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    recaplica Storia della pizza: dalle origini napoletane al riconoscimento UNESCO
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    Storia della pizza: dalle origini napoletane al riconoscimento UNESCO

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 6 settembre 2026

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    La parola "pizza" compare già in un documento del 997 scritto a Gaeta, ma il piatto come lo conosciamo oggi nasce nella Napoli dell'Ottocento, tra pizzerie popolari ed economiche. L'episodio più famoso, quello della regina Margherita che nel 1889 avrebbe dato il nome alla pizza coi tre colori della bandiera, è in realtà una leggenda storicamente contestata: pizze molto simili comparivano già decenni prima. Nel 2017 l'arte del pizzaiuolo napoletano è stata riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Da lì la pizza si è diffusa in tutto il mondo, con migliaia di varianti locali e qualche curiosità sociale tutta napoletana.

    Punti Chiave

    • La parola "pizza" è attestata per la prima volta nel 997, in un contratto di locazione stipulato a Gaeta; le sue origini restano incerte, tra un'ipotesi di derivazione dall'antico alto-tedesco e una dall'arabo "pita".
    • Il piatto come preparazione a base di pasta di farina, lievito e condimenti, cotta in forno in forma rotonda, nasce nella Napoli della prima metà dell'Ottocento, come cibo popolare ed economico.
    • Sulla prima pizzeria della storia le fonti divergono, un documento del 21 luglio 1792 attesta una licenza per cuocere pizze a Napoli, ma altre fonti indicano il 1738 come anno di fondazione dell'Antica Pizzeria Port'Alba.
    • L'aneddoto della regina Margherita, che nel 1889 avrebbe dato il nome alla pizza coi tre colori della bandiera italiana, è una leggenda molto diffusa ma storicamente contestata, la lettera che la racconta è quasi certamente un falso, e pizze simili erano già descritte nel 1853 e nel 1866.
    • Nel 2017 l'UNESCO ha inserito l'arte del pizzaiuolo napoletano nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, dopo una candidatura sostenuta da circa due milioni di firme.
    • Il pomodoro, oggi legato alla pizza più di ogni altro ingrediente, è arrivato in Europa dalle Americhe solo nel Cinquecento e per circa due secoli è stato considerato tossico dagli europei.

    I numeri chiave

    • 997 anno del contratto di locazione stipulato a Gaeta che contiene la prima attestazione conosciuta della parola "pizza" Fonte: Treccani, magazine Atlante
    • circa 3.000 i pizzaiuoli che, secondo la scheda ufficiale UNESCO, praticano l'arte del pizzaiuolo napoletano Fonte: UNESCO, Intangible Cultural Heritage
    • 2017 l'anno in cui l'arte del pizzaiuolo napoletano è stata iscritta nella Representative List UNESCO del patrimonio culturale immateriale Fonte: UNESCO / Treccani magazine
    • meno del 2% la quota delle circa 8.200 pizzerie di Napoli che ha ottenuto la certificazione ufficiale AVPN, Associazione Verace Pizza Napoletana Fonte: Smithsonian Magazine

    L'Approfondimento

    Una parola più antica del piatto

    La parola “pizza” esiste da molto prima della pizza come la si mangia oggi. Compare già in un contratto di locazione del 997, stipulato a Gaeta, il documento più vecchio in cui gli studiosi l’abbiano trovata finora. Sull’origine del termine circolano due ipotesi diverse, mai del tutto risolte: una la fa discendere da una parola dell’antico alto-tedesco, bizzo o pizzo, che indicava un boccone o un pezzo di pane; l’altra la avvicina all’arabo pita. Nessuna delle due ha convinto in modo definitivo tutti gli studiosi, e la voce Treccani stessa parla di un’origine “forse” tedesca, senza chiudere la questione.

    Quello che la parola indicava nel 997 era comunque qualcosa di molto diverso dalla pizza napoletana: probabilmente una focaccia o un pane schiacciato, condito in modo semplice. Forme di pane basso e condito, del resto, esistevano già in diverse cucine del mondo antico, anche se un legame diretto e documentato tra quelle preparazioni e la pizza moderna non risulta da fonti solide: è un salto che non va dato per scontato.

    Napoli, il luogo dove nasce il piatto

    Il piatto come lo si riconosce oggi, impasto lievitato steso in forma rotonda e bassa, cotto in forno e condito, nasce a Napoli nella prima metà dell’Ottocento. Non era un piatto raffinato: era cibo di strada, economico, pensato per sfamare in fretta. La giornalista Matilde Serao, descrivendo la Napoli del suo tempo, la definì un cibo “che ingiallisce al sole, mangiato dalle mosche” — un’immagine lontanissima dall’idea di piatto gourmet che la pizza avrebbe assunto molto più tardi.

