Salta al contenuto
recaplica

    Un attimo: controllo di sicurezza

    Cloudflare vuole assicurarsi che tu non sia un robot. Spunta la casella qui sotto e la ricerca riparte da sola.

    EN
    recaplica Liquidazione giudiziale: cos'è e come funziona la procedura che ha sostituito il fallimento
    © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati
    Home › Economia

    Liquidazione giudiziale: cos'è e come funziona la procedura che ha sostituito il fallimento

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 3 ottobre 2026

    Cosa stampare

    Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina.

    Slide

    Scegli il taglio

    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Tutte e due hanno le note del relatore.

    Canale Telegram
    recaplica Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.
    In 30 secondi Punti chiave Numeri Approfondimento Presentazione Falsi miti Mappa concettuale Quiz Flashcards FAQ

    In 30 secondi lettura lampo

    La liquidazione giudiziale è la procedura con cui un tribunale, su un'impresa che non riesce più a pagare i propri debiti, ne vende i beni per restituire ai creditori quanto possibile. Ha preso il posto del vecchio fallimento con il Codice della crisi d'impresa, entrato in vigore il 15 luglio 2022. Il tribunale nomina un curatore che gestisce i beni al posto dell'imprenditore, mentre i creditori entrano in concorso tra loro invece di agire ciascuno per proprio conto. Non si apre per qualsiasi debito: serve lo stato di insolvenza, e le imprese più piccole ne restano fuori.

    Punti Chiave

    • La liquidazione giudiziale è il nome attuale di quella che fino al 2022 si chiamava fallimento.
    • Si apre quando un'impresa è in stato di insolvenza, cioè non paga più regolarmente i propri debiti.
    • Le imprese molto piccole (impresa minore) restano fuori dalla procedura, anche se insolventi.
    • Il tribunale nomina un curatore che prende in mano i beni dell'impresa al posto dell'imprenditore.
    • Con l'apertura della procedura tutti i creditori entrano in concorso tra loro sul patrimonio disponibile.
    • Nel 2025 in Italia sono state aperte 9.795 liquidazioni giudiziali, più delle 9.162 del 2024.

    I numeri chiave

    • 9.795 liquidazioni giudiziali aperte in Italia nel 2025, in aumento rispetto alle 9.162 del 2024 Fonte: CRIBIS, osservatorio liquidazioni giudiziali, 2025
    • +10,6% crescita delle procedure concorsuali gravi (liquidazioni giudiziali e liquidazioni controllate insieme) a fine 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, da 9.196 a 10.171 Fonte: Cerved, osservatorio procedure e liquidazioni, 2025

    L'Approfondimento

    Fino al 2022 la chiamavano fallimento. Dal 15 luglio 2022 il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo 14 del 2019) ha cambiato il nome in liquidazione giudiziale. Il concetto di fondo resta lo stesso: un tribunale gestisce i beni di un’impresa che non riesce più a tenere il passo con i propri debiti e li vende per restituire ai creditori quanto possibile.

    Quando si apre la procedura

    Il decreto del 2019 descrive l’insolvenza come la condizione di chi smette di tenere il passo con le proprie scadenze. È una condizione che affiora nel tempo, da pagamenti mancati o da altri segnali visibili dall’esterno, più che da un singolo ritardo isolato.

    Non tutte le imprese insolventi finiscono in liquidazione giudiziale. Il Codice della crisi d’impresa tiene fuori le imprese molto piccole, definite “impresa minore”: quelle che per tre anni di seguito, o da quando sono nate se più giovani, restano sotto tutte e tre queste soglie.

    SogliaLimite
    Attivo patrimonialemeno di 300.000 euro
    Ricavimeno di 200.000 euro all’anno
    Debitimeno di 500.000 euro, anche non scaduti

    Un piccolo negozio che da tre anni ha un attivo di 180.000 euro, ricavi annui di 90.000 euro e debiti per 120.000 euro resta sotto ogni soglia: anche se non riuscisse a pagare i propri fornitori, non potrebbe essere dichiarato in liquidazione giudiziale. La procedura riguarda gli imprenditori commerciali che superano queste soglie e che si trovano in stato di insolvenza.

    Esempio pratico: immagina una Srl che vende macchinari industriali, con 400.000 euro di debiti verso fornitori e banche e ricavi che da due anni non bastano a pagarli. Se supera le soglie dell’impresa minore e il tribunale la dichiara insolvente, può essere aperta la liquidazione giudiziale: una Srl è un imprenditore commerciale come un altro agli occhi del Codice della crisi d’impresa, non esiste un trattamento diverso per la forma societaria.

