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    recaplica L'Impero romano: nascita, apogeo e caduta
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    L'Impero romano: nascita, apogeo e caduta

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 12 settembre 2026

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    L'Impero romano comincia nel 27 a.C., quando Ottaviano prende il nome di Augusto e diventa il primo imperatore. Nei due secoli successivi la Pax Romana tiene insieme un territorio che intorno al 100 d.C. arriva a contenere, secondo le stime più alte, fino a 100 milioni di persone, su terre che oggi appartengono a una cinquantina di paesi. Il punto più alto è il regno di Traiano, che nel 117 d.C. porta i confini dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio. Poi arrivano la lunga crisi del III secolo, la divisione amministrativa e infine, nel 476, la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente. La metà orientale, però, non cade affatto: continua a chiamarsi impero romano fino al 1453.

    Punti Chiave

    • L'impero nasce nel 27 a.C., quando Ottaviano assume il nome di Augusto: non è una conquista militare improvvisa, ma la trasformazione del sistema di governo di uno Stato che esisteva già.
    • La Pax Romana, avviata da Augusto, dura oltre due secoli e finisce con la morte di Marco Aurelio nel 180 d.C.: è il periodo che rende possibile il commercio su scala continentale.
    • L'impero raggiunge la massima estensione sotto Traiano, nel 117 d.C., dopo la conquista della Dacia e le campagne in Armenia e Mesopotamia.
    • Il vero collante non erano solo le legioni: contarono almeno altrettanto la rete stradale, le frontiere presidiate e, dal 212 d.C., la cittadinanza romana estesa a tutti gli abitanti liberi.
    • La crisi del III secolo (235-284) apre la fase delle riforme: Diocleziano divide l'amministrazione in due metà nel 285 e la estende a quattro sovrani nel 293, Costantino fonda Costantinopoli nel 330, la separazione diventa definitiva nel 395.
    • Il 4 settembre 476 Odoacre depone Romolo Augustolo e finisce l'impero d'Occidente; l'Oriente prosegue fino alla caduta di Costantinopoli, il 29 maggio 1453.

    I numeri chiave

    • fino a 100 milioni le persone che intorno al 100 d.C. vivevano dentro i confini dell'impero, su territori oggi divisi tra una cinquantina di paesi. È un limite superiore: le stime degli studiosi sulla popolazione imperiale variano molto Fonte: British Museum
    • oltre 5.000 km quanto misurava il limes, la linea di frontiera dell'impero al suo massimo nel II secolo d.C.: un arco continuo che dal nord della Britannia attraversava l'Europa e proseguiva fino al Vicino Oriente e ai deserti africani Fonte: UNESCO, Frontiers of the Roman Empire
    • 4 settembre 476 la data in cui il re germanico Odoacre depone Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'Occidente Fonte: World History Encyclopedia

    L'Approfondimento

    Un impero che nasce senza una battaglia

    L’Impero romano non comincia con una conquista. Comincia con un cambio di regime interno: nel 27 a.C. Ottaviano, pronipote e figlio adottivo di Giulio Cesare, diventa il primo imperatore di Roma e assume il nome di Augusto. Lo Stato esisteva già, le province anche; quello che cambia è chi decide.

    Il Senato gli riconosce l’autorità sulle province e la potestà tribunizia, che gli permette di far approvare leggi attraverso le assemblee popolari: sulla carta due poteri distinti, nei fatti il controllo dello Stato. Le istituzioni della Repubblica restano formalmente in piedi (i magistrati vengono ancora eletti, il Senato si riunisce ancora), ma la decisione finale spetta a una persona sola. È un passaggio graduale, quasi discreto, e proprio per questo funziona: non c’è un momento in cui i romani si svegliano dentro un sistema che non riconoscono.

    Augusto governa fino al 14 d.C. Di lui gli antichi tramandavano che avesse trovato Roma di mattoni e l’avesse lasciata di marmo. Il dato meno citato ma più decisivo è un altro: sotto di lui la rete stradale viene ampliata e tenuta in efficienza, e i mari vengono ripuliti dai pirati. Da lì in poi le merci si muovono.

