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Schopenhauer: chi era e cosa pensava, dalla volontà al pessimismo | |||||||||||||||
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Schopenhauer: chi era e cosa pensava, dalla volontà al pessimismoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoArthur Schopenhauer, nato nel 1788 e morto nel 1860, è il filosofo tedesco che ha messo la volontà al centro del mondo, dando a quella parola un senso insolito, quello di una spinta che attraversa tutta la natura e non va in nessuna direzione. Nella sua opera maggiore, Il mondo come volontà e rappresentazione, il mondo ha due facce, la rappresentazione, cioè i fenomeni così come ci appaiono, e la volontà, che Schopenhauer identifica con la cosa in sé di Kant. Da questa descrizione nasce il suo pessimismo, perché uno sforzo senza meta produce desiderio, conflitto e insoddisfazione. Per placare quella spinta Schopenhauer indica la contemplazione dell'arte, la compassione e l'ascesi. Punti Chiave
L'ApprofondimentoChi era Arthur SchopenhauerArthur Schopenhauer nacque il 22 febbraio 1788 a Danzica, oggi Gdańsk in Polonia, figlio di un ricco commerciante; la madre divenne poi una romanziera di successo popolare. Studiò nelle università di Gottinga e Berlino e a Berlino tentò la carriera di docente universitario: il tentativo fallì. Nel 1833 si stabilì a Francoforte sul Meno, la città dove morì il 21 settembre 1860, nel suo appartamento. Il libro che porta il suo nome dappertutto, Il mondo come volontà e rappresentazione, era già finito nel marzo 1818. Uscì in dicembre, stampato da un editore riluttante e con la data 1819, e non trovò pubblico. La seconda edizione arrivò nel 1844. La fama arrivò solo più tardi, con Parerga e Paralipomena, la raccolta di saggi e aforismi che pubblicò nel 1851; l’opera sistematica restò invece ai margini del suo tempo. Un altro testo, L’arte di ottenere ragione, scritto intorno al 1830, rimase tra le sue carte e uscì solo dopo la sua morte, nel 1864. La domanda da cui parte, che cosa siano le cose al di là di come ci appaiono, è antica: se la pone già la Metafisica di Aristotele. Il mondo come volontà e rappresentazioneIl punto di partenza è una distinzione che Schopenhauer eredita da Kant: il mondo che conosciamo è il mondo dei fenomeni, le cose così come ci appaiono, e al di sotto resta la cosa in sé, che Schopenhauer identifica con la volontà. L’aspetto interno delle cose, per quanto se ne possa dire, è appunto la volontà. Il mondo, scrive, è a un tempo volontà e rappresentazione. Attenzione alla parola, perché in italiano inganna. La volontà di Schopenhauer è la forza sottostante a ogni rappresentazione e al mondo intero, cieca e inconsapevole, presente in tutta la natura: un principio di sforzo privo di coscienza e di scopo, molto lontano dalla decisione di un soggetto che si propone qualcosa.
Gli esseri umani, in questo quadro, sono prima di tutto espressioni della volontà di vivere; la volontà è anche l’essenza sottostante del carattere umano. Perché Schopenhauer è pessimistaChe Schopenhauer sia un filosofo pessimista è il modo più comune di presentarlo: quel pessimismo è spesso letto come un tratto del suo carattere, mentre nasce dalla descrizione appena fatta del mondo. Se il fondo del mondo è uno sforzo cieco e senza meta, allora il mondo intero resta privo di piano e di scopo, segue un andamento irrazionale, e l’esistenza si trova segnata da conflitto, lotta e insoddisfazione. La vita quotidiana, scrive Schopenhauer, è sofferenza già nella sua stessa definizione, e il mondo della vita quotidiana è essenzialmente violento e frustrante. L’unica volontà del mondo si lacera senza fine attraverso la molteplicità degli individui, e quello che si vede, guardando l’esistenza, è una guerra permanente di tutti contro tutti. Arriva a sostenere che chi comprendesse davvero la natura della propria esistenza giudicherebbe preferibile non essere mai esistito. Le vie d’uscitaSe il problema è la volontà, la risposta è placarla, e Schopenhauer individua tre atteggiamenti che ci riescono. L’arte. Il suo fine più alto, per Schopenhauer, è comunicare le Idee platoniche (la teoria delle idee ha il suo Recap su Platone, e il confronto fra le due grandi scuole greche sta in Aristotele e Platone). Nella contemplazione estetica chi guarda perde il senso della propria individualità e la dimentica nell’oggetto osservato; l’esperienza estetica è preziosa perché offre una tregua dal ciclo di desiderio e sofferenza. Il genio, nella sua descrizione, è chi ha ricevuto dalla natura un’eccedenza di intelletto sulla volontà.
