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Guerra fredda: cos'è, le cause e come è finita | ||||||||||||||||||
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Guerra fredda: cos'è, le cause e come è finitaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLa Guerra fredda è il confronto che dalla fine della Seconda guerra mondiale al 1991 oppose gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, cioè i due paesi usciti vincitori e più forti da quel conflitto. Si chiama "fredda" perché le due superpotenze non si combatterono mai direttamente: avevano armi nucleari, e uno scontro aperto sarebbe stato troppo distruttivo per entrambe. Al posto della battaglia frontale ci furono alleanze militari contrapposte, aiuti economici usati come strumento politico, spionaggio, propaganda e guerre combattute altrove, in Corea e in Vietnam. L'Europa fu divisa in due lungo una linea che Churchill chiamò "cortina di ferro" nel 1946, e Berlino ne diventò il punto più caldo. Il confronto finì fra il 1989, con la caduta del Muro di Berlino, e il 25 dicembre 1991, con le dimissioni di Gorbaciov e la fine dell'Unione Sovietica. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoDue vincitori, un continente da spartireNel 1945 la Seconda guerra mondiale finisce con due paesi molto più forti di tutti gli altri: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Hanno combattuto dalla stessa parte, ma vogliono cose diverse per l’Europa che si ritrovano fra le mani. Gli americani puntano su economie di mercato e governi eletti; i sovietici, che hanno pagato il prezzo umano più alto del conflitto, vogliono un cordone di paesi amici lungo il proprio confine occidentale, e li ottengono con governi comunisti insediati nei territori dell’Europa orientale occupati dall’Armata Rossa. Il 5 marzo 1946 Winston Churchill, che non è più primo ministro e si trova negli Stati Uniti a titolo privato, tiene un discorso al Westminster College di Fulton, nel Missouri. Dice che «da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa sul continente», ed elenca le capitali finite dietro quella linea: Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest, Sofia. In quelle città, aggiunge, i partiti comunisti sono stati portati al potere ben oltre il loro peso reale. L’immagine attecchisce e resterà il modo in cui l’Europa divisa viene descritta per i successivi quarant’anni. Il nome del periodo arriva poco dopo. A usare per primo «cold war» è il finanziere Bernard Baruch, ex consigliere di Roosevelt; a renderla popolare è il giornalista Walter Lippmann, che nel 1947 dà quel titolo a una raccolta dei suoi articoli. Il nome descrive un’ostilità non più risolvibile con una guerra frontale: le armi nucleari rendevano quella strada impraticabile per entrambe le parti. Nel frattempo, a Washington, un diplomatico di nome George Kennan sta scrivendo la strategia che gli Stati Uniti seguiranno. La sintetizza nel 1947 in un articolo firmato con la lettera X sulla rivista Foreign Affairs: l’elemento centrale della politica americana verso l’Unione Sovietica deve essere un «contenimento a lungo termine, paziente ma fermo e vigile, delle tendenze espansive russe». Kennan pensava a un contenimento soprattutto politico ed economico. Nel 1950 prevarrà la lettura militare di Paul Nitze, messa nero su bianco nel documento NSC-68. 1947-1948: i soldi come strumento di politica esteraIl contenimento diventa concreto in due mosse ravvicinate. Il 12 marzo 1947 Truman si presenta davanti al Congresso e chiede 400 milioni di dollari di aiuti per Grecia e Turchia, due paesi sotto pressione. Nel discorso dichiara che sarà politica degli Stati Uniti sostenere i popoli che resistono a tentativi di sottomissione da parte di minoranze armate o di pressioni esterne. Rompe con la tradizione americana di evitare, in tempo di pace, impegni di vasta portata fuori dalle Americhe, e passerà alla storia come dottrina Truman. Il 5 giugno 1947, a Harvard, il segretario di Stato George Marshall annuncia un programma di aiuti per la ricostruzione europea. Il Congresso lo approva con l’Economic Cooperation Act del marzo 1948: oltre 12 miliardi di dollari all’Europa occidentale. L’Unione Sovietica rifiuta di parteciparvi e impedisce ai paesi che controlla di aderire, per timore che gli aiuti diventino una porta d’ingresso dell’influenza economica americana nell’Europa orientale.