    Quella rete non era opera sua né di un singolo secolo: la Via Appia risale al 312 a.C., e la viabilità pubblica romana arriverà a superare i 120.000 chilometri nel corso di cinque secoli di lavori.

    La Pax Romana: due secoli in cui conviene commerciare

    Il periodo che Augusto inaugura si chiama Pax Romana e dura oltre duecento anni, fino alla morte di Marco Aurelio nel 180 d.C. Il nome inganna un po’: non significa che non si combattesse più. Ai confini le campagne militari continuarono senza sosta, e ventitré legioni professionali stavano lì apposta. Significa che dentro i confini la sicurezza reggeva abbastanza a lungo da rendere sensato aprire un commercio a mille chilometri da casa.

    Tra il 96 e il 180 d.C. si succedono cinque sovrani che gli storici chiamano i “cinque buoni imperatori”: Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. È il tratto di storia romana in cui l’impero è più esteso e più stabile.

    ImperatoreRegnoCosa lo rende ricordato
    Nerva96-98Apre la serie delle successioni per adozione
    Traiano98-117Conquista la Dacia; massima estensione dell’impero
    Adriano117-138Consolida le frontiere, dal 122 fa costruire il Vallo in Britannia
    Antonino Pio138-161Il regno più lungo e tranquillo della serie
    Marco Aurelio161-180Guerre sul Danubio; con la sua morte finisce la Pax Romana

    Traiano e il punto più lontano

    Traiano regna dal 98 al 117 d.C. Nato a Italica, vicino all’attuale Siviglia, il 18 settembre del 53, è il primo imperatore che non viene dall’Italia: già questo dice qualcosa su come funzionava l’impero.

    Tra il 101 e il 106 due campagne piegano la Dacia del re Decebalo, che viene assorbita e ripopolata con coloni romani: grosso modo, l’attuale Romania. Tra il 114 e il 116 annette Armenia e Mesopotamia, arrivando a prendere Ctesifonte, la capitale dei Parti. Alla sua morte, il 9 agosto del 117, i confini vanno dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio: nessun successore li spingerà più in là.

    Il bottino della Dacia finanzia il Foro di Traiano, dedicato nel 112, e la Colonna Traiana dell’anno dopo: trenta metri di marmo su cui un fregio a spirale racconta le campagne daciche senza interruzioni, con le ceneri dell’imperatore sepolte alla base. È una delle poche opere antiche in cui la propaganda ufficiale e il documento storico sono lo stesso oggetto.

    Cosa teneva insieme cinquanta paesi

    Intorno al 100 d.C., secondo le stime più generose, dentro l’impero vivevano fino a cento milioni di persone, su territori che oggi appartengono a una cinquantina di Stati diversi. Nel II secolo il limes, cioè la linea di frontiera, superava i cinquemila chilometri: un arco continuo che partiva dal nord della Britannia, attraversava l’Europa e proseguiva fino al Vicino Oriente e ai deserti dell’Africa settentrionale.

    Governare una cosa del genere, senza telefoni e senza motori, richiedeva più della forza militare, come mostra bene il caso più visibile di tutti.

    Esempio pratico: nel 122 d.C., dopo la visita dell’imperatore Adriano in Britannia, l’esercito comincia a costruire una barriera di 73 miglia — 80 miglia romane — da Wallsend sul fiume Tyne fino a Bowness-on-Solway. Ci vollero almeno sei anni. Il progetto prevedeva, ogni miglio romano, un fortino con un varco presidiato (un milecastle) e due torrette di osservazione tra un fortino e l’altro; in corso d’opera furono aggiunti 14 forti, distanti tra loro poco più di sette miglia, e a sud un terrapieno chiamato Vallum. Restò la frontiera nord-occidentale dell’impero per quasi trecento anni.

