microsociologia guarda alla vita di tutti i giorni, cioè alle persone e ai rapporti che intrecciano. Talcott Parsons collocava al livello micro tutto ciò che va dalla personalità a un gruppo ristretto, per esempio la famiglia; al livello macro arrivava fino al sistema mondiale degli Stati.

    Che cos'è l'interazionismo simbolico in parole semplici?

    È la prospettiva per cui il modo in cui trattiamo un oggetto, un gesto o una persona dipende da ciò che significa per noi, e il Sé si forma negli scambi con gli altri, soprattutto attraverso il linguaggio. Le sue idee nascono a Chicago all'inizio del Novecento con George H. Mead, e il nome lo dà Herbert Blumer nel 1937.

    Che cos'è un fatto sociale per Durkheim?

    È un modo di agire, di pensare o di sentire che esiste fuori dalla singola persona e la spinge in una direzione: la lingua, la moneta, le credenze religiose, l'idea di bellezza. Durkheim pensava che i fatti sociali si potessero studiare come i fisici studiano il mondo fisico.

    Fonti consultate

    • Treccani, Enciclopedia delle scienze sociali, voce «Sociologia» (Alessandro Cavalli)
    • Treccani, Enciclopedia on line, voce «sociologia»
    • Treccani, Enciclopedia delle scienze sociali, voce «Interazionismo simbolico»
    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, «Auguste Comte»
    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, «Max Weber»
    • Internet Encyclopedia of Philosophy, «Émile Durkheim»
    • Internet Encyclopedia of Philosophy, «George Herbert Mead»
    • U.S. Bureau of Labor Statistics, Occupational Outlook Handbook, «Sociologists»
    • U.S. Bureau of Labor Statistics, Occupational Outlook Handbook, «Social Workers»

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