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Disperazione in Kierkegaard: la malattia mortale di Anti-Climacus | ||||||||||
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Disperazione in Kierkegaard: la malattia mortale di Anti-ClimacusCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoKierkegaard presenta La malattia mortale come un'opera «psicologica» e la firma nel 1849 con lo pseudonimo Anti-Climacus. Per la Stanford Encyclopedia of Philosophy è il testo in cui la sua idea del sé si vede meglio che altrove. Il sé, per Anti-Climacus, esiste solo rapportandosi a sé stesso: è un rapporto, più che una cosa data. La disperazione nasce quando quel rapporto si guasta, e l'opera ne segue diverse varianti, da chi non sospetta di avere un'anima eterna a chi finisce per sfidare apertamente la propria condizione. Il sé smette di ammalarsi solo appoggiandosi a Dio. Punti Chiave
L'ApprofondimentoUn’opera «psicologica»Kierkegaard presenta La malattia mortale, nel proprio frontespizio, come un’opera «psicologica». La pubblica nel 1849 sotto lo pseudonimo Anti-Climacus. La Stanford Encyclopedia of Philosophy segnala che qui, più che in altri scritti di Kierkegaard, prende forma la sua idea di cosa sia un sé. La Internet Encyclopedia of Philosophy la colloca nella «seconda autorialità» di Kierkegaard, insieme a Opere dell’amore, pubblicata nel 1847, ed Esercizio di cristianesimo, del 1850. Il nome dello pseudonimo non è casuale. Anti-Climacus si pone come antitesi di un altro pseudonimo kierkegaardiano, Johannes Climacus. I due concetti centrali del libro, per la Internet Encyclopedia of Philosophy, sono la disperazione e il sé. Che cos’è il sé, per Anti-ClimacusLa definizione con cui Anti-Climacus apre l’opera è questa: il sé è una relazione che si relaziona a se stessa. Precisa subito un punto che potrebbe sfuggire: il sé non è la relazione in quanto tale, ma il fatto che quella relazione si relazioni a se stessa. Basta poco per vederlo: essere fatti di corpo e anima, di finito e infinito, è solo metà della storia. L’altra metà è il modo in cui questo intreccio si rapporta a sé. Anti-Climacus definisce poi il sé come una sintesi consapevole di infinito e finito, il cui compito, diventare se stesso, si può realizzare solo attraverso un rapporto con Dio. Il problema di cosa renda un individuo davvero se stesso, e non solo un caso particolare di una categoria più ampia, attraversa la storia della filosofia occidentale, da Aristotele e Platone in avanti, prima che Kierkegaard lo riformulasse come un rapporto interiore.
La disperazione come malattia dello spiritoAnti-Climacus definisce esplicitamente la disperazione come una malattia dello spirito, del sé. Da questa definizione nasce il titolo dell’opera. Chiama questa condizione «malattia mortale» per un motivo preciso: descrive un morire continuo che si rinnova senza arrivare a un termine. Il tormento della disperazione, per Anti-Climacus, consiste proprio nel non poter morire: la fine della vita fisica non lo placa. Per spiegare quanto sia diffusa questa condizione, la Stanford Encyclopedia of Philosophy riporta un’immagine di Anti-Climacus: la maggior parte delle persone vive in una casa a più piani, e preferisce starsene nello scantinato, lontana dalla propria dimensione spirituale più alta. Le forme della disperazioneLa Internet Encyclopedia of Philosophy individua più forme di disperazione nell’opera. Una tabella aiuta a confrontarle.
Chi è inconsapevole della propria disperazione, per Anti-Climacus, è anche il più lontano dalla consapevolezza di sé come spirito. Nella disperazione della possibilità la persona perde invece il contatto con la necessità: per Anti-Climacus la sola necessità, senza possibilità, soffoca lo spirito, mentre la possibilità gli serve come l’ossigeno. Quando la disperazione diventa consapevole del perché rifiuta di essere sé stessa, scatta la forma della sfida.
Perché il sé ha bisogno di DioSecondo Anti-Climacus, il sé umano non può relazionarsi a se stesso in isolamento: lo fa sempre relazionandosi a un altro. Perché il sé sia sano e libero dalla disperazione che è la malattia mortale, quell’altro su cui si fonda deve essere Dio. Anti-Climacus arriva a scrivere che chi non ha Dio non ha nemmeno un sé: è la forma più radicale di disperazione, quella di volere essere sé stessi senza fondarsi su Dio. Questo fondamento esterno a se stessi distingue la proposta di Anti-Climacus da altre vie filosofiche alla domanda su come vivere bene. L’imperativo categorico di Kant, ad esempio, pone l’origine della legge morale nella ragione del singolo individuo, non in un rapporto personale con una divinità. Il sé sano, per Anti-Climacus, è «fondato con trasparenza» nel potere che lo ha posto in essere: un’esigenza di autoconoscenza che ricorda, con premesse del tutto diverse, l’invito di Socrate a conoscere se stesso prima di poter dire qualcosa di vero su di sé. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCos'è la disperazione per Kierkegaard?Nella Malattia mortale, firmata da Anti-Climacus, la disperazione è il nome che lo spirito prende quando il legame tra il sé e se stesso si rompe: non un semplice umore che passa. Chi è Anti-Climacus?È il nome fittizio con cui Kierkegaard firma l'opera, costruito apposta come il rovescio di un suo pseudonimo precedente, Johannes Climacus. Perché l'opera si chiama «la malattia mortale» se la disperazione non porta alla morte?Perché per Anti-Climacus la disperazione è un tormento che si rinnova in continuazione: assomiglia a un morire che non si conclude mai in una morte reale. Quali sono le forme di disperazione descritte nell'opera?Tra le altre, Anti-Climacus descrive chi non è consapevole di avere un sé, chi perde il contatto con la realtà nella «disperazione della possibilità», e chi arriva a sfidare apertamente la propria condizione volendo essere sé stesso senza fondarsi su Dio. Cosa serve, secondo Anti-Climacus, per non essere disperati?Anti-Climacus chiede un sé che si appoggi, in modo limpido, a chi l'ha generato: per lui quell'appoggio ha un nome solo, Dio. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














