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Dante e la Divina Commedia: struttura del viaggio e riassunto | ||||||||||||||||
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Dante e la Divina Commedia: struttura del viaggio e riassuntoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta19 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLa Divina Commedia è il poema che Dante Alighieri scrive da esiliato, tra il 1308 e il 1321, e racconta un viaggio immaginario attraverso i tre regni dell'aldilà cristiano. I numeri che la governano sono rigidissimi: tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), cento canti in tutto e 14.233 versi endecasillabi legati dalla terza rima. Il protagonista è Dante stesso, che si perde in una selva oscura e attraversa l'aldilà accompagnato prima dal poeta latino Virgilio, poi da Beatrice e infine da san Bernardo. Il titolo che Dante le diede era soltanto Comedìa: l'aggettivo «divina» arriva da Boccaccio ed entra stabilmente nel nome con un'edizione veneziana del 1555. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoUn uomo che scrive lontano da casaDante Alighieri nasce a Firenze tra il maggio e il giugno del 1265. Nel 1300 è un cittadino in vista: dal 15 giugno al 15 agosto di quell’anno siede tra i priori, la massima carica di governo della città. Sono mesi difficili, perché Firenze è spaccata tra due fazioni guelfe, i bianchi e i neri, e durante quel mandato vengono banditi i capi di entrambe. Due anni dopo tocca a lui. Il 17 gennaio 1302, mentre si trova fuori città, una prima sentenza lo colpisce con una multa, il confino e l’esclusione dagli uffici pubblici; il 10 marzo la condanna diventa esilio perpetuo, con minaccia di morte se fosse tornato in potere del comune. Da quel momento vive da ospite, passando da una corte all’altra, e a Firenze non tornerà mai: muore a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321. È in questi anni senza casa che scrive la Commedia. Prima aveva pubblicato la Vita nuova, intorno al 1292-93, e poi lavorato al Convivio e al De vulgari eloquentia, tra il 1304 e il 1307. Il poema arriva dopo, composto lungo tutto l’arco dell’esilio, a partire dal 1307-1308 circa: l’Inferno circola già prima dell’aprile del 1314, il Purgatorio poco dopo, e il Paradiso viene avviato intorno al 1316. Cento canti tenuti insieme da una catena di rimeLa Commedia è costruita su un sistema di numeri, ed è la prima cosa da sapere per orientarsi. Le cantiche sono tre: Inferno, Purgatorio, Paradiso. Ciascuna contiene 33 canti. Il conto darebbe 99, ma l’Inferno ne ha uno in più, il primo, che funziona da proemio a tutto il poema: totale, cento canti tondi. I versi sono 14.233, tutti endecasillabi. La forma metrica è la terza rima, e Dante è il primo a usarla. Il testo è diviso in terzine, gruppi di tre versi, con uno schema che si aggancia da solo: ABA, BCB, CDC, e così via. Il verso centrale di ogni terzina detta la rima di quella successiva, come un anello che entra in quello dopo.
Sette giorni, tre guideIl viaggio è ambientato nella primavera del 1300, quando Dante è nel suo trentacinquesimo anno di vita: la metà esatta, se si prende per buona la misura biblica dei settant’anni. Comincia la sera del venerdì santo e dura sette giorni. Sulla data precisa gli studiosi discutono ancora, perché i calcoli proposti sono diversi: Treccani colloca il cammino tra l’8 e il 14 aprile 1300, mentre il Dantedì — la giornata nazionale istituita dal Consiglio dei ministri nel 2020, su proposta dell’allora ministro Dario Franceschini — si celebra il 25 marzo. Le guide sono tre e si succedono. Virgilio, il poeta latino dell’Eneide, accompagna Dante attraverso l’Inferno e su per il Purgatorio, fino alla cima della montagna. Lì arriva Beatrice, che nella biografia dell’autore corrisponde con ogni probabilità a Bice di Folco Portinari, sposata a Simone de’ Bardi e morta l’8 giugno del 1290: è lei a portarlo attraverso i cieli. All’ultimo tratto, nell’Empireo, subentra san Bernardo. L’Inferno: nove cerchi con un ordine precisoL’Inferno dantesco è un imbuto rovesciato dentro il corpo della Terra, diviso in nove cerchi concentrici che si stringono via via che si scende. Più in basso si va, più la colpa è grave e più dura la pena. È una geografia medievale, immaginata secoli prima che si sapesse qualcosa di serio su com’è fatto davvero l’interno del pianeta: chi vuole il quadro reale può leggere il recap su vulcani e terremoti. L’ordine dei peccati non è arbitrario, ed è la cosa che le verifiche chiedono più spesso. Nel canto XI Virgilio si ferma a spiegarlo, e cita l’Etica di Aristotele: ci sono tre disposizioni che il cielo rifiuta, l’incontinenza, la malizia e la bestialità. L’incontinenza — non saper tenere a freno un desiderio — è la meno grave e sta nei cerchi alti. La malizia, che punta a far male a qualcuno, si compie in due modi: con la forza, ed è la violenza, oppure con la frode. Ecco perché i violenti stanno sotto gli incontinenti e i fraudolenti sotto i violenti: la frode «è de l’uom proprio male», richiede l’intelligenza che solo l’essere umano possiede, e per Dante tradire con l’astuzia offende più che colpire con la forza. A ogni colpa corrisponde una pena costruita per somiglianza o per contrasto con il peccato commesso: è quello che si chiama contrappasso. Non è un’invenzione uscita dal nulla. Immaginare un aldilà con una topografia precisa e un giudice che valuta le anime è antichissimo, e prima dei cristiani lo aveva