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    Società di massa: cos'è

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 7 ottobre 2026

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    La società di massa è un tipo di società in cui le masse pesano davvero sulla vita politica e sociale, ma a un prezzo: più omologazione, meno autonomia individuale, maggiore esposizione alla manipolazione. Treccani la colloca tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quando crescita demografica, urbanizzazione, scolarizzazione, allargamento del voto e organizzazione industriale si intrecciano. I mezzi di comunicazione di massa, radio e cinema prima, poi satelliti e internet, la rendono possibile su scala mai vista. Scuola di Francoforte e Ortega y Gasset ne hanno fatto oggetto di critica, con due angoli diversi: l'industria culturale che standardizza, l'uomo-massa che si confonde nella media.

    Punti Chiave

    • La società di massa è un tipo di società in cui le masse pesano sulla vita politica e sociale, ma con un prezzo, secondo Treccani: più omologazione, meno autonomia individuale, più possibilità di manipolazione.
    • Nasce tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento per più fattori insieme: crescita demografica, urbanizzazione, scolarizzazione, allargamento del voto e organizzazione industriale taylorista-fordista.
    • Radio e cinema si diffondono negli anni Venti del Novecento; satelliti e internet arrivano negli anni Novanta.
    • La Scuola di Francoforte, con Horkheimer e Adorno, usa il termine industria culturale al posto di cultura di massa: a loro avviso è una produzione standardizzata, lontana da una creazione spontanea dal basso.
    • Per Ortega y Gasset, ne La ribellione delle masse (1930), masse indica l'uomo medio: chi non si distingue dagli altri.
    • Gli studi sugli effetti dei media sono passati dalla teoria ipodermica, messaggio diretto su individui isolati, al flusso a due fasi di Lazarsfeld, mediato dai leader di opinione, fino alla domanda funzionalista su cosa fa la gente con i media.

    I numeri chiave

    • 1895 Gustave Le Bon pubblica Psicologia delle folle, il precedente che Treccani indica per la nascita della società di massa. Fonte: Treccani
    • 1930 Ortega y Gasset pubblica La ribellione delle masse, la sua critica della società occidentale sorta tra Ottocento e Novecento. Fonte: Treccani
    • 1947 Horkheimer e Adorno pubblicano la Dialettica dell'Illuminismo: è qui che coniano l'espressione industria culturale al posto di cultura di massa. Fonte: Stanford Encyclopedia of Philosophy

    L'Approfondimento

    Una definizione che nasce da un prezzo

    Secondo Treccani, nella società di massa le masse arrivano a pesare sul serio nella vita pubblica e politica. È un peso che ha un costo, un’omologazione crescente: meno autonomia individuale, più esposizione alla manipolazione. La voce colloca la nascita del fenomeno tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con un precedente preciso: nel 1895 Gustave Le Bon pubblica Psicologia delle folle.

    Riconoscere chi forma l’opinione pubblica, e con quali strumenti, è anche il lavoro della media literacy: distinguere una fonte autorevole da una propaganda nasce proprio dalle domande che questo fenomeno solleva.

    Più cause insieme, non una sola

    Secondo Treccani, la società di massa non nasce da un solo fattore. Crescita demografica, urbanizzazione, diffusione della scolarizzazione, allargamento del diritto di voto e organizzazione industriale taylorista-fordista della produzione sono fattori concomitanti, intrecciati tra loro. La scuola di massa, in particolare, cambia anche il modo in cui le persone imparano a stare in un gruppo: un processo che comincia nell’infanzia, raccontato per intero nel Recap sulla socializzazione.

    Esempio pratico: immagina una persona che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si trasferisce dalla campagna a una grande città per lavorare in una fabbrica organizzata secondo i criteri tayloristi. In città impara a leggere a scuola, vota per la prima volta grazie all’allargamento del suffragio e, negli anni Venti, ascolta le prime trasmissioni radiofoniche insieme ai vicini di casa. Nessuno di questi elementi da solo basta a spiegare la nascita della società di massa: è la somma a renderla possibile.

    Quando radio e cinema diventano di massa

    La voce Treccani sulla teoria della comunicazione di massa, dalla Storia della civiltà europea curata da Umberto Eco, traccia una linea del tempo precisa. Radio e cinema si diffondono negli anni Venti del Novecento. Satelliti e internet arrivano molto più tardi, negli anni Novanta. Nel mezzo passa un secolo di mezzi di comunicazione che, secondo la voce, sono istituzioni coinvolte nella produzione, riproduzione e distribuzione della conoscenza nella società: danno senso all’esperienza del mondo, modellando la percezione di chi li guarda e ascolta.

    Chi usa i mezzi di comunicazione di massa

    Treccani cita l’uso di cinema e radio da parte dei regimi nazista e fascista come esempio storico del loro impiego nella società di massa, nel periodo tra le due guerre mondiali. Un regime che controlla i mezzi di comunicazione controlla anche il modo in cui milioni di persone vedono sé stesse e il proprio ruolo: una dinamica che il Recap sul mito di Mussolini descrive nel dettaglio per il caso italiano. La stessa voce collega in generale la diffusione dei mass media, stampa e televisione in particolare, a un rischio più alto che si manipolino l’opinione pubblica e i comportamenti collettivi.

    Dalla teoria ipodermica a cosa fa la gente con i media

    Gli studi sugli effetti dei media hanno cambiato domanda nel tempo. La teoria ipodermica, detta anche “bullet theory”, immaginava ogni persona del pubblico raggiunta in modo diretto e personale dal messaggio: un pubblico di individui isolati, facilmente influenzabili uno per uno. Paul Lazarsfeld ha proposto un modello diverso, il flusso a due fasi: i media non parlano direttamente al pubblico, ma passano attraverso la selezione e la mediazione dei cosiddetti leader di opinione. Più avanti la prospettiva funzionalista, nota come ipotesi degli usi e gratificazioni, ha spostato la domanda di ricerca: non più che cosa fanno i media alla gente, ma che cosa fa la gente con i media.

    L’industria culturale della Scuola di Francoforte

    Max Horkheimer delinea il programma di ricerca della Scuola di Francoforte nella sua prolusione del 1931, da direttore dell’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte. Insieme a Theodor Adorno scrive la Dialettica dell’Illuminismo, un testo che comincia a circolare nel 1944 e viene pubblicato nel 1947. I due autori preferiscono il termine “industria culturale” a “cultura di massa” per un motivo preciso: quella cultura, secondo la loro analisi riportata dalla Stanford Encyclopedia of Philosophy, non nasce spontaneamente dalle masse stesse. Cinema, radio e settimanali vengono prodotti con gli stessi metodi standardizzati e orientati al profitto di una qualsiasi produzione industriale; la razionalità tecnica di quella produzione diventa, nella loro lettura, una forma di dominio sugli individui. In un testo del 1967 Adorno arriva a dire che i prodotti dell’industria culturale non sono merci “anche”: sono merci interamente, del tutto equiparabili a beni di consumo. Da questa lettura discende che l’intrattenimento sostituisce l’esperienza diretta, attenua la capacità critica del pubblico e lo porta ad accettare lo stato di cose esistente.

    L’uomo-massa di Ortega y Gasset

    José Ortega y Gasset nasce e muore a Madrid, nel 1883 e nel 1955. Professore di metafisica all’Università di Madrid dal 1910 al 1936, pubblica nel 1930 La ribellione delle masse (nell’originale, La rebelión de las masas). Nell’opera sottopone la società occidentale a una critica severa: le masse, scrive, avrebbero soppiantato il ruolo delle élite culturali.

    Qui conta una distinzione precisa, spesso fraintesa: per Ortega y Gasset masse non significa classe operaia, ma uomo medio, la persona che non si distingue dalle altre e ne ripete il tipo generico. È proprio su questo asse, chi ha un ruolo distinto nella società e chi si confonde nella media, che si muove anche il Recap su status e ruolo sociale. L’uomo-massa descritto da Ortega y Gasset è una figura inerte e conformista, priva di ambizioni di ampio respiro, incapace di porsi interrogativi.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Società di massa: Società di massaSlide 2 della presentazione su Società di massa: Chi decide che cosa pensano insieme milioni di persone?Slide 3 della presentazione su Società di massa: Mass media e critica socialeSlide 4 della presentazione su Società di massa: Capitolo 01: Una società nuovaSlide 5 della presentazione su Società di massa: Più cause insiemeSlide 6 della presentazione su Società di massa: Capitolo 02: I mezzi di comunicazioneSlide 7 della presentazione su Società di massa: Dal 1895 al Novecento inoltratoSlide 8 della presentazione su Società di massa: Capitolo 03: Teorie degli effettiSlide 9 della presentazione su Società di massa: Come arriva il messaggioSlide 10 della presentazione su Società di massa: Capitolo 04: Le critiche filosoficheSlide 11 della presentazione su Società di massa: Chi ha criticato la società di massa: Horkheimer, Adorno, Ortega y GassetSlide 12 della presentazione su Società di massa: L'uomo-massa è l'uomo medioSlide 13 della presentazione su Società di massa: Per Ortega y Gasset, chi è l'uomo-massa?Slide 14 della presentazione su Società di massa: E adesso, il ripasso
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    Falsi miti

    • ✗ Mito Quando Ortega y Gasset parla di masse, intende la classe operaia.

      ✓ Realtà Per Ortega y Gasset masse è un concetto filosofico, l'uomo medio che si confonde con gli altri senza distinguersi: vale per ogni classe sociale, mai per una sola categoria di lavoratori.

    • ✗ Mito Cultura di massa e industria culturale sono la stessa cosa, solo con un nome diverso.

      ✓ Realtà Horkheimer e Adorno preferiscono il termine industria culturale: a loro giudizio quella produzione segue la logica di qualunque fabbrica, pensata e costruita per il mercato, lontana dalla spontaneità delle masse.

    • ✗ Mito I mass media convincono tutti allo stesso modo, in modo diretto.

