L'Etica Nicomachea è il trattato in cui Aristotele chiede cosa rende buona un'azione e cosa rende felice una vita. Il filosofo descrive la virtù come una condizione intermedia tra due eccessi opposti, popolarmente nota come giusto mezzo: la temperanza, per esempio, sta tra l'indulgenza senza freno e la negazione totale del piacere. Il fine ultimo di una vita virtuosa è l'eudaimonia, che per Aristotele si realizza usando bene la ragione lungo l'intera esistenza. L'opera dedica due libri interi all'amicizia, segno di quanto Aristotele la considerasse legata all'agire virtuoso. Il nome dell'opera, secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, deriva dal figlio del filosofo, Nicomaco, che ne curò la trasmissione.
Punti Chiave
L'Etica Nicomachea è uno dei due trattati etici di Aristotele, insieme all'Etica Eudemia; i libri V-VII della Nicomachea coincidono con i libri IV-VI dell'Eudemia.
La virtù etica è una condizione intermedia tra un eccesso e un difetto, chiamata popolarmente giusto mezzo.
Il giusto mezzo non è uguale per tutti: va stabilito secondo le circostanze particolari di chi agisce.
Il fine ultimo è l'eudaimonia: la felicità che per Aristotele si fonda sul buon uso della ragione, mantenuto per l'intera vita.
Aristotele distingue le virtù dianoetiche, della parte razionale dell'anima, dalle virtù etiche, della parte che segue la ragione senza ragionare da sé.
I libri VIII e IX sono dedicati all'amicizia (philia), che Aristotele lega strettamente all'attività virtuosa.
L'Approfondimento
Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, Aristotele scrisse due trattati etici: l’Etica Nicomachea e l’Etica Eudemia. I nomi derivano dai rispettivi editori — l’Etica Eudemia da Eudemo, amico del filosofo, l’Etica Nicomachea dal figlio Nicomaco.
Aristotele scrive dentro la cornice intellettuale dell’Antica Grecia, erede delle domande poste dai filosofi presocratici sulla natura delle cose. Ma la Nicomachea sposta l’attenzione dalla natura all’azione umana, verso la domanda su cosa renda buona una vita.
Il cuore dell’opera è la teoria della virtù come condizione intermedia, nota popolarmente come giusto mezzo. Aristotele paragona le virtù alle competenze tecniche: come l’artigiano esperto evita l’eccesso e il difetto nel proprio lavoro, chi possiede una virtù etica evita i due estremi opposti nel comportamento. Il punto intermedio non è un valore fisso, uguale per chiunque in ogni situazione: va stabilito tenendo conto delle circostanze particolari di chi agisce, racconta ancora la Stanford Encyclopedia of Philosophy.
Ogni virtù morale, spiega la Internet Encyclopedia of Philosophy, è a sua volta un “estremo”, nel senso che rappresenta l’eccellenza. La stessa fonte nota che il tratto distintivo del coraggio è che l’atto coraggioso si compie sempre per amore del bello, inteso come ciò che è nobile.
Il principio vale anche per la temperanza, la virtù che riguarda i piaceri del corpo.
Esempio pratico: la temperanza verso i piaceri del corpo, secondo la Internet Encyclopedia of Philosophy, si ottiene trovando un mezzo tra due eccessi opposti: chi si abbandona a ogni piacere senza freno sta a un estremo, chi si nega ogni piacere corporeo sta all’altro. La virtù sta nella misura intermedia tra i due, calibrata sulla situazione di chi agisce.
Etica Nicomachea
Etica Eudemia
Il nome deriva da
Nicomaco, il figlio di Aristotele
Eudemo, amico di Aristotele
Libri in comune
V, VI, VII
IV, V, VI
Libri totali
dieci, da I a X
—
Il fine ultimo di questo intero edificio è l’eudaimonia. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, il bene supremo ha tre caratteristiche: è desiderabile di per sé, non in funzione di altro, e tutti gli altri beni sono desiderabili in vista di esso. L’eudaimonia, per Aristotele, è l’uso corretto della ragione sostenuto nel corso di un’intera vita. La Internet Encyclopedia of Philosophy aggiunge che il compito proprio dell’essere umano è mettere in atto la capacità di ragionare, e che la vita virtuosa è piacevole di per sé. Per esercitare questa capacità, Aristotele distingue due famiglie di virtù: quelle dianoetiche appartengono alla parte razionale dell’anima, quelle etiche appartengono alla parte che segue la ragione pur senza generarla da sé, sempre secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy.