    Sulla data della prima pizzeria della storia, però, le fonti non concordano, ed è onesto dirlo invece di inventare una sintesi che non esiste. Un documento del 21 luglio 1792 attesta che il Ministero della Polizia Generale del Regno concesse a un certo Giuseppe Sorrentino la licenza per cuocere pizze nel borgo di Loreto, a Napoli: è il primo documento noto in questo senso. Un’altra fonte, però, indica un’origine precedente per l’Antica Pizzeria Port’Alba, fondata nel 1738 e diventata un locale con tavoli veri e propri nel 1830. Le due fonti non si citano a vicenda, e nessuna delle due basta da sola a chiudere la questione.

    DatoFonteAnno
    Licenza per cuocere pizze a Napoli (Giuseppe Sorrentino)Treccani, magazine Atlante1792
    Fondazione dell’Antica Pizzeria Port’AlbaSmithsonian Magazine1738
    Port’Alba diventa ristorante con tavoliSmithsonian Magazine1830

    Esempio pratico: nel 1835 lo scrittore francese Alexandre Dumas padre soggiornò a Napoli e descrisse la pizza nel suo libro Le Corricolo, segno che il piatto era già abbastanza diffuso e riconoscibile da colpire un visitatore straniero. Pochi anni prima, nel 1831, l’inventore statunitense del telegrafo Samuel Morse l’aveva invece liquidata come “una specie di torta nauseante”: la pizza, insomma, non piaceva a tutti i turisti dell’epoca.

    Chi vuole capire come un piatto povero diventi, con il tempo, un simbolo nazionale può trovare un parallelo in un’altra storia gastronomica italiana, quella della carbonara, anch’essa nata da ingredienti semplici e diventata poi oggetto di leggende sulla propria origine.

    Il caso della regina Margherita

    L’episodio più raccontato sulla pizza riguarda una visita reale del 1889. Secondo la versione più diffusa, il cuoco Raffaele Esposito, insieme alla moglie, preparò tre pizze diverse per re Umberto I e la regina Margherita di Savoia, in visita a Napoli; la regina avrebbe scelto quella coi tre colori della bandiera italiana, pomodoro rosso, basilico verde e mozzarella bianca, che da allora porta il suo nome. È la storia che compare anche nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani, raccontata come un fatto lineare.

    Un’altra ricostruzione, però, invita a leggere questa storia con più cautela: la lettera che racconterebbe l’episodio, datata 11 giugno 1889 e attribuita al capo dei Servizi Reali Camillo Galli, è considerata quasi certamente un falso, l’unica prova di una vicenda che nessun altro documento conferma. Non solo: pizze molto simili a quella “Margherita”, con basilico, mozzarella e pomodoro, comparivano già in fonti scritte molto prima del 1889. Emanuele Rocco ne descrisse una nel 1853, e lo scrittore Francesco De Bouchard fece lo stesso nel suo libro del 1866 sugli usi e costumi di Napoli. Un racconto simile a quello della regina, per di più, era già circolato nel 1880 su un giornale dell’epoca, riferito però a un episodio diverso.

    Non è possibile, con le fonti disponibili, stabilire con certezza cosa sia successo davvero nel giugno 1889. La cosa più corretta da dire è che quella della regina Margherita resta una leggenda molto diffusa ma storicamente contestata, non un fatto accertato: la pizza coi tre colori esisteva quasi certamente già prima, e l’episodio reale potrebbe aver dato un nome a un piatto che esisteva già, non averlo creato.

    Per inquadrare il contesto: l’Italia meridionale si era unita al Regno nel 1861, Roma era stata annessa nel 1870 e Umberto I era stato incoronato re nel 1878. La pizzeria di Esposito passò poi ai fratelli Brandi nel 1932, e nel 1989 fu posta a Napoli la targa commemorativa che ricorda l’episodio, vero o leggendario che sia.

    Un riconoscimento arrivato tardi, ma ufficiale

    Molto più solido, perché confermato da due fonti indipendenti, è quanto accaduto nel 2017. Quell’anno l’UNESCO ha iscritto l‘“Arte del pizzaiuolo napoletano” nella Representative List del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, durante una sessione tenutasi a Jeju, in Corea del Sud. La candidatura era partita nel 2009, con il sostegno di Coldiretti, dell’Associazione pizzaiuoli napoletani e della Fondazione UniVerde, e aveva raccolto circa due milioni di firme di sostegno.

