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Trasformazioni di Galileo: cosa sono e come funzionano |
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Trasformazioni di Galileo: cosa sono e come funzionanoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLe trasformazioni di Galileo sono le equazioni che permettono di passare dalle coordinate di spazio e tempo misurate in un sistema di riferimento a quelle misurate in un altro sistema, quando i due si muovono l'uno rispetto all'altro a velocità costante e in linea retta. Servono a capire come cambiano posizione e velocità di un oggetto secondo osservatori diversi, come la giocatrice che lancia una palla e lo spettatore fermo a bordo campo, che misurano numeri diversi ma concordano sulle stesse leggi della meccanica. Valgono con buona approssimazione per le velocità della vita quotidiana; oltre circa 3.000 chilometri al secondo smettono di funzionare e serve la relatività ristretta di Einstein. Prendono il nome da Galileo Galilei, che per primo formulò il principio su cui si basano. Punti Chiave
L'ApprofondimentoQuando due persone misurano la posizione dello stesso oggetto da due punti di osservazione diversi, ottengono numeri diversi, ma stanno parlando dello stesso evento. Le trasformazioni di Galileo sono il sistema di quattro equazioni che traduce queste misure da un osservatore all’altro, quando i due si muovono uno rispetto all’altro a velocità costante, senza accelerare e senza curvare la traiettoria. È l’idea che sta sotto a tutta la fisica che si studia a scuola prima di arrivare alla relatività: un sistema di riferimento inerziale è, in questo schema, uno di quei due osservatori che non sentono nessuna forza misteriosa tirarli da parte. La formula delle trasformazioni di GalileoSi considerano due sistemi di riferimento che coincidono all’istante iniziale, con il secondo sistema (quello “primato”) che si sposta lungo l’asse x a velocità costante v rispetto al primo. Le quattro equazioni sono:
Le coordinate trasversali, y e z, non cambiano: il moto avviene solo lungo x. Il tempo t’ è uguale a t, cioè lo stesso orologio vale per entrambi gli osservatori. Da queste equazioni discende anche la regola per le velocità: se un oggetto ha velocità u nel primo sistema, nel secondo sistema la sua velocità misurata è u’ = u - v.
Perché Galileo ci arrivòIl principio di relatività galileiana afferma che gli esperimenti di meccanica danno lo stesso risultato in un sistema fermo e in un sistema che si muove di moto rettilineo uniforme. Lasciar cadere un oggetto, per dire, produce lo stesso esito sia che si stia su un pavimento immobile sia che si stia su un pavimento che scorre dritto a velocità costante. Galileo lo usò per affrontare un problema enorme per la sua epoca: se la Terra gira intorno al Sole, perché non lo sentiamo? La risposta, con questo principio, è che non c’è motivo per cui dovremmo sentirlo. Un moto uniforme non lascia traccia negli esperimenti quotidiani, quindi l’assenza di sensazioni di movimento non prova che la Terra sia ferma. Galileo non riuscì a dimostrare in modo decisivo il moto della Terra nel sistema solare: mostrò piuttosto che l’ipotesi copernicana non contraddice l’esperienza di ogni giorno, il che per l’epoca era già un argomento potente contro chi pensava che il moto della Terra dovesse essere percepibile in qualche modo. Le velocità si sommanoL’addizione classica delle velocità, quella che discende dalle trasformazioni di Galileo, corrisponde al modo intuitivo con cui si pensa normalmente al moto: le velocità si sommano come numeri ordinari, senza correzioni. È per questo che il calcolo dell’esempio della giocatrice sembra ovvio, quasi non ci fosse bisogno di spiegarlo: la fisica galileiana coincide, nella vita di tutti i giorni, con il buon senso. Questa stessa regola di addizione è anche quella che rende le trasformazioni di Galileo compatibili con le leggi di Newton: accelerazione, forza e massa restano invariate passando da un sistema di riferimento inerziale a un altro. Con esse restano invariati anche tempo, lunghezza e simultaneità tra due eventi. Dove si ferma la formulaLa relatività classica, e quindi la trasformazione di Galileo, è un’approssimazione valida quando le velocità in gioco sono inferiori a circa l’1% della velocità della luce, cioè sotto i 3.000 chilometri al secondo. Entro questo limite, che comprende praticamente ogni velocità che si incontra nella vita di ogni giorno, le equazioni danno risultati corretti con un margine di errore trascurabile. È per questo che chi guida un’automobile o lancia una palla non ha mai avuto bisogno di correggere i propri calcoli con la relatività ristretta. L’errore introdotto dall’approssimazione classica cresce man mano che la velocità si avvicina a quella soglia, e oltre una certa misura smette di essere trascurabile. Oltre quella soglia la simmetria si rompe: il tempo non può più essere considerato uguale per ogni osservatore, e servono le trasformazioni di Lorentz, al centro della relatività ristretta di Einstein. Le due teorie non sono in competizione nel senso comune del termine, perché la trasformazione di Galileo torna a valere, con ottima approssimazione, in tutti i casi lenti che Lorentz tratta come caso limite. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQual è la formula delle trasformazioni di Galileo?x' = x - vt, y' = y, z' = z, t' = t, dove v è la velocità costante con cui il secondo sistema si muove lungo l'asse x rispetto al primo, e per convenzione i due sistemi coincidono all'istante t = t' = 0. Cos'è il principio di relatività di Galileo?Afferma che un sistema fermo e uno in moto rettilineo uniforme danno gli stessi esiti in ogni esperimento di meccanica, quindi nessun esperimento condotto dall'interno permette di distinguere i due casi. Le trasformazioni di Galileo valgono sempre?Valgono con buona approssimazione sotto circa 3.000 chilometri al secondo. Oltre quella soglia, vicina all'1% della velocità della luce, i risultati cominciano a discostarsi in modo sensibile e serve la relatività ristretta di Einstein. Cosa cambia con le trasformazioni di Lorentz rispetto a quelle di Galileo?Le trasformazioni di Lorentz non assumono che il tempo sia uguale per ogni osservatore e si usano quando le velocità in gioco si avvicinano a quella della luce; le trasformazioni di Galileo restano l'approssimazione corretta alle velocità più basse. Come si calcola la velocità di un oggetto con la trasformazione di Galileo?Si somma o si sottrae la velocità relativa tra i due sistemi: se un oggetto si muove a velocità u in un sistema che a sua volta si muove a velocità v rispetto a un secondo sistema, la velocità osservata nel secondo sistema è u più v (o la loro differenza, secondo il verso). Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












