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L'Impero romano: nascita, apogeo e caduta | ||||||||||||||||||
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L'Impero romano: nascita, apogeo e cadutaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta19 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoL'Impero romano comincia nel 27 a.C., quando Ottaviano prende il nome di Augusto e diventa il primo imperatore. Nei due secoli successivi la Pax Romana tiene insieme un territorio che intorno al 100 d.C. arriva a contenere, secondo le stime più alte, fino a 100 milioni di persone, su terre che oggi appartengono a una cinquantina di paesi. Il punto più alto è il regno di Traiano, che nel 117 d.C. porta i confini dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio. Poi arrivano la lunga crisi del III secolo, la divisione amministrativa e infine, nel 476, la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente. La metà orientale, però, non cade affatto: continua a chiamarsi impero romano fino al 1453. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoUn impero che nasce senza una battagliaL’Impero romano non comincia con una conquista. Comincia con un cambio di regime interno: nel 27 a.C. Ottaviano, pronipote e figlio adottivo di Giulio Cesare, diventa il primo imperatore di Roma e assume il nome di Augusto. Lo Stato esisteva già, le province anche; quello che cambia è chi decide. Il Senato gli riconosce l’autorità sulle province e la potestà tribunizia, che gli permette di far approvare leggi attraverso le assemblee popolari: sulla carta due poteri distinti, nei fatti il controllo dello Stato. Le istituzioni della Repubblica restano formalmente in piedi (i magistrati vengono ancora eletti, il Senato si riunisce ancora), ma la decisione finale spetta a una persona sola. È un passaggio graduale, quasi discreto, e proprio per questo funziona: non c’è un momento in cui i romani si svegliano dentro un sistema che non riconoscono. Augusto governa fino al 14 d.C. Di lui gli antichi tramandavano che avesse trovato Roma di mattoni e l’avesse lasciata di marmo. Il dato meno citato ma più decisivo è un altro: sotto di lui la rete stradale viene ampliata e tenuta in efficienza, e i mari vengono ripuliti dai pirati. Da lì in poi le merci si muovono. Quella rete non era opera sua né di un singolo secolo: la Via Appia risale al 312 a.C., e la viabilità pubblica romana arriverà a superare i 120.000 chilometri nel corso di cinque secoli di lavori. La Pax Romana: due secoli in cui conviene commerciareIl periodo che Augusto inaugura si chiama Pax Romana e dura oltre duecento anni, fino alla morte di Marco Aurelio nel 180 d.C. Il nome inganna un po’: non significa che non si combattesse più. Ai confini le campagne militari continuarono senza sosta, e ventitré legioni professionali stavano lì apposta. Significa che dentro i confini la sicurezza reggeva abbastanza a lungo da rendere sensato aprire un commercio a mille chilometri da casa. Tra il 96 e il 180 d.C. si succedono cinque sovrani che gli storici chiamano i “cinque buoni imperatori”: Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. È il tratto di storia romana in cui l’impero è più esteso e più stabile.
Traiano e il punto più lontanoTraiano regna dal 98 al 117 d.C. Nato a Italica, vicino all’attuale Siviglia, il 18 settembre del 53, è il primo imperatore che non viene dall’Italia: già questo dice qualcosa su come funzionava l’impero. Tra il 101 e il 106 due campagne piegano la Dacia del re Decebalo, che viene assorbita e ripopolata con coloni romani: grosso modo, l’attuale Romania. Tra il 114 e il 116 annette Armenia e Mesopotamia, arrivando a prendere Ctesifonte, la capitale dei Parti. Alla sua morte, il 9 agosto del 117, i confini vanno dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio: nessun successore li spingerà più in là. Il bottino della Dacia finanzia il Foro di Traiano, dedicato nel 112, e la Colonna Traiana dell’anno dopo: trenta metri di marmo su cui un fregio a spirale racconta le campagne daciche senza interruzioni, con le ceneri dell’imperatore sepolte alla base. È una delle poche opere antiche in cui la propaganda ufficiale e il documento storico sono lo stesso oggetto. Cosa teneva insieme cinquanta paesiIntorno al 100 d.C., secondo le stime più generose, dentro l’impero vivevano fino a cento milioni di persone, su territori che oggi appartengono a una cinquantina di Stati diversi. Nel II secolo il limes, cioè la linea di frontiera, superava i cinquemila chilometri: un arco continuo che partiva dal nord della Britannia, attraversava l’Europa e proseguiva fino al Vicino Oriente e ai deserti dell’Africa settentrionale. Governare una cosa del genere, senza telefoni e senza motori, richiedeva più della forza militare, come mostra bene il caso più visibile di tutti.
