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    recaplica Schopenhauer: chi era e cosa pensava, dalla volontà al pessimismo
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    Schopenhauer: chi era e cosa pensava, dalla volontà al pessimismo

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 14 ottobre 2026

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    Arthur Schopenhauer, nato nel 1788 e morto nel 1860, è il filosofo tedesco che ha messo la volontà al centro del mondo, dando a quella parola un senso insolito, quello di una spinta che attraversa tutta la natura e non va in nessuna direzione. Nella sua opera maggiore, Il mondo come volontà e rappresentazione, il mondo ha due facce, la rappresentazione, cioè i fenomeni così come ci appaiono, e la volontà, che Schopenhauer identifica con la cosa in sé di Kant. Da questa descrizione nasce il suo pessimismo, perché uno sforzo senza meta produce desiderio, conflitto e insoddisfazione. Per placare quella spinta Schopenhauer indica la contemplazione dell'arte, la compassione e l'ascesi.

    Punti Chiave

    • Schopenhauer nacque il 22 febbraio 1788 a Danzica, oggi Gdańsk in Polonia, e morì il 21 settembre 1860 nel suo appartamento di Francoforte.
    • Il mondo come volontà e rappresentazione fu completato nel marzo 1818 e stampato in dicembre, con la data 1819.
    • La volontà di cui parla Schopenhauer è la natura più intima di ogni rappresentazione, una spinta senza meta che nessuna coscienza guida.
    • Il pessimismo di Schopenhauer deriva da questa descrizione, perché un mondo così non risponde a nessun piano e non è costruito razionalmente.
    • Contemplazione estetica, compassione e ascesi sono i tre atteggiamenti con cui, secondo Schopenhauer, la volontà si placa.
    • Fra i pensatori che ha influenzato c'è Friedrich Nietzsche, il nome più celebre.

    L'Approfondimento

    Chi era Arthur Schopenhauer

    Arthur Schopenhauer nacque il 22 febbraio 1788 a Danzica, oggi Gdańsk in Polonia, figlio di un ricco commerciante; la madre divenne poi una romanziera di successo popolare. Studiò nelle università di Gottinga e Berlino e a Berlino tentò la carriera di docente universitario: il tentativo fallì. Nel 1833 si stabilì a Francoforte sul Meno, la città dove morì il 21 settembre 1860, nel suo appartamento.

    Il libro che porta il suo nome dappertutto, Il mondo come volontà e rappresentazione, era già finito nel marzo 1818. Uscì in dicembre, stampato da un editore riluttante e con la data 1819, e non trovò pubblico. La seconda edizione arrivò nel 1844. La fama arrivò solo più tardi, con Parerga e Paralipomena, la raccolta di saggi e aforismi che pubblicò nel 1851; l’opera sistematica restò invece ai margini del suo tempo. Un altro testo, L’arte di ottenere ragione, scritto intorno al 1830, rimase tra le sue carte e uscì solo dopo la sua morte, nel 1864.

    La domanda da cui parte, che cosa siano le cose al di là di come ci appaiono, è antica: se la pone già la Metafisica di Aristotele.

    Il mondo come volontà e rappresentazione

    Il punto di partenza è una distinzione che Schopenhauer eredita da Kant: il mondo che conosciamo è il mondo dei fenomeni, le cose così come ci appaiono, e al di sotto resta la cosa in sé, che Schopenhauer identifica con la volontà. L’aspetto interno delle cose, per quanto se ne possa dire, è appunto la volontà. Il mondo, scrive, è a un tempo volontà e rappresentazione.

    Attenzione alla parola, perché in italiano inganna. La volontà di Schopenhauer è la forza sottostante a ogni rappresentazione e al mondo intero, cieca e inconsapevole, presente in tutta la natura: un principio di sforzo privo di coscienza e di scopo, molto lontano dalla decisione di un soggetto che si propone qualcosa.