    Chi gestisce la procedura

    A dichiarare la liquidazione giudiziale è il tribunale del luogo dove l’impresa ha il centro dei suoi interessi principali, di norma la sede legale. Lo stesso tribunale sceglie il curatore nell’atto con cui apre la procedura: nomina e apertura arrivano insieme, in un’unica sentenza.

    Le nomine dei curatori finiscono in un registro nazionale tenuto dal Ministero della Giustizia, informatico e consultabile dal pubblico.

    Accanto al curatore lavora il comitato dei creditori, che può controllare in qualsiasi momento i conti e i documenti della procedura e può chiedere spiegazioni al curatore e all’imprenditore. Quando il comitato manca o non riesce a funzionare, le sue decisioni passano al giudice delegato dal tribunale.

    Cosa succede ai beni dell’impresa

    Dal giorno in cui il tribunale apre la liquidazione giudiziale, l’imprenditore perde il controllo e la gestione dei propri beni. Nella liquidazione entrano anche quelli che l’impresa riceve mentre la procedura è in corso: un pagamento arrivato dopo l’apertura, per esempio, finisce comunque nel patrimonio gestito dal curatore.

    Il curatore ha un margine di scelta su ogni singolo bene. Può lasciarne fuori uno quando costerebbe più gestirlo o venderlo di quanto renderebbe, dopo averci fatto i conti sopra.

    Cosa succede ai debiti

    Quando si apre la liquidazione giudiziale, tutti i creditori dell’impresa entrano in concorso tra loro sul patrimonio disponibile, invece di agire ciascuno per proprio conto come potevano fare prima. È il principio che la procedura chiama “concorso dei creditori”: nessuno può più rivolgersi da solo al debitore o ai suoi beni, perché il patrimonio ormai risponde a tutti insieme, secondo le regole della procedura.

    Ogni debito dell’impresa, compresi quelli con priorità di pagamento, deve passare da una verifica formale prevista dalla procedura prima di essere soddisfatto. Anche chi avrebbe diritto a essere pagato per primo non riceve nulla automaticamente: la sua posizione viene prima controllata e poi, se confermata, soddisfatta nell’ordine previsto.

    Chi segue l’andamento dell’economia di un paese trova spesso questi numeri accanto ad altri indicatori, come il mercato del lavoro o la recessione: le aperture di liquidazione giudiziale, insieme ad altri segnali, aiutano a leggere lo stato di salute delle imprese.

    I numeri degli ultimi anni

    Secondo l’osservatorio CRIBIS, nel 2025 in Italia sono state aperte 9.795 liquidazioni giudiziali, più delle 9.162 del 2024. Un dato più ampio arriva da Cerved, che conta insieme liquidazioni giudiziali e liquidazioni controllate sotto l’etichetta di “procedure concorsuali gravi”: a fine 2025 erano 10.171, il 10,6% in più rispetto alle 9.196 dello stesso periodo del 2024. Le due cifre misurano cose diverse — la prima solo le liquidazioni giudiziali, la seconda una categoria più larga — e non vanno confuse tra loro.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Liquidazione giudizialeSlide 2 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Si può ancora dire che un'impresa fallisce?Slide 3 della presentazione su Liquidazione giudiziale: In questa presentazioneSlide 4 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Capitolo 01: Quando si apreSlide 5 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Le soglie che escludono l'impresa minoreSlide 6 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Capitolo 02: Chi la gestisceSlide 7 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Dalla sentenza alla gestioneSlide 8 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Chi controlla cosa: Curatore, Comitato dei creditori, Giudice delegatoSlide 9 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Capitolo 03: I beni e i debitiSlide 10 della presentazione su Liquidazione giudiziale: L'imprenditore non perde i beni personali: perde la gestione di quelli dell'impresa.Slide 11 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Prima e dopo l'aperturaSlide 12 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Le liquidazioni giudiziali in ItaliaSlide 13 della presentazione su Liquidazione giudiziale: Un'impresa con debiti sotto 500.000 euro, ricavi sotto 200.000 euro all'anno e attivo sotto 300.000 euro, da tre anni: può finire in liquidazione giudiziale?Slide 14 della presentazione su Liquidazione giudiziale: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Liquidazione giudiziale e fallimento sono due cose diverse.

      ✓ Realtà Sono la stessa procedura con due nomi: fino al 2022 la legge la chiamava fallimento, dal 15 luglio 2022 il Codice della crisi d'impresa l'ha rinominata liquidazione giudiziale. Chi oggi dice "l'azienda è fallita" sta descrivendo lo stesso evento che la legge registra con il nome nuovo.