fatto per esempio la civiltà egizia, che affidava il giudizio dei morti a Osiride. Il Purgatorio: la fatica di risalireSe l’Inferno si scende, il Purgatorio si sale. È una montagna divisa in nove zone: un Antipurgatorio dove le anime aspettano prima di cominciare, sette cornici e, in cima, il Paradiso terrestre. Ogni cornice è dedicata a un vizio capitale, e le anime vi restano finché non hanno finito di espiarlo. Anche qui l’ordinamento ha una logica dichiarata nel testo. Nel canto XVII Virgilio spiega che tutto — il bene come il male — nasce da una forma di amore: «né creator né creatura mai […] fu sanza amore». I vizi sono amori mal diretti, e le cornici li dispongono secondo quanto quell’amore è storto. Sulla quarta, per esempio, si purga l’accidia, cioè l’amore troppo tiepido verso il bene. La differenza rispetto all’Inferno è il tempo. Nei cerchi la pena è definitiva; sulle cornici è un passaggio, e le anime che Dante incontra chiedono spesso preghiere a chi è rimasto sulla Terra per accorciare l’attesa. Il Paradiso: nove cieli e l’EmpireoL’ultima cantica segue la cosmologia del tempo, che metteva la Terra ferma al centro dell’universo con le sfere celesti a girarle intorno. Dante e Beatrice attraversano nove cieli concentrici, e oltre l’ultimo c’è l’Empireo, che non è un luogo fisico ma la sede di Dio e dei beati. Man mano che si sale, il racconto cambia natura. Nell’Inferno ci sono corpi, ferite, fango; in Paradiso restano luce, musica e concetti. È anche la cantica più sperimentale del poema: Dante ripete di continuo che la lingua non ce la fa a dire quello che ha visto. Perché «Commedia» non vuol dire divertenteIl titolo scelto da Dante è Comedìa. Nel Medioevo «tragedia» e «commedia» classificavano insieme due cose: l’andamento della vicenda — la tragedia finisce male, la commedia bene — e il registro, raffinato nella prima e più semplice e quotidiano nella seconda. Il poema di Dante risponde a entrambi i criteri: parte dalla selva oscura e arriva alla visione di Dio, e mescola argomenti e toni bassissimi ad altri altissimi, spesso dentro lo stesso canto. L’aggettivo «divina» arriva dopo, e non dall’autore. Il primo a usarlo è Boccaccio; diventa parte stabile del nome quando finisce sul frontespizio dell’edizione veneziana del 1555, curata da Ludovico Dolce. Da lì in poi il libro è per tutti la Divina Commedia. Un testo che ha attraversato sette secoliLa Commedia si diffonde in fretta, e proprio per questo in modo disordinato. Ne sopravvivono circa 600 manoscritti; il più antico tra quelli datati è il codice Landiano 190, allestito nel 1336 e conservato a Piacenza — appena quindici anni dopo la morte dell’autore. I copisti però confrontavano di continuo esemplari diversi, correggendo l’uno con l’altro: nessuna copia è rimasta pulita, e ricostruire che cosa Dante avesse davvero scritto è un lavoro che gli studiosi non hanno ancora chiuso. Nel frattempo il poema ha lasciato tracce nella lingua che parliamo: nell’italiano di oggi ci sono espressioni che vengono di lì. Chi vuole proseguire nella letteratura italiana trova il passo successivo sei secoli più avanti, con Luigi Pirandello e il teatro del Novecento. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteDi cosa parla la Divina Commedia?Del viaggio immaginario di Dante attraverso i tre regni dell'aldilà cristiano. Il protagonista si ritrova smarrito in una selva oscura e ne esce scendendo nell'Inferno, risalendo la montagna del Purgatorio e attraversando i cieli del Paradiso fino all'Empireo. Lungo la strada incontra centinaia di personaggi — antichi e contemporanei, celebri e sconosciuti — e attraverso di loro il poema racconta la politica, la fede, la storia e le passioni del suo tempo. Quanto dura il viaggio di Dante e quando è ambientato?Sette giorni, a partire dalla sera del venerdì santo del 1300, quando il poeta sta per compiere 35 anni: la metà del cammino di una vita, secondo la misura biblica dei settant'anni. Sulla data esatta gli studiosi non sono d'accordo, perché poggia su calcoli diversi: Treccani colloca il viaggio tra l'8 e il 14 aprile 1300, mentre la giornata nazionale dedicata al poeta, il Dantedì, adotta il 25 marzo. Perché si chiama Divina Commedia?Il titolo di Dante era Comedìa. Nel Medioevo «commedia» non voleva dire opera comica: indicava insieme una vicenda che finisce bene e uno stile narrativo semplice e quotidiano, in contrapposizione al finale infelice e alla lingua raffinata della tragedia. L'aggettivo «divina» è un'aggiunta successiva, nata dall'ammirazione di Boccaccio e diventata parte stabile del titolo con l'edizione veneziana del 1555. Perché Dante fu esiliato da Firenze?Per ragioni politiche. Dante apparteneva ai guelfi bianchi e nel 1300 fu tra i priori di Firenze, dal 15 giugno al 15 agosto: durante quel mandato furono banditi i capi di entrambe le fazioni cittadine, bianchi e neri. Quando i neri presero il potere arrivò il conto: una prima condanna il 17 gennaio 1302 e, il 10 marzo, l'esilio perpetuo, con minaccia di morte in caso di rientro. Dante passò il resto della vita ospite di varie corti e morì a Ravenna. Che cos'è il Dantedì?È la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita nel 2020 dal Consiglio dei ministri su proposta dell'allora ministro Dario Franceschini. Si celebra il 25 marzo, la data che una parte degli studiosi riconosce come inizio del viaggio ultraterreno raccontato nella Commedia. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |

















