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    recaplica Disperazione in Kierkegaard: la malattia mortale di Anti-Climacus
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    Disperazione in Kierkegaard: la malattia mortale di Anti-Climacus

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 14 ottobre 2026

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    Kierkegaard presenta La malattia mortale come un'opera «psicologica» e la firma nel 1849 con lo pseudonimo Anti-Climacus. Per la Stanford Encyclopedia of Philosophy è il testo in cui la sua idea del sé si vede meglio che altrove. Il sé, per Anti-Climacus, esiste solo rapportandosi a sé stesso: è un rapporto, più che una cosa data. La disperazione nasce quando quel rapporto si guasta, e l'opera ne segue diverse varianti, da chi non sospetta di avere un'anima eterna a chi finisce per sfidare apertamente la propria condizione. Il sé smette di ammalarsi solo appoggiandosi a Dio.

    Punti Chiave

    • Kierkegaard pubblica La malattia mortale nel 1849, con lo pseudonimo Anti-Climacus, e la presenta come un'opera «psicologica».
    • Il sé, secondo Anti-Climacus, esiste solo quando si rapporta a sé stesso: è questo rapportarsi a definirlo, più che una sostanza data.
    • Per Anti-Climacus la disperazione è una malattia dello spirito: nasce quando il rapporto che il sé ha con sé si guasta.
    • Il libro descrive forme diverse di disperazione, da chi non sa di avere un sé eterno fino a chi arriva a sfidare la propria condizione in modo aperto.
    • Il sé si mantiene sano, per Anti-Climacus, solo appoggiandosi a un potere che lo sostiene: quel potere, scrive, è Dio.
    • La Internet Encyclopedia of Philosophy inserisce l'opera nella «seconda autorialità» di Kierkegaard, insieme a Opere dell'amore e Esercizio di cristianesimo.

    L'Approfondimento

    Un’opera «psicologica»

    Kierkegaard presenta La malattia mortale, nel proprio frontespizio, come un’opera «psicologica». La pubblica nel 1849 sotto lo pseudonimo Anti-Climacus. La Stanford Encyclopedia of Philosophy segnala che qui, più che in altri scritti di Kierkegaard, prende forma la sua idea di cosa sia un sé. La Internet Encyclopedia of Philosophy la colloca nella «seconda autorialità» di Kierkegaard, insieme a Opere dell’amore, pubblicata nel 1847, ed Esercizio di cristianesimo, del 1850.

    Il nome dello pseudonimo non è casuale. Anti-Climacus si pone come antitesi di un altro pseudonimo kierkegaardiano, Johannes Climacus. I due concetti centrali del libro, per la Internet Encyclopedia of Philosophy, sono la disperazione e il sé.

    Che cos’è il sé, per Anti-Climacus

    La definizione con cui Anti-Climacus apre l’opera è questa: il sé è una relazione che si relaziona a se stessa. Precisa subito un punto che potrebbe sfuggire: il sé non è la relazione in quanto tale, ma il fatto che quella relazione si relazioni a se stessa. Basta poco per vederlo: essere fatti di corpo e anima, di finito e infinito, è solo metà della storia. L’altra metà è il modo in cui questo intreccio si rapporta a sé.

    Anti-Climacus definisce poi il sé come una sintesi consapevole di infinito e finito, il cui compito, diventare se stesso, si può realizzare solo attraverso un rapporto con Dio. Il problema di cosa renda un individuo davvero se stesso, e non solo un caso particolare di una categoria più ampia, attraversa la storia della filosofia occidentale, da Aristotele e Platone in avanti, prima che Kierkegaard lo riformulasse come un rapporto interiore.

    Esempio pratico: chi, davanti a una scelta importante, si chiede «sto scegliendo davvero io, o sto solo seguendo quello che gli altri si aspettano» sta, nei termini di Anti-Climacus, interrogando il proprio sé come relazione. Agire non basta: conta il modo in cui quell’agire si rapporta a chi lo compie.

    La disperazione come malattia dello spirito

    Anti-Climacus definisce esplicitamente la disperazione come una malattia dello spirito, del sé. Da questa definizione nasce il titolo dell’opera.

    Chiama questa condizione «malattia mortale» per un motivo preciso: descrive un morire continuo che si rinnova senza arrivare a un termine. Il tormento della disperazione, per Anti-Climacus, consiste proprio nel non poter morire: la fine della vita fisica non lo placa. Per spiegare quanto sia diffusa questa condizione, la Stanford Encyclopedia of Philosophy riporta un’immagine di Anti-Climacus: la maggior parte delle persone vive in una casa a più piani, e preferisce starsene nello scantinato, lontana dalla propria dimensione spirituale più alta.

