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Sofisti: chi erano e cosa insegnavano nell'Atene del V secolo a.C. | ||||||||||||
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Sofisti: chi erano e cosa insegnavano nell'Atene del V secolo a.C.Cosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoI sofisti erano insegnanti professionisti che nella seconda metà del V secolo a.C. girarono Atene e altre città greche vendendo lezioni ai giovani delle famiglie benestanti. Insegnavano soprattutto retorica, cioè l'arte di parlare in pubblico, perché nella democrazia ateniese chi convinceva assemblee e tribunali conquistava potere. Attorno a loro si discusse se la giustizia nasca dalla natura delle cose o dalle convenzioni umane. Platone li ritrasse come maestri che vendevano un sapere, e da quel ritratto deriva in buona parte il senso negativo che «sofistica» ha nell'uso moderno. Punti Chiave
L'ApprofondimentoChi erano i sofistiNella seconda metà del V secolo a.C., ad Atene e in altre città greche, comparve una figura che prima non c’era: l’insegnante che si faceva pagare. L’Internet Encyclopedia of Philosophy descrive i sofisti come professionisti itineranti che in cambio di un compenso offrivano ai giovani greci benestanti un’educazione all’aretē, cioè alla virtù intesa come eccellenza. Il mestiere portò a molti di loro ricchezza e fama, e con la ricchezza arrivò anche una notevole antipatia sociale. Il nome viene da sophia, sapienza. All’inizio un «sofista» era semplicemente chi esercitava un sapere o una dottrina; poi, nel corso del V secolo a.C., l’etichetta passò a un gruppo di intellettuali di tipo nuovo, educatori di professione che giravano le città greche insegnando una gamma larga di materie, con un’attenzione particolare all’abilità nel parlare in pubblico. Non formavano una scuola. La Stanford Encyclopedia of Philosophy li presenta come professionisti indipendenti, privi di organizzazione e di un corpo comune di dottrine, ed è una delle ragioni per cui le posizioni che leggiamo sotto la stessa etichetta a volte si contraddicono. I nomi che le due enciclopedie ripetono sono quelli di Protagora di Abdera (circa 490-420 a.C.), Gorgia di Leontini (circa 485-380 a.C., arrivato dalla Sicilia), Ippia di Elide, Prodico di Ceo, contemporaneo di Socrate, Antifonte e Trasimaco. Di Ippia e Trasimaco le fonti registrano l’attività nell’ultimo terzo del secolo. Perché Atene cercava oratoriLa crescita della democrazia partecipativa, ad Atene più che altrove, alimentò la domanda di abilità retorica: chi voleva riuscire in politica, o difendersi davanti a una giuria popolare, doveva saper parlare a molte persone insieme. Su quel bisogno si innestò l’offerta dei maestri a pagamento, e ciascuno la presentava a modo suo. Protagora descriveva il proprio insegnamento come una formazione completa alla buona gestione della vita privata e di quella pubblica, con la parola e con l’azione. Gorgia, nel resoconto che ne dà Platone, sosteneva di insegnare una tecnica di persuasione neutra rispetto ai valori, estranea a qualunque sistema etico; nello stesso dialogo, però, finisce per ammettere che un oratore impegnato in politica deve pur sapere che cosa sia giusto e che cosa ingiusto. È una tensione interna alla sua posizione, e la Stanford Encyclopedia of Philosophy la segnala come tale. Che cosa insegnavanoL’Internet Encyclopedia of Philosophy propone una definizione dichiaratamente approssimativa: i sofisti erano insegnanti a pagamento di aretē, dove l’aretē è la capacità di raggiungere il potere politico e di esercitarlo attraverso il discorso persuasivo. La retorica stava al centro del programma, anche se la maggior parte di loro dichiarava di insegnare pure altre materie.
