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Filosofi presocratici: la domanda sull'arché, in uno schema |
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Filosofi presocratici: la domanda sull'arché, in uno schemaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoI filosofi presocratici sono i pensatori greci attivi tra il VI e il V secolo a.C. che per primi cercano un principio, l'arché, capace di spiegare l'origine e la natura di tutte le cose senza ricorrere agli dei. Le scuole ioniche di Mileto propongono tre risposte diverse: l'acqua per Talete, l'illimitato (apeiron) per Anassimandro, l'aria per Anassimene, trasformata per rarefazione e condensazione. Eraclito di Efeso vede l'ordine del mondo in un fuoco sempre vivo governato dal Logos; Pitagora fonda una comunità attorno al destino dell'anima, sviluppata dai suoi successori in senso più matematico; Parmenide di Elea arriva alla risposta più radicale, negando che la realtà vera possa cambiare. Il termine «presocratici» descrive più una scuola di pensiero che una data precisa: gli ultimi di loro furono contemporanei di Socrate. Punti Chiave
L'ApprofondimentoNel VI secolo a.C., nelle città greche della costa dell’Asia Minore, un gruppo di pensatori comincia a farsi una domanda nuova: da cosa derivano tutte le cose che esistono? È una domanda sulla natura, che cerca una risposta razionale al posto di un racconto sugli dei dell’Olimpo. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, questi filosofi — attivi tra il VI e il V secolo a.C. — introducono un modo nuovo di indagare il mondo e il posto dell’essere umano in esso. Li chiamiamo «presocratici» perché vissero prima di Socrate, anche se l’etichetta non è rigorosamente cronologica: gli ultimi di loro furono contemporanei dello stesso Socrate, e persino di Platone. È più corretto pensarla come una scuola di pensiero che come una collocazione sulla linea del tempo. Queste città facevano parte del mondo delle poleis greche, dove nello stesso periodo nascevano anche le prime forme di governo partecipato. Talete, l’acqua come principioNato a Mileto, città greca della Ionia, Talete secondo la testimonianza di Aristotele fu il primo a cercare la causa prima di tutte le cose, e la identificò nell’acqua. Per lui l’acqua era l’arché, il principio fondamentale da cui ogni cosa ha origine. Secondo l’Internet Encyclopedia of Philosophy, spiegando i fenomeni naturali attraverso cause materiali Talete apre una strada diversa da quella delle spiegazioni mitologiche tradizionali, ed è per questo considerato il fondatore della filosofia naturale greca. Anassimandro, l’apeiron senza confiniAd Anassimandro, attivo a Mileto tra circa il 610 e il 546 a.C., sono attribuite le prime righe sopravvissute della filosofia occidentale. La stessa fonte lo definisce il primo ad aver osato scrivere un trattato in prosa, anziché in versi, tradizionalmente intitolato Sulla natura — un’opera oggi perduta. Anassimandro escluse esplicitamente che il principio di tutte le cose fosse l’acqua o un altro elemento conosciuto: lo chiamò apeiron, l’illimitato, lo sconfinato, qualcosa priva di confini e di una natura specifica propria. Già nell’antichità, segnala la fonte, ci si lamentava che Anassimandro non avesse spiegato con precisione cosa intendesse con l’Illimitato — un’ambiguità già presente nel testo originale. È qui che si vede una distinzione che torna spesso, parlando dei presocratici: per Talete l’arché è una sostanza concreta, l’acqua; per Anassimandro è un principio più astratto e senza forma propria. Ad Anassimandro si devono anche alcune delle prime idee astronomiche greche: sosteneva che la terra fluttuasse libera al centro dell’universo, priva di ogni supporto — né acqua, né colonne — e immaginò per la prima volta i corpi celesti disposti a profondità diverse, l’uno dietro l’altro. Anassimene di Mileto, l’aria che si trasformaAnassimene di Mileto fu attivo a metà del VI secolo a.C. e morì verso il 528 a.C.: è il terzo filosofo della scuola di Mileto, dopo Talete e Anassimandro. Secondo la testimonianza di Teofrasto riportata dall’Internet Encyclopedia of Philosophy, fu associato ad Anassimandro e forse suo discepolo. È conosciuto soprattutto per la sua dottrina secondo cui l’aria, presente ovunque, è la fonte di tutte le cose. Anassimene descriveva un meccanismo preciso di trasformazione: l’aria assottigliata, cioè rarefatta, diventa fuoco; condensata progressivamente diventa vento, poi nuvola, poi acqua, poi terra, infine pietra.
Eraclito di Efeso e il fuoco sempre vivoEraclito era un filosofo greco di Efeso, vicino all’attuale Kuşadası, in Turchia, attivo attorno al 500 a.C. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy scriveva in frammenti con un’ambiguità sintattica intenzionale, una tecnica che li rende vicini, per complessità verbale, alla poesia. Per Eraclito l’ordine del mondo è un fuoco sempre vivo, creato né da un dio né da un uomo, che è sempre esistito, esiste ed esisterà. Invitava ad ascoltare il Logos, la legge razionale che attraversa tutte le cose: in un senso profondo, diceva, tutte le cose sono una sola cosa. Nel frammento più citato, Eraclito osserva che su chi entra negli stessi fiumi scorrono acque sempre diverse: l’immagine classica del divenire costante, da cui nascerà più tardi la formula panta rhei, tutto scorre. Sosteneva anche l’unità degli opposti: vivere e morire, veglia e sonno, giovinezza e vecchiaia sono, in noi, la stessa cosa, perché l’una si trasforma di continuo nell’altra. Pitagora e la comunità pitagoricaPitagora visse circa dal 570 al 490 a.C. — la Stanford Encyclopedia of Philosophy usa «circa» perché le date esatte restano incerte. Diffuse una visione ottimistica del destino dell’anima dopo la morte, immortale e soggetta a una serie di reincarnazioni, e fondò uno stile di vita attraente per rigore e disciplina: la comunità pitagorica. Storicamente la sua fama si fondava soprattutto su questa dottrina dell’anima, più che sulla matematica: le testimonianze più antiche non indicano che la fama di Pitagora fosse basata principalmente su numeri o cosmologia, e resta materia di dibattito accademico se lui stesso si sia occupato di cosmologia razionale. Fu soprattutto con i successori nella tradizione pitagorica, Filolao e Archita, che la visione del cosmo si sviluppò in una direzione più scientifica e matematica, con relazioni numeriche al centro della struttura del cosmo. Chi vuole vedere dove quella direzione porterà, qualche secolo dopo, può leggere il Recap sulla geometria euclidea, con i postulati e i teoremi degli Elementi. Parmenide di Elea e l’Essere immobileParmenide di Elea, attivo nella prima parte del V secolo a.C., scrisse un unico poema metafisico — secondo la testimonianza antica di Diogene Laerzio — e la Stanford Encyclopedia of Philosophy lo considera il pensatore più profondo e impegnativo della prima filosofia greca. Nel poema, scritto in esametri, la forma della poesia epica greca, una dea descrive due vie di indagine: la prima, secondo cui qualcosa è ed è impossibile che non sia, è la via della convinzione, perché si fonda sulla vera realtà; la seconda, secondo cui qualcosa non è e deve non essere, è un percorso privo di ogni possibilità di conoscenza. Per Parmenide è necessario dire e pensare che l’Essere è, perché è possibile che sia, mentre il non essere non si può in alcun modo pensare né dire. Per questo l’Essere è eterno e immobile: nella realtà vera non c’è nascita né morte, e nessun movimento è possibile. Il bisogno di spiegare la realtà a partire da pochi principi di base non finisce con i presocratici: lo stesso approccio, applicato a un oggetto diverso, i numeri, sta alla base dell’aritmetica e dei suoi fondamenti. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChi erano i filosofi presocratici?I pensatori greci attivi tra il VI e il V secolo a.C. che per primi hanno cercato l'arché, il principio razionale da cui derivano origine e natura del mondo, con una spiegazione naturale al posto del racconto sugli dei. Ne fanno parte, tra gli altri, Talete, Anassimandro e Anassimene della scuola di Mileto, Eraclito, Pitagora e Parmenide. Cos'è l'arché nella filosofia dei presocratici?L'arché è ciò che sta all'origine di ogni cosa esistente. Alcuni filosofi la pensano come una sostanza concreta, come l'acqua per Talete o l'aria per Anassimene; altri come un principio senza forma propria, come l'apeiron, l'illimitato, proposto da Anassimandro. Perché si chiamano «presocratici» se alcuni vissero quando Socrate era già vivo?La Stanford Encyclopedia of Philosophy segnala che l'etichetta non segue una linea del tempo rigorosa: i presocratici più tardivi arrivano a essere contemporanei di Socrate, e perfino di Platone. È più corretto leggerla come il nome di una scuola di pensiero, unita dalla stessa domanda sull'arché, che come una data di scadenza. Qual è la differenza tra filosofi presocratici e sofisti?I presocratici, attivi soprattutto tra il VI e il V secolo a.C., si chiedono da cosa derivi la realtà naturale nel suo insieme. I sofisti sono maestri attivi più tardi, nell'Atene del V secolo a.C., e insegnano retorica e argomentazione, concentrandosi su temi umani come la politica, la giustizia e il linguaggio: non sono lo stesso gruppo, e rispondono a domande diverse. Perché Anassimene scelse l'aria, e non l'acqua o l'illimitato, come principio di tutte le cose?Anassimene cercava una sostanza concreta come quella di Talete, ma capace di spiegare anche la varietà di ciò che esiste attraverso un meccanismo preciso: l'aria rarefatta diventa fuoco, condensata progressivamente diventa vento, nuvola, acqua, terra e pietra. Lo sosteneva con una prova pratica: l'aria che esce da una bocca spalancata è tiepida, quella che esce da labbra quasi chiuse è pungente e fredda. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















