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    recaplica Interazionismo simbolico: cos'è e le idee di Mead, Blumer e Goffman
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    Interazionismo simbolico: cos'è e le idee di Mead, Blumer e Goffman

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 22 ottobre 2026

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    L'interazionismo simbolico nasce negli Stati Uniti e studia come le persone interpretano il comportamento degli altri per poter interagire con loro. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy molti considerano George Herbert Mead il padre della scuola, anche se lui non usò mai questo nome. A coniarlo fu Herbert Blumer, che formulò tre premesse sul significato. Erving Goffman, formatosi a Chicago negli anni Quaranta, portò lo stesso sguardo sulla vita quotidiana e la lesse come una rappresentazione davanti a un pubblico.

    Punti Chiave

    • Treccani colloca lo sviluppo della corrente nella scuola di Chicago degli anni Trenta e la diffusione di massa tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
    • Per Mead il sé si forma nell'interazione e parte dai ruoli recitati con altri: dal play, con singoli altri, si passa al game, in cui si assume il ruolo di tutti i partecipanti.
    • Mead distingue nel sé due fasi, l'Io e il Me. L'Io porta iniziativa e risposte nuove, il Me è il sé che si conosce riflettendo a posteriori.
    • Blumer fissò tre premesse: si agisce in base ai significati, i significati nascono dall'interazione sociale e vengono usati attraverso un processo interpretativo.
    • Goffman descrive la vita sociale con la metafora del teatro: ribalta davanti al pubblico, retroscena quando il pubblico non c'è, e gestione delle impressioni.
    • Le obiezioni riportate da Wikipedia riguardano la difficoltà di testare la teoria e la poca considerazione per le emozioni e per la struttura sociale.

    L'Approfondimento

    Che cos’è l’interazionismo simbolico

    Per Treccani l’interazionismo simbolico è una corrente della sociologia nata negli Stati Uniti che studia l’azione sociale come ciò che mette in relazione gli individui tra loro. L’oggetto principale è l’interpretazione di ciò che significa il comportamento degli altri. La corrente prese forma nella scuola di Chicago, particolarmente attiva negli anni Trenta, ma conobbe la diffusione di massa solo tra anni Cinquanta e Sessanta. È una delle principali teorie della sociologia.

    Treccani mette in evidenza la «definizione della situazione», cioè il modo in cui gli individui interpretano le azioni altrui per reagire; per la pagina didattica dell’Università del Minnesota Duluth il concetto fu introdotto da W. I. Thomas. Si interpretano gli altri proprio per poter interagire con loro, e l’autore della voce, Roberto Cipriani, vi vede un’attenzione rivolta all’agire individuale più che alla società che lo condiziona. È una lettura di Cipriani.

    Interazionismo simbolico di Mead: il sé che nasce con gli altri

    Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, George Herbert Mead (1863-1931) fu un filosofo e teorico sociale americano, di solito annoverato tra i grandi del pragmatismo classico insieme a James, Peirce e Dewey. Molti lo considerano il padre della scuola dell’interazionismo simbolico, anche se lui non usò mai quel nome. Non pubblicò mai un libro vero e proprio di filosofia: la sua opera più famosa, Mind, Self, and Society, uscì dopo la sua morte (l’edizione originale è del 1934, a cura di Charles W. Morris) e raccoglie appunti degli studenti e brani di manoscritti inediti. Il significato, per Mead, si forma nello scambio. Nell’esempio dei due cani, il significato del latrato sta nella risposta che l’altro animale dà al primo. Per Mead un gesto diventa simbolo significativo se evoca in chi lo compie la risposta che evoca, o dovrebbe evocare, negli altri. I gesti vocali, cioè le parole, permettono di sentire la propria voce più o meno come la sentono gli altri. La mente compare quando l’organismo sa indicare dei significati agli altri e a sé stesso. Mead giudica assurdo studiarla solo nel singolo organismo: lì ha il suo centro, ma è essenzialmente un fenomeno sociale.

    Il sé non coincide con l’individuo: è legato all’autocoscienza e prende avvio quando si interagisce con gli altri e si recitano dei ruoli. Per Mead lo sviluppo del sé è strettamente legato a quello del linguaggio. Un ruolo, in questo senso, è un insieme di comportamenti che rispondono ai comportamenti di altre persone, e recitarlo richiede di assumere gli atteggiamenti o il punto di vista degli altri (in inglese role-taking).

