|
recaplica
«Odio gli indifferenti» di Antonio Gramsci: il testo, il 1917 e perché si cita ancora oggi |
| © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati |
«Odio gli indifferenti» di Antonio Gramsci: il testo, il 1917 e perché si cita ancora oggiCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampo«Odio gli indifferenti» è lo scritto giovanile con cui Antonio Gramsci, nel febbraio 1917, apre il numero unico «La città futura», curato per la Federazione giovanile socialista piemontese. Il testo tratta l'indifferenza come un comportamento pubblico: per Gramsci chi non prende posizione resta comunque dentro la storia, e ne porta le conseguenze. È un testo breve, scritto in piena prima guerra mondiale, spesso confuso con L'Ordine Nuovo, che nasce solo nel 1919, o con «Gli Indifferenti» di Alberto Moravia, un romanzo uscito dodici anni dopo. Resta citato ancora oggi, anche in percorsi scolastici e iniziative culturali, come un testo diretto sull'indifferenza e la cittadinanza attiva. Punti Chiave
L'ApprofondimentoNel febbraio 1917 esce a Torino «La città futura», un numero unico curato per intero da Antonio Gramsci per la Federazione giovanile socialista piemontese del Partito Socialista Italiano. Lo apre un testo breve, passato alla storia col titolo della sua prima riga: «Odio gli indifferenti». Il bersaglio è un comportamento, l’indifferenza: chi non si schiera, sostiene Gramsci, subisce comunque quello che la storia decide senza di lui. Il contesto: 1917, in piena guerraIl numero unico esce mentre la prima guerra mondiale è ancora in corso, un dettaglio che colloca il testo in un momento preciso. Prima di curare «La città futura», Gramsci era già giornalista militante nella redazione torinese dell’Avanti! dal dicembre 1915, l’organo del Partito Socialista Italiano. Nel numero unico affianca ai propri scritti quelli di Benedetto Croce, Gaetano Salvemini e Carlini, pensati per l’educazione politica dei giovani iscritti alla Federazione. È un testo spesso associato, per errore, a un’altra testata di Gramsci: L’Ordine Nuovo, che però nasce solo nel 1919, come settimanale, e diventa quotidiano dal 1921. La confusione è comprensibile: entrambe le testate portano la firma di Gramsci, in due fasi distinte della sua attività, separate da due anni. Indifferenza: dal vocabolario al vizio civileNel vocabolario italiano corrente, come la definisce il Vocabolario Treccani, l’indifferenza è l’assenza di interessamento, simpatia o partecipazione affettiva verso qualcosa: una parola che si usa per un umore, una reazione, un carattere. Gramsci usa lo stesso registro e lo sposta sul terreno pubblico. Nel testo descrive l’indifferenza con due immagini, la palla di piombo e la palude che circonda la città vecchia: pesi morti che frenano chi vorrebbe muoversi. L’indifferenza, scrive, produce effetti nella storia restando passiva, lasciando che gli eventi prendano la piega che prendono. Per il testo, della responsabilità di quello che succede risponde anche chi è rimasto assente, insieme a chi ha agito direttamente.
Perché si cita ancora oggiIl testo si chiude legando l’odio per l’indifferenza all’idea di una «città futura» costruita dalla partecipazione consapevole dei cittadini, contro il caso e la fatalità. È questa chiusura, più della polemica del 1917, a tenere in vita la citazione: un invito a partecipare che non ha bisogno del contesto della guerra o del socialismo torinese per farsi capire. Lo stesso tema, letto con altri strumenti, attraversa anche i testi sulla sovranità popolare e la cittadinanza e sui principi che la Costituzione italiana affida ai cittadini, non solo alle istituzioni; per il quadro storico in cui il testo nasce, la Prima guerra mondiale ne è lo sfondo diretto. Va tenuto distinto da un altro titolo che gli somiglia solo nella parola chiave: «Gli Indifferenti» di Alberto Moravia, romanzo del 1929. Moravia racconta l’indifferenza come disagio esistenziale di una famiglia borghese, in un romanzo di temi e genere lontani da quello di Gramsci. Falsi mitiIl più diffuso riguarda la testata: il testo esce su «La città futura», nel 1917, non su L’Ordine Nuovo. Il secondo riguarda il senso della parola «odio»: nel testo indica il rifiuto di un comportamento, l’assenteismo dalla vita pubblica, descritto come dannoso indipendentemente da chi lo pratica. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteDove si legge il testo integrale di «Odio gli indifferenti»?È un articolo di giornale del 1917, quindi di pubblico dominio: si trova in archivi digitali pubblici dedicati agli scritti di Gramsci (una fonte è indicata in fondo a questa pagina). «Odio gli indifferenti» è lo stesso testo di «Gli Indifferenti» di Alberto Moravia?No, sono opere diverse: quella di Gramsci è uno scritto politico del 1917, quella di Moravia è un romanzo del 1929. Condividono solo il tema dell'indifferenza, trattato in modi opposti. Chi era la Federazione giovanile socialista piemontese?L'organizzazione giovanile del Partito Socialista Italiano in Piemonte, per cui Gramsci curò nel 1917 il numero unico «La città futura», rivolto all'educazione politica dei giovani iscritti. «Odio gli indifferenti» fu pubblicato su L'Ordine Nuovo?No: è un equivoco comune. L'Ordine Nuovo è un periodico fondato da Gramsci nel 1919, ben dopo l'uscita del testo sul numero unico «La città futura». Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












