|
recaplica
Database relazionali: come tabelle, righe e chiavi organizzano i dati | ||||||||||||
| © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati | ||||||||||||
Database relazionali: come tabelle, righe e chiavi organizzano i datiCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoUn database relazionale organizza i dati in tabelle, ciascuna dedicata a un tema, per esempio clienti o ordini. Ogni riga della tabella è un record, ogni colonna un campo con lo stesso tipo di informazione per tutte le righe. Una chiave primaria identifica in modo univoco ogni riga, mentre una chiave esterna la collega alle righe di un'altra tabella, così i dati restano coerenti senza essere ripetuti ovunque. Le tabelle si combinano secondo tre tipi di relazione, uno a uno, uno a molti, molti a molti, e si interrogano con SQL, il linguaggio standard di questi sistemi. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoCos’è, in pratica, una tabellaSecondo la documentazione ufficiale di PostgreSQL, una tabella è un insieme di righe identificato da un nome, e ogni riga condivide lo stesso insieme di colonne, ciascuna con un tipo di dato preciso. Una tabella clienti ha quindi una riga per ogni cliente, con colonne come nome, indirizzo e codice fiscale; una tabella ordini ha una riga per ogni ordine, con colonne come data, importo e il cliente che l’ha fatto. Le tabelle di un’applicazione si raggruppano in un database vero e proprio, gestito da un DBMS come PostgreSQL o MySQL.
Le chiavi che tengono insieme i datiOgni tabella ha una chiave primaria, un valore che identifica una riga e una sola. Secondo la documentazione di PostgreSQL, la chiave primaria richiede che i valori siano unici e mai nulli, e una tabella può averne al massimo una. La chiave esterna fa il lavoro opposto e complementare: non identifica le righe della propria tabella, ma punta alla chiave primaria di un’altra. Nella tabella ordini, la colonna che indica il cliente è una chiave esterna verso la tabella clienti, e contiene l’identificativo del cliente. Se si prova a inserire un ordine con un identificativo di cliente che non esiste, il sistema rifiuta l’operazione con un errore di violazione del vincolo: è così che il modello mantiene coerenti i dati tra tabelle diverse, senza bisogno di controlli manuali a ogni inserimento. Tre modi in cui le tabelle si colleganoDue tabelle possono collegarsi in tre modi diversi, a seconda di quante righe di una corrispondono a quante righe dell’altra.
Da dove viene questo modelloIl modello relazionale nasce nel 1970, quando Edgar F. Codd, ricercatore ai laboratori IBM di San Jose, pubblica su Communications of the ACM il paper che lo descrive. Nell’introduzione, Codd applica la teoria matematica delle relazioni alla gestione di grandi archivi di dati condivisi, con un obiettivo preciso: chi usa i dati non deve sapere come sono organizzati fisicamente nella macchina. È in quel testo che compaiono i termini che il modello porta dal 1970, relazione per tabella, tupla per riga, dominio per colonna, insieme alle definizioni di chiave primaria e chiave esterna. Codd sosteneva che il modello relazionale fosse superiore ai modelli gerarchico e a rete allora diffusi, perché descrive i dati secondo la loro struttura naturale, senza aggiungere strutture pensate solo per la macchina che li conserva. SQL, il linguaggio per interrogare i datiI database relazionali si interrogano con SQL, il linguaggio che DBMS come PostgreSQL implementano in gran parte per creare tabelle, inserire righe ed eseguire ricerche. Un sito scritto in PHP o in JavaScript parla con il database proprio tramite SQL, ed è quello che rende il web capace di ricordare ogni cliente, ogni ordine, ogni pagina visitata. Anche i dataset usati per il machine learning partono spesso da tabelle relazionali, prima di essere trasformati per l’addestramento. Lo schema fisso che regge questo modello non va bene per ogni caso d’uso: database relazionali e non relazionali a confronto spiega quando conviene invece un database NoSQL come MongoDB o Redis. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe differenza c'è tra una tabella e una relazione, nel gergo dei database?Nessuna nella sostanza. Nel modello descritto da Edgar Codd nel 1970, relazione è il termine tecnico per tabella, mentre riga e colonna indicano rispettivamente ogni record e ogni campo che lo compone. A cosa serve la chiave primaria di una tabella?Identifica in modo univoco ogni riga della tabella, non può essere vuota e non può ripetersi, così ogni record si distingue da tutti gli altri anche quando due righe hanno valori simili. Cosa succede se provo a inserire una riga con una chiave esterna che non esiste nell'altra tabella?Il sistema rifiuta l'inserimento con un errore di violazione del vincolo, perché la chiave esterna deve sempre puntare a un valore realmente presente nella tabella collegata: è il meccanismo che mantiene coerenti i dati tra tabelle diverse. Con quale linguaggio si interrogano i database relazionali?Con SQL, il linguaggio standard che i sistemi di gestione relazionali, come PostgreSQL, implementano in gran parte per creare tabelle, inserire righe ed eseguire ricerche. Qual è il modo più semplice per farsi uno schema di un database relazionale?Partire dalle tabelle dell'argomento, per esempio clienti e ordini, scrivere sotto ciascuna le colonne principali e poi segnare quale colonna di chiave esterna punta alla chiave primaria dell'altra tabella: è lo schema alla base della mappa concettuale di questo Recap. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