    Poi c’era il diritto. Nel 212 d.C. l’imperatore Caracalla emana la Constitutio Antoniniana, che concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero, cancellando la distinzione tra italici e provinciali. La motivazione ufficiale era l’uguaglianza; quella pratica, come nota il Metropolitan Museum, era fiscale: servivano soldi dopo le spese enormi fatte per l’esercito, e allargare la platea dei cittadini allargava la base dell’imposta di successione. L’effetto di lungo periodo fu comunque profondo, perché la cittadinanza smise di essere un privilegio da meritare e diventò lo statuto normale di chi viveva nell’impero, accelerando un travaso verso le province che era già in corso: Traiano, spagnolo, era stato imperatore un secolo prima.

    E c’erano le città, costruite ovunque secondo lo stesso schema riconoscibile. Il Colosseo — nome ufficiale Anfiteatro Flavio, dalla dinastia che lo fece costruire nel I secolo d.C. — è la versione monumentale di un modello replicato in centinaia di centri minori. Aprì nell’80 d.C. sotto Tito con cento giorni di giochi, e teneva circa 45.000 spettatori seduti più altri 5.000 in piedi. Il soprannome non si spiega con le sue dimensioni: gli studiosi lo fanno risalire a una statua colossale che sorgeva lì accanto. Resta comunque il più grande anfiteatro del mondo.

    La crisi del III secolo e le riforme

    Tra il 235 e il 284 d.C. l’impero attraversa quella che gli storici chiamano crisi del III secolo: mezzo secolo di instabilità politica, con imperatori che si susseguono a ritmo serrato, pressioni ai confini e difficoltà economiche.

    La risposta arriva con Diocleziano. Nel 285 affianca a sé un collega per l’Occidente e divide l’amministrazione in due metà; dal 293 la estende a quattro sovrani, la tetrarchia. Non per spezzare l’impero, ma perché un territorio così vasto era diventato ingovernabile da un solo centro. Costantino, proclamato imperatore dalle truppe nel 306 e padrone dell’Occidente dopo la vittoria di Ponte Milvio nel 312, resta unico sovrano dell’intero impero dal 324; nel 330 fonda Costantinopoli, sul Bosforo, che diventa la nuova capitale politica. Nel 395 la separazione tra Oriente e Occidente diventa formale e definitiva.

    Regge la stessa avvertenza che si usa per la Guerra fredda: una linea tracciata sulla carta per ragioni pratiche può indurire, col tempo, in due mondi che non si parlano più. Con una differenza sostanziale: nel caso romano la separazione non fu una rottura ideologica, ma una scelta amministrativa che il tempo rese irreversibile.

    Il 476 e cosa significa davvero

    Nel 410 le truppe di Alarico saccheggiano Roma; nel 455 tocca ai Vandali. Sono colpi durissimi al prestigio, ma non sono la fine. La data convenzionale è un’altra: il 4 settembre 476, quando il re germanico Odoacre depone l’imperatore Romolo Augustolo. Il nome è quasi una beffa della storia: l’ultimo imperatore d’Occidente si chiamava come il fondatore leggendario della città e come il primo imperatore, entrambi in versione diminutiva.

    Perché è caduto? Non per una causa sola, e gli storici diffidano delle spiegazioni monocausali. Contano l’instabilità accumulata nel III secolo, il costo crescente di un esercito e di un’amministrazione enormi, la difficoltà di difendere migliaia di chilometri di frontiera, la pressione dei popoli che premevano ai confini. Contano anche i limiti della data stessa: come osservano gli storici, il carattere catastrofico del 476 ha finito per nascondere quanta continuità ci fosse sotto. Le città continuarono a esistere, il diritto romano restò in uso, la lingua si trasformò nelle lingue romanze invece di sparire. In Britannia, per dire, le monete più recenti trovate lungo il Vallo di Adriano risalgono al 403-406: i romani se n’erano già andati settant’anni prima del 476, senza che nessuno lo dichiarasse.