    Mondo come rappresentazioneMondo come volontà
    Che cos’èil mondo dei fenomeni, le cose come ci appaionola cosa in sé, l’aspetto interno delle cose
    Com’è fattomolteplice, popolato di individui distintiunitario, una sola volontà
    Come si presentadescrivibile, è il mondo di cui parlava Kantsforzo infinito e impulso cieco, che non ha meta né leggi
    Dove lo incontriamonell’esperienza quotidiananella natura intima di noi stessi e di ogni cosa

    Gli esseri umani, in questo quadro, sono prima di tutto espressioni della volontà di vivere; la volontà è anche l’essenza sottostante del carattere umano.

    Perché Schopenhauer è pessimista

    Che Schopenhauer sia un filosofo pessimista è il modo più comune di presentarlo: quel pessimismo è spesso letto come un tratto del suo carattere, mentre nasce dalla descrizione appena fatta del mondo. Se il fondo del mondo è uno sforzo cieco e senza meta, allora il mondo intero resta privo di piano e di scopo, segue un andamento irrazionale, e l’esistenza si trova segnata da conflitto, lotta e insoddisfazione. La vita quotidiana, scrive Schopenhauer, è sofferenza già nella sua stessa definizione, e il mondo della vita quotidiana è essenzialmente violento e frustrante. L’unica volontà del mondo si lacera senza fine attraverso la molteplicità degli individui, e quello che si vede, guardando l’esistenza, è una guerra permanente di tutti contro tutti. Arriva a sostenere che chi comprendesse davvero la natura della propria esistenza giudicherebbe preferibile non essere mai esistito.

    Le vie d’uscita

    Se il problema è la volontà, la risposta è placarla, e Schopenhauer individua tre atteggiamenti che ci riescono.

    L’arte. Il suo fine più alto, per Schopenhauer, è comunicare le Idee platoniche (la teoria delle idee ha il suo Recap su Platone, e il confronto fra le due grandi scuole greche sta in Aristotele e Platone). Nella contemplazione estetica chi guarda perde il senso della propria individualità e la dimentica nell’oggetto osservato; l’esperienza estetica è preziosa perché offre una tregua dal ciclo di desiderio e sofferenza. Il genio, nella sua descrizione, è chi ha ricevuto dalla natura un’eccedenza di intelletto sulla volontà.

    Esempio pratico: davanti a un quadro che vi tiene fermi, o a un brano che ascoltate due volte di fila, per qualche minuto non pensate a quello che vi manca. È quello che Schopenhauer chiama perdita del senso della propria individualità.

    La compassione. Nella compassione, secondo Schopenhauer, ogni persona sente come proprie tutte le sofferenze del mondo, e proprio per questo essa è il fondamento della morale. La sua massima morale sta in due imperativi semplici: non fare male a nessuno e aiuta gli altri quanto puoi. Alla coscienza morale attribuisce la funzione di placare la volontà. Il confronto con l’imperativo categorico di Kant aiuta a vedere la differenza: lì la legge morale si regge su una forma della ragione; in Schopenhauer il punto d’appoggio è il sentire la sofferenza altrui.

    L’ascesi. È l’atteggiamento più radicale: rinuncia, rassegnazione, assenza di volontà. Schopenhauer lo chiama negazione della volontà di vivere, e nella rassegnazione colloca la salvezza.

