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Husserl e la fenomenologia: cos'è e cosa sosteneva |
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Husserl e la fenomenologia: cos'è e cosa sostenevaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoEdmund Husserl fonda la fenomenologia come disciplina filosofica a cavallo tra il 1900 e il 1901, con le Ricerche logiche. Il suo metodo parte dall'epoché, la messa tra parentesi dell'atteggiamento naturale verso il mondo, per arrivare alla riduzione fenomenologica: osservare come le cose appaiono alla coscienza, un aspetto diverso da cosa sono in sé. Al centro c'è l'intenzionalità, il fatto che ogni esperienza è sempre esperienza di qualcosa di specifico — sperare, percepire, desiderare. Da questo metodo nasce una corrente che nel Novecento passa da Husserl a Heidegger, Sartre e Merleau-Ponty, e dalla filosofia tedesca a quella francese. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoQuando si dice che qualcosa “appare” diverso a seconda di chi guarda, di solito si pensa a un’opinione, a un gusto personale. Edmund Husserl parte da un’osservazione più radicale: prima di chiedersi come sono le cose, bisogna chiedersi come si presentano alla coscienza. È da questa domanda, posta con un rigore che Husserl vuole scientifico, che nasce la fenomenologia. Chi era HusserlEdmund Husserl nacque l’8 aprile 1859 a Proßnitz, in Moravia, e morì il 27 aprile 1938. Tra queste due date scrisse l’opera che la Stanford Encyclopedia of Philosophy considera il punto di svolta della sua filosofia: le Ricerche logiche, pubblicate nel 1900-1901. È lì che Husserl stesso collocò il passaggio verso la fenomenologia, un metodo che avrebbe poi sviluppato per quasi quattro decenni, fino all’ultimo grande scritto del 1936, sulla crisi delle scienze europee. Il metodo: epoché e riduzione fenomenologicaIl cuore del metodo di Husserl è un gesto che a prima vista somiglia al dubbio di Cartesio e il problema del metodo: mettere da parte le certezze consolidate per ripartire da zero. Ma la somiglianza finisce presto. Con l’epoché Husserl non cancella né ignora il mondo: mette tra parentesi la certezza spontanea con cui lo diamo per scontato, così da osservare il modo in cui appare alla coscienza. L’epoché, spiega sempre la Stanford Encyclopedia of Philosophy, è il primo passo verso quella che Husserl chiama riduzione fenomenologica: un passaggio successivo, verso ciò che l’autore definisce riduzione trascendentale. Husserl tornò su questo impianto negli anni Trenta, nelle Meditazioni cartesiane del 1931. Il titolo rimanda a Descartes e al suo metodo, ma la posta in gioco è diversa: Husserl non cerca una base incrollabile per dedurre verità certe, vuole descrivere come i fenomeni si offrono alla coscienza.