    Le forme della disperazione

    La Internet Encyclopedia of Philosophy individua più forme di disperazione nell’opera. Una tabella aiuta a confrontarle.

    FormaCome si manifesta, secondo Anti-Climacus
    Inconsapevole, o dell’ignoranzaNon sa di essere disperata né di avere un’anima eterna
    Della possibilitàPerde il contatto con la necessità, vive in un mondo immaginario
    Di non volere essere sé stessiÈ consapevole del proprio sé, ma lo rifiuta
    Di sfidaVuole essere sé stessa senza fondarsi su Dio

    Chi è inconsapevole della propria disperazione, per Anti-Climacus, è anche il più lontano dalla consapevolezza di sé come spirito. Nella disperazione della possibilità la persona perde invece il contatto con la necessità: per Anti-Climacus la sola necessità, senza possibilità, soffoca lo spirito, mentre la possibilità gli serve come l’ossigeno. Quando la disperazione diventa consapevole del perché rifiuta di essere sé stessa, scatta la forma della sfida.

    Esempio pratico: chi passa le giornate a immaginare vite alternative che non prova mai a vivere davvero sta vivendo, nei termini di Anti-Climacus, qualcosa vicino alla disperazione della possibilità: un mondo immaginario scollegato dalla realtà, mai misurato con un impegno concreto.

    Perché il sé ha bisogno di Dio

    Secondo Anti-Climacus, il sé umano non può relazionarsi a se stesso in isolamento: lo fa sempre relazionandosi a un altro. Perché il sé sia sano e libero dalla disperazione che è la malattia mortale, quell’altro su cui si fonda deve essere Dio. Anti-Climacus arriva a scrivere che chi non ha Dio non ha nemmeno un sé: è la forma più radicale di disperazione, quella di volere essere sé stessi senza fondarsi su Dio.

    Questo fondamento esterno a se stessi distingue la proposta di Anti-Climacus da altre vie filosofiche alla domanda su come vivere bene. L’imperativo categorico di Kant, ad esempio, pone l’origine della legge morale nella ragione del singolo individuo, non in un rapporto personale con una divinità. Il sé sano, per Anti-Climacus, è «fondato con trasparenza» nel potere che lo ha posto in essere: un’esigenza di autoconoscenza che ricorda, con premesse del tutto diverse, l’invito di Socrate a conoscere se stesso prima di poter dire qualcosa di vero su di sé.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: La malattia mortaleSlide 2 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Quando si ammala il rapporto con se stessi, cosa succede?Slide 3 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Dall'opera alle sue formeSlide 4 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Capitolo 01: Un'opera psicologicaSlide 5 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Un'opera «psicologica»Slide 6 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Capitolo 02: Che cos'è il séSlide 7 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Per Anti-Climacus il sé è un rapporto, non una cosaSlide 8 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Fondare il sé su di sé, o su DioSlide 9 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Capitolo 03: La disperazione come malattiaSlide 10 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: È un morire continuo che non arriva mai alla morteSlide 11 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Capitolo 04: Le forme e la via d'uscitaSlide 12 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Le forme di disperazione nell'opera: Inconsapevole, Della possibilità, Di sfidaSlide 13 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Cosa rende il sé libero dalla disperazione?Slide 14 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Non è solo tristezza passeggeraSlide 15 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Chi firma La malattia mortale?Slide 16 della presentazione su Disperazione in Kierkegaard: Il sé si fonda solo su Dio
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Si crede che disperazione, nel linguaggio di Kierkegaard, significhi tristezza o sconforto passeggero.

      ✓ Realtà Per Anti-Climacus la disperazione è una condizione dello spirito, una disrelazione nel modo in cui il sé si rapporta a se stesso, non uno stato d'animo che passa. Può restare presente anche in chi si sente, in superficie, tranquillo.

    • ✗ Mito Si pensa che la «malattia mortale» del titolo porti, prima o poi, alla morte fisica.

      ✓ Realtà Anti-Climacus la chiama così perché descrive un morire continuo, senza una fine vera: il tormento della disperazione non si placa quando il corpo muore.

    • ✗ Mito Si immagina che non sapere di essere disperati sia la condizione meno grave, quasi un'innocenza.

      ✓ Realtà Per Anti-Climacus è il contrario: chi ignora di essere disperato, e ignora di avere un'anima destinata a durare per sempre, si trova il più lontano da una vera consapevolezza di sé.