    L’altra metà, quella che non è caduta

    Qui sta l’equivoco più diffuso. Nel 476 finisce l’impero d’Occidente. L’Oriente prosegue, con capitale Costantinopoli, per quasi altri mille anni: fino al 29 maggio 1453, quando il sultano ottomano Maometto II conquista la città. L’ultimo imperatore, Costantino XI Paleologo, muore nella battaglia per le mura; il suo corpo non fu mai identificato con certezza, e il racconto tradizionale, quello dell’imperatore che si getta nella mischia dopo aver gettato via le insegne, nasce dalle cronache degli anni successivi.

    Noi lo chiamiamo impero bizantino, ma è un’etichetta coniata dagli studiosi dopo la sua fine. Chi ci viveva chiamava il proprio Stato “impero romano” e sé stesso “romano”. Non era una pretesa retorica: era la continuazione della stessa struttura statale nata nel 27 a.C.

    Perché lo studiamo ancora

    Poche civiltà hanno lasciato tracce così concrete a distanza di duemila anni. I confini di molti Stati europei ricalcano ancora, in parte, divisioni amministrative romane. Metà del diritto civile del continente discende da quello romano. E le lingue di Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Romania non sono altro che latino, cambiato dal tempo.

    Per farsi un’idea della scala temporale: dall’unificazione dell’Egitto sotto Menes alla conquista romana passano più di tremila anni, e la civiltà egizia resta il paragone naturale per longevità. L’impero romano è più breve ma più esteso, e soprattutto ha lasciato un’organizzazione amministrativa che gli è sopravvissuta. Quando la Francia postrivoluzionaria dovette darsi un vocabolario politico nuovo, andò a prenderlo lì: la Repubblica del 1792, e poi il Senato, il Consolato e il Tribunato della costituzione del 1799, sono tutte parole romane rimesse in servizio. La Rivoluzione francese chiuse un’epoca usando il lessico di un’altra. E la Rivoluzione industriale fu, tra le altre cose, il primo momento in cui l’Europa costruì una rete di trasporti paragonabile per ambizione a quella delle strade romane, con circa diciotto secoli di ritardo.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su L'Impero romano: L'Impero romanoSlide 2 della presentazione su L'Impero romano: Come nasce un impero senza una battaglia?Slide 3 della presentazione su L'Impero romano: Di cosa parliamoSlide 4 della presentazione su L'Impero romano: Capitolo 01: La nascita, senza una battagliaSlide 5 della presentazione su L'Impero romano: Cosa cambia nel 27 a.C.?Slide 6 della presentazione su L'Impero romano: Due secoli in cui conviene commerciareSlide 7 della presentazione su L'Impero romano: Capitolo 02: L'apogeo, da Nerva a TraianoSlide 8 della presentazione su L'Impero romano: Da Nerva a Marco Aurelio, 96-180 d.C.Slide 9 della presentazione su L'Impero romano: Il punto più lontanoSlide 10 della presentazione su L'Impero romano: Capitolo 03: Cosa lo teneva insiemeSlide 11 della presentazione su L'Impero romano: Governare senza telefoni e senza motoriSlide 12 della presentazione su L'Impero romano: Le strade · La cittadinanza · Le cittàSlide 13 della presentazione su L'Impero romano: Esempio pratico, il Vallo di Adriano: Milecastle, Torrette, 14 fortiSlide 14 della presentazione su L'Impero romano: Capitolo 04: La caduta e l'altra metàSlide 15 della presentazione su L'Impero romano: Dopo la crisi, le riformeSlide 16 della presentazione su L'Impero romano: Perché è caduto l'impero d'Occidente?Slide 17 della presentazione su L'Impero romano: Nel 476 finisce solo l'Occidente.Slide 18 della presentazione su L'Impero romano: Sotto quale imperatore l'impero raggiunge la massima estensione?Slide 19 della presentazione su L'Impero romano: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta19 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Nel 476 l'Impero romano è finito, e con lui è finita la storia di Roma.

      ✓ Realtà Nel 476 finisce solo l'impero d'Occidente. La metà orientale prosegue con capitale Costantinopoli fino al 1453: quasi mille anni ancora. E i suoi abitanti non si consideravano affatto un impero nuovo, perché chiamavano il proprio Stato 'impero romano' e sé stessi 'romani'. La parola 'bizantino' è un'etichetta coniata dagli studiosi dopo la fine, comoda per noi ma sconosciuta a chi ci viveva.

