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Storia del Natale: origini, tradizioni e curiosità nel mondo | ||||||||||||||||||
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Storia del Natale: origini, tradizioni e curiosità nel mondoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta18 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl Natale nasce come festa cristiana ma eredita riti e simboli da celebrazioni pagane molto più antiche, come i Saturnalia romani e lo Yule nordico. Il 25 dicembre non ha nessuna base nei Vangeli: fu scelto secoli dopo, verosimilmente per sovrapporsi a feste del solstizio d'inverno già radicate. Nei secoli il Natale ha attraversato fasi opposte, dal caos carnevalesco medievale al divieto vero e proprio nell'America puritana, fino alla trasformazione ottocentesca in festa familiare pacifica. Nel mondo si festeggia ancora in giorni diversi e con usanze molto diverse: gli ortodossi lo celebrano il 7 gennaio per uno scarto di calendario, mentre in Italia, in Giappone e altrove sono nate tradizioni proprie, dalla Befana al pollo fritto della vigilia giapponese. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoPrima del cristianesimo: Saturnalia e YuleMolte delle usanze che oggi chiamiamo “natalizie” esistevano già prima del cristianesimo. A Roma, nel periodo del solstizio d’inverno, si celebravano i Saturnalia, la festa dedicata al dio Saturno, nata come ricorrenza del 17 dicembre e poi estesa nel tempo: le fonti non concordano su quanto a lungo, tra un’estensione a sette giorni e versioni che parlano di un mese intero. Durante i Saturnalia le gerarchie sociali venivano sospese temporaneamente, e la festa comprendeva già banchetti, canti, candele e scambi di doni. I romani osservavano anche gli Juvenalia, dedicati ai bambini, e celebravano il 25 dicembre come compleanno del dio Mitra, ritenuto il giorno del solstizio d’inverno nel calendario romano dell’epoca. Più a nord, tra le popolazioni germaniche e norrene, si festeggiava lo Yule, legato anch’esso al ritorno della luce dopo il solstizio. Le sue origini esatte restano incerte, ma una delle sue usanze più note era il ceppo di Yule: un tronco, in certe varianti un albero intero, che veniva bruciato lentamente per l’intera durata della festa, fino a dodici giorni. Il nome norreno di questa festa, “jól”, è all’origine di parole come lo svedese e il norvegese “Jul”, che ancora oggi designano il Natale in quelle lingue. Perché proprio il 25 dicembreNei Vangeli non compare alcuna data per la nascita di Gesù. La scelta del 25 dicembre arriva secoli più tardi, per mano di papa Giulio I, e gli storici individuano spesso in questo la spiegazione più probabile: entro la fine del IV secolo, molte usanze dei Saturnalia, doni, candele, canti, banchetti, erano già confluite nelle celebrazioni cristiane del Natale. L’ipotesi più accreditata è dunque che la Chiesa abbia scelto quella data proprio per assorbire e sovrapporsi a una festa pagana già profondamente radicata nel calendario romano, oltre al culto del dio Mitra celebrato lo stesso giorno. Resta un’ipotesi, la più solida tra quelle in circolazione, non un fatto documentato con precisione assoluta: nessuna fonte antica spiega la decisione con le stesse parole in cui la raccontiamo oggi. Per orientarsi tra calendari romani, mesi e riforme successive può essere utile leggere anche la storia del calendario romano e dei nomi dei mesi, che racconta come Roma sia arrivata al sistema su cui si innestano anche le date del Natale. Dal caos medievale al Natale vittorianoIl Natale che conosciamo, tranquillo e familiare, non è sempre stato così. Nel Medioevo le celebrazioni natalizie erano descritte come rumorose e sregolate, più simili a un carnevale ubriaco che alla festa raccolta di oggi: una figura chiamata “lord of misrule”, il “signore del disordine”, guidava i festeggiamenti capovolgendo per qualche giorno le gerarchie sociali abituali. Nell’America puritana la reazione a questi eccessi fu drastica. A Boston, tra il 1659 e il 1681, festeggiare il Natale era illegale: chi veniva sorpreso a farlo rischiava una multa di cinque scellini.