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    Mappa concettuale: Disperazione in Kierkegaard: la malattia mortale di Anti-Climacus
    • La malattia mortale: la disperazione in Kierkegaard
      • L'opera
        • Pubblicata nel 1849 Sotto lo pseudonimo Anti-Climacus
        • Un'opera «psicologica» Tra i testi dove emerge con più chiarezza la visione del sé
        • Seconda autorialità Con Opere dell'amore e Esercizio di cristianesimo
      • Il sé
        • Una relazione Che si relaziona a se stessa
        • Sintesi di infinito e finito Il compito del sé è diventare se stesso
        • Fondato su un altro Per Anti-Climacus, quell'altro è Dio
      • La disperazione
        • Una malattia dello spirito
        • Un rapporto malato con sé Una disrelazione dentro la relazione
        • Un morire continuo Mai una morte vera e propria
      • Le forme della disperazione
        • Non sapere di avere un sé La forma inconsapevole, la più lontana dallo spirito
        • La disperazione della possibilità Si perde il contatto con la necessità
        • Non volere essere sé stessi
        • La sfida Volere essere sé stessi senza fondarsi su Dio
      • L'immagine della casa
        • Una casa a più piani
        • Vivere nello scantinato Chi non abita la propria dimensione più alta
      • Lo pseudonimo Anti-Climacus
        • Antitesi di Johannes Climacus Un altro pseudonimo kierkegaardiano

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Chi firma La malattia mortale?

    Kierkegaard firma l'opera con un nome pensato apposta in contrasto con un suo pseudonimo precedente, Johannes Climacus.

    2 Come definisce il sé Anti-Climacus?

    È la base da cui parte l'opera: per Anti-Climacus non esiste un sé senza questo rapportarsi a sé stessi.

    3 Cos'è la disperazione per Anti-Climacus?

    Anti-Climacus la chiama disrelazione: un guasto nel modo in cui il sé si lega a se stesso.

    4 Vero o falso: secondo Anti-Climacus, chi è inconsapevole della propria disperazione è il più vicino alla consapevolezza di sé come spirito.

    È il contrario: per Anti-Climacus, chi non sa di essere disperato, né di avere un'anima eterna, è quanto di più lontano ci sia da uno spirito consapevole di sé.

    5 Per Anti-Climacus, cosa rende il sé sano e libero dalla disperazione?

    Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, per Anti-Climacus il sé è sano e libero dalla disperazione solo quando l'altro su cui si fonda è Dio.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-A · 4-B · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Kierkegaard presenta La malattia mortale come un'opera «psicologica» e la firma nel 1849 con lo pseudonimo Anti-Climacus. Per la Stanford Encyclopedia of Philosophy è il testo in cui la sua idea del sé si vede meglio che altrove. Il sé, per Anti-Climacus, esiste solo rapportandosi a sé stesso: è un rapporto, più che una cosa data. La disperazione nasce quando quel rapporto si guasta, e l'opera ne segue diverse varianti, da chi non sospetta di avere un'anima eterna a chi finisce per sfidare apertamente la propria condizione. Il sé smette di ammalarsi solo appoggiandosi a Dio.

    Domande e risposte

    Cos'è la disperazione per Kierkegaard?

    Nella Malattia mortale, firmata da Anti-Climacus, la disperazione è il nome che lo spirito prende quando il legame tra il sé e se stesso si rompe: non un semplice umore che passa.

    Chi è Anti-Climacus?

    È il nome fittizio con cui Kierkegaard firma l'opera, costruito apposta come il rovescio di un suo pseudonimo precedente, Johannes Climacus.

    Perché l'opera si chiama «la malattia mortale» se la disperazione non porta alla morte?

    Perché per Anti-Climacus la disperazione è un tormento che si rinnova in continuazione: assomiglia a un morire che non si conclude mai in una morte reale.

    Quali sono le forme di disperazione descritte nell'opera?

    Tra le altre, Anti-Climacus descrive chi non è consapevole di avere un sé, chi perde il contatto con la realtà nella «disperazione della possibilità», e chi arriva a sfidare apertamente la propria condizione volendo essere sé stesso senza fondarsi su Dio.

    Cosa serve, secondo Anti-Climacus, per non essere disperati?

    Anti-Climacus chiede un sé che si appoggi, in modo limpido, a chi l'ha generato: per lui quell'appoggio ha un nome solo, Dio.

    Fonti consultate

    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, voce «Søren Kierkegaard»
    • Internet Encyclopedia of Philosophy, voce «Søren Kierkegaard»
    • Søren Kierkegaard (Anti-Climacus), The Sickness Unto Death (trad. Walter Lowrie, 1941)

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