    • ✗ Mito Appena l'impresa non paga un debito, il tribunale apre la procedura.

      ✓ Realtà Conta l'incapacità di stare al passo con le proprie scadenze nel tempo: un ritardo isolato su un unico pagamento non basta a far scattare la procedura. Le imprese molto piccole, sotto le soglie di "impresa minore" previste dal Codice della crisi d'impresa, restano fuori anche quando sono insolventi.

    • ✗ Mito Con la liquidazione giudiziale l'imprenditore perde anche i beni personali.

      ✓ Realtà La procedura prende di mira il patrimonio dell'impresa: a gestire i beni aziendali, dal giorno dell'apertura, è il curatore nominato dal tribunale. I beni strettamente personali restano separati da quelli dell'impresa ed estranei alla procedura.

    Mappa concettuale

    Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.

    Personalizza
    Mappa concettuale: Liquidazione giudiziale: cos'è e come funziona la procedura che ha sostituito il fallimento
    • Liquidazione giudiziale
      • Quando si apre
        • Stato di insolvenza non paga più regolarmente i debiti
        • Imprenditori commerciali
        • Soglie dell'impresa minore
          • Meno di 300.000 euro di attivo
          • Meno di 200.000 euro di ricavi annui
          • Meno di 500.000 euro di debiti
      • Chi decide
        • Tribunale competente dove l'impresa ha il centro dei suoi interessi
        • Sentenza di apertura nomina il curatore nello stesso atto
      • Chi gestisce
        • Il curatore prende in mano i beni dell'impresa
        • Registro nazionale dei curatori tenuto dal Ministero della Giustizia
        • Il comitato dei creditori
          • Controlla conti e documenti
          • Se manca, decide il giudice delegato
      • Cosa succede ai beni
        • L'imprenditore perde la gestione
        • Entrano anche i beni nuovi acquisiti durante la procedura
        • Il curatore può rinunciare a un bene se costa più gestirlo che venderlo
      • Cosa succede ai debiti
        • Concorso dei creditori agiscono insieme, non ciascuno per conto proprio
        • Verifica formale di ogni debito anche quelli con priorità di pagamento

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Che cos'è lo stato di insolvenza secondo il Codice della crisi d'impresa?

    Il decreto del 2019 lega l'insolvenza all'incapacità di stare al passo con le proprie scadenze nel tempo, visibile da pagamenti mancati o da altri segnali esterni: un ritardo isolato su un unico pagamento non basta.

    2 Un'impresa con 250.000 euro di attivo, 150.000 euro di ricavi annui e 400.000 euro di debiti, stabilmente negli ultimi tre anni, può essere dichiarata in liquidazione giudiziale?

    Il Codice della crisi d'impresa esclude dalla liquidazione giudiziale le imprese che per tre anni restano sotto tutte e tre le soglie dell'impresa minore (300.000 euro di attivo, 200.000 di ricavi annui, 500.000 di debiti): questa impresa è sotto ciascuna delle tre, quindi resta fuori.

    3 Chi nomina il curatore della liquidazione giudiziale, e quando?

    È lo stesso tribunale che apre la procedura a scegliere il curatore, nell'atto in cui dichiara la liquidazione giudiziale: i due eventi arrivano nella medesima sentenza.

    4 Vero o falso: con l'apertura della liquidazione giudiziale, ogni creditore può continuare ad agire da solo per farsi pagare.

    Falso: con l'apertura della procedura scatta il "concorso dei creditori", che si trovano tutti sullo stesso piano davanti al patrimonio dell'impresa, al posto delle azioni che ciascuno poteva intraprendere da solo prima dell'apertura.

    5 Cosa succede se il comitato dei creditori non si forma o non riesce a funzionare?

    Quando il comitato dei creditori non si forma o smette di funzionare, chi decide al suo posto è il giudice delegato scelto dal tribunale per seguire la procedura.

    Risposte: 1-B · 2-B · 3-B · 4-B · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 7

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    La liquidazione giudiziale è la procedura con cui un tribunale, su un'impresa che non riesce più a pagare i propri debiti, ne vende i beni per restituire ai creditori quanto possibile. Ha preso il posto del vecchio fallimento con il Codice della crisi d'impresa, entrato in vigore il 15 luglio 2022. Il tribunale nomina un curatore che gestisce i beni al posto dell'imprenditore, mentre i creditori entrano in concorso tra loro invece di agire ciascuno per proprio conto. Non si apre per qualsiasi debito: serve lo stato di insolvenza, e le imprese più piccole ne restano fuori.