    Che cosa resta, dopo Schopenhauer

    Fra i pensatori che Schopenhauer ha influenzato il più noto è Friedrich Nietzsche, che subordinò la scienza all’arte; l’influenza della negazione schopenhaueriana della volontà su di lui fu particolarmente marcata. C’è anche un passaggio più preciso: la Stanford Encyclopedia osserva che la trattazione del carattere intelligibile risuona con l’invito nietzschiano a diventare ciò che si è.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Schopenhauer: SchopenhauerSlide 2 della presentazione su Schopenhauer: Che cosa c'è sotto le cose che vediamo?Slide 3 della presentazione su Schopenhauer: Dal 1788 all'eredità su NietzscheSlide 4 della presentazione su Schopenhauer: Capitolo 01: Da Danzica a FrancoforteSlide 5 della presentazione su Schopenhauer: Nato nel 1788Slide 6 della presentazione su Schopenhauer: Capitolo 02: Volontà e rappresentazioneSlide 7 della presentazione su Schopenhauer: La cosa in sé e i fenomeniSlide 8 della presentazione su Schopenhauer: Il mondo non ha un piano né uno scopoSlide 9 della presentazione su Schopenhauer: Capitolo 03: Arte, compassione, ascesiSlide 10 della presentazione su Schopenhauer: Arte · Compassione · AscesiSlide 11 della presentazione su Schopenhauer: Capitolo 04: L'ereditàSlide 12 della presentazione su Schopenhauer: Kant, Platone, Nietzsche: Immanuel Kant, Platone, Friedrich NietzscheSlide 13 della presentazione su Schopenhauer: Che cos'è la volontà per Schopenhauer?Slide 14 della presentazione su Schopenhauer: Continua su Recaplica
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito La volontà di Schopenhauer è la forza di volontà, quella con cui uno si impone un obiettivo.

      ✓ Realtà Con quella parola Schopenhauer indica la natura più intima del mondo, una forza che agisce in tutte le cose e che non sceglie nulla, perché è priva di coscienza e di meta. Per questo la identifica con la cosa in sé kantiana, cioè con l'aspetto interno delle cose, e la trova tanto negli esseri umani quanto nel resto della natura.

    • ✗ Mito Se il mondo è sofferenza, dal pessimismo di Schopenhauer non si esce.

      ✓ Realtà Schopenhauer dedica buona parte della sua opera alle uscite. L'esperienza estetica interrompe per un tratto il desiderio che fa soffrire, la compassione sposta l'attenzione sulle sofferenze degli altri e diventa il fondamento della morale, l'ascesi arriva a negare la volontà di vivere. Sono tre modi di placare la volontà.

    • ✗ Mito Schopenhauer era pessimista per via del carattere e dei rapporti difficili con la madre.

      ✓ Realtà Il pessimismo nasce dalla descrizione che Schopenhauer dà della natura interiore del mondo, uno sforzo cieco che non va verso nessuna meta. La biografia racconta altro, dal padre commerciante alla madre romanziera di successo fino alla carriera universitaria tentata a Berlino e mai riuscita, ma nessuna delle fonti consultate lega quelle vicende alle sue tesi filosofiche.

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    Mappa concettuale: Schopenhauer: chi era e cosa pensava, dalla volontà al pessimismo
    • Schopenhauer
      • Vita
        • Danzica, 1788 figlio di un ricco commerciante, la madre fu poi una romanziera di successo popolare
        • Gottinga e Berlino gli studi universitari, poi il tentativo fallito di insegnare a Berlino
        • Francoforte dal 1833 la città dove morì il 21 settembre 1860
      • Il mondo come volontà e rappresentazione
        • Rappresentazione il mondo dei fenomeni, quello descritto da Kant
        • Volontà la cosa in sé, l'aspetto interno delle cose, unitaria
        • Stesura e uscita completata nel marzo 1818, stampata in dicembre con la data 1819
      • Il pessimismo
        • Sforzo cieco uno slancio infinito che procede alla cieca, privo di meta
        • La vita quotidiana per Schopenhauer è fatta di sofferenza
        • Guerra di tutti contro tutti l'unica volontà si lacera attraverso la molteplicità degli individui
      • Le vie d'uscita
        • Arte il suo fine più alto è comunicare le Idee platoniche
        • Compassione sentire come proprie tutte le sofferenze del mondo
        • Ascesi rinuncia e rassegnazione, cioè negazione della volontà di vivere
      • L'eredità
        • Friedrich Nietzsche il pensatore più celebre fra quelli che Schopenhauer ha influenzato
        • Diventare ciò che si è il carattere intelligibile di Schopenhauer è stato letto in relazione con quell'invito

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Che cos'è la volontà per Schopenhauer?

    Schopenhauer chiama volontà la natura più intima del mondo e la descrive come uno sforzo che nessuna coscienza guida. È questa forza che identifica con la cosa in sé kantiana.

    2 Nel titolo dell'opera maggiore, che cosa indica la parola «rappresentazione»?

    La rappresentazione è il mondo dei fenomeni, quello descritto da Kant. La volontà è l'altra faccia, la cosa in sé, e per Schopenhauer il mondo è a un tempo l'una e l'altra.

    3 Da che cosa deriva il pessimismo di Schopenhauer?

    Il pessimismo segue dalla descrizione della natura interiore delle cose. Dove non c'è nessuna meta resta un'esistenza in continua tensione.

    4 Quale fine attribuisce Schopenhauer all'arte?

    Per Schopenhauer l'arte serve a comunicare le Idee platoniche, e questo è il suo compito più alto. Chi contempla un'opera dimentica la propria individualità in ciò che osserva.

    5 Che cos'è l'ascesi in Schopenhauer?

    L'ascesi è un atteggiamento fatto di rinuncia, rassegnazione e assenza di volontà. Schopenhauer la presenta come negazione della volontà di vivere e vi colloca la salvezza.

    Risposte: 1-A · 2-C · 3-B · 4-A · 5-C

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

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    Arthur Schopenhauer, nato nel 1788 e morto nel 1860, è il filosofo tedesco che ha messo la volontà al centro del mondo, dando a quella parola un senso insolito, quello di una spinta che attraversa tutta la natura e non va in nessuna direzione. Nella sua opera maggiore, Il mondo come volontà e rappresentazione, il mondo ha due facce, la rappresentazione, cioè i fenomeni così come ci appaiono, e la volontà, che Schopenhauer identifica con la cosa in sé di Kant. Da questa descrizione nasce il suo pessimismo, perché uno sforzo senza meta produce desiderio, conflitto e insoddisfazione. Per placare quella spinta Schopenhauer indica la contemplazione dell'arte, la compassione e l'ascesi.

    Domande e risposte

    Che cosa significa il titolo «Il mondo come volontà e rappresentazione»?

    Significa che il mondo, per Schopenhauer, è due cose insieme. Come rappresentazione è l'insieme dei fenomeni, le cose così come ci appaiono, il mondo descritto da Kant. Come volontà è la cosa in sé, l'aspetto interno delle cose, unitario, che Schopenhauer descrive come uno sforzo infinito e un impulso cieco.

    Perché Schopenhauer è considerato un filosofo pessimista?

    Perché il pessimismo segue dalla sua descrizione del mondo. Se il fondo delle cose è uno sforzo cieco che non va in nessuna direzione, l'esistenza resta senza quiete e la vita di ogni giorno si riduce a sofferenza. Chi capisse fino in fondo la natura della propria esistenza, sostiene Schopenhauer, giudicherebbe preferibile non essere mai esistito.

    Quali vie d'uscita propone Schopenhauer?

    Tre. La contemplazione estetica, in cui si dimentica sé stessi in ciò che si osserva e il desiderio smette per un momento di tormentare. La compassione, che fa sentire come proprie tutte le sofferenze del mondo e che Schopenhauer pone a fondamento della morale. L'ascesi, cioè rinuncia e rassegnazione, in cui vede la negazione della volontà di vivere.

    Che rapporto c'è fra Schopenhauer e Kant?

    Schopenhauer parte dalla distinzione kantiana fra i fenomeni e la cosa in sé e identifica quest'ultima con la volontà. Il mondo come rappresentazione è il mondo dei fenomeni descritto da Kant, quindi la domanda a cui Schopenhauer risponde è che cosa ci sia sotto quei fenomeni.

    Schopenhauer ha influenzato Nietzsche?

    Sì, ed è il suo lettore più celebre. Nietzsche mise l'arte al di sopra della scienza, e l'idea schopenhaueriana di negare la volontà lo segnò in modo particolarmente marcato. C'è poi un passaggio più tecnico, il carattere intelligibile, che è stato letto in relazione con l'invito di Nietzsche a diventare ciò che si è.

    Fonti consultate

    • Stanford Encyclopedia of Philosophy — Arthur Schopenhauer
    • Internet Encyclopedia of Philosophy — Schopenhauer, Arthur
    • Encyclopedia.com — Arthur Schopenhauer

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