      ✓ Realtà La teoria ipodermica ipotizzava proprio questo, un pubblico di individui isolati colpiti uno per uno dal messaggio; il modello del flusso a due fasi di Lazarsfeld ha mostrato che il messaggio passa invece attraverso la mediazione dei leader di opinione.

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    Mappa concettuale: Società di massa: cos'è
    • Società di massa
      • Che cos'è Una definizione con un prezzo
        • Definizione Treccani Le masse pesano sulla vita politica e sociale
          • Omologazione
          • Manipolazione
        • Un precedente Il 1895, Psicologia delle folle di Le Bon
      • Come nasce Più fattori insieme
        • Demografia e città Crescita demografica e urbanizzazione
        • Scuola e voto Scolarizzazione, allargamento del diritto di voto
        • Fabbrica Organizzazione taylorista-fordista della produzione
      • I mezzi di comunicazione
        • Anni Venti Radio e cinema si diffondono
        • Anni Novanta Satelliti e internet
        • Regimi totalitari Cinema e radio tra le due guerre mondiali
      • Teorie degli effetti
        • Teoria ipodermica Il pubblico come individui isolati
        • Flusso a due fasi Lazarsfeld e i leader di opinione
        • Usi e gratificazioni Cosa fa la gente con i media
      • Critiche filosofiche
        • Scuola di Francoforte Industria culturale al posto di cultura di massa
          • Horkheimer e Adorno
          • Dialettica dell'Illuminismo, 1947
        • Ortega y Gasset L'uomo-massa ne La ribellione delle masse, 1930

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Secondo Treccani, che cosa caratterizza la società di massa?

    Treccani definisce così la società di massa: più peso delle masse, ma anche più omologazione, meno autonomia individuale e maggiore esposizione alla manipolazione.

    2 Quali fattori Treccani collega alla nascita della società di massa?

    Treccani lega la nascita della società di massa a più fattori concomitanti: crescita demografica, urbanizzazione, scolarizzazione, allargamento del voto, organizzazione taylorista-fordista.

    3 Perché Adorno e Horkheimer preferiscono industria culturale a cultura di massa?

    Secondo la loro analisi, la cultura destinata alle masse viene prodotta con gli stessi metodi di qualsiasi produzione industriale: per questo preferiscono un termine che lo dica chiaramente.

    4 Per Ortega y Gasset, che cosa significa masse ne La ribellione delle masse?

    Ortega y Gasset usa masse per indicare l'uomo medio, trasversale alle classi sociali: non è un sinonimo di classe operaia.

    5 Vero o falso: nel modello del flusso a due fasi di Lazarsfeld, i media raggiungono il pubblico sempre in modo diretto, senza intermediari.

    Il modello di Lazarsfeld dice il contrario: i media passano attraverso la selezione e la mediazione dei leader di opinione prima di arrivare al pubblico.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-B · 4-B · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    La società di massa è un tipo di società in cui le masse pesano davvero sulla vita politica e sociale, ma a un prezzo: più omologazione, meno autonomia individuale, maggiore esposizione alla manipolazione. Treccani la colloca tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quando crescita demografica, urbanizzazione, scolarizzazione, allargamento del voto e organizzazione industriale si intrecciano. I mezzi di comunicazione di massa, radio e cinema prima, poi satelliti e internet, la rendono possibile su scala mai vista. Scuola di Francoforte e Ortega y Gasset ne hanno fatto oggetto di critica, con due angoli diversi: l'industria culturale che standardizza, l'uomo-massa che si confonde nella media.

    Domande e risposte

    Società di massa e società pre-industriale: qual è la differenza?

    Nella società pre-industriale le masse pesano poco sulla vita pubblica; diventano protagoniste, secondo Treccani, quando più popolazione, città in crescita, scuola diffusa, un voto più largo e fabbriche organizzate su basi tayloriste-fordiste si sommano, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

    Massa, in Ortega y Gasset, vuol dire classe operaia?

    No. Ortega y Gasset usa masse per indicare l'uomo medio, chi ripete il tipo generico invece di distinguersi: il concetto attraversa tutte le classi sociali senza legarsi a una categoria economica.

    Che differenza c'è tra cultura di massa e industria culturale?

    Adorno e Horkheimer scelgono apposta due parole diverse: preferiscono industria culturale a cultura di massa, perché quella produzione segue le stesse regole di un'industria qualsiasi, pensata per il profitto più che per esprimere le masse.

    Quali sono le principali teorie sugli effetti dei mass media?

    Tre momenti diversi della ricerca sugli effetti: prima la teoria ipodermica, che vede il pubblico come individui isolati colpiti uno per uno; poi il modello di Lazarsfeld, dove il messaggio passa dai leader di opinione prima di arrivare alla gente; infine la prospettiva funzionalista, degli usi e gratificazioni, che si concentra su come le persone usano concretamente i media.

    Fonti consultate

    • Treccani, "Società di massa" (Dizionario di Storia)
    • Treccani, "Teoria della comunicazione di massa" (Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco)
    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, "Critical Theory"
    • Treccani, "Ortega y Gasset, José" (Dizionario di filosofia)

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