    • ✗ Mito Il Colosseo si chiama così perché è colossale.

      ✓ Realtà Il nome ufficiale del monumento è Anfiteatro Flavio, dalla dinastia che lo fece costruire nel I secolo d.C. L'appellativo 'Colosseo' non si spiega con le sue dimensioni: gli studiosi lo fanno risalire a una statua colossale che sorgeva lì accanto. Resta comunque il più grande anfiteatro del mondo.

    • ✗ Mito L'impero si reggeva soltanto sulla forza delle legioni.

      ✓ Realtà L'esercito era indispensabile, ma da solo non spiega cinque secoli di tenuta. Contò almeno altrettanto la rete di strade e porti messa insieme nell'arco di cinque secoli, che arrivò a superare i 120.000 chilometri di viabilità pubblica. E contarono gli strumenti giuridici: nel 212 l'editto di Caracalla rese cittadini romani tutti gli abitanti liberi dell'impero, e un cittadino costa meno da governare di un suddito da presidiare.

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    • Impero romano
      • La nascita
        • 27 a.C., Augusto Ottaviano diventa il primo imperatore.
        • Poteri concentrati Il Senato resta, ma decide uno solo.
        • Un esercito stabile 23 legioni professionali.
      • L'apogeo
        • Pax Romana Oltre due secoli, fino al 180 d.C.
        • I cinque buoni imperatori Da Nerva a Marco Aurelio, 96-180 d.C.
        • Traiano, 117 d.C. Massima estensione, dalla Britannia al Caspio.
      • Cosa lo teneva insieme
        • Strade e porti Oltre 120.000 km di viabilità pubblica.
        • Le frontiere Oltre 5.000 km di limes nel II secolo.
        • La cittadinanza Dal 212 d.C. a tutti gli abitanti liberi.
        • Le città Fori, terme, anfiteatri come modello ripetuto.
      • La crisi e le riforme
        • Crisi del III secolo 235-284, instabilità continua.
        • Diocleziano, 285 e 293 Due metà, poi la tetrarchia.
        • Costantino, 330 Nasce Costantinopoli.
        • La divisione del 395 Occidente e Oriente separati per sempre.
      • La fine e l'eredità
        • 410 e 455 I sacchi di Roma, Alarico e i Vandali.
        • 476 Odoacre depone Romolo Augustolo.
        • L'Oriente continua Costantinopoli fino al 1453.
        • Cosa resta Diritto, lingue, strade, confini d'Europa.

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 In che anno comincia convenzionalmente l'Impero romano, e con chi?

    Nel 27 a.C. Ottaviano, pronipote e figlio adottivo di Giulio Cesare, diventa il primo imperatore e prende il nome di Augusto. Il 117 d.C. è invece l'anno della massima estensione territoriale, e il 330 quello della fondazione di Costantinopoli.

    2 Che cos'era la Pax Romana?

    La Pax Romana comincia con Augusto e dura oltre 200 anni, fino alla morte di Marco Aurelio nel 180 d.C. Non significava assenza totale di guerre: le campagne ai confini continuavano, ma all'interno dell'impero legge, ordine e sicurezza reggevano abbastanza a lungo da far crescere commercio e città.

    3 Sotto quale imperatore l'impero raggiunge la sua massima estensione?

    Traiano regnò dal 98 al 117 d.C. Dopo la conquista della Dacia (101-106) e le campagne in Armenia e Mesopotamia (114-116), i confini andavano dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio: nessun imperatore successivo li spinse più in là.

    4 Che cosa stabilì l'editto del 212 d.C. di Caracalla?

    La Constitutio Antoniniana estese la cittadinanza a tutti i liberi dell'impero, cancellando la distinzione tra italici e provinciali. Accanto alla motivazione propagandistica ce n'era una molto pratica: allargare la platea su cui riscuotere l'imposta di successione, dopo le enormi spese militari di Caracalla.

