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    recaplica Sofisti: chi erano e cosa insegnavano nell'Atene del V secolo a.C.
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    Sofisti: chi erano e cosa insegnavano nell'Atene del V secolo a.C.

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 7 ottobre 2026

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    I sofisti erano insegnanti professionisti che nella seconda metà del V secolo a.C. girarono Atene e altre città greche vendendo lezioni ai giovani delle famiglie benestanti. Insegnavano soprattutto retorica, cioè l'arte di parlare in pubblico, perché nella democrazia ateniese chi convinceva assemblee e tribunali conquistava potere. Attorno a loro si discusse se la giustizia nasca dalla natura delle cose o dalle convenzioni umane. Platone li ritrasse come maestri che vendevano un sapere, e da quel ritratto deriva in buona parte il senso negativo che «sofistica» ha nell'uso moderno.

    Punti Chiave

    • Erano professionisti itineranti che chiedevano un compenso per le lezioni, non membri di una scuola con dottrine condivise.
    • I nomi più citati sono Protagora di Abdera, Gorgia di Leontini, Ippia di Elide, Prodico di Ceo, Antifonte e Trasimaco.
    • La retorica stava al centro del programma, affiancata da altre materie che quasi tutti dichiaravano di insegnare.
    • La crescita della democrazia ateniese alimentò la domanda di oratori capaci, e i sofisti vendevano proprio quella competenza.
    • Il dibattito su physis (natura) e nomos (consuetudine, legge, convenzione) attraversa le posizioni che le fonti attribuiscono loro.
    • L'uso moderno di «sofistica» come ragionamento fallace deriva soprattutto dall'influenza di Platone e di Aristotele.

    L'Approfondimento

    Chi erano i sofisti

    Nella seconda metà del V secolo a.C., ad Atene e in altre città greche, comparve una figura che prima non c’era: l’insegnante che si faceva pagare. L’Internet Encyclopedia of Philosophy descrive i sofisti come professionisti itineranti che in cambio di un compenso offrivano ai giovani greci benestanti un’educazione all’aretē, cioè alla virtù intesa come eccellenza. Il mestiere portò a molti di loro ricchezza e fama, e con la ricchezza arrivò anche una notevole antipatia sociale.

    Il nome viene da sophia, sapienza. All’inizio un «sofista» era semplicemente chi esercitava un sapere o una dottrina; poi, nel corso del V secolo a.C., l’etichetta passò a un gruppo di intellettuali di tipo nuovo, educatori di professione che giravano le città greche insegnando una gamma larga di materie, con un’attenzione particolare all’abilità nel parlare in pubblico.

    Non formavano una scuola. La Stanford Encyclopedia of Philosophy li presenta come professionisti indipendenti, privi di organizzazione e di un corpo comune di dottrine, ed è una delle ragioni per cui le posizioni che leggiamo sotto la stessa etichetta a volte si contraddicono.

    I nomi che le due enciclopedie ripetono sono quelli di Protagora di Abdera (circa 490-420 a.C.), Gorgia di Leontini (circa 485-380 a.C., arrivato dalla Sicilia), Ippia di Elide, Prodico di Ceo, contemporaneo di Socrate, Antifonte e Trasimaco. Di Ippia e Trasimaco le fonti registrano l’attività nell’ultimo terzo del secolo.

    Perché Atene cercava oratori

    La crescita della democrazia partecipativa, ad Atene più che altrove, alimentò la domanda di abilità retorica: chi voleva riuscire in politica, o difendersi davanti a una giuria popolare, doveva saper parlare a molte persone insieme. Su quel bisogno si innestò l’offerta dei maestri a pagamento, e ciascuno la presentava a modo suo. Protagora descriveva il proprio insegnamento come una formazione completa alla buona gestione della vita privata e di quella pubblica, con la parola e con l’azione. Gorgia, nel resoconto che ne dà Platone, sosteneva di insegnare una tecnica di persuasione neutra rispetto ai valori, estranea a qualunque sistema etico; nello stesso dialogo, però, finisce per ammettere che un oratore impegnato in politica deve pur sapere che cosa sia giusto e che cosa ingiusto. È una tensione interna alla sua posizione, e la Stanford Encyclopedia of Philosophy la segnala come tale.

