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Antica Grecia: cos'è la polis e come nacque la democrazia | |||||||||||||||||||||||||||
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Antica Grecia: cos'è la polis e come nacque la democraziaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoL'antica Grecia non fu mai un unico Stato, ma centinaia di città-stato indipendenti, le poleis, ciascuna con le proprie leggi e la propria forma di governo. Ad Atene, in due tempi diversi, le riforme di Solone e poi di Clistene aprirono la strada alla democrazia, il governo in cui i cittadini decidevano di persona le leggi riunendosi in assemblea. Nello stesso mondo di città rivali nacquero la filosofia, il teatro, gran parte della letteratura occidentale e i Giochi Olimpici. È un'eredità che si studia ancora nelle scuole, anche perché tante sue parole (polis, democrazia, teatro) sono arrivate intatte fino a noi. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoLa polis: una città che è anche uno StatoGli storici traducono convenzionalmente “polis” con “città-stato”, ma la parola greca copre qualcosa di più preciso: un centro urbano, spesso circondato da mura a partire dal VII secolo a.C. (tranne che a Sparta), con una cittadella su un rilievo, l’acropoli, e una piazza pubblica per il mercato e la vita civica, l’agorà. Attorno alla città si estendeva il territorio agricolo, la chora: insieme, città e campagna formavano la polis. Non esiste una data o un luogo di nascita precisi della polis. È, secondo la voce Treccani dedicata all’argomento, un processo lungo e complesso, che comincia con la dissoluzione dei regni micenei e si conclude nel VII secolo a.C. L’VIII secolo a.C. è stato a lungo considerato il periodo cruciale della formazione, ma prove più recenti — l’aumento degli insediamenti, l’invenzione dell’alfabeto greco — hanno spinto alcuni studiosi a retrodatare l’inizio del processo al IX, forse al X secolo a.C. Un punto fermo arriva intorno al 625 a.C., quando un’iscrizione trovata a Dreros, a Creta, fornisce le prime indicazioni scritte e precise sulle magistrature di una comunità: è tra le più antiche attestazioni di regole istituzionali di una polis che siano arrivate fino a noi.
Centinaia di poleis, nessun modello politico unicoLe poleis meglio documentate nella storia — Atene, Sparta, Corinto, Tebe, Siracusa, Egina, Rodi, Argo, Eretria ed Elide — raccontano solo una parte della storia: la maggior parte delle altre è nota in modo frammentario o per nulla. Le dimensioni, poi, erano quasi sempre modeste: il 75% delle poleis non superava i 100 km² di territorio, e le poleis con almeno 10.000 cittadini maschi adulti si contano, in tutta la storia greca, sulle dita di una mano. Sparta, la più estesa, arrivava a circa 8.500 km²: un’eccezione, non la regola. Anche sul piano politico non esisteva un modello unico. Da polis a polis il governo poteva prendere la forma della tirannide, dell’oligarchia o della democrazia; nelle fasi più antiche, in molte città, il potere politico restava concentrato in poche famiglie aristocratiche, con un divario crescente tra classe agiata e povera. Atene è il caso meglio documentato di evoluzione verso la democrazia, non la fotografia dell’intero mondo greco. Polis contro monarchia: una scelta di fondoC’è una distinzione da tenere ferma, perché è quella che gli storici usano per collocare la polis tra le forme di governo dell’antichità: a differenza delle grandi civiltà vicine — l’Egitto dei faraoni raccontato nel Recap sulla civiltà egizia, la Persia, e più avanti Roma prima di diventare repubblica e poi impero — la polis greca rifiutava il dominio di un solo uomo. Il potere non spariva mai del tutto nelle mani di un singolo sovrano: restava, in gradi diversi a seconda della città, nella comunità dei cittadini.