L’intenzionalità della coscienzaIl secondo concetto su cui Husserl costruisce la fenomenologia è l’intenzionalità. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, ogni esperienza intenzionale è l’esperienza di un tipo specifico: sperare è sempre sperare qualcosa, desiderare è sempre desiderare qualcosa, percepire è sempre percepire qualcosa. Non esiste una coscienza “vuota” che poi incontra gli oggetti: la coscienza è sempre già rivolta verso qualcosa, e quel rivolgersi ha una forma precisa a seconda dell’atto compiuto. La Internet Encyclopedia of Philosophy segnala che l’analisi fenomenologica si rivolge a fenomeni molto diversi tra loro — dall’intenzionalità all’amore, fino al toccarsi di due mani — proprio perché il metodo serve a descrivere l’esperienza vissuta di quei fenomeni, qualunque sia la loro natura. Per questo la stessa enciclopedia definisce la fenomenologia una scienza della coscienza, non delle cose empiriche: un progetto più vicino, per ambizione di rigore, a quello che già Aristotele aveva tentato con la logica, che a una scienza naturale come la fisica. Le opere principali e la ricerca delle essenzeIl primo scritto filosoficamente rilevante di Husserl, secondo la Internet Encyclopedia of Philosophy, fu “Sul concetto di numero”, del 1887. Ma è con le Ricerche logiche del 1900-1901 che nasce la fenomenologia come disciplina filosofica, come riconoscono sia la Stanford Encyclopedia of Philosophy sia la sua voce dedicata al termine “fenomenologia” in generale. Nel 1913 Husserl pubblicò Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica I, dove sviluppò la riduzione fenomenologica in un sistema più organico. Chi ha incontrato la teoria delle idee di Platone ritroverà in Husserl un’ambizione simile, quella di cercare strutture stabili dietro il flusso delle apparenze — ma senza postulare, come Platone, un mondo separato di idee perfette: le essenze che interessano Husserl si trovano descrivendo con cura l’esperienza, non contemplando un altro regno. Lo stesso vale per l’aggettivo “trascendentale”, che Husserl applica alla sua riduzione: il termine richiama la filosofia di Kant e il suo imperativo categorico, ma nelle mani di Husserl descrive la coscienza come condizione di ogni esperienza possibile, non una legge morale. L’ultimo scritto di questa serie risale al 1936, due anni prima della morte di Husserl. L’eredità nel NovecentoLa fenomenologia non resta un progetto isolato. Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy, Husserl influenzò pensatori come Martin Heidegger, Edith Stein, Maurice Merleau-Ponty e Jean-Paul Sartre. Heidegger pubblicò nel 1927 Essere e tempo, una versione fenomenologica che parte dal metodo di Husserl ma lo trasforma; negli anni Trenta del Novecento, osserva ancora la Stanford Encyclopedia of Philosophy, la fenomenologia si spostò dalla filosofia austriaca e poi tedesca a quella francese, dove Merleau-Ponty pubblicò nel 1945 Fenomenologia della percezione. La Internet Encyclopedia of Philosophy aggiunge altri nomi a questa linea — Gadamer, Levinas, Derrida — segnalando che tutti, pur contestando aspetti del progetto originario, restano fortemente debitori a Husserl: un’eredità che attraversa quasi un secolo di filosofia, dalla Moravia di fine Ottocento alla Parigi del secondo dopoguerra. La fenomenologia husserliana non va confusa con la Fenomenologia dello Spirito, il libro di Georg Wilhelm Friedrich Hegel scritto un secolo prima. Sono autori diversi, con progetti diversi: quello di Hegel è un percorso della coscienza verso il sapere assoluto, quello di Husserl una scienza descrittiva della coscienza stessa. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Domande e risposteCos'è la fenomenologia di Husserl, in breve?Secondo la Stanford Encyclopedia of Philosophy è lo studio delle strutture della coscienza vissute dal punto di vista della prima persona: Husserl la definì "la scienza dell'essenza della coscienza", imperniata sull'intenzionalità. Cos'è l'epoché e a cosa serve?È il modo in cui Husserl sospende le certezze scontate sul mondo che diamo per ovvie, non un invito a dubitare o a escludere la realtà. Da lì nasce il passaggio che Husserl chiama riduzione fenomenologica, approfondito poi nella riduzione trascendentale. Fenomenologia di Husserl e Fenomenologia dello Spirito di Hegel sono la stessa cosa?No. Sono opere di autori diversi, con progetti distinti: Husserl dà avvio alla fenomenologia come campo filosofico a sé con le Ricerche logiche del 1900-1901, un secolo dopo il libro di Hegel. Chi ha continuato il lavoro di Husserl?Martin Heidegger, Edith Stein, Maurice Merleau-Ponty e Jean-Paul Sartre lavorarono a partire dal suo metodo, anche contestandone alcuni aspetti; negli anni Trenta del Novecento la fenomenologia si spostò dalla filosofia tedesca a quella francese. Quali sono le opere principali di Husserl?Le Ricerche logiche (1900-1901), Idee I (1913), le Meditazioni cartesiane (1931) e, come ultimo scritto, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (1936). Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