    5 Con la deposizione di Romolo Augustolo nel 476 finisce l'intero Impero romano.

    Falso: finisce solo la metà occidentale. L'impero d'Oriente prosegue con capitale Costantinopoli fino al 29 maggio 1453, quando la città cade in mano al sultano ottomano Maometto II. I suoi abitanti continuarono a chiamarsi romani per tutto quel tempo; il termine 'bizantino' fu coniato solo dopo la fine.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-C · 4-B · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    L'Impero romano comincia nel 27 a.C., quando Ottaviano prende il nome di Augusto e diventa il primo imperatore. Nei due secoli successivi la Pax Romana tiene insieme un territorio che intorno al 100 d.C. arriva a contenere, secondo le stime più alte, fino a 100 milioni di persone, su terre che oggi appartengono a una cinquantina di paesi. Il punto più alto è il regno di Traiano, che nel 117 d.C. porta i confini dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio. Poi arrivano la lunga crisi del III secolo, la divisione amministrativa e infine, nel 476, la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente. La metà orientale, però, non cade affatto: continua a chiamarsi impero romano fino al 1453.

    Domande e risposte

    Quanto è durato l'Impero romano?

    Dipende da quale metà si guarda. L'impero d'Occidente dura dal 27 a.C. al 476 d.C., cioè circa cinque secoli. Quello d'Oriente, con capitale a Costantinopoli dal 330, arriva fino al 1453: quasi mille anni in più. Chi ci viveva non lo considerava un impero diverso, ma la continuazione dello stesso Stato.

    Perché è caduto l'Impero romano d'Occidente?

    Non per una causa sola. Gli storici indicano una combinazione di fattori che si accumulano nel tempo: la lunga instabilità della crisi del III secolo, la difficoltà di difendere una frontiera lunga migliaia di chilometri, la pressione dei popoli che premevano sui confini, i costi crescenti dell'esercito e dell'amministrazione. I sacchi di Roma del 410 e del 455 furono sintomi, non la causa. La deposizione del 476 è una data di comodo: la trasformazione era già avvenuta.

    Che differenza c'è tra Repubblica romana e Impero romano?

    La Repubblica era un sistema in cui il potere si distribuiva tra magistrature elettive e il Senato. Con Augusto, nel 27 a.C., quel potere si concentra nelle mani di una sola persona: il Senato gli riconosce l'autorità sulle province e la potestà tribunizia, che gli permette di far approvare leggi. Le istituzioni repubblicane restano formalmente in piedi, ma la decisione finale è di un uomo solo.

    Quanto era grande l'Impero romano?

    Al suo massimo, intorno al 117 d.C., andava dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio. Nel II secolo il limes, la linea di frontiera, superava i 5.000 chilometri e toccava anche il Vicino Oriente e il Nord Africa. Intorno al 100 d.C. ci vivevano, secondo le stime più alte, fino a 100 milioni di persone, su terre che oggi corrispondono a una cinquantina di paesi.

    Chi erano i 'cinque buoni imperatori'?

    È il nome con cui gli storici indicano i cinque sovrani che si susseguono tra il 96 e il 180 d.C.: Nerva (96-98), Traiano (98-117), Adriano (117-138), Antonino Pio (138-161) e Marco Aurelio (161-180). Coincidono con la fase di massima estensione e prosperità dell'impero.

    Fonti consultate

    • World History Encyclopedia — Roman Empire
    • World History Encyclopedia — Pax Romana
    • World History Encyclopedia — Trajan
    • World History Encyclopedia — Roman Roads
    • World History Encyclopedia — Fall of the Western Roman Empire
    • World History Encyclopedia — Byzantine Empire
    • UNESCO World Heritage Centre — Frontiers of the Roman Empire
    • British Museum — Introduction to ancient Rome
    • Parco archeologico del Colosseo — Il Colosseo
    • English Heritage — History of Hadrian's Wall
    • The Metropolitan Museum of Art — The Severan Dynasty (193-235 A.D.)

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