Chi ha letto come funziona il PIL riconosce la logica: ricostruire capacità produttiva sposta per anni il peso economico di un continente. Berlino, il punto in cui i due mondi si toccavanoLa Germania era stata divisa in quattro zone di occupazione, e così anche Berlino — che però si trovava dentro la zona sovietica. La capitale diventa perciò il luogo dove le due parti si guardano da vicino ogni giorno. Il 24 giugno 1948 i sovietici chiudono gli accessi di terra ai settori occidentali della città. Berlino contava allora due milioni e mezzo di abitanti distribuiti fra le quattro zone di occupazione, e quelli dei settori occidentali restano senza rifornimenti. La risposta alleata non è militare: è un ponte aereo che porta cibo e carbone dal cielo, giorno e notte. Nei momenti di punta un aereo atterra a Tempelhof ogni 45 secondi. Nel settembre 1948 trecentomila berlinesi dei settori occidentali si radunano davanti alle rovine del Reichstag per chiedere che la città non venga abbandonata. Mosca revoca il blocco l’11 maggio 1949, senza che sia stato sparato un colpo. Due settimane dopo nasce lo Stato della Germania Ovest, la Repubblica Federale Tedesca; poco più tardi, sull’altro lato, viene creata la Repubblica Democratica Tedesca. Il problema tedesco però non si chiude lì. Chi voleva lasciare la Germania Est poteva farlo passando per Berlino, e in molti lo fecero: entro l’agosto 1961 la Repubblica Democratica aveva perso un sesto della propria popolazione, almeno quattro milioni di persone. Il 13 agosto 1961 il governo comincia a sigillare il confine attorno a Berlino Ovest, prima con il filo spinato e nei giorni successivi con il muro vero e proprio: 155 chilometri di barriera attorno a una città. Resterà in piedi fino al 9 novembre 1989. Nei ventotto anni della sua esistenza almeno 140 persone morirono a causa del regime di frontiera; 91 di loro furono uccise dalle guardie. Due alleanze, due blocchiIl 4 aprile 1949 dodici paesi firmano il Trattato del Nord Atlantico: Stati Uniti, Canada, Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo e Regno Unito. Il cuore del testo è l’articolo 5: un attacco armato contro uno o più di loro sarà considerato un attacco contro tutti, e ciascun alleato reagirà con l’azione che riterrà necessaria, uso della forza armata compreso. Nel maggio 1955 la Germania Ovest entra nella NATO. Mosca legge la mossa come la ricomparsa di un esercito tedesco dentro l’alleanza occidentale e risponde in pochi giorni: il 14 maggio 1955 nasce il Patto di Varsavia.
Con le alleanze arriva la corsa agli armamenti nucleari, che produce una situazione paradossale: più le due parti si armano, meno possono usare quelle armi. Attaccare per primi significa subire una rappresaglia che distrugge anche chi ha attaccato. È uno dei motivi di fondo per cui la guerra resta fredda al centro e divampa ai bordi, in Corea fra il 1950 e il 1953 — cominciata come guerra di riunificazione fra le due metà del paese — e in Vietnam, dove il conflitto si chiude nel 1975. Ai bordi, la rivalità fra i blocchi si intreccia con nazionalismi, guerre civili e decolonizzazione: raramente una causa sola spiega tutto. Il mondo, del resto, non si riduce ai due blocchi. Dalla metà degli anni Cinquanta i paesi usciti dalla decolonizzazione — il Terzo Mondo — cercano una strada propria: sviluppo per conto loro e rifiuto di schierarsi con l’uno o l’altro blocco, il non allineamento. E la Cina comunista diventa un attore a sé: nel 1972 il viaggio di Nixon a Pechino apre la strada alle relazioni diplomatiche fra i due paesi. Tredici giorni di ottobreIl 14 ottobre 1962 un aereo da ricognizione statunitense U-2 fotografa siti per missili sovietici in costruzione a Cuba, un’isola a ridosso delle coste statunitensi. È il punto in cui la Guerra fredda arriva più vicina a diventare calda. Il 22 ottobre il presidente Kennedy annuncia una «quarantena» navale dell’isola: la parola è scelta apposta, perché “blocco” avrebbe avuto il significato tecnico di atto di guerra. Il 26 arriva un messaggio di Chruščëv con una proposta di soluzione; il 27 ne arriva un secondo con condizioni diverse, e lo stesso giorno un U-2 viene abbattuto sopra Cuba. Il 28 ottobre Chruščëv annuncia pubblicamente il ritiro dei missili.
