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Regime forfettario: come funziona | ||||||||||||||||||
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Regime forfettario: come funzionaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl regime forfettario è un regime fiscale agevolato per chi apre la partita IVA come persona fisica: artigiani, commercianti e liberi professionisti con ricavi contenuti. Vi si accede fino a un limite di fatturato di 85.000 euro l'anno, rispettando anche altri requisiti, e chi lo sceglie paga un'unica imposta sostitutiva al posto delle tasse ordinarie, il 15%, che scende al 5% nei primi cinque anni per chi apre una nuova attività. Non si applica l'IVA in fattura né si gestiscono liquidazioni periodiche, il che semplifica parecchio gli adempimenti rispetto al regime ordinario. Non è però una scorciatoia aperta a tutti: esistono cause di esclusione precise, dalle partecipazioni societarie ai redditi da lavoro dipendente troppo alti. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoIl regime forfettario nasce come regime fiscale agevolato per le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, un’arte o una professione. Cambia il modo di calcolare le tasse dovute, pensato per chi ha ricavi contenuti e non vuole gestire la contabilità complessa del regime ordinario. Chi può accedere al regime forfettario: i requisitiSecondo l’Agenzia delle Entrate, l’accesso è riservato a chi ha conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85.000 euro: è la soglia in vigore dal 2023, introdotta dalla legge di bilancio (L. 197/2022). Chi apre una nuova partita IVA può scegliere il forfettario fin dall’inizio, se rientra in questo limite e non ricade nelle cause di esclusione elencate più sotto. C’è anche un vincolo meno noto: chi nell’anno precedente ha percepito redditi da lavoro dipendente sopra una certa soglia resta fuori dal regime. La soglia era di 30.000 euro, poi elevata a 35.000 euro per gli anni 2025 e 2026. Chi lavora part-time e apre una partita IVA come attività secondaria deve quindi controllare anche questo numero, non solo il fatturato della nuova attività. Il limite di fatturato: 85.000 euro l’annoQuando il regime forfettario è stato introdotto, nel 2015, la soglia era di 65.000 euro; è stata poi alzata più volte, fino agli 85.000 euro in vigore dal 2023. Restare sotto questo tetto annuale è una condizione necessaria per rimanere nel regime forfettario. Le cause di esclusioneRestare sotto il limite di fatturato non basta. Sono esclusi dal regime forfettario, tra gli altri: chi utilizza regimi speciali ai fini IVA o regimi forfetari di determinazione del reddito; i soggetti non residenti, a meno che producano in Italia almeno il 75% del reddito complessivo; chi svolge in via esclusiva o prevalente la cessione di fabbricati, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi; chi esercita l’attività prevalentemente nei confronti di un datore di lavoro con cui ha avuto un rapporto di lavoro nei due anni precedenti, salvo chi sta completando un percorso formativo obbligatorio; e chi partecipa contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure controlla una srl la cui attività è riconducibile a quella individuale.
Come funziona l’imposta: aliquota e coefficiente di redditivitàChi resta nel regime forfettario non paga IRPEF, addizionali e le altre imposte ordinariamente dovute, ma un’unica imposta sostitutiva. L’aliquota ordinaria è del 15%, applicata non sull’intero fatturato ma su un reddito imponibile calcolato applicando ai ricavi un coefficiente di redditività, diverso per ciascun codice ATECO e definito da una tabella allegata alla legge istitutiva del regime. Nei primi cinque anni di attività l’aliquota scende al 5%, a condizione che il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti, un’attività artistica, professionale o d’impresa comparabile, e che la nuova attività non sia la mera prosecuzione di un lavoro già svolto in altra forma.
L’esenzione IVA e le altre semplificazioniChi è nel regime forfettario non addebita l’IVA in fattura ai propri clienti e non detrae l’imposta assolta sugli acquisti. È inoltre esonerato dagli obblighi di liquidazione e versamento periodico dell’IVA e dalla presentazione della dichiarazione annuale. Nella maggior parte dei casi non deve nemmeno applicare le disposizioni sull’obbligo di fatturazione elettronica, anche se chi sceglie comunque di fatturare solo in modalità elettronica ottiene un vantaggio ulteriore: il termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento si riduce di un anno, a quattro anni invece dei cinque ordinari. In generale, chi è nel forfettario non subisce nemmeno la ritenuta d’acconto sui ricavi o compensi percepiti, con l’eccezione dei redditi di lavoro dipendente e assimilati. Regime forfettario o regime ordinario: le differenzeLa differenza più visibile tra i due regimi si vede già su una fattura.
Chi lavora nel mercato del lavoro come autonomo, senza un datore di lavoro, valuta spesso questa tabella prima ancora di decidere come aprire una partita IVA: il regime forfettario semplifica gli adempimenti, ma non è la scelta più conveniente per chi ha molti costi deducibili, perché nel calcolo forfetario quei costi non si scaricano voce per voce. I contributi INPS per artigiani e commerciantiChi è iscritto alle gestioni speciali INPS di artigiani e commercianti e aderisce al regime forfettario può chiedere, a domanda, una riduzione del 35% della contribuzione dovuta, sia sul reddito entro il minimale sia su quello eccedente. L’agevolazione, prevista dall’art. 1, comma 111, della L. 208/2015, non è automatica: va richiesta espressamente e si calcola sul reddito forfetario già individuato ai fini fiscali, non sul fatturato lordo dell’attività. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQuali sono i requisiti per il regime forfettario?Bisogna essere una persona fisica con ricavi o compensi entro 85.000 euro l'anno, non usare regimi speciali IVA, non avere redditi da lavoro dipendente sopra soglia (35.000 euro per il 2025-2026) e non ricadere nelle altre cause di esclusione, come le partecipazioni in società di persone o srl collegate. Qual è il limite di fatturato del regime forfettario?85.000 euro di ricavi o compensi l'anno, ragguagliati ad anno: è la soglia in vigore dal 2023 con la legge di bilancio (L. 197/2022). Superata questa cifra si esce dal regime e si passa a quello ordinario. Il regime forfettario prevede l'esenzione IVA?Sì: chi è nel regime forfettario non addebita l'IVA in fattura ai clienti, non la detrae sugli acquisti ed è esonerato dagli obblighi di liquidazione, versamento e dichiarazione annuale dell'IVA. In cosa differisce il regime forfettario dal regime ordinario?Nel forfettario non si applica l'IVA in fattura, non si fanno liquidazioni periodiche e in genere non è obbligatoria la fattura elettronica; si paga un'imposta sostitutiva unica (15% o 5%) calcolata sul reddito ottenuto applicando un coefficiente di redditività ai ricavi, invece delle imposte ordinarie calcolate sui costi effettivi. Il regime forfettario riduce anche i contributi INPS?Non automaticamente per tutti: artigiani e commercianti iscritti alle gestioni speciali INPS possono chiedere, a domanda, una riduzione del 35% dei contributi dovuti (art. 1, comma 111, L. 208/2015). Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