I libri VIII e IX dell’opera sono dedicati per intero all’amicizia (philia). Aristotele osserva che le persone non considerano la giustizia così seria quanto l’amicizia, e afferma che se le persone sono amiche non hanno bisogno di essere anche giuste tra loro: segno, per lui, di quanto l’amicizia sia un legame più fondamentale della giustizia stessa. È una domanda che, nella filosofia greca, ricorda il metodo di Socrate, interamente dedicato a mettere alla prova le definizioni morali che i suoi interlocutori davano per scontate — un metodo diverso da quello che i sofisti praticavano nella stessa Atene.
L’edizione digitale del testo integrale della Internet Classics Archive del MIT divide l’opera in dieci libri, da I a X.
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✗ Mito Il giusto mezzo tra due vizi è una via di mezzo mediocre, un compromesso al ribasso.
✓ Realtà Secondo la Internet Encyclopedia of Philosophy, pur essendo un mezzo rispetto ai due vizi opposti, ogni virtù morale è essa stessa un estremo, nel senso di eccellenza, non una via di mezzo mediocre.
✗ Mito L'Etica Nicomachea e l'Etica Eudemia sono due opere senza nulla in comune.
✓ Realtà Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, le due opere condividono materiale: i libri IV-VI dell'Etica Eudemia corrispondono ai libri V-VII dell'Etica Nicomachea.
✗ Mito Il titolo 'Etica Nicomachea' indica un'opera scritta da Nicomaco.
✓ Realtà Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, i nomi dei due trattati derivano dai rispettivi editori: l'Etica Eudemia da Eudemo, amico di Aristotele, l'Etica Nicomachea dal figlio Nicomaco, che ne curò l'edizione, non la scrittura.
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Paragone con le competenze tecnichel'artigiano evita eccesso e difetto
Eudaimonia
Bene supremodesiderabile di per sé
Uso della ragionemantenuto per l'intera esistenza
Tipi di virtù
Virtù dianoetichedella parte razionale dell'anima
Virtù etichedella parte che segue la ragione
Amicizia
Libri VIII e IXdedicati alla philia
Legame con la virtùattività virtuosa e amicizia, strettamente legate
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L'Etica Nicomachea è il trattato in cui Aristotele chiede cosa rende buona un'azione e cosa rende felice una vita. Il filosofo descrive la virtù come una condizione intermedia tra due eccessi opposti, popolarmente nota come giusto mezzo: la temperanza, per esempio, sta tra l'indulgenza senza freno e la negazione totale del piacere. Il fine ultimo di una vita virtuosa è l'eudaimonia, che per Aristotele si realizza usando bene la ragione lungo l'intera esistenza. L'opera dedica due libri interi all'amicizia, segno di quanto Aristotele la considerasse legata all'agire virtuoso. Il nome dell'opera, secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, deriva dal figlio del filosofo, Nicomaco, che ne curò la trasmissione.
Domande e risposte
L'Etica Nicomachea e l'Etica Eudemia sono la stessa opera?
No, sono due trattati distinti, ma condividono materiale: secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, i libri IV-VI dell'Etica Eudemia corrispondono ai libri V-VII dell'Etica Nicomachea.
Che cosa significa "giusto mezzo" nell'Etica Nicomachea?
È la condizione intermedia tra un eccesso e un difetto in cui Aristotele colloca ogni virtù etica, come spiega la Stanford Encyclopedia of Philosophy; il punto preciso varia da persona a persona, secondo le circostanze.
Perché l'opera si chiama "Nicomachea"?
Perché, secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, il nome deriva da Nicomaco, il figlio di Aristotele, che ne curò l'edizione.
Quanti libri compongono l'Etica Nicomachea?
Dieci, numerati da I a X, come riporta l'edizione integrale del testo pubblicata dalla Internet Classics Archive del MIT.
Che cos'è l'eudaimonia per Aristotele?
È la felicità che nasce da un uso corretto e duraturo della ragione, mantenuto lungo l'intera esistenza, secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy.
Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.
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