Per i Greci, in altre parole, bastava l’organizzazione politica dei cittadini a rendere “perfetta” l’idea di Stato: non serviva, come nella concezione moderna di stato-nazione, un territorio delimitato con precisione. Da Solone a Clistene: la democrazia in due tempiAd Atene la strada verso la democrazia non passa da un solo evento, ma da due riforme distanti quasi un secolo, ciascuna con un compito diverso. Nel 594 a.C. il legislatore Solone varò una riforma passata alla storia come seisachtheia, letteralmente “scuotimento dei pesi”: cancellò tutti i debiti dei cittadini ateniesi, liberò gli hektemoroi (i contadini che avevano perso la libertà personale per un debito), distrusse gli horoi — i cippi che segnavano i terreni ipotecati — e restituì la terra ai legittimi proprietari. Vietò inoltre, da quel momento in avanti, di dare in garanzia per un debito la terra coltivata o la libertà personale. Per Encyclopaedia Britannica, queste riforme sono il fondamento su cui poggia la successiva democrazia ateniese, perché promossero diritti legali più ampi e ridussero la disparità economica tra i cittadini. Solone, però, non introdusse la democrazia come sistema: pose le premesse. Fu Clistene, statista ateniese arconte capo nel 525-524 a.C., a fare il passo successivo. Nel 508 a.C. si alleò con l’Assemblea popolare contro i nobili e impose una riforma radicale: la responsabilità politica di un cittadino si sarebbe basata da allora sulla residenza (il demo), non più sull’appartenenza a un clan o a una famiglia. Riorganizzò l’intero corpo civico in 10 nuove tribù, ciascuna composta da elementi provenienti da tutta l’Attica, e su quelle stesse tribù costruì il nuovo Consiglio dei Cinquecento, coinvolgendo per la prima volta l’intero territorio nel processo politico. Nel 507 a.C. diede a questo sistema il nome che gli è rimasto: “demokratia”, “governo del popolo”, da demos (“il popolo”) e kratos (“potere”). Per questo è considerato il vero padre fondatore della democrazia ateniese in età classica, pur avendo Solone reso tutti i cittadini uguali davanti alla legge già un secolo prima.
Come funzionava la democrazia atenieseIl cuore del sistema era l’Ecclesia, l’assemblea popolare: fino a 6.000 cittadini si riunivano sulla collina del Pnice, almeno una volta al mese, probabilmente 2-3 volte, e votavano per alzata di mano seguendo la maggioranza. La presiedevano nove proedroi, scelti per sorteggio e con incarico non ripetibile per la stessa persona; l’assemblea decideva su questioni militari e finanziarie, leggi, processi politici, trattati e ostracismo, e ogni cittadino aveva diritto di parola (la parrhesia).
Sotto l’Ecclesia lavorava la Boule, il Consiglio dei Cinquecento: 500 cittadini scelti per sorteggio, con un mandato di un anno e un massimo di due mandati non consecutivi a testa, che rappresentavano i 139 demi dell’Attica raggruppati nelle dieci tribù. Il suo compito era fissare l’ordine del giorno dell’assemblea, supervisionare l’amministrazione e, nei momenti di crisi, decidere in autonomia. Il comitato esecutivo della Boule era la Pritania: 50 cittadini di una tribù alla volta, a rotazione per un decimo dell’anno, con un presidente (l’epistates) sorteggiato ogni giorno e sede nel Bouleuterion, sull’agorà. Il sistema giudiziario seguiva la stessa logica del sorteggio: le corti, i dikasteria, contavano complessivamente 6.000 giurati, e i magistrati (gli archai) erano scelti annualmente a sorte con un meccanismo a gettoni colorati, il kleroterion. Un cittadino ritenuto diventato troppo potente per la sicurezza della città poteva infine essere allontanato con l’ostracismo: un voto segreto scritto su un coccio di ceramica, l’ostrakon, che comportava l’esilio per 10 anni. Il primo ostracismo registrato risale a circa il 487 a.C., l’ultimo a circa il 417 a.C. In alcuni periodi, per incentivare la partecipazione di chi non poteva permettersi di lasciare il lavoro, venne introdotta anche una retribuzione per chi partecipava all’assemblea o alle giurie, pensata come rimborso spese e non come guadagno, espressamente vietato. Una minoranza decideva, non “il popolo” per interoÈ qui che il quadro va corretto rispetto all’immagine più diffusa. La popolazione maschile adulta con cittadinanza