    Che cosa insegnavano

    L’Internet Encyclopedia of Philosophy propone una definizione dichiaratamente approssimativa: i sofisti erano insegnanti a pagamento di aretē, dove l’aretē è la capacità di raggiungere il potere politico e di esercitarlo attraverso il discorso persuasivo. La retorica stava al centro del programma, anche se la maggior parte di loro dichiarava di insegnare pure altre materie.

    Esempio pratico: secondo Aristotele, una delle affermazioni più contestate attribuite a Protagora era di saper rendere più forte, nel discorso, l’argomento più debole. Il terreno era quello dei processi, dove si discute di ciò che è plausibile: un oratore poteva far leva sull’improbabilità che un uomo debole avesse assalito un uomo forte.

    Le tariffe danno la misura di quanto quel servizio fosse richiesto. La Stanford Encyclopedia of Philosophy riporta che Ippia si vantò di aver guadagnato, in una sola visita in Sicilia, più di 150 mine, cioè 15.000 dracme, una cifra stimata attorno a trent’anni di salario di un artigiano qualificato; nel Menone platonico (91d) Socrate afferma che Protagora incassò più di dieci scultori messi insieme, Fidia compreso. Prodico applicava prezzi diversi a seconda del corso: una dracma per la lezione sui nomi, che equivaleva alla paga giornaliera di un artigiano qualificato, e cinquanta dracme per il percorso completo.

    Physis e nomos, la discussione sulla giustizia

    Nella seconda metà del V secolo a.C. il pensiero greco discuteva la distinzione fra physis, la natura, e nomos, parola che copre insieme consuetudine, legge e convenzione. La posta in gioco era il fondamento delle regole: le norme morali e sociali hanno radice nella natura delle cose, oppure sono soltanto il prodotto di abitudini e accordi fra uomini? È la stessa distinzione che si incontra studiando che cosa sia una norma giuridica e su che cosa si fondi.

    Antifonte portò la distinzione dentro il problema del giusto e sostenne che gran parte di quello che la convenzione considera giusto urta contro la natura, e dunque giusto per natura non è. Un papiro attribuito a lui tiene una posizione simile: la natura spingerebbe ognuno a fare solo ciò che gli torna utile, mentre la morale convenzionale quell’utile di solito lo limita. Nel Gorgia platonico il personaggio di Callicle spinge la tesi più avanti e descrive la morale corrente come un’invenzione dei più deboli per tenere a freno i più forti, mentre la natura darebbe ai forti il diritto di sfruttare gli inferiori.

    Protagora, nel Grande Discorso che Platone gli mette in bocca, va nella direzione opposta: giustizia e autocontrollo sarebbero naturali per l’essere umano, perché la sopravvivenza della specie dipende dal fatto che vengano inculcati a tutti. Alla sua celebre affermazione sull’essere umano come misura di tutte le cose le fonti fanno risalire il suo relativismo; nel resoconto platonico ne segue che ciò che una città considera giusto e ammirevole lo è davvero per quella città, fino a quando la convenzione resta in vigore.

    PosizioneChi la sostiene nelle fontiChe cosa afferma
    La natura contro la convenzioneAntifonteMolto del giusto convenzionale contrasta con la natura
    Il diritto del più forteCallicle, personaggio del GorgiaLa morale corrente frena i forti a vantaggio dei deboli
    La giustizia come naturaleProtagora del Grande DiscorsoSenza giustizia e autocontrollo la specie non si conserva

    Perché Socrate e Platone li criticavano

    Gran parte di quello che sappiamo sui sofisti passa attraverso Platone, e Platone scriveva con uno scopo preciso: distinguere i filosofi, Socrate in testa, dai maestri a pagamento, perché gli ateniesi tendevano a mettere anche Socrate in quel gruppo. Nei suoi scritti i sofisti compaiono quasi sempre accompagnati da un riferimento sprezzante al lato mercenario del mestiere.

    Il successo economico, del resto, aveva già prodotto una reazione negli ambienti conservatori di Atene, che li ritenevano sovversivi della morale e della religione e una cattiva influenza sui giovani. La Stanford Encyclopedia of Philosophy osserva che quell’accusa era in parte ingiusta, e aggiunge un esito pesante: secondo l’Apologia platonica fu quel clima di opinione, messo in scena nel modo più noto dalle Nuvole di Aristofane, a portare alla condanna di Socrate per empietà e corruzione dei giovani.