Fu solo nell’Ottocento, con autori come Washington Irving, che nel 1819 raccontò un Natale idealizzato nei suoi scritti, e Charles Dickens, che il Natale venne “reinventato” come festa familiare e pacifica, lasciando alle spalle l’immagine carnevalesca dei secoli precedenti. Nello stesso periodo, i coloni tedeschi ed europei diffusero in America l’abitudine di decorare un albero, un’usanza che in Germania risaliva già al Medioevo. Babbo Natale: da vescovo turco a icona pubblicitariaLa figura di Babbo Natale nasce da un personaggio storico reale: san Nicola, nato intorno al 280 d.C. in Asia Minore, nell’attuale Turchia. Il suo nome, nella tradizione olandese “Sint Nikolaas”, si trasformò nel tempo in “Sinter Klaas”, da cui deriva l’inglese “Santa Claus”. Due tappe successive fissarono l’immagine che riconosciamo ancora oggi. Nel 1822 Clement Clarke Moore scrisse la poesia “A Visit from St. Nicholas” (conosciuta anche come “‘Twas the Night Before Christmas”), la prima a raffigurare Babbo Natale con le renne. Nel 1881, il vignettista Thomas Nast disegnò l’immagine moderna di “Old Saint Nick”: cappotto rosso, barba bianca, sacco di giocattoli in spalla. È lo standard che si è imposto da allora, decenni prima che Coca-Cola lanciasse le proprie campagne pubblicitarie natalizie: l’azienda arrivò quando quell’immagine era già fissata, e la diffuse in tutto il mondo senza averla inventata. Verificare l’origine reale di una tradizione popolare, invece di accontentarsi della versione più ripetuta, è lo stesso esercizio fatto anche per altre usanze che si crede più antiche o più “pure” di quanto siano davvero: vale per Babbo Natale come per la vera storia della carbonara, un altro caso in cui la leggenda diffusa e i fatti documentati raccontano due storie diverse. Un solo Natale, due date: il mondo ortodossoCirca 260 milioni di cristiani ortodossi nel mondo festeggiano il Natale non il 25 dicembre, ma il 7 gennaio. La causa non è teologica, ma calendariale. Nel 325 d.C. il Concilio di Nicea aveva standardizzato il calendario cristiano sul calendario giuliano, i cui calcoli, opera dell’astronomo Sosigene, sovrastimavano la durata dell’anno solare di circa 11 minuti. Un errore minuscolo, che nel corso dei secoli si è però accumulato fino a diventare rilevante. Nel 1582 papa Gregorio XIII introdusse il calendario gregoriano per correggere lo scarto, ma la Chiesa ortodossa, separata da Roma fin dal Grande Scisma del 1054, non lo adottò: accettarlo avrebbe significato, secondo la lettura ortodossa dei testi sacri, ammettere occasionali sovrapposizioni tra Pasqua ebraica e Pasqua cristiana. Entro il 1923 lo scarto tra i due calendari aveva raggiunto i 13 giorni, ed è per questo che il 25 dicembre del calendario giuliano cade il 7 gennaio di quello gregoriano. Non tutti i paesi ortodossi seguono ancora il calendario giuliano integrale: Grecia, Cipro e Romania, ad esempio, adottarono nel 1923 una versione rivista del calendario giuliano e festeggiano quindi il 25 dicembre come l’Occidente. Russia ed Egitto, insieme a diverse comunità in Etiopia, Georgia, Serbia e Polonia, mantengono invece il calendario giuliano pieno e festeggiano il 7 gennaio. Le usanze, poi, cambiano molto da un paese all’altro. Molte tradizioni ortodosse prevedono un digiuno che può arrivare fino a 40 giorni prima del Natale, con l’astensione da carne, latticini, pesce, vino e olio d’oliva.
Sul piatto tipico della vigilia copta si può leggere qualcosa in più anche a proposito del contesto storico e culturale egiziano più in generale in questo Recap sulla civiltà egizia. In Italia: dalla Befana all’EpifaniaIn Italia il ciclo natalizio si chiude tradizionalmente con l’Epifania, il 6 gennaio, e con la figura della Befana. Il nome stesso è una corruzione di “Epifania”, dal greco antico per “manifestazione”. Nella tradizione popolare, la Befana scende dal camino nella notte tra il 5 e il 6 gennaio e lascia doni e dolciumi nelle calze dei bambini più buoni, carbone, nella versione più recente della tradizione tipicamente uno zucchero nero a forma di carbone, a quelli più cattivi. Gli studiosi collegano la figura della Befana a tradizioni magiche precedenti al cristianesimo, legate ai dodici giorni successivi al solstizio d’inverno, un periodo che nell’immaginario popolare era associato alla rinascita della natura e ai raccolti futuri. In diverse zone d’Europa, tra cui la Franca Contea francese, questo periodo era segnato da riti del fuoco: falò accesi in serie, uno dei quali dedicato proprio a bruciare il fantoccio di una vecchia strega, un gesto letto come simbolo dell’allontanamento degli spiriti maligni dell’inverno. Il Natale laico del GiapponeIn Giappone il Natale è una festa quasi interamente laica e commerciale: meno dell’1% della popolazione giapponese si dichiara cristiana. Già alla fine degli anni Sessanta i giapponesi avevano preso a festeggiare il periodo natalizio come un evento stagionale, con feste in casa e dolci promossi dalle pasticcerie. Nel 1974 la catena KFC lanciò in Giappone la campagna pubblicitaria “Kentucky for Christmas” (“Kurisumasu ni wa Kentakkii”), che affiancò il pollo fritto alla vigilia di Natale. La stessa azienda racconta come aneddoto di origine la frase di un cliente straniero che, non riuscendo a trovare il tacchino in Giappone, avrebbe deciso di festeggiare il Natale con il pollo fritto: un racconto suggestivo, ma che diverse fonti giornalistiche indipendenti considerano più vicino al folklore aziendale che a un fatto storico verificato. Ciò che è misurabile è l’effetto sui consumi: il 24 dicembre è diventato il giorno più affollato dell’anno per i ristoranti KFC giapponesi, con un traffico circa dieci volte superiore alla media annuale.
Il percorso di un piatto che diventa tradizione, spesso ben oltre le sue origini reali, è un fenomeno che si osserva anche altrove: lo racconta bene, per un altro contesto, la storia della pizza, nata come cibo povero e diventata poi simbolo riconosciuto in tutto il mondo. Una festa, tante storieIl Natale che si festeggia in Italia il 25 dicembre, quello che gli ortodossi celebrano il 7 gennaio e quello laico e commerciale del Giappone condividono un’origine comune ma si sono sviluppati per strade molto diverse: riti agricoli del solstizio, decisioni di calendario prese da un papa a Roma, un errore astronomico di undici minuti accumulato per secoli, un vignettista americano dell’Ottocento, una campagna pubblicitaria giapponese degli anni Settanta. Conoscere queste tappe non toglie nulla al significato della festa; aiuta piuttosto a distinguere cosa è documentato da cosa è leggenda, e a capire perché la stessa parola, “Natale”, possa indicare esperienze tanto diverse da un paese all’altro. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e rispostePerché il Natale si festeggia il 25 dicembre?Non per un motivo scritto nei Vangeli, che non riportano alcuna data di nascita di Gesù. Fu papa Giulio I a fissare quel giorno, e l'ipotesi più accreditata dagli storici è che la Chiesa volesse così assorbire la festa romana dei Saturnalia e il culto del dio Mitra, il cui compleanno cadeva nello stesso giorno nel calendario romano. Perché gli ortodossi festeggiano il Natale il 7 gennaio?Per uno scarto tra calendari, non per un diverso credo sulla nascita di Gesù. Il calendario giuliano, ancora seguito da parte del mondo ortodosso, sovrastima l'anno solare di circa 11 minuti; l' errore accumulato nei secoli aveva raggiunto i 13 giorni entro il 1923, e questo scarto sposta il 25 dicembre del calendario giuliano al 7 gennaio del calendario gregoriano. È vero che Babbo Natale vestito di rosso fu inventato da Coca-Cola?No. L'immagine di Babbo Natale con cappotto rosso, barba bianca e sacco di giocattoli fu disegnata dal vignettista Thomas Nast nel 1881, decenni prima delle prime campagne pubblicitarie natalizie di Coca-Cola. L'azienda ha reso quell'immagine più famosa a livello globale, ma non l'ha creata. Da dove viene la tradizione dell'albero di Natale?Gli alberi decorati per Natale risalgono alla Germania medievale; furono poi i coloni tedeschi ed europei a diffondere l' usanza in America, dove si affermò già nei primi decenni dell' Ottocento. Perché in Giappone il Natale si associa al pollo fritto?Per una campagna pubblicitaria di KFC lanciata nel 1974 con lo slogan "Kentucky for Christmas", in un paese dove il Natale è una festa laica e commerciale (meno dell'1% della popolazione giapponese è cristiana). Il 24 dicembre è diventato così il giorno più affollato dell'anno per i ristoranti KFC del Giappone. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |
