    Secondo la scheda ufficiale UNESCO, quello che viene riconosciuto non è una ricetta, ma un know-how: la pratica comprende quattro fasi diverse, dalla preparazione dell’impasto alla cottura in un forno a legna con un caratteristico movimento rotatorio del pizzaiolo. A Napoli, sempre secondo l’UNESCO, vivono e praticano circa 3.000 pizzaiuoli, divisi in tre categorie riconosciute: il Master Pizzaiuolo, il pizzaiuolo e il fornaio, oltre alle famiglie napoletane che tramandano l’arte in casa.

    Esempio pratico: l’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) certifica i locali che rispettano un disciplinare preciso, cottura di circa 90 secondi a circa 480°C, quasi il doppio dei forni a gas americani, diametro massimo di circa 35 centimetri e impasto fermentato da 12 ore a diversi giorni. Su circa 8.200 pizzerie censite a Napoli, secondo Smithsonian Magazine, solo circa 125, meno del 2% del totale, hanno ottenuto questa certificazione: un segno di quanto la ricetta “ufficiale” resti una minoranza rispetto alla varietà reale delle pizzerie napoletane.

    Il pomodoro, un ingrediente arrivato dopo

    Un dettaglio che sorprende chi pensa alla pizza come a un piatto “immutabile”: il pomodoro, oggi il suo ingrediente più riconoscibile, arrivò in Europa dal continente americano nel Cinquecento, e per circa due secoli fu considerato dagli europei una pianta tossica, non adatta al consumo alimentare. Tra le varianti storiche della pizza napoletana, la “Marinara” nacque nel Settecento.

    Chi è curioso di capire perché certi alimenti restino a lungo fuori dall’uso comune, per motivi non sempre scientifici, può trovare un parallelo nella storia della fermentazione, un processo usato da secoli in molte cucine del mondo prima ancora di essere compreso a livello chimico. Anche la scienza della lievitazione, fondamentale per l’impasto della pizza, ha una sua storia fatta di intuizioni pratiche arrivate molto prima della spiegazione scientifica.

    Da Napoli al mondo

    Per gran parte della sua storia, la pizza restò un piatto quasi esclusivamente napoletano. La sua diffusione su scala industriale, secondo l’Enciclopedia dei ragazzi Treccani, cominciò solo negli anni Sessanta del Novecento, grazie soprattutto alla catena statunitense Pizza Hut, tra i motivi che portarono il piatto a diventare, in tempi più recenti, uno dei più diffusi al mondo.

    Da lì la pizza ha preso strade diverse a seconda del paese. Negli Stati Uniti sono nate varianti regionali distanti dall’originale napoletana: le “pies” del New Jersey, la “apizza” di New Haven, nel Connecticut, o la versione con formaggio Provel tipica di St. Louis. Diversi pizzaioli napoletani hanno inoltre aperto succursali all’estero: il caso più citato è quello di Gino Sorbillo, con locali a Milano, New York, Roma, Tokyo, Miami e Genova.

    A Napoli, intanto, sono rimaste vive alcune usanze sociali legate al modo di vivere la pizza come cibo condiviso. La “pizza sospesa” consiste nel pagare una pizza in più, lasciata a disposizione di chi non può permettersela. La “pizza a otto” permette tradizionalmente di pagarla anche otto giorni dopo averla mangiata. E il “portafoglio” è il gesto di piegare la pizza a metà per poterla mangiare camminando per strada, senza posate.

    Tabella riassuntiva delle tappe principali

    AnnoEvento
    997Prima attestazione della parola “pizza”, in un documento di Gaeta
    Prima metà dell’OttocentoNasce a Napoli il piatto come lo si conosce oggi
    1738 o 1792 (fonti divergenti)Prima pizzeria della storia
    1835Alexandre Dumas descrive la pizza ne Le Corricolo
    1889Presunto episodio della regina Margherita (leggenda contestata)
    Anni Sessanta del NovecentoDiffusione industriale della pizza, grazie anche a Pizza Hut
    2009-2017Candidatura e riconoscimento UNESCO dell’arte del pizzaiuolo napoletano