    La democrazia che aveva creato il mercato delle lezioni di retorica è la stessa che poco dopo condannò Socrate: per capire quell’assemblea e quei tribunali conviene partire dal funzionamento della polis greca.

    Da «sofista» a «sofisma»

    È soprattutto per l’influenza di Platone e di Aristotele che «sofistica», nell’uso moderno, significa ragionamento fallace costruito di proposito, ciarlataneria intellettuale, mancanza di scrupoli morali: la parola ha perso il legame con la sapienza da cui era nata. Chi vuole allenarsi a smontare un ragionamento costruito per convincere può partire da come si riconoscono le fake news.

    Per questo la Stanford Encyclopedia of Philosophy avverte che l’immagine corrente del sofista come imbroglione argomentativo distorce in modo significativo la realtà storica che si riesce a ricostruire. Nelle verifiche scolastiche servono due distinzioni: quella fra physis e nomos e quella fra il sofista di Platone e il sofista della storiografia moderna.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Sofisti: I sofistiSlide 2 della presentazione su Sofisti: Quanto vale saper parlare in pubblico?Slide 3 della presentazione su Sofisti: Dalla retorica alla cattiva famaSlide 4 della presentazione su Sofisti: Capitolo 01: Insegnanti itineranti a pagamentoSlide 5 della presentazione su Sofisti: Attivi nella seconda metà del V secolo a.C.: Protagora, Gorgia, IppiaSlide 6 della presentazione su Sofisti: Quanto si pagava una lezioneSlide 7 della presentazione su Sofisti: Capitolo 02: Atene cerca oratoriSlide 8 della presentazione su Sofisti: Perché proprio AteneSlide 9 della presentazione su Sofisti: Capitolo 03: Physis contro nomosSlide 10 della presentazione su Sofisti: Giustizia secondo natura o secondo convenzioneSlide 11 della presentazione su Sofisti: I sofisti non erano una scuolaSlide 12 della presentazione su Sofisti: Capitolo 04: Platone all'attaccoSlide 13 della presentazione su Sofisti: Perché Socrate passò per uno di loro?Slide 14 della presentazione su Sofisti: La parola ha cambiato sensoSlide 15 della presentazione su Sofisti: Quale materia stava al centro dell'insegnamento sofistico?Slide 16 della presentazione su Sofisti: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito I sofisti erano una scuola filosofica con una dottrina unica.

      ✓ Realtà La Stanford Encyclopedia of Philosophy parla di liberi professionisti che si muovevano ognuno per conto proprio, privi di dottrine condivise e di qualunque organizzazione. Il contrasto sulla giustizia lo mostra bene: il papiro attribuito ad Antifonte spinge verso l'utile personale, mentre il Protagora del Grande Discorso sostiene che giustizia e autocontrollo siano naturali per l'essere umano.

    • ✗ Mito Il sofista era per definizione un imbroglione del ragionamento.

      ✓ Realtà Quell'immagine nasce dal ritratto ostile di Platone, che secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy distorce in modo significativo la realtà storica ricostruibile. Gran parte di ciò che sappiamo sui sofisti ci arriva infatti dal tentativo platonico di separare i filosofi dai maestri a pagamento.

    • ✗ Mito Anche Socrate era un sofista, visto che insegnava ai giovani.

      ✓ Realtà Gli ateniesi tendevano a contarlo fra loro, e la Stanford Encyclopedia of Philosophy segnala che Platone si impegnò a sostenere che sbagliavano. Secondo l'Apologia platonica fu proprio il clima ostile verso quei maestri, messo in scena nelle Nuvole di Aristofane, a portare Socrate alla condanna per empietà e corruzione dei giovani.

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    Mappa concettuale: Sofisti: chi erano e cosa insegnavano nell'Atene del V secolo a.C.
    • I sofisti nell'Atene del V secolo a.C.
      • Insegnanti a pagamento Un mestiere nuovo, esercitato da professionisti itineranti
        • Compenso per le lezioni
        • Clienti benestanti
        • Ricchezza e antipatia sociale
      • I nomi delle fonti
        • Protagora di Abdera Circa 490-420 a.C.
        • Gorgia di Leontini Circa 485-380 a.C., dalla Sicilia
        • Ippia di Elide
        • Prodico di Ceo
      • Che cosa insegnavano
        • Retorica Il centro del programma
        • Aretē Capacità di ottenere potere politico col discorso
        • Altre materie
      • Physis e nomos Natura da una parte, consuetudine e legge dall'altra
        • Antifonte Molto del giusto convenzionale urta la natura
        • Callicle Personaggio platonico, difende il diritto del forte
        • Il Grande Discorso Protagora difende la giustizia come naturale
      • La critica di Platone
        • Il compenso Riferimenti sprezzanti al lato mercenario
        • Socrate da separare
        • Il clima delle Nuvole
      • L'eredità della parola
        • Sofisma
        • Un ritratto da correggere