La quarantena navale viene revocata il 20 novembre 1962, dopo il ritiro anche dei bombardieri sovietici Il-28. Le due conseguenze durevoli sono una linea di comunicazione diretta fra Casa Bianca e Cremlino, che permette alle due capitali di parlarsi in poche ore invece che in giorni, e l’avvio dei negoziati che nel 1963 porteranno al trattato sul divieto dei test nucleari. Come si sciolse la lineaNegli anni Ottanta la tensione fra le due superpotenze si allenta. Il 9 novembre 1989 il Muro di Berlino viene aperto, e per la prima volta in ventotto anni si può passare da una parte all’altra della città senza rischiare la vita. La fine dell’Unione Sovietica arriva due anni dopo, in una sequenza rapida. Nell’agosto 1991 un gruppo di comunisti contrari alle riforme tenta un colpo di stato contro Gorbaciov: fallisce, ma ne indebolisce l’autorità in modo irreparabile. Nel giro di pochi giorni Ucraina e Bielorussia dichiarano l’indipendenza. All’inizio di dicembre i leader di Russia, Ucraina e Bielorussia si incontrano a Brest e danno vita alla Comunità degli Stati Indipendenti. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov si dimette da presidente dell’Unione Sovietica, la bandiera sovietica viene ammainata dal Cremlino e sostituita dal tricolore russo. Nello stesso periodo il presidente statunitense Bush riconosce le dodici repubbliche indipendenti e apre relazioni diplomatiche con Russia, Ucraina, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan; con Uzbekistan, Moldavia, Azerbaigian, Turkmenistan e Tagikistan si arriva nel febbraio 1992, con la Georgia soltanto nel maggio successivo, perché nel paese era in corso una guerra civile. Il Patto di Varsavia si era già dissolto fra il marzo e il luglio 1991, indebolito negli anni Ottanta dalle difficoltà economiche e dai cambiamenti politici dei suoi membri. Quarantacinque anni di confronto non avevano prodotto la battaglia che tutti temevano, ma avevano riorganizzato alleanze, arsenali, confini ed economie di mezzo pianeta. La linea che Churchill aveva descritto nel 1946 finì dove era stata più visibile, in mezzo a Berlino. Per capire da dove veniva la situazione del 1945 può aiutare il percorso che porta alla Prima guerra mondiale e alla Seconda; per il lato economico del confronto, le voci su inflazione e recessione spiegano gli strumenti con cui si misura la salute di un’economia, che in quegli anni fu anche un argomento di propaganda. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQuando è iniziata e quando è finita la Guerra fredda?Non c'è una data di apertura unica, perché non fu dichiarata da nessuno: comincia nel secondo dopoguerra, e gli storici usano come segnali il discorso di Churchill a Fulton del 5 marzo 1946 e la dottrina Truman del 12 marzo 1947. La fine invece ha date precise: il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino e il 25 dicembre 1991 Gorbaciov si dimette da presidente dell'Unione Sovietica, che cessa di esistere. Chi erano le due superpotenze e quali paesi stavano con loro?Da una parte gli Stati Uniti e i paesi dell'Europa occidentale, uniti dal 4 aprile 1949 nella NATO, i cui dodici membri fondatori erano Stati Uniti, Canada, Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo e Regno Unito. Dall'altra l'Unione Sovietica e i paesi dell'Europa orientale con governi comunisti, legati dal 14 maggio 1955 dal Patto di Varsavia: Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est, Polonia, Romania e Ungheria. Che cos'era la cortina di ferro?Un'immagine, non una struttura. Il 5 marzo 1946, al Westminster College di Fulton, nel Missouri, Winston Churchill disse che «da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico una cortina di ferro è scesa sul continente». Indicava la linea che separava la parte d'Europa sotto influenza sovietica dal resto. Il Muro di Berlino, costruito quindici anni dopo, ne fu il tratto più visibile: 155 chilometri di barriera attorno a Berlino Ovest. Perché le due superpotenze non si sono mai attaccate?Perché entrambe avevano armi nucleari: chi avesse attaccato per primo avrebbe subito una rappresaglia capace di distruggerlo a sua volta, e questo tolse all'attacco qualsiasi guadagno possibile. Il confronto si spostò allora dove si poteva perdere senza morire: l'economia, le alleanze, lo spionaggio, la conquista dello spazio. E si spostò nei paesi terzi, come la Corea fra il 1950 e il 1953 e il Vietnam, dove la guerra si chiude nel 1975 — conflitti in cui la rivalità fra i blocchi si intrecciò con spinte nazionali e guerre interne nate dalla decolonizzazione. Quante persone sono morte al Muro di Berlino?Secondo la Stiftung Berliner Mauer, la fondazione tedesca che cura la memoria del Muro, fra il 1961 e il 1989 almeno 140 persone furono uccise o morirono a causa del regime di frontiera della Germania Est; 91 di loro, in gran parte persone che stavano tentando la fuga, furono uccise dalle guardie di confine. Il Muro era stato costruito proprio per fermare quelle partenze: entro l'agosto 1961 la Germania Est aveva perso un sesto della popolazione, almeno quattro milioni di persone. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |