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Storia della pizza: Storia della pizzaSlide 2 della presentazione su Storia della pizza: Chi ha inventato la pizza?Slide 3 della presentazione su Storia della pizza: Di cosa parliamoSlide 4 della presentazione su Storia della pizza: Capitolo 01: Dalla parola al piattoSlide 5 della presentazione su Storia della pizza: La prima traccia scrittaSlide 6 della presentazione su Storia della pizza: Come la raccontavano: Matilde Serao, Alexandre Dumas, Samuel MorseSlide 7 della presentazione su Storia della pizza: Qual è la prima pizzeria della storia?Slide 8 della presentazione su Storia della pizza: Capitolo 02: Il caso della regina MargheritaSlide 9 della presentazione su Storia della pizza: Il casoSlide 10 della presentazione su Storia della pizza: Pizze coi tre colori esistevano già prima.Slide 11 della presentazione su Storia della pizza: Capitolo 03: Il riconoscimento UNESCOSlide 12 della presentazione su Storia della pizza: Non una ricetta, ma un mestiereSlide 13 della presentazione su Storia della pizza: AVPN · A Napoli · PocheSlide 14 della presentazione su Storia della pizza: Capitolo 04: Da Napoli al mondoSlide 15 della presentazione su Storia della pizza: Dalla parola al patrimonio dell'umanitàSlide 16 della presentazione su Storia della pizza: Tre usanze napoletane: Pizza sospesa, Pizza a otto, Il portafoglioSlide 17 della presentazione su Storia della pizza: Perché il pomodoro rimase a lungo fuori dall'uso alimentare comune?Slide 18 della presentazione su Storia della pizza: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta18 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito La pizza Margherita fu inventata di sana pianta nel 1889 in onore della regina Margherita di Savoia.

      ✓ Realtà È una leggenda molto diffusa ma storicamente contestata. L'unica prova dell'episodio è una lettera del 1889 considerata quasi certamente un falso. Pizze molto simili, con basilico, mozzarella e pomodoro, erano già descritte da testimoni nel 1853 e nel 1866, decenni prima dell'aneddoto raccontato sulla regina.

    • ✗ Mito La pizza è un'invenzione antichissima, esisteva già praticamente identica nel mondo antico.

      ✓ Realtà Il piatto e la parola "pizza" come li conosciamo nascono a Napoli, con la parola attestata dal 997 e il piatto moderno dalla prima metà dell'Ottocento. Forme di pane schiacciato e condito esistevano già nel mondo antico, ma un legame diretto e documentato con la pizza napoletana non risulta da fonti solide.

    • ✗ Mito La pizza ha sempre avuto il pomodoro come condimento principale.

      ✓ Realtà Il pomodoro arrivò in Europa dalle Americhe nel Cinquecento e per circa due secoli fu considerato una pianta tossica, non commestibile. Diventò un ingrediente comune in cucina solo molto più tardi.

    Mappa concettuale

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    Mappa concettuale: Storia della pizza: dalle origini napoletane al riconoscimento UNESCO
    • Storia della pizza
      • Origini e nome
        • Prima attestazione, 997 Documento di Gaeta, parola "pizza"
        • Ipotesi etimologiche Alto-tedesco antico o arabo "pita"
        • Varianti storiche Napoletana, marinara, a taglio, bianca
      • La Napoli dell'Ottocento
        • Cibo popolare Economico, venduto per strada
        • Prime pizzerie Divergenza tra 1792 e 1738
        • Testimonianze di viaggiatori Alexandre Dumas, 1835
      • Il caso Margherita
        • La leggenda del 1889
        • La lettera contestata Considerata quasi certamente un falso
        • Precedenti del 1853 e 1866 Pizze simili già descritte prima
      • Riconoscimento UNESCO
        • Candidatura dal 2009
        • Iscrizione nel 2017 Circa 3.000 pizzaiuoli praticanti
        • Due milioni di firme
      • Diffusione nel mondo
        • Catene industriali Diffusione su scala globale dagli anni Sessanta
        • Varianti statunitensi New Jersey, New Haven, St. Louis
        • Succursali internazionali Milano, New York, Tokyo, Miami
      • Curiosità napoletane
        • Pizza sospesa
        • Pizza a otto
        • Il portafoglio Piegata a metà per mangiarla per strada

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 In quale documento compare per la prima volta la parola "pizza"?

    La prima attestazione conosciuta della parola "pizza" si trova in un contratto di locazione del 997, stipulato a Gaeta. Le origini esatte della parola restano comunque discusse tra gli studiosi.

    2 Cosa dicono le fonti sulla data della prima pizzeria della storia?

    Un documento del 21 luglio 1792 attesta una licenza per cuocere pizze a Napoli, ma altre fonti indicano il 1738 come anno di fondazione dell'Antica Pizzeria Port'Alba. Le due fonti non si citano a vicenda, quindi il dato resta una divergenza, non un fatto unico.

    3 Vero o falso: la prova storica dell'episodio della regina Margherita del 1889 è considerata solida e incontestata dagli storici.

    Falso. La lettera che racconterebbe l'episodio è considerata quasi certamente un falso da alcune ricostruzioni storiche, e pizze molto simili, con basilico, mozzarella e pomodoro, erano già descritte nel 1853 e nel 1866, decenni prima del 1889.

    4 Nel 2017 l'UNESCO ha riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dell'umanità...

    Il riconoscimento UNESCO del 2017 riguarda specificamente l'arte del pizzaiuolo napoletano, cioè il know-how e i gesti della lavorazione, non una singola ricetta o un locale in particolare.

    5 Perché il pomodoro, arrivato in Europa dalle Americhe nel Cinquecento, rimase a lungo fuori dall'uso alimentare comune?

    Per circa duecento anni dopo il suo arrivo dalle Americhe, il pomodoro fu considerato tossico in Europa. Solo più tardi entrò nell'uso alimentare comune, diventando poi l'ingrediente oggi più associato alla pizza.

    Risposte: 1-A · 2-C · 3-B · 4-B · 5-B

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    La parola "pizza" compare già in un documento del 997 scritto a Gaeta, ma il piatto come lo conosciamo oggi nasce nella Napoli dell'Ottocento, tra pizzerie popolari ed economiche. L'episodio più famoso, quello della regina Margherita che nel 1889 avrebbe dato il nome alla pizza coi tre colori della bandiera, è in realtà una leggenda storicamente contestata: pizze molto simili comparivano già decenni prima. Nel 2017 l'arte del pizzaiuolo napoletano è stata riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Da lì la pizza si è diffusa in tutto il mondo, con migliaia di varianti locali e qualche curiosità sociale tutta napoletana.

    Domande e risposte

    Chi ha inventato la pizza margherita?

    Secondo la versione più diffusa, la pizza Margherita fu creata nel 1889 dal cuoco Raffaele Esposito in onore della regina Margherita di Savoia, in visita a Napoli. È però una leggenda storicamente contestata, l'unica prova dell'episodio, una lettera del 1889, è quasi certamente un falso, e pizze con mozzarella, basilico e pomodoro erano già descritte nel 1853 e nel 1866, ben prima dell'episodio raccontato.

    Quando è nata la pizza?

    La parola "pizza" compare già in un documento del 997 scritto a Gaeta, ma indicava probabilmente un tipo di pane o focaccia diverso da quello attuale. Il piatto come lo conosciamo, con la forma e i condimenti della tradizione napoletana, nasce nella Napoli della prima metà dell'Ottocento.

    Perché la pizza napoletana è patrimonio UNESCO?

    Nel 2017 l'UNESCO ha iscritto l'arte del pizzaiuolo napoletano nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, riconoscendo il know-how e i gesti tramandati dai pizzaioli di Napoli, non una singola ricetta. La candidatura fu sostenuta da circa due milioni di firme.

    Qual era la pizzeria più antica del mondo?

    Le fonti non concordano su un'unica risposta. Un documento del 21 luglio 1792 attesta una licenza per cuocere pizze a Napoli concessa a Giuseppe Sorrentino, ma un'altra fonte indica il 1738 come anno di fondazione dell'Antica Pizzeria Port'Alba a Napoli.

    Da quando il pomodoro è un ingrediente comune in cucina?

    Molto più tardi di quanto si pensi. Il pomodoro arrivò in Europa dalle Americhe nel Cinquecento, ma per circa due secoli fu considerato una pianta tossica e non venne usato in cucina. Solo più tardi entrò nell'uso alimentare comune, diventando poi l'ingrediente oggi più associato alla pizza.

    Fonti consultate

    • Treccani, Vocabolario, voce "pizza"
    • Treccani, Enciclopedia dei ragazzi, voce "Pizza"
    • Treccani, magazine Atlante, L'arte "immateriale" della pizza
    • UNESCO, Art of Neapolitan "Pizzaiuolo"
    • National Geographic, Pizza Margherita may be fit for a queen, but was it really named after one?
    • Smithsonian Magazine, Inside Naples' World-Famous Pizza Culture

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