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Società di massa: cos'è |
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Società di massa: cos'èCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLa società di massa è un tipo di società in cui le masse pesano davvero sulla vita politica e sociale, ma a un prezzo: più omologazione, meno autonomia individuale, maggiore esposizione alla manipolazione. Treccani la colloca tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quando crescita demografica, urbanizzazione, scolarizzazione, allargamento del voto e organizzazione industriale si intrecciano. I mezzi di comunicazione di massa, radio e cinema prima, poi satelliti e internet, la rendono possibile su scala mai vista. Scuola di Francoforte e Ortega y Gasset ne hanno fatto oggetto di critica, con due angoli diversi: l'industria culturale che standardizza, l'uomo-massa che si confonde nella media. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoUna definizione che nasce da un prezzoSecondo Treccani, nella società di massa le masse arrivano a pesare sul serio nella vita pubblica e politica. È un peso che ha un costo, un’omologazione crescente: meno autonomia individuale, più esposizione alla manipolazione. La voce colloca la nascita del fenomeno tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con un precedente preciso: nel 1895 Gustave Le Bon pubblica Psicologia delle folle. Riconoscere chi forma l’opinione pubblica, e con quali strumenti, è anche il lavoro della media literacy: distinguere una fonte autorevole da una propaganda nasce proprio dalle domande che questo fenomeno solleva. Più cause insieme, non una solaSecondo Treccani, la società di massa non nasce da un solo fattore. Crescita demografica, urbanizzazione, diffusione della scolarizzazione, allargamento del diritto di voto e organizzazione industriale taylorista-fordista della produzione sono fattori concomitanti, intrecciati tra loro. La scuola di massa, in particolare, cambia anche il modo in cui le persone imparano a stare in un gruppo: un processo che comincia nell’infanzia, raccontato per intero nel Recap sulla socializzazione.
Quando radio e cinema diventano di massaLa voce Treccani sulla teoria della comunicazione di massa, dalla Storia della civiltà europea curata da Umberto Eco, traccia una linea del tempo precisa. Radio e cinema si diffondono negli anni Venti del Novecento. Satelliti e internet arrivano molto più tardi, negli anni Novanta. Nel mezzo passa un secolo di mezzi di comunicazione che, secondo la voce, sono istituzioni coinvolte nella produzione, riproduzione e distribuzione della conoscenza nella società: danno senso all’esperienza del mondo, modellando la percezione di chi li guarda e ascolta. Chi usa i mezzi di comunicazione di massaTreccani cita l’uso di cinema e radio da parte dei regimi nazista e fascista come esempio storico del loro impiego nella società di massa, nel periodo tra le due guerre mondiali. Un regime che controlla i mezzi di comunicazione controlla anche il modo in cui milioni di persone vedono sé stesse e il proprio ruolo: una dinamica che il Recap sul mito di Mussolini descrive nel dettaglio per il caso italiano. La stessa voce collega in generale la diffusione dei mass media, stampa e televisione in particolare, a un rischio più alto che si manipolino l’opinione pubblica e i comportamenti collettivi. Dalla teoria ipodermica a cosa fa la gente con i mediaGli studi sugli effetti dei media hanno cambiato domanda nel tempo. La teoria ipodermica, detta anche “bullet theory”, immaginava ogni persona del pubblico raggiunta in modo diretto e personale dal messaggio: un pubblico di individui isolati, facilmente influenzabili uno per uno. Paul Lazarsfeld ha proposto un modello diverso, il flusso a due fasi: i media non parlano direttamente al pubblico, ma passano attraverso la selezione e la mediazione dei cosiddetti leader di opinione. Più avanti la prospettiva funzionalista, nota come ipotesi degli usi e gratificazioni, ha spostato la domanda di ricerca: non più che cosa fanno i media alla gente, ma che cosa fa la gente con i media. L’industria culturale della Scuola di FrancoforteMax Horkheimer delinea il programma di ricerca della Scuola di Francoforte nella sua prolusione del 1931, da direttore dell’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte. Insieme a Theodor Adorno scrive la Dialettica dell’Illuminismo, un testo che comincia a circolare nel 1944 e viene pubblicato nel 1947. I due autori preferiscono il termine “industria culturale” a “cultura di massa” per un motivo preciso: quella cultura, secondo la loro analisi riportata dalla Stanford Encyclopedia of Philosophy, non nasce spontaneamente dalle masse stesse. Cinema, radio e settimanali vengono prodotti con gli stessi metodi standardizzati e orientati al profitto di una qualsiasi produzione industriale; la razionalità tecnica di quella produzione diventa, nella loro lettura, una forma di dominio sugli individui. In un testo del 1967 Adorno arriva a dire che i prodotti dell’industria culturale non sono merci “anche”: sono merci interamente, del tutto equiparabili a beni di consumo. Da questa lettura discende che l’intrattenimento sostituisce l’esperienza diretta, attenua la capacità critica del pubblico e lo porta ad accettare lo stato di cose esistente. L’uomo-massa di Ortega y GassetJosé Ortega y Gasset nasce e muore a Madrid, nel 1883 e nel 1955. Professore di metafisica all’Università di Madrid dal 1910 al 1936, pubblica nel 1930 La ribellione delle masse (nell’originale, La rebelión de las masas). Nell’opera sottopone la società occidentale a una critica severa: le masse, scrive, avrebbero soppiantato il ruolo delle élite culturali. Qui conta una distinzione precisa, spesso fraintesa: per Ortega y Gasset masse non significa classe operaia, ma uomo medio, la persona che non si distingue dalle altre e ne ripete il tipo generico. È proprio su questo asse, chi ha un ruolo distinto nella società e chi si confonde nella media, che si muove anche il Recap su status e ruolo sociale. L’uomo-massa descritto da Ortega y Gasset è una figura inerte e conformista, priva di ambizioni di ampio respiro, incapace di porsi interrogativi. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteSocietà di massa e società pre-industriale: qual è la differenza?Nella società pre-industriale le masse pesano poco sulla vita pubblica; diventano protagoniste, secondo Treccani, quando più popolazione, città in crescita, scuola diffusa, un voto più largo e fabbriche organizzate su basi tayloriste-fordiste si sommano, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Massa, in Ortega y Gasset, vuol dire classe operaia?No. Ortega y Gasset usa masse per indicare l'uomo medio, chi ripete il tipo generico invece di distinguersi: il concetto attraversa tutte le classi sociali senza legarsi a una categoria economica. Che differenza c'è tra cultura di massa e industria culturale?Adorno e Horkheimer scelgono apposta due parole diverse: preferiscono industria culturale a cultura di massa, perché quella produzione segue le stesse regole di un'industria qualsiasi, pensata per il profitto più che per esprimere le masse. Quali sono le principali teorie sugli effetti dei mass media?Tre momenti diversi della ricerca sugli effetti: prima la teoria ipodermica, che vede il pubblico come individui isolati colpiti uno per uno; poi il modello di Lazarsfeld, dove il messaggio passa dai leader di opinione prima di arrivare alla gente; infine la prospettiva funzionalista, degli usi e gratificazioni, che si concentra su come le persone usano concretamente i media. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












