|
recaplica
Sovranità popolare e cittadinanza: cosa significano | ||||||||||||
| © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati | ||||||||||||
Sovranità popolare e cittadinanza: cosa significanoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLa sovranità popolare è il principio, scritto nell'art. 1 della Costituzione, secondo cui il potere dello Stato appartiene al popolo, che però lo esercita nelle forme e nei limiti che la Costituzione stessa stabilisce, attraverso il Parlamento, le elezioni e gli strumenti previsti, non con un voto diretto su ogni legge. La cittadinanza è un'altra cosa, lo status giuridico che lega una persona a uno Stato con diritti e doveri, come la definisce l'Enciclopedia Treccani. In Italia la legge 5 febbraio 1992, n. 91 rende cittadino per nascita soprattutto chi ha almeno un genitore cittadino, riservando la nascita sul territorio italiano ai soli casi di genitori entrambi ignoti o apolidi. L'idea che il potere venga dal popolo stesso, e non da un sovrano al di sopra di lui, risale a Jean-Jacques Rousseau e al suo Contratto sociale del 1762, ed è, secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, la versione di sovranità più diffusa nei governi costituzionali contemporanei. Punti Chiave
L'ApprofondimentoL’art. 1 della Costituzione italiana tiene insieme due frasi brevi. La prima definisce la forma dello Stato, “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. La seconda dice da dove viene il suo potere, “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Sono due affermazioni diverse: una descrive che tipo di Stato è l’Italia, l’altra spiega chi ne detiene, in ultima istanza, l’autorità. Il punto delicato sta nella seconda parte della frase. Il testo non dice che il popolo governa senza intermediari, dice che lo fa “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Le forme sono il Parlamento eletto, le elezioni periodiche, i referendum previsti dal testo stesso; i limiti sono le regole che quelle stesse forme devono rispettare, a partire dai diritti riconosciuti nella Costituzione. Per chi studia la Costituzione italiana nella sua struttura completa, è proprio questo l’aspetto da cogliere: il potere del popolo passa attraverso le istituzioni che la Costituzione stessa gli affida.
Le forme e i limiti di cui parla l’art. 1 sono a loro volta scritti in norme giuridiche, non in semplici consuetudini: la differenza tra una regola che vincola lo Stato e un’abitudine che non lo vincola è proprio l’oggetto di cos’è una norma giuridica. Cos’è la cittadinanzaLa cittadinanza è un concetto distinto dalla sovranità popolare, anche se l’art. 1 le sfiora entrambe nella stessa frase parlando di “popolo”. Mentre la sovranità riguarda lo Stato nel suo complesso, la cittadinanza riguarda la singola persona. L’Enciclopedia Treccani la definisce come la condizione di appartenenza di un individuo a uno Stato, con i diritti e i doveri che questa relazione comporta. In Italia il modo in cui si diventa cittadini è regolato dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 15 febbraio 1992 ed entrata in vigore il 16 agosto 1992. L’art. 1 di quella legge stabilisce che è cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini, il criterio noto come ius sanguinis. Un secondo criterio, lo ius soli, si applica in Italia solo in via residuale: diventa cittadino per nascita chi nasce sul territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi. Esiste infine un terzo canale, quello della naturalizzazione, che Treccani descrive come l’acquisizione della cittadinanza per volontà dell’interessato, quando questi si trova nelle condizioni previste dalla legge.
Sulla perdita della cittadinanza, Treccani riporta che la decadenza dalla cittadinanza italiana è limitata a due ipotesi tassative, legate all’assunzione di incarichi pubblici o al servizio militare per uno Stato estero, e che la cittadinanza italiana si può perdere anche per rinuncia espressa. Sono casi definiti, non una condizione che si perde per il semplice trascorrere del tempo o per il trasferimento all’estero. Da dove viene l’idea di sovranità popolareL’idea che il potere dello Stato appartenga al popolo stesso, e non a un sovrano distinto da lui, ha una storia più lunga della Costituzione italiana del Novecento. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, i modelli precedenti di Jean Bodin e Thomas Hobbes collocavano la sovranità in un sovrano al di sopra della popolazione. Jean-Jacques Rousseau propose un’alternativa: nel Contratto sociale, opera del 1762, descrisse “the collective people within a state as the sovereign, ruling through their general will”, cioè il popolo stesso, nel suo insieme, come sovrano che governa attraverso la propria volontà generale. Quella svolta è la radice concettuale di quanto si legge nell’art. 1 della Costituzione italiana. La stessa Stanford Encyclopedia of Philosophy osserva che, nel governo costituzionale contemporaneo, è il popolo che governa attraverso un corpo di leggi a essere sovrano, “the version that commands legitimacy most commonly in the world today”, la versione più diffusa di legittimità nel mondo. È lo stesso schema dell’art. 1 italiano: non il popolo che agisce senza vincoli, ma il popolo che governa dentro un ordinamento di leggi che lui stesso, attraverso le sue istituzioni, ha contribuito a darsi. Nessuno Stato esercita del resto la propria sovranità in totale isolamento. Aderendo a trattati e organizzazioni internazionali, gli Stati accettano limitazioni concordate al proprio potere, come avviene nel funzionamento quotidiano dell’Unione Europea. “Sovranità” è del resto una parola che ricorre anche in altri campi, non solo in quello costituzionale: si parla per esempio di sovranità alimentare per indicare la capacità di un territorio di decidere sul proprio cibo, un uso diverso della stessa parola, applicato a un altro ambito. Cittadinanza e sovranità popolare, due facce della stessa domandaCittadinanza e sovranità popolare rispondono a due domande diverse, ma collegate. La prima chiede chi appartiene allo Stato, con quali diritti e doveri; la seconda chiede da dove venga il potere di quello stesso Stato. L’art. 1 della Costituzione le tiene insieme in una frase sola, mentre la legge 91 del 1992 entra nel dettaglio solo della prima domanda, stabilendo con precisione chi è cittadino italiano e come lo si diventa. Capire la differenza aiuta a leggere con più attenzione anche il resto della Costituzione: ogni volta che il testo parla di “popolo” sta parlando, a seconda del contesto, tanto dell’insieme dei cittadini titolari della sovranità quanto della somma delle singole persone a cui quello status è stato riconosciuto. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCosa significa che la sovranità appartiene al popolo?Significa che, secondo l'art. 1 della Costituzione, il potere dello Stato ha origine nel popolo, che lo esercita nelle forme e nei limiti che la Costituzione stessa stabilisce, cioè attraverso il Parlamento, le elezioni e gli strumenti previsti. Qual è la differenza tra cittadinanza e sovranità popolare?La cittadinanza è lo status giuridico di una singola persona, la relazione con diritti e doveri che la lega a uno Stato secondo Treccani; la sovranità popolare è il principio su chi detiene il potere dello Stato nel suo insieme. L'art. 1 della Costituzione le tiene insieme nella stessa frase. Come si diventa cittadini italiani?Soprattutto per ius sanguinis, avendo almeno un genitore cittadino, secondo l'art. 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91. Lo ius soli vale solo in via residuale, per chi nasce sul territorio italiano da genitori entrambi ignoti o apolidi; esiste anche la via della naturalizzazione, per chi la richiede trovandosi nelle condizioni previste dalla legge. Si può perdere la cittadinanza italiana?Sì, secondo Treccani la cittadinanza italiana si può perdere per rinuncia espressa, oppure in due ipotesi tassative legate ad assumere incarichi pubblici o a prestare servizio militare per uno Stato estero. Da dove viene l'idea di sovranità popolare?Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy risale a Jean-Jacques Rousseau, che nel Contratto sociale del 1762 propose il popolo stesso come sovrano collettivo, governato dalla sua volontà generale, in alternativa ai modelli di Bodin e Hobbes con un sovrano distinto dal popolo; è la versione che ha la legittimità più diffusa nei governi costituzionali contemporanei. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