    Esempio pratico: un bambino fa il dottore e fa fare il paziente a un altro bambino. Per recitare la parte deve mettersi dal punto di vista di chi sta dall’altra parte. La Stanford Encyclopedia osserva che questo tipo di role-taking avviene in coppie.

    Dal play al game e l’altro generalizzato

    Secondo la voce di Wikipedia su Mead, la comprensione del mondo sociale passa per due fasi: prima il play, il gioco libero, poi il game, il gioco organizzato. Nel play il bambino imita ruoli degli adulti per capirli, come il poliziotto e il ladro o il dottore e il paziente. Nel game assume il ruolo di tutti i partecipanti, e i ruoli devono avere tra loro un rapporto preciso.

    PlayGame
    Che cosa si imitaIl ruolo di singoli altri, separatiIl ruolo di tutti i partecipanti
    Il sé che ne derivaLimitato: manca un senso di sé più generale e organizzatoPiù generale e organizzato
    EsempioPoliziotto e ladro, dottore e pazienteUna squadra di baseball

    Per giocare bisogna conoscere i comportamenti legati a ogni posizione in campo; le risposte di singole persone non bastano. Per l’altro generalizzato, Mead intende la comunità o il gruppo organizzato che dà unità al sé dell’individuo, e la voce di Wikipedia lo descrive come il primo incontro del bambino con l’insieme organizzato degli altri. L’atteggiamento dell’altro generalizzato è quello dell’intera comunità.

    Esempio pratico: in una squadra di baseball chi gioca deve avere in sé le risposte di ogni posizione in campo. Per la Stanford Encyclopedia la squadra è l’altro generalizzato di ciascun giocatore, nella misura in cui entra, come attività organizzata, nell’esperienza di ognuno dei suoi membri.

    Io e Me, le due fasi del sé

    Nella lettura della Stanford Encyclopedia, per Mead «Io» (I) e «Me» sono distinzioni funzionali, non metafisiche: sono fasi del sé. Il Me nasce in rapporto a un altro generalizzato ed è un oggetto conoscibile, che si coglie solo a posteriori, riflettendoci. Ogni risposta dell’Io è in qualche misura nuova, e per questo l’Io dà il senso di libertà e di iniziativa.

    IoMe
    Che cosa èFase del sé che produce risposte in qualche misura nuoveFase del sé che nasce in rapporto a un altro generalizzato
    Quando si conosceSolo a cose fatte, riflettendociA posteriori, come oggetto
    Che cosa dàSenso di libertà e di iniziativaIl commento continuo sulle azioni dell’Io

    Appena le azioni dell’Io vengono riconosciute e conosciute diventano, per definizione, un Me. Il flusso continuo di coscienza di sé non viene dall’Io che si osserva in diretta ma dal commento continuo del Me sulle azioni dell’Io. Le risposte nuove dell’Io possono entrare a far parte di un Me, quindi i Me cambiano nel tempo. Nascono inoltre in rapporto a più sistemi di comportamento e a più altri generalizzati: il Me è, per definizione, plurale.

    La voce ricorda un precedente: William James scrisse nel 1890 che si hanno tanti sé sociali quante sono le persone che ci riconoscono e hanno in mente un’immagine di noi.

    Blumer e l’interazionismo simbolico: le tre premesse

    Herbert Blumer, allievo e interprete di Mead, coniò il termine «interazionismo simbolico» e ne diede una sintesi influente, secondo Wikipedia e la pagina del Minnesota Duluth. Lo fece nel 1937, in un articolo di sintesi sulla psicologia sociale nel volume Man and Society, secondo Wikipedia ed Encyclopedia.com; il libro del 1969 è quello in cui Treccani lo vede usare la nozione in modo specifico. La voce di Wikipedia attribuisce la concezione a Mead e a Cooley, il cui «sé specchio» ha influenzato la teoria del sé di Mead, e conta tra i rappresentanti anche W. I. Thomas.

    Le premesse di Blumer, nella versione riportata dalla pagina del Minnesota Duluth e dalla voce di Wikipedia, sono tre.

    PremessaChe cosa afferma
    Azione e significatoLe persone agiscono verso le cose in base ai significati che hanno per loro
    Origine del significatoIl significato deriva dall’interazione sociale con gli altri e con la società
    Uso del significatoI significati sono gestiti e modificati da un processo interpretativo, usato ogni volta che si ha a che fare con qualcosa

    Per Blumer il significato di una cosa, per una persona, cresce dai comportamenti che gli altri tengono verso di lei a proposito di quella cosa. Nel processo interpretativo l’attore rielabora i significati in base alla situazione e al corso della sua azione: ne sceglie alcuni, ne sospende altri, li controlla e li riorganizza. Il primo gesto dell’interpretazione è indicare a sé stesso le cose verso cui agisce e che per lui hanno significato.

