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Comune medievale: cos'è, come nacque e come si trasformò | ||||||||||||
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Comune medievale: cos'è, come nacque e come si trasformòCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl comune medievale è la forma di governo con cui, a partire dalla fine dell'XI secolo, molte città dell'Italia settentrionale e centrale si diedero un'amministrazione autonoma, sottraendosi al controllo diretto di vescovi e signori feudali. Nacque prima come governo di consoli eletti da un'assemblea di capifamiglia, poi passò a un funzionario forestiero chiamato podestà, e dalla metà del Duecento vide affiancarsi le istituzioni del popolo, organizzato per arti e guidato dal capitano del popolo. Nel corso del Duecento e del Trecento lo scontro tra le grandi famiglie e i ceti del popolo logorò questo equilibrio e aprì la strada alle signorie cittadine. Venezia seguì un percorso diverso fin dall'inizio, con un doge elettivo e un proprio sistema di consigli. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoAlla fine dell’XI secolo, in diverse città dell’Italia settentrionale e centrale, i cittadini cominciarono a governarsi da sé, riducendo il peso del vescovo-conte o del funzionario imperiale che fino a quel momento avevano amministrato la città per conto di un potere superiore. Secondo la voce “Comune” del Dizionario di Storia Treccani, si tratta di una forma di governo autonomo cittadino, sorta in Europa dopo il Mille e diventata tipica delle città medievali dell’Europa occidentale proprio a partire dalla fine dell’XI secolo. In Italia questa autonomia arrivò più avanti a una sostanziale indipendenza di fatto, riconosciuta più tardi anche sul piano giuridico da re e imperatori. Le cause non furono una sola. La voce “Comune medievale” dell’Enciclopedia Treccani indica tra i fattori all’origine l’incremento demografico, le trasformazioni economiche e il frazionamento del potere feudale: più persone, più scambi commerciali, un potere feudale meno capace di controllare da solo territori sempre più complessi. Su questa base le città si diedero un governo proprio, con assemblee e magistrature elette dai cittadini invece che imposte dall’alto. La fase consolareNella prima fase del comune, quella consolare, il governo cittadino ruotava intorno a due organi. Da un lato un’assemblea a cui prendevano parte tutti i capifamiglia; dall’altro un consiglio direttivo più ristretto, quello dei consoli, spesso dotato anche di funzioni giurisdizionali. Il numero dei consoli non era fisso: la fonte Treccani lo colloca tra due e dodici circa, eletti da assemblee più o meno ampie a seconda della città. Non era, va detto, una forma di partecipazione universale: l’assemblea riuniva i capifamiglia, non l’intera popolazione, e il governo effettivo restava nelle mani del ristretto gruppo consolare. Per capire meglio le dinamiche sociali di un’epoca ancora largamente rurale nei territori circostanti, può essere utile un confronto con il sistema curtense dell’alto medioevo, l’organizzazione economica che precedette e in parte accompagnò la nascita dei comuni. Un momento di svolta per i comuni consolari arrivò nel 1183, con la Pace di Costanza. In quell’accordo l’imperatore Federico I riconobbe al comune, in cambio di tributi e dell’assicurazione di fedeltà, diritti come l’amministrazione autonoma della giustizia. L’Impero restava un’autorità superiore riconosciuta: l’accordo mise per iscritto un’autonomia che molte città esercitavano già di fatto. Dal consolato al podestàTra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, il governo consolare cominciò a lasciare spazio a una magistratura diversa: il podestà, un funzionario unico al posto del consiglio collegiale dei consoli. Enrico Artifoni, storico specialista dei comuni italiani, colloca l’affermazione di questo istituto a partire dagli anni Novanta del XII secolo, con una configurazione già definita nel giro di due decenni; la forma matura del podestariato, secondo la stessa fonte, non si completa prima del secondo o terzo decennio del XIII secolo. È una cronologia più fine di quella generica “inizio Duecento”: il passaggio dal consolato al podestà fu un processo di qualche decennio, non un cambio improvviso. Il tratto che definisce il podestà è proprio la sua estraneità alla città che lo eleggeva. Artifoni descrive il governo dei podestà come elettivo, temporaneo e teoricamente non soggetto ad altri poteri: un forestiero, chiamato annualmente in città a svolgere il compito di governo.