La compassione. Nella compassione, secondo Schopenhauer, ogni persona sente come proprie tutte le sofferenze del mondo, e proprio per questo essa è il fondamento della morale. La sua massima morale sta in due imperativi semplici: non fare male a nessuno e aiuta gli altri quanto puoi. Alla coscienza morale attribuisce la funzione di placare la volontà. Il confronto con l’imperativo categorico di Kant aiuta a vedere la differenza: lì la legge morale si regge su una forma della ragione; in Schopenhauer il punto d’appoggio è il sentire la sofferenza altrui. L’ascesi. È l’atteggiamento più radicale: rinuncia, rassegnazione, assenza di volontà. Schopenhauer lo chiama negazione della volontà di vivere, e nella rassegnazione colloca la salvezza. Che cosa resta, dopo SchopenhauerFra i pensatori che Schopenhauer ha influenzato il più noto è Friedrich Nietzsche, che subordinò la scienza all’arte; l’influenza della negazione schopenhaueriana della volontà su di lui fu particolarmente marcata. C’è anche un passaggio più preciso: la Stanford Encyclopedia osserva che la trattazione del carattere intelligibile risuona con l’invito nietzschiano a diventare ciò che si è. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe cosa significa il titolo «Il mondo come volontà e rappresentazione»?Significa che il mondo, per Schopenhauer, è due cose insieme. Come rappresentazione è l'insieme dei fenomeni, le cose così come ci appaiono, il mondo descritto da Kant. Come volontà è la cosa in sé, l'aspetto interno delle cose, unitario, che Schopenhauer descrive come uno sforzo infinito e un impulso cieco. Perché Schopenhauer è considerato un filosofo pessimista?Perché il pessimismo segue dalla sua descrizione del mondo. Se il fondo delle cose è uno sforzo cieco che non va in nessuna direzione, l'esistenza resta senza quiete e la vita di ogni giorno si riduce a sofferenza. Chi capisse fino in fondo la natura della propria esistenza, sostiene Schopenhauer, giudicherebbe preferibile non essere mai esistito. Quali vie d'uscita propone Schopenhauer?Tre. La contemplazione estetica, in cui si dimentica sé stessi in ciò che si osserva e il desiderio smette per un momento di tormentare. La compassione, che fa sentire come proprie tutte le sofferenze del mondo e che Schopenhauer pone a fondamento della morale. L'ascesi, cioè rinuncia e rassegnazione, in cui vede la negazione della volontà di vivere. Che rapporto c'è fra Schopenhauer e Kant?Schopenhauer parte dalla distinzione kantiana fra i fenomeni e la cosa in sé e identifica quest'ultima con la volontà. Il mondo come rappresentazione è il mondo dei fenomeni descritto da Kant, quindi la domanda a cui Schopenhauer risponde è che cosa ci sia sotto quei fenomeni. Schopenhauer ha influenzato Nietzsche?Sì, ed è il suo lettore più celebre. Nietzsche mise l'arte al di sopra della scienza, e l'idea schopenhaueriana di negare la volontà lo segnò in modo particolarmente marcato. C'è poi un passaggio più tecnico, il carattere intelligibile, che è stato letto in relazione con l'invito di Nietzsche a diventare ciò che si è. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












