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    Trasformazioni di Galileo: cosa sono e come funzionano

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 18 ottobre 2026

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    Le trasformazioni di Galileo sono le equazioni che permettono di passare dalle coordinate di spazio e tempo misurate in un sistema di riferimento a quelle misurate in un altro sistema, quando i due si muovono l'uno rispetto all'altro a velocità costante e in linea retta. Servono a capire come cambiano posizione e velocità di un oggetto secondo osservatori diversi, come la giocatrice che lancia una palla e lo spettatore fermo a bordo campo, che misurano numeri diversi ma concordano sulle stesse leggi della meccanica. Valgono con buona approssimazione per le velocità della vita quotidiana; oltre circa 3.000 chilometri al secondo smettono di funzionare e serve la relatività ristretta di Einstein. Prendono il nome da Galileo Galilei, che per primo formulò il principio su cui si basano.

    Punti Chiave

    • Le trasformazioni di Galileo collegano le coordinate x, y, z, t di un sistema di riferimento inerziale a quelle di un altro, in moto a velocità costante v lungo un asse.
    • Il tempo scorre uguale per tutti gli osservatori, in questo schema, come ipotesi di partenza, non come qualcosa che la formula dimostra.
    • Le velocità si combinano con un'addizione semplice, la velocità vista da fuori è la somma delle velocità in gioco.
    • Il principio di relatività galileiana dice che le leggi della meccanica restano le stesse in ogni sistema di riferimento inerziale.
    • Sotto circa 3.000 chilometri al secondo le trasformazioni di Galileo danno risultati corretti; oltre quella soglia la fisica richiede le trasformazioni di Lorentz.
    • Galileo usò questo principio per sostenere che gli esperimenti quotidiani non permettono di distinguere una Terra ferma da una Terra in moto uniforme.

    L'Approfondimento

    Quando due persone misurano la posizione dello stesso oggetto da due punti di osservazione diversi, ottengono numeri diversi, ma stanno parlando dello stesso evento. Le trasformazioni di Galileo sono il sistema di quattro equazioni che traduce queste misure da un osservatore all’altro, quando i due si muovono uno rispetto all’altro a velocità costante, senza accelerare e senza curvare la traiettoria. È l’idea che sta sotto a tutta la fisica che si studia a scuola prima di arrivare alla relatività: un sistema di riferimento inerziale è, in questo schema, uno di quei due osservatori che non sentono nessuna forza misteriosa tirarli da parte.

    La formula delle trasformazioni di Galileo

    Si considerano due sistemi di riferimento che coincidono all’istante iniziale, con il secondo sistema (quello “primato”) che si sposta lungo l’asse x a velocità costante v rispetto al primo. Le quattro equazioni sono:

    • x’ = x - vt
    • y’ = y
    • z’ = z
    • t’ = t

    Le coordinate trasversali, y e z, non cambiano: il moto avviene solo lungo x. Il tempo t’ è uguale a t, cioè lo stesso orologio vale per entrambi gli osservatori. Da queste equazioni discende anche la regola per le velocità: se un oggetto ha velocità u nel primo sistema, nel secondo sistema la sua velocità misurata è u’ = u - v.

    Esempio pratico: una giocatrice di hockey su prato corre verso la porta a 5 metri al secondo e colpisce la palla, che parte a 30 metri al secondo rispetto a lei. Il portiere, fermo sul campo, non vede né i 5 né i 30 separatamente: vede la palla arrivare a 35 metri al secondo, la somma delle due velocità. Ogni velocità, in questo calcolo, ha senso solo se si specifica rispetto a cosa è misurata.

    Perché Galileo ci arrivò

    Il principio di relatività galileiana afferma che gli esperimenti di meccanica danno lo stesso risultato in un sistema fermo e in un sistema che si muove di moto rettilineo uniforme. Lasciar cadere un oggetto, per dire, produce lo stesso esito sia che si stia su un pavimento immobile sia che si stia su un pavimento che scorre dritto a velocità costante. Galileo lo usò per affrontare un problema enorme per la sua epoca: se la Terra gira intorno al Sole, perché non lo sentiamo?

    La risposta, con questo principio, è che non c’è motivo per cui dovremmo sentirlo. Un moto uniforme non lascia traccia negli esperimenti quotidiani, quindi l’assenza di sensazioni di movimento non prova che la Terra sia ferma. Galileo non riuscì a dimostrare in modo decisivo il moto della Terra nel sistema solare: mostrò piuttosto che l’ipotesi copernicana non contraddice l’esperienza di ogni giorno, il che per l’epoca era già un argomento potente contro chi pensava che il moto della Terra dovesse essere percepibile in qualche modo.

    Le velocità si sommano

    L’addizione classica delle velocità, quella che discende dalle trasformazioni di Galileo, corrisponde al modo intuitivo con cui si pensa normalmente al moto: le velocità si sommano come numeri ordinari, senza correzioni. È per questo che il calcolo dell’esempio della giocatrice sembra ovvio, quasi non ci fosse bisogno di spiegarlo: la fisica galileiana coincide, nella vita di tutti i giorni, con il buon senso.

    Questa stessa regola di addizione è anche quella che rende le trasformazioni di Galileo compatibili con le leggi di Newton: accelerazione, forza e massa restano invariate passando da un sistema di riferimento inerziale a un altro.

    Con esse restano invariati anche tempo, lunghezza e simultaneità tra due eventi.

    Dove si ferma la formula

    La relatività classica, e quindi la trasformazione di Galileo, è un’approssimazione valida quando le velocità in gioco sono inferiori a circa l’1% della velocità della luce, cioè sotto i 3.000 chilometri al secondo. Entro questo limite, che comprende praticamente ogni velocità che si incontra nella vita di ogni giorno, le equazioni danno risultati corretti con un margine di errore trascurabile. È per questo che chi guida un’automobile o lancia una palla non ha mai avuto bisogno di correggere i propri calcoli con la relatività ristretta. L’errore introdotto dall’approssimazione classica cresce man mano che la velocità si avvicina a quella soglia, e oltre una certa misura smette di essere trascurabile.

    Oltre quella soglia la simmetria si rompe: il tempo non può più essere considerato uguale per ogni osservatore, e servono le trasformazioni di Lorentz, al centro della relatività ristretta di Einstein. Le due teorie non sono in competizione nel senso comune del termine, perché la trasformazione di Galileo torna a valere, con ottima approssimazione, in tutti i casi lenti che Lorentz tratta come caso limite.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Le trasformazioni di GalileoSlide 2 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Quanto veloce va la palla?Slide 3 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Dalla formula al limite di velocitàSlide 4 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Capitolo 01: La formulaSlide 5 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: A t = t' = 0, i due sistemi coincidonoSlide 6 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Capitolo 02: Perché Galileo ci arrivòSlide 7 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Perché non sentiamo la Terra muoversi?Slide 8 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Capitolo 03: Le velocità si sommanoSlide 9 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: La velocità della palla, secondo chi guardaSlide 10 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Accelerazione · Forza · MassaSlide 11 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Capitolo 04: Dove si ferma la formulaSlide 12 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Sopra circa i 3.000 chilometri al secondo la formula di Galileo non basta piùSlide 13 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: Come si combinano due velocità secondo Galileo?Slide 14 della presentazione su Trasformazioni di Galileo: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Molti pensano che le trasformazioni di Galileo dicano che il tempo scorre in modo diverso per ogni osservatore.

      ✓ Realtà Succede il contrario: la trasformazione di Galileo parte dal presupposto che il tempo scorra uguale per tutti, indipendentemente dal moto. È la relatività di Einstein, formulata secoli più tardi, a mettere in discussione quel presupposto.

    • ✗ Mito C'è chi crede che le trasformazioni di Galileo siano sbagliate e vadano del tutto sostituite da quelle di Einstein.

      ✓ Realtà Non sono sbagliate, sono un'approssimazione che funziona bene sotto circa 3.000 chilometri al secondo, la velocità tipica di quasi tutto quello che osserviamo ogni giorno. Le trasformazioni di Lorentz servono solo quando le velocità si avvicinano a quella della luce.

    • ✗ Mito Si crede spesso che Galileo abbia dimostrato con queste equazioni che la Terra gira intorno al Sole.

      ✓ Realtà Galileo non arrivò a una dimostrazione decisiva, mostrò che l'ipotesi copernicana non contraddice l'esperienza quotidiana, perché un moto uniforme non si percepisce dall'interno.

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    Mappa concettuale: Trasformazioni di Galileo: cosa sono e come funzionano
    • Trasformazioni di Galileo
      • Le equazioni la formula che collega i due sistemi
        • x' = x - vt
        • y' = y, z' = z
        • t' = t
      • Il principio di relatività stessa fisica in ogni sistema inerziale
        • Esperimenti meccanici danno lo stesso risultato ovunque
        • Galileo e la Terra l'ipotesi copernicana non contraddice l'esperienza
      • Addizione delle velocità le velocità si sommano come numeri ordinari
        • Esempio pratico giocatrice e spettatore fermo
        • Limite di validità sotto 3.000 chilometri al secondo
      • Cosa resta invariato
        • Accelerazione
        • Forza
        • Massa
      • Il limite della teoria dove servono le trasformazioni di Lorentz
        • Alte velocità vicine a quella della luce
        • Relatività ristretta formulata da Einstein

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Cosa collegano le trasformazioni di Galileo?

    Le quattro equazioni traducono le coordinate x, y, z, t misurate in un sistema in quelle misurate in un altro sistema che si muove rispetto al primo a velocità costante.

    2 Nella formula x' = x - vt, cosa rappresenta v?

    v è la velocità, costante, con cui il sistema "primato" si sposta lungo l'asse x rispetto al sistema fisso.

    3 Nelle trasformazioni di Galileo, il tempo t' misurato nel secondo sistema è diverso dal tempo t del primo?

    Falso: la trasformazione di Galileo assume t' = t, lo stesso tempo per entrambi gli osservatori.

    4 Come si combinano due velocità secondo l'addizione classica di Galileo?

    Con una semplice addizione: se la giocatrice corre a 5 metri al secondo e colpisce la palla a 30 metri al secondo rispetto a sé, chi guarda da fermo vede la palla a 35 metri al secondo.

    5 Fino a quale velocità circa le trasformazioni di Galileo restano una buona approssimazione?

    Sotto circa l'1% della velocità della luce, cioè sotto i 3.000 chilometri al secondo, l'approssimazione classica regge; oltre quella soglia serve la relatività ristretta di Einstein.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-B · 4-B · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Le trasformazioni di Galileo sono le equazioni che permettono di passare dalle coordinate di spazio e tempo misurate in un sistema di riferimento a quelle misurate in un altro sistema, quando i due si muovono l'uno rispetto all'altro a velocità costante e in linea retta. Servono a capire come cambiano posizione e velocità di un oggetto secondo osservatori diversi, come la giocatrice che lancia una palla e lo spettatore fermo a bordo campo, che misurano numeri diversi ma concordano sulle stesse leggi della meccanica. Valgono con buona approssimazione per le velocità della vita quotidiana; oltre circa 3.000 chilometri al secondo smettono di funzionare e serve la relatività ristretta di Einstein. Prendono il nome da Galileo Galilei, che