    La voce di Wikipedia riassume la posizione di Mead come «stimolo, interpretazione, risposta» invece del semplice stimolo-risposta, e racconta che gli interazionisti descrivono il pensiero come una conversazione interiore. Blumer distingue tre classi di oggetti: fisici, sociali e astratti. Ribadisce anche che il mondo empirico risponde alle nostre immagini e resiste, quindi i significati non sono pura invenzione. In ultima analisi, per lui la società umana consiste in persone che agiscono, e ogni schema empirico deve rispettarlo.

    Goffman e l’interazionismo simbolico: la vita come rappresentazione

    Erving Goffman, nato in Alberta (Canada), ottenne il dottorato all’Università di Chicago nel 1953. Secondo Encyclopedia.com guidò la svolta verso la microsociologia della vita quotidiana. Il Dictionary of Sociology di Oxford ricorda che a Chicago, negli studi di dottorato degli anni Quaranta, subì l’influenza degli interazionisti simbolici, in particolare di Everett Hughes e Herbert Blumer.

    Nel libro La vita quotidiana come rappresentazione Goffman legge la vita sociale con la metafora del teatro e studia come le persone recitano ruoli e gestiscono le impressioni che danno agli altri. Il libro si nutrì delle osservazioni sulla vita quotidiana in una comunità di coltivatori delle isole Shetland. La data va dal 1956 al 1959, a seconda della fonte: Treccani indica il 1956, con traduzione italiana nel 1969, Encyclopedia.com il 1959. Secondo la voce di Wikipedia, Goffman portò in sociologia dal teatro il termine «drammaturgia» e ne sviluppò gran parte del lessico. Per la performance di ciascuno usò l’espressione «presentazione di sé»: è ciò che ognuno fa per lasciare negli altri impressioni ben precise, e la si chiama anche gestione delle impressioni. L’attore può credere o no alla parte che recita, essere sincero o cinico, e il pubblico può solo cercare di indovinarlo.

    Ribalta (front stage)Retroscena (back stage)
    Che cosa comprendeLe azioni visibili al pubblico, parte della performanceLe azioni compiute quando non c’è pubblico
    Secondo Encyclopedia.comDove si presentano le definizioni ufficiali della realtàDove si nasconde il lavoro sporco e si preparano le performance

    Esempio pratico: il cameriere si comporta in un modo davanti ai clienti e in modo più disinvolto in cucina. Per la voce di Wikipedia sulla drammaturgia è l’esempio tipico della differenza tra ribalta e retroscena.

    Goffman propose anche il concetto di «istituzioni totali»: luoghi dove ogni aspetto della vita sottostà a un’autorità totale che non lascia retroscena privati. Asylums esce nel 1961, in italiano nel 1968, secondo Treccani. Nelle letture riportate da Encyclopedia.com la malattia mentale è più un’attuazione sociale che una caratteristica dell’individuo.

    Nella lettura di Randall Collins, la voce di Encyclopedia.com attribuisce a Goffman l’idea che non esista un sé essenziale ma solo una costruzione sociale continua. Per lui l’ordine sociale è conciliante alla base: i vincoli rituali di ogni situazione vanno in larga parte rispettati, altrimenti una realtà sociale non si costruisce. Il Dictionary of Sociology lo definisce difficile da collocare: a volte letto come interazionista simbolico, a volte come formalista alla Simmel, a volte come funzionalista dell’ordine micro.

    Le critiche all’interazionismo simbolico

    Tra le critiche frequenti, riporta la voce di Wikipedia, ci sono metodi di ricerca giudicati troppo impressionistici e teorie poco sistematiche. Altri contestano la difficoltà di mettere alla prova la teoria, che è un quadro teorico più che una teoria in senso stretto. Sono segnalate anche la scarsa attenzione alla struttura sociale e alle emozioni. Nacquero in gran parte negli anni Settanta negli Stati Uniti, quando dominavano gli approcci quantitativi, e la più nota è quella di Alvin Gouldner.

    Le obiezioni toccano anche i singoli autori. La pagina del Minnesota Duluth segnala che Blumer non considera come l’osservazione diretta possa alterare i dati con la presenza stessa del ricercatore. Per Goffman il Dictionary of Sociology ricorda fonti poco chiare e un lavoro sul campo che sembra minimo, e il rimprovero di trascurare struttura sociale, classe ed economia. Gouldner, nel suo libro sulla crisi della sociologia occidentale, lo presentò come apologeta del capitalismo. Lo giudicò anche troppo cinico e concentrato su cose banali.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Interazionismo simbolico: Interazionismo simbolicoSlide 2 della presentazione su Interazionismo simbolico: Da dove viene il significato di un gesto?Slide 3 della presentazione su Interazionismo simbolico: Da Mead a Blumer, che coniò il nome, fino a GoffmanSlide 4 della presentazione su Interazionismo simbolico: Capitolo 01: Il sé secondo MeadSlide 5 della presentazione su Interazionismo simbolico: Come impara a stare con gli altri il bambinoSlide 6 della presentazione su Interazionismo simbolico: Capitolo 02: Le premesse di BlumerSlide 7 della presentazione su Interazionismo simbolico: Significati · Interazione · InterpretazioneSlide 8 della presentazione su Interazionismo simbolico: Capitolo 03: Ribalta e retroscenaSlide 9 della presentazione su Interazionismo simbolico: Il cameriere con i clienti e in cucinaSlide 10 della presentazione su Interazionismo simbolico: Per Goffman il teatro è una metafora della vita sociale.Slide 11 della presentazione su Interazionismo simbolico: Capitolo 04: Le critiche alla correnteSlide 12 della presentazione su Interazionismo simbolico: Che cosa spiega poco la corrente?Slide 13 della presentazione su Interazionismo simbolico: Che cosa indica il «Me» nella teoria di Mead?Slide 14 della presentazione su Interazionismo simbolico: Dalle idee di Mead alla ribalta di Goffman
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito L'interazionismo simbolico l'ha inventato George Herbert Mead.

      ✓ Realtà Mead è considerato da molti il padre della scuola, ma la Stanford Encyclopedia of Philosophy precisa che non usò mai quel nome. Non pubblicò nemmeno un vero libro di filosofia: Mind, Self, and Society uscì dopo la sua morte, nel 1934, messo insieme da appunti di studenti e da passi di manoscritti rimasti inediti. Il termine lo coniò Blumer, suo allievo e interprete, che ne diede una sintesi influente.

    • ✗ Mito Goffman pensava che la vita sociale fosse davvero un teatro e che gli altri recitassero sempre una finzione.

      ✓ Realtà Secondo la voce di Wikipedia sulla drammaturgia, Kenneth Burke riteneva che la vita fosse davvero teatro, mentre per Goffman il teatro è una metafora. Nella lettura di Randall Collins su Encyclopedia.com, Goffman vedeva un ordine sociale conciliante, che regge se i riti delle situazioni sono rispettati in gran parte. Collins contesta chi lo ha letto come una gara machiavellica di finzioni.

    • ✗ Mito Se il significato nasce dall'interazione, ciascuno può attribuire alle cose il significato che preferisce.

      ✓ Realtà La pagina didattica dell'Università del Minnesota Duluth riporta che Blumer ribadisce come il mondo empirico risponda alle immagini che ne abbiamo: resiste e non si piega a piacere. I significati hanno quindi un limite nella realtà con cui si fanno i conti, e per Blumer si formano dai comportamenti che gli altri hanno verso la persona riguardo a quella cosa.

    Mappa concettuale

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    • Interazionismo simbolico
      • L'idea di base
        • Corrente della sociologia Nata negli Stati Uniti, scuola di Chicago
        • Interpretare gli altri Per poter interagire con loro
        • Definizione della situazione Concetto introdotto da W. I. Thomas, secondo la pagina del Minnesota Duluth
      • Mead e il sé
        • Simbolo significativo
        • Role-taking Assumere il punto di vista degli altri
        • Play e game
        • Io e Me Fasi del sé
      • Blumer
        • Coniò il termine 1937 secondo Wikipedia ed Encyclopedia.com
        • Tre premesse
        • Processo interpretativo Il mondo empirico resiste
      • Goffman
        • Drammaturgia Il teatro come metafora
        • Ribalta e retroscena
        • Gestione delle impressioni
        • Istituzioni totali
      • Le critiche
        • Struttura sociale
        • Emozioni
        • Testabilità Quadro teorico più che teoria

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Chi coniò l'espressione «interazionismo simbolico»?

    Molti considerano Mead il padre della scuola, ma secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy non usò mai quel nome. Il termine è di Blumer. Lo coniò nel 1937 secondo Wikipedia ed Encyclopedia.com. Treccani guarda invece al libro del 1969, dove Blumer usa la nozione in modo specifico.

    2 Nel game, secondo Mead, che cosa fa il bambino?

    Secondo la voce di Wikipedia su Mead, nel play il bambino prende il ruolo di singoli altri separati, per esempio il dottore o il poliziotto. Nel game, come in una squadra di baseball, chi gioca ha in sé le risposte di ogni posizione in campo.

    3 Che cosa indica il «Me» nella teoria di Mead?

    Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy il Me è un oggetto conoscibile, che si coglie solo dopo. L'impulso nuovo e la sensazione di iniziativa appartengono all'Io. Le due parole indicano fasi del sé.

    4 Da dove deriva il significato delle cose, secondo la seconda premessa di Blumer?

    La seconda premessa, nella versione riportata dalla voce di Wikipedia, colloca l'origine del significato nell'interazione sociale. La terza aggiunge che il significato viene poi gestito e modificato con un processo interpretativo.

    5 Che cos'è il retroscena per Goffman?

    Secondo la voce di Wikipedia sulla drammaturgia il cameriere si comporta in un modo davanti ai clienti e in modo più disinvolto in cucina. Le azioni visibili al pubblico, e le definizioni ufficiali della realtà, stanno invece sulla ribalta.

    Risposte: 1-B · 2-C · 3-A · 4-D · 5-B

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    L'interazionismo simbolico nasce negli Stati Uniti e studia come le persone interpretano il comportamento degli altri per poter interagire con loro. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy molti considerano George Herbert Mead il padre della scuola, anche se lui non usò mai questo nome. A coniarlo fu Herbert Blumer, che formulò tre premesse sul significato. Erving Goffman, formatosi a Chicago negli anni Quaranta, portò lo stesso sguardo sulla vita quotidiana e la lesse come una rappresentazione davanti a un pubblico.

    Domande e risposte

    Che cos'è l'interazionismo simbolico in parole semplici?

    È una corrente della sociologia nata negli Stati Uniti. Parte da un'osservazione semplice: per poter agire insieme, ciascuno interpreta che cosa significa il comportamento degli altri. Secondo Treccani è questo l'oggetto principale della corrente. Per Blumer il significato delle cose nasce nei rapporti tra le persone.

    Qual è l'interazionismo simbolico di Mead?

    Mead non usò quel nome, ma molti lo considerano il padre della scuola. Per lui la mente è essenzialmente un fenomeno sociale e il sé si sviluppa a contatto con gli altri, recitando ruoli. Distingue poi due fasi del sé, l'Io e il Me, e il passaggio dal play al game.

    Che cosa ha detto Blumer sull'interazionismo simbolico?

    Blumer coniò il termine e lo riassunse in tre premesse: si agisce verso le cose in base ai significati, i significati derivano dall'interazione sociale e vengono usati e modificati tramite un processo interpretativo. Lo coniò nel 1937 secondo Wikipedia ed Encyclopedia.com; Treccani cita il suo libro del 1969 come uso specifico della nozione.

    Che rapporto c'è tra interazionismo simbolico e Goffman?

    A Chicago, negli studi di dottorato degli anni Quaranta, Goffman fu influenzato dagli interazionisti simbolici, in particolare da Everett Hughes e Herbert Blumer. Secondo il Dictionary of Sociology di Oxford resta però difficile da collocare: alcuni lo leggono come interazionista simbolico, altri come formalista alla Simmel o come funzionalista dell'ordine micro.

    Quali sono le critiche all'interazionismo simbolico?

    Secondo la voce di Wikipedia i metodi sono stati giudicati troppo impressionistici e le teorie poco sistematiche. Si segnalano anche la difficoltà di verificarla e la scarsa attenzione a emozioni e struttura sociale. Le obiezioni vennero soprattutto dagli Stati Uniti degli anni Settanta, dove dominavano gli approcci quantitativi.

    Fonti consultate

    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, George Herbert Mead
    • Wikipedia, Symbolic interactionism
    • Wikipedia, George Herbert Mead
    • Wikipedia, Herbert Blumer
    • Wikipedia, Dramaturgy (sociology)
    • Encyclopedia.com, Goffman, Erving
    • Encyclopedia.com, Blumer, Herbert
    • Treccani, Interazionismo simbolico
    • Treccani, Goffman, Erving
    • University of Minnesota Duluth, Symbolic Interactionism as Defined by Herbert Blumer

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