Le tariffe danno la misura di quanto quel servizio fosse richiesto. La Stanford Encyclopedia of Philosophy riporta che Ippia si vantò di aver guadagnato, in una sola visita in Sicilia, più di 150 mine, cioè 15.000 dracme, una cifra stimata attorno a trent’anni di salario di un artigiano qualificato; nel Menone platonico (91d) Socrate afferma che Protagora incassò più di dieci scultori messi insieme, Fidia compreso. Prodico applicava prezzi diversi a seconda del corso: una dracma per la lezione sui nomi, che equivaleva alla paga giornaliera di un artigiano qualificato, e cinquanta dracme per il percorso completo. Physis e nomos, la discussione sulla giustiziaNella seconda metà del V secolo a.C. il pensiero greco discuteva la distinzione fra physis, la natura, e nomos, parola che copre insieme consuetudine, legge e convenzione. La posta in gioco era il fondamento delle regole: le norme morali e sociali hanno radice nella natura delle cose, oppure sono soltanto il prodotto di abitudini e accordi fra uomini? È la stessa distinzione che si incontra studiando che cosa sia una norma giuridica e su che cosa si fondi. Antifonte portò la distinzione dentro il problema del giusto e sostenne che gran parte di quello che la convenzione considera giusto urta contro la natura, e dunque giusto per natura non è. Un papiro attribuito a lui tiene una posizione simile: la natura spingerebbe ognuno a fare solo ciò che gli torna utile, mentre la morale convenzionale quell’utile di solito lo limita. Nel Gorgia platonico il personaggio di Callicle spinge la tesi più avanti e descrive la morale corrente come un’invenzione dei più deboli per tenere a freno i più forti, mentre la natura darebbe ai forti il diritto di sfruttare gli inferiori. Protagora, nel Grande Discorso che Platone gli mette in bocca, va nella direzione opposta: giustizia e autocontrollo sarebbero naturali per l’essere umano, perché la sopravvivenza della specie dipende dal fatto che vengano inculcati a tutti. Alla sua celebre affermazione sull’essere umano come misura di tutte le cose le fonti fanno risalire il suo relativismo; nel resoconto platonico ne segue che ciò che una città considera giusto e ammirevole lo è davvero per quella città, fino a quando la convenzione resta in vigore.
Perché Socrate e Platone li criticavanoGran parte di quello che sappiamo sui sofisti passa attraverso Platone, e Platone scriveva con uno scopo preciso: distinguere i filosofi, Socrate in testa, dai maestri a pagamento, perché gli ateniesi tendevano a mettere anche Socrate in quel gruppo. Nei suoi scritti i sofisti compaiono quasi sempre accompagnati da un riferimento sprezzante al lato mercenario del mestiere. Il successo economico, del resto, aveva già prodotto una reazione negli ambienti conservatori di Atene, che li ritenevano sovversivi della morale e della religione e una cattiva influenza sui giovani. La Stanford Encyclopedia of Philosophy osserva che quell’accusa era in parte ingiusta, e aggiunge un esito pesante: secondo l’Apologia platonica fu quel clima di opinione, messo in scena nel modo più noto dalle Nuvole di Aristofane, a portare alla condanna di Socrate per empietà e corruzione dei giovani. La democrazia che aveva creato il mercato delle lezioni di retorica è la stessa che poco dopo condannò Socrate: per capire quell’assemblea e quei tribunali conviene partire dal funzionamento della polis greca. Da «sofista» a «sofisma»È soprattutto per l’influenza di Platone e di Aristotele che «sofistica», nell’uso moderno, significa ragionamento fallace costruito di proposito, ciarlataneria intellettuale, mancanza di scrupoli morali: la parola ha perso il legame con la sapienza da cui era nata. Chi vuole allenarsi a smontare un ragionamento costruito per convincere può partire da come si riconoscono le fake news. Per questo la Stanford Encyclopedia of Philosophy avverte che l’immagine corrente del sofista come imbroglione argomentativo distorce in modo significativo la realtà storica che si riesce a ricostruire. Nelle verifiche scolastiche servono due distinzioni: quella fra physis e nomos e quella fra il sofista di Platone e il sofista della storiografia moderna. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe cos'è un sofisma?Nell'uso moderno è un ragionamento che sembra valido e non lo è, costruito di proposito per far passare una conclusione. Il senso viene dallo slittamento della parola «sofistica», che per l'influenza di Platone e di Aristotele indica ragionamento fallace deliberato, ciarlataneria intellettuale e mancanza di scrupoli morali. Qual era il pensiero dei sofisti?Un pensiero comune non c'è, perché erano professionisti indipendenti. Dalle fonti emergono però due interessi ricorrenti, il potere del discorso e il fondamento delle norme, con risposte diverse e a volte opposte fra un maestro e l'altro. Perché i sofisti ebbero successo proprio ad Atene?Perché la democrazia partecipativa ateniese faceva dipendere la carriera politica e l'esito dei processi dalla capacità di parlare davanti a molte persone. Chi vendeva quella capacità trovava clienti disposti a pagare cifre alte. Che cosa rimproverava Platone ai sofisti?Di insegnare per denaro. Nei dialoghi il compenso torna come riferimento sprezzante quasi ogni volta che un sofista viene nominato, e serve a tenere i maestri a pagamento lontani dalla figura del filosofo. I sofisti erano relativisti?Alcune posizioni che le fonti riportano vanno in quella direzione, come il resoconto platonico secondo cui il giusto e l'ammirevole valgono per la città che li stabilisce. Altre no, perché il Grande Discorso attribuito a Protagora difende una giustizia naturale all'essere umano. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