Poi c’era il diritto. Nel 212 d.C. l’imperatore Caracalla emana la Constitutio Antoniniana, che concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero, cancellando la distinzione tra italici e provinciali. La motivazione ufficiale era l’uguaglianza; quella pratica, come nota il Metropolitan Museum, era fiscale: servivano soldi dopo le spese enormi fatte per l’esercito, e allargare la platea dei cittadini allargava la base dell’imposta di successione. L’effetto di lungo periodo fu comunque profondo, perché la cittadinanza smise di essere un privilegio da meritare e diventò lo statuto normale di chi viveva nell’impero, accelerando un travaso verso le province che era già in corso: Traiano, spagnolo, era stato imperatore un secolo prima. E c’erano le città, costruite ovunque secondo lo stesso schema riconoscibile. Il Colosseo — nome ufficiale Anfiteatro Flavio, dalla dinastia che lo fece costruire nel I secolo d.C. — è la versione monumentale di un modello replicato in centinaia di centri minori. Aprì nell’80 d.C. sotto Tito con cento giorni di giochi, e teneva circa 45.000 spettatori seduti più altri 5.000 in piedi. Il soprannome non si spiega con le sue dimensioni: gli studiosi lo fanno risalire a una statua colossale che sorgeva lì accanto. Resta comunque il più grande anfiteatro del mondo. La crisi del III secolo e le riformeTra il 235 e il 284 d.C. l’impero attraversa quella che gli storici chiamano crisi del III secolo: mezzo secolo di instabilità politica, con imperatori che si susseguono a ritmo serrato, pressioni ai confini e difficoltà economiche. La risposta arriva con Diocleziano. Nel 285 affianca a sé un collega per l’Occidente e divide l’amministrazione in due metà; dal 293 la estende a quattro sovrani, la tetrarchia. Non per spezzare l’impero, ma perché un territorio così vasto era diventato ingovernabile da un solo centro. Costantino, proclamato imperatore dalle truppe nel 306 e padrone dell’Occidente dopo la vittoria di Ponte Milvio nel 312, resta unico sovrano dell’intero impero dal 324; nel 330 fonda Costantinopoli, sul Bosforo, che diventa la nuova capitale politica. Nel 395 la separazione tra Oriente e Occidente diventa formale e definitiva. Regge la stessa avvertenza che si usa per la Guerra fredda: una linea tracciata sulla carta per ragioni pratiche può indurire, col tempo, in due mondi che non si parlano più. Con una differenza sostanziale: nel caso romano la separazione non fu una rottura ideologica, ma una scelta amministrativa che il tempo rese irreversibile. Il 476 e cosa significa davveroNel 410 le truppe di Alarico saccheggiano Roma; nel 455 tocca ai Vandali. Sono colpi durissimi al prestigio, ma non sono la fine. La data convenzionale è un’altra: il 4 settembre 476, quando il re germanico Odoacre depone l’imperatore Romolo Augustolo. Il nome è quasi una beffa della storia: l’ultimo imperatore d’Occidente si chiamava come il fondatore leggendario della città e come il primo imperatore, entrambi in versione diminutiva. Perché è caduto? Non per una causa sola, e gli storici diffidano delle spiegazioni monocausali. Contano l’instabilità accumulata nel III secolo, il costo crescente di un esercito e di un’amministrazione enormi, la difficoltà di difendere migliaia di chilometri di frontiera, la pressione dei popoli che premevano ai confini. Contano anche i limiti della data stessa: come osservano gli storici, il carattere catastrofico del 476 ha finito per nascondere quanta continuità ci fosse sotto. Le città continuarono a esistere, il diritto romano restò in uso, la lingua si trasformò nelle lingue romanze invece di sparire. In Britannia, per dire, le monete più recenti trovate lungo il Vallo di Adriano risalgono al 403-406: i romani se n’erano già andati settant’anni prima del 476, senza che nessuno lo dichiarasse. L’altra metà, quella che non è cadutaQui sta l’equivoco più diffuso. Nel 476 finisce l’impero d’Occidente. L’Oriente prosegue, con capitale Costantinopoli, per quasi altri mille anni: fino al 29 maggio 1453, quando il sultano ottomano Maometto II conquista la città. L’ultimo imperatore, Costantino XI Paleologo, muore nella battaglia per le mura; il suo corpo non fu mai identificato con certezza, e il racconto tradizionale, quello dell’imperatore che si getta nella mischia dopo aver gettato via le insegne, nasce dalle cronache degli anni successivi. Noi lo chiamiamo impero bizantino, ma è un’etichetta coniata dagli studiosi dopo la sua fine. Chi ci viveva chiamava il proprio Stato “impero romano” e sé stesso “romano”. Non era una pretesa retorica: era la continuazione della stessa struttura statale nata nel 27 a.C. Perché lo studiamo ancoraPoche civiltà hanno lasciato tracce così concrete a distanza di duemila anni. I confini di molti Stati europei ricalcano ancora, in parte, divisioni amministrative romane. Metà del diritto civile del continente discende da quello romano. E le lingue di Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Romania non sono altro che latino, cambiato dal tempo. Per farsi un’idea della scala temporale: dall’unificazione dell’Egitto sotto Menes alla conquista romana passano più di tremila anni, e la civiltà egizia resta il paragone naturale per longevità. L’impero romano è più breve ma più esteso, e soprattutto ha lasciato un’organizzazione amministrativa che gli è sopravvissuta. Quando la Francia postrivoluzionaria dovette darsi un vocabolario politico nuovo, andò a prenderlo lì: la Repubblica del 1792, e poi il Senato, il Consolato e il Tribunato della costituzione del 1799, sono tutte parole romane rimesse in servizio. La Rivoluzione francese chiuse un’epoca usando il lessico di un’altra. E la Rivoluzione industriale fu, tra le altre cose, il primo momento in cui l’Europa costruì una rete di trasporti paragonabile per ambizione a quella delle strade romane, con circa diciotto secoli di ritardo. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQuanto è durato l'Impero romano?Dipende da quale metà si guarda. L'impero d'Occidente dura dal 27 a.C. al 476 d.C., cioè circa cinque secoli. Quello d'Oriente, con capitale a Costantinopoli dal 330, arriva fino al 1453: quasi mille anni in più. Chi ci viveva non lo considerava un impero diverso, ma la continuazione dello stesso Stato. Perché è caduto l'Impero romano d'Occidente?Non per una causa sola. Gli storici indicano una combinazione di fattori che si accumulano nel tempo: la lunga instabilità della crisi del III secolo, la difficoltà di difendere una frontiera lunga migliaia di chilometri, la pressione dei popoli che premevano sui confini, i costi crescenti dell'esercito e dell'amministrazione. I sacchi di Roma del 410 e del 455 furono sintomi, non la causa. La deposizione del 476 è una data di comodo: la trasformazione era già avvenuta. Che differenza c'è tra Repubblica romana e Impero romano?La Repubblica era un sistema in cui il potere si distribuiva tra magistrature elettive e il Senato. Con Augusto, nel 27 a.C., quel potere si concentra nelle mani di una sola persona: il Senato gli riconosce l'autorità sulle province e la potestà tribunizia, che gli permette di far approvare leggi. Le istituzioni repubblicane restano formalmente in piedi, ma la decisione finale è di un uomo solo. Quanto era grande l'Impero romano?Al suo massimo, intorno al 117 d.C., andava dalla Britannia settentrionale al Mar Caspio. Nel II secolo il limes, la linea di frontiera, superava i 5.000 chilometri e toccava anche il Vicino Oriente e il Nord Africa. Intorno al 100 d.C. ci vivevano, secondo le stime più alte, fino a 100 milioni di persone, su terre che oggi corrispondono a una cinquantina di paesi. Chi erano i 'cinque buoni imperatori'?È il nome con cui gli storici indicano i cinque sovrani che si susseguono tra il 96 e il 180 d.C.: Nerva (96-98), Traiano (98-117), Adriano (117-138), Antonino Pio (138-161) e Marco Aurelio (161-180). Coincidono con la fase di massima estensione e prosperità dell'impero. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |

