ad Atene è stimata tra 30.000 e 60.000 persone, una forbice che varia parecchio a seconda del periodo storico considerato e non va letta come un numero fisso nel tempo. Di questi soli cittadini, gli storici stimano che a partecipare attivamente alla vita politica fossero circa 3.000, e che un’élite di appena un centinaio di persone — le più ricche, le più abili nell’oratoria — dominasse di fatto il dibattito pubblico in assemblea. Restavano fuori dalla cittadinanza politica le donne, gli schiavi e gli stranieri residenti, i meteci: potevano votare in assemblea solo i cittadini maschi dai 18 anni in su, mentre per ricoprire magistrature o far parte delle giurie l’età minima saliva a 30 anni. Anche un sistema costruito sulla partecipazione diretta, va aggiunto, non fu né perfetto né immobile: nel 411 a.C. un colpo di mano instaurò per un breve periodo un governo oligarchico, con il ripristino della democrazia nel 403 a.C.; nel 406 a.C. l’assemblea votò la messa a morte dei sei strateghi vincitori della battaglia delle Arginuse; nel 399 a.C. condannò a morte il filosofo Socrate. Sono episodi che gli storici citano proprio per ricordare che la democrazia ateniese fu un esperimento reale, con le sue crisi, non un meccanismo infallibile. Democrazia diretta e democrazia rappresentativa: due cose diverseÈ la seconda distinzione che gli insegnanti chiedono spesso in verifica, ed è più delicata di quanto sembri. Ad Atene i cittadini aventi diritto decidevano personalmente le leggi e le politiche, riunendosi di persona in assemblea e controllando direttamente ogni fase del processo: si parla per questo di democrazia diretta. Le democrazie moderne, comprese quelle nate secoli dopo da rivoluzioni come la Rivoluzione francese, funzionano invece in modo diverso: sono rappresentative, cioè i cittadini eleggono dei rappresentanti che decidono al loro posto in parlamenti o assemblee elettive, e non si riuniscono di persona per votare ogni singola legge. Le due differenze si sommano: oltre al meccanismo (partecipazione diretta contro delega tramite elezioni), cambia anche l’ampiezza della cittadinanza. Ad Atene il diritto di voto restava riservato a una minoranza di maschi liberi; le democrazie rappresentative moderne tendono invece al suffragio universale, esteso indipendentemente da genere o censo. Un sistema con 6.000 persone sedute sul Pnice e un sistema con milioni di elettori che votano schede elettorali sono, in altre parole, due modi diversi di rispondere alla stessa domanda: chi decide, e come. Filosofia, teatro e lettere: un’eredità che duraNello stesso mondo di città rivali nacque gran parte del vocabolario intellettuale ancora oggi in uso. Prima ancora della grande stagione classica, i filosofi presocratici — Talete di Mileto, attivo verso il 585 a.C., poi Anassimandro, Anassimene, Pitagora, Senofane, Eraclito — provarono a spiegare il mondo naturale senza ricorrere solo al mito: Talete viene descritto come impegnato in un tipo di indagine che oggi riconosceremmo come scientifica, mentre Democrito e Leucippo proposero per primi l’idea di un universo fatto di atomi. Il periodo classico della filosofia, tra il 480 e il 323 a.C., porta i tre nomi più noti: Socrate (circa 469-399 a.C.), che insegnava nell’agorà di Atene senza mai scrivere nulla; Platone (427-347 a.C.), suo allievo, che fondò l’Accademia ad Atene intorno al 380 a.C.; Aristotele (384-322 a.C.), a sua volta allievo di Platone, che dal 343 a.C. fu precettore di Alessandro Magno. Lo stesso periodo classico vide fiorire il teatro: la tragedia, legata ai nomi di Eschilo (circa 525-456 a.C.), Sofocle ed Euripide, e la commedia di Aristofane (circa 460-380 a.C.). Nella letteratura, la tradizione greca faceva risalire le proprie radici a Omero, autore tra il 800 e il 700 a.C. di Iliade e Odissea — opere che secoli dopo, a Roma, avrebbero fornito il modello a Virgilio per l’Eneide — e a Esiodo, suo contemporaneo; più tardi, Erodoto scrisse le sue “Storie”, databili intorno al 430-415 a.C. Anche l’arte seguì un’evoluzione lunga secoli: dallo stile scultoreo distintivo del periodo arcaico (800-500 a.C.) all’uso su larga scala del marmo, intorno al 650 a.C., fino allo stile ceramico “a figure rosse” affermatosi verso il 530 a.C. Il Partenone, costruito tra il 447 e il 432 a.C. per ospitare la statua di Atena, con gli architetti Ictino e Callicrate sotto la direzione artistica di Fidia, resta insieme ai Marmi del Partenone e al Discobolo uno degli esempi più citati di quel realismo classico. I Giochi Olimpici e i legami tra le poleisLe poleis restavano indipendenti l’una dall’altra sul piano politico, giudiziario e religioso, ma non vivevano isolate: si univano in alleanze come la Lega di Delo e la Lega Peloponnesiaca, combattevano insieme contro nemici comuni non greci, come nelle guerre persiane del V secolo a.C., e condividevano festival religiosi panellenici. Il più prestigioso di questi festival erano i Giochi Olimpici, disputati a Olimpia, nel Peloponneso occidentale, in onore di Zeus, la divinità suprema della religione greca. La prima edizione risale al 776 a.C.; da allora si tennero ogni quattro anni, per un totale di 293 edizioni consecutive, fino al 393 d.C., quando l’imperatore romano Teodosio I decretò la fine di tutte le pratiche di culto pagano, Giochi compresi. Il primo evento in assoluto fu la corsa dello stadion, una lunghezza di stadio pari a circa 192 metri, vinta da Corebo di Elide, il primo vincitore registrato della storia greca: da quella vittoria in poi, ogni edizione veniva convenzionalmente intitolata al vincitore dello stadion, offrendo agli storici la prima cronologia accurata del mondo greco antico. Gli spettatori si contavano a diverse decine di migliaia, richiamati anche dalla tregua sacra, l’ekecheiria: inizialmente di un mese, poi estesa a tre, durante la quale era vietato fare guerra o portare armi nel territorio di Elide. Accanto ai Giochi Olimpici esistevano altri festival panellenici minori, a Delfi, Istmia e Nemea, ma nessuno raggiunse mai lo stesso prestigio. Un modello che sopravvive al proprio tramonto politicoNel IV secolo a.C. le conquiste di Alessandro Magno e dei suoi successori portarono il modello di polis ben oltre i confini della Grecia, nelle province del mondo macedone; in epoca romana, con l’espansione dell’Impero romano, le poleis sopravvissero come centri urbani ma persero l’indipendenza politica, restando subordinate all’apparato imperiale pur mantenendo un ruolo civico e culturale. La forma politica della polis, in altre parole, tramontò molto prima delle idee, delle parole e delle opere che aveva prodotto: “polis”, “democrazia”, “filosofia” e “teatro” sono tutte parole greche arrivate, attraverso il latino, fino alle lingue che parliamo. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCos'è la polis nell'antica Grecia?È la città-stato greca antica, un centro urbano spesso fortificato, con un'acropoli su un rilievo e un'agorà come piazza civica, insieme al territorio agricolo circostante (la chora). Ogni polis aveva le proprie leggi e le proprie istituzioni, indipendenti dalle poleis vicine, e se ne conoscono almeno il nome più di 1.000. Chi ha inventato la democrazia in Grecia?Non fu l'opera di una sola persona. Nel 594 a.C. il legislatore Solone pose le premesse cancellando i debiti e rendendo i cittadini più uguali davanti alla legge; fu poi Clistene, con le riforme del 508-507 a.C., a introdurre il sistema che chiamò "demokratia", basando la cittadinanza sulla residenza invece che sulla famiglia. Quanto durò la democrazia ateniese?La fase di democrazia diretta va indicativamente dal 460 a.C. circa al 320 a.C. circa (V-IV secolo a.C.), con un'interruzione oligarchica nel 411 a.C. e il ripristino della democrazia nel 403 a.C. Qual è la differenza tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa?Nella democrazia diretta, come quella ateniese, i cittadini aventi diritto decidono personalmente leggi e politiche riunendosi in assemblea. Nella democrazia rappresentativa moderna, i cittadini eleggono invece dei rappresentanti che decidono al loro posto in parlamenti o assemblee elettive. Chi poteva votare nella democrazia ateniese?Solo i cittadini maschi liberi dai 18 anni in su potevano votare in assemblea (per le magistrature e le giurie l'età minima era 30 anni). Donne, schiavi e stranieri residenti (i meteci) erano esclusi dalla cittadinanza politica. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