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Chi erano i sofisti nell'Atene della seconda metà del V secolo a.C.?

    L'Internet Encyclopedia of Philosophy li descrive come professionisti itineranti che offrivano ai giovani greci benestanti un'educazione all'aretē in cambio di denaro.

    2 Quale materia stava al centro dell'insegnamento sofistico?

    La retorica reggeva il programma, anche se la maggior parte dei sofisti dichiarava di insegnare pure altre materie. Nei tribunali e nelle assemblee ateniesi era la competenza più richiesta.

    3 Che cosa distingue physis da nomos nel dibattito greco del V secolo a.C.?

    La discussione riguardava il fondamento delle norme morali e sociali. Dipendono dalla natura delle cose, oppure sono il prodotto di abitudini e accordi fra uomini? Le fonti registrano risposte opposte.

    4 Secondo il Grande Discorso riportato da Platone, che posizione sostiene Protagora sulla giustizia?

    Nel Grande Discorso giustizia e autocontrollo appartengono alla natura umana, visto che la specie regge soltanto se li si insegna a ciascuno. La tesi del diritto del forte appartiene invece al personaggio platonico Callicle.

    5 Perché la parola «sofistica» ha assunto un significato negativo?

    L'Internet Encyclopedia of Philosophy attribuisce a Platone e ad Aristotele il peso maggiore in questo slittamento di senso, che ha portato la parola a indicare ragionamento fallace voluto e ciarlataneria intellettuale.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-A · 4-A · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    I sofisti erano insegnanti professionisti che nella seconda metà del V secolo a.C. girarono Atene e altre città greche vendendo lezioni ai giovani delle famiglie benestanti. Insegnavano soprattutto retorica, cioè l'arte di parlare in pubblico, perché nella democrazia ateniese chi convinceva assemblee e tribunali conquistava potere. Attorno a loro si discusse se la giustizia nasca dalla natura delle cose o dalle convenzioni umane. Platone li ritrasse come maestri che vendevano un sapere, e da quel ritratto deriva in buona parte il senso negativo che «sofistica» ha nell'uso moderno.

    Domande e risposte

    Che cos'è un sofisma?

    Nell'uso moderno è un ragionamento che sembra valido e non lo è, costruito di proposito per far passare una conclusione. Il senso viene dallo slittamento della parola «sofistica», che per l'influenza di Platone e di Aristotele indica ragionamento fallace deliberato, ciarlataneria intellettuale e mancanza di scrupoli morali.

    Qual era il pensiero dei sofisti?

    Un pensiero comune non c'è, perché erano professionisti indipendenti. Dalle fonti emergono però due interessi ricorrenti, il potere del discorso e il fondamento delle norme, con risposte diverse e a volte opposte fra un maestro e l'altro.

    Perché i sofisti ebbero successo proprio ad Atene?

    Perché la democrazia partecipativa ateniese faceva dipendere la carriera politica e l'esito dei processi dalla capacità di parlare davanti a molte persone. Chi vendeva quella capacità trovava clienti disposti a pagare cifre alte.

    Che cosa rimproverava Platone ai sofisti?

    Di insegnare per denaro. Nei dialoghi il compenso torna come riferimento sprezzante quasi ogni volta che un sofista viene nominato, e serve a tenere i maestri a pagamento lontani dalla figura del filosofo.

    I sofisti erano relativisti?

    Alcune posizioni che le fonti riportano vanno in quella direzione, come il resoconto platonico secondo cui il giusto e l'ammirevole valgono per la città che li stabilisce. Altre no, perché il Grande Discorso attribuito a Protagora difende una giustizia naturale all'essere umano.

    Fonti consultate

    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, «The Sophists»
    • Internet Encyclopedia of Philosophy, «Sophists»

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