Una fonte duecentesca sull’elezione del podestà, Brunetto Latini, che scrisse tra il 1260 e il 1266, descrive come fossero i cittadini e le comunità delle città a eleggere il proprio podestà: una conferma indiretta che, diversi decenni dopo l’avvio dell’istituto, la sua natura elettiva era ormai una pratica riconosciuta e descritta anche da osservatori esterni. Il comune popolareCon la metà del Duecento, alla struttura istituzionale del comune si affiancò in molte città quella del popolo. Si tratta di un’organizzazione diversa, costruita intorno alle arti (le corporazioni di mestiere) e guidata da un proprio magistrato, il capitano del popolo, distinto dal podestà. Il comune “delle arti” non sostituì subito le istituzioni comunali esistenti, ma vi si affiancò, creando per un periodo un doppio livello di governo cittadino.
La crisi e il passaggio alla signoriaNel corso del Duecento e del Trecento, tra le strutture del popolo e quelle più antiche del comune, cominciarono a emergere figure singole capaci di imporsi come signori della città. La voce Treccani sul comune medievale collega questo esito a un conflitto politico permanente tra magnati e popolani, uno scontro che, tra le altre cause, contribuì a logorare le libertà comunali e a favorire l’instaurazione della signoria. Il ritmo variò da città a città: alcune restarono repubbliche di nome per più tempo, con il potere già nelle mani di una sola famiglia, come accadde a Firenze dopo il 1434 sotto l’influenza crescente dei Medici. Chi volesse inquadrare questa parabola in un arco più ampio può ripartire dal Medioevo nel suo complesso, i mille anni tra feudalesimo e crociate in cui il fenomeno comunale si colloca, oppure guardare avanti verso il periodo che segue, con il Rinascimento che eredita in molte città italiane istituzioni e ceti dirigenti formatisi proprio nell’età comunale. Venezia, un percorso a parteVenezia arrivò al governo autonomo per una strada diversa dalle altre città italiane. Le isole della laguna veneziana videro un aumento sostanzioso della popolazione a partire dal V secolo, quando le genti della terraferma vi cercarono rifugio dalle invasioni barbariche. Da quella base insediativa si sviluppò un’organizzazione politica che non passava dall’autonomia rispetto a un vescovo-conte o a un funzionario imperiale, come nei comuni di terraferma, ma da una magistratura di origine bizantina: il doge, che altro non era se non il dux, il “generale” romano-bizantino. Dalla fine del IX secolo la carica di doge divenne elettiva. Nel tempo, accanto al doge si formò un sistema di consigli propri della città. Nel 1143 fu istituito il Maggior Consiglio, con funzioni legislative; nel 1187 gli fu affiancato il Minor Consiglio; dal 1223 è attestato anche il consiglio dei Quaranta, o Quarantia. Alcune città, secondo l’inquadramento generale offerto da fonti in lingua inglese sul fenomeno delle città-stato italiane, facevano risalire le proprie origini fino all’epoca romana - è il caso, tra le altre, di Milano, Verona, Siena e Firenze - un’eredità antica diversa dalla storia insediativa di Venezia, nata invece dalla fuga verso la laguna. Chi vuole ripercorrere quell’epoca più antica può leggere il Recap sull’Impero romano. Tra l’XI e il XIII secolo, la rivalità tra l’Impero e il papato lasciò alle città dell’Italia settentrionale e centrale uno spazio di manovra che molte seppero sfruttare per svilupparsi come comuni autonomi. Venezia visse questa stagione con le sue istituzioni proprie; gli altri comuni la vissero attraverso il consolato, il podestariato e il comune popolare, nella stessa epoca storica. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCos'è un comune medievale?È la forma di governo autonomo con cui, a partire dalla fine dell'XI secolo, molte città italiane si amministrarono da sole, sottraendosi al controllo diretto di vescovi-conti e poteri feudali o imperiali. Chi era il podestà del comune medievale?Un magistrato unico, forestiero rispetto alla città che lo eleggeva, chiamato a governare per un periodo limitato, in genere un anno. Sostituì il governo collegiale dei consoli tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Cosa fu la Pace di Costanza?L'accordo del 1183 con cui l'imperatore Federico I riconobbe al comune, in cambio di tributi e di fedeltà, diritti come l'amministrazione autonoma della giustizia. Cos'era il comune popolare?La fase, a partire dalla metà del Duecento, in cui accanto alle istituzioni tradizionali del comune si afferma l'organizzazione del popolo, divisa per arti e guidata dal capitano del popolo. Perché i comuni italiani finirono per trasformarsi in signorie?Tra le cause, le fonti indicano il conflitto politico permanente tra le famiglie dei magnati e i ceti del popolo, uno scontro che logorò le istituzioni comunali e favorì l'affermarsi di signori nelle singole città. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