    Domande e risposte

    Qual è la differenza tra fallimento e liquidazione giudiziale?

    Nessuna, a parte il nome: il Codice della crisi d'impresa, in vigore dal 15 luglio 2022, ha sostituito la parola "fallimento" con "liquidazione giudiziale" per indicare la stessa procedura. Chi parla ancora di "fallimento di un'azienda" descrive lo stesso evento con il nome più vecchio.

    Cosa succede se fallisce una Srl?

    Una Srl è un imprenditore commerciale come un'altra agli occhi del Codice della crisi d'impresa: se è insolvente e supera le soglie dell'impresa minore, il tribunale può aprire la liquidazione giudiziale. Da quel momento è il curatore, nominato dal tribunale, a gestire i beni della società; i creditori entrano in concorso tra loro e ogni debito, anche quelli con priorità, passa da una verifica formale prima di essere pagato.

    Tutte le imprese insolventi finiscono in liquidazione giudiziale?

    No. Il Codice della crisi d'impresa tiene fuori le imprese più piccole, chiamate "impresa minore": quelle che per tre anni restano sotto il tetto previsto per attivo (300.000 euro), ricavi (200.000 euro all'anno) e debiti (500.000 euro). Un'impresa di queste dimensioni, anche se insolvente, non viene dichiarata in liquidazione giudiziale.

    Chi decide dove si apre la procedura?

    A dichiarare la liquidazione giudiziale è il tribunale competente per territorio, quello del posto dove l'impresa svolge di fatto la sua attività: nella pratica, quasi sempre dove ha la sede legale. Lo stesso giudice sceglie il curatore nella sentenza di apertura.

    L'imprenditore perde tutti i suoi beni con la liquidazione giudiziale?

    Perde la gestione del patrimonio dell'impresa, che passa al curatore fin dal giorno dell'apertura, compresi i beni che arrivano mentre la procedura è aperta. Il curatore può comunque lasciare fuori un bene quando venderlo costerebbe più di quanto renderebbe.

    Fonti consultate

    • Normattiva - Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019)
    • CRIBIS - Osservatorio liquidazioni giudiziali
    • Cerved - Osservatorio procedure e liquidazioni

    Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.

    Ogni sera, i nuovi Recap del giorno sul canale Telegram. Iscriviti al canale →

    Continua a imparare

    • Economia Agenda 2030: cos'è e quali sono i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile Le Nazioni Unite hanno adottato formalmente l'Agenda 2030 il 25 settembre 2015, con la firma di 193 Paesi, tra cui l'Italia. Il programma raccoglie 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, dalla lotta alla povertà alla tutela del clima, scomposti in 169 Target e seguiti da oltre 240 indicatori. Si tratta di una risoluzione dell'Assemblea Generale: un impegno politico assunto dai governi, con una scadenza fissata al 2030. I titoli italiani più diffusi, come "Sconfiggere la povertà" o "Vita sulla terra", li ha scelti l'ASviS, l'alleanza nata nel 2016 per seguirne l'attuazione in Italia. Leggi il Recap →
    • Economia Sviluppo sostenibile: la definizione e cosa significa davvero Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri: così lo definiscono le Nazioni Unite. La formula arriva dal rapporto «Our Common Future», pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo, chiamata anche Commissione Brundtland. Treccani individua tre fattori interdipendenti dietro quell'espressione. Le Nazioni Unite parlano di un approccio integrato, dove le questioni ambientali camminano accanto allo sviluppo economico. Leggi il Recap →
    • Economia L'impresa: cos'è e quali tipi esistono secondo il codice civile Un'impresa è l'attività economica organizzata che una persona o un gruppo di persone svolge con continuità per produrre o scambiare beni e servizi. Il codice civile italiano la definisce all'articolo 2082, distinguendola dall'azienda (i beni organizzati per svolgerla) e dall'imprenditore, chi la dirige. Si può condurre da soli, come ditta individuale, oppure insieme ad altri, in una società di persone o di capitali. La scelta della forma cambia soprattutto la responsabilità per i debiti, col proprio patrimonio personale oppure solo con quanto si è investito. Leggi il Recap →

    recaplica

    Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.

    I Recap Mappe concettuali Chiedi un Recap Canale Telegram Crea una mappa concettuale Il metodo Chi siamo Privacy e cookie Note legali e condizioni d'uso

    © 2026 Recaplica · Un progetto di Curi S.r.l. — P. IVA 05472000750

    Statistiche, solo se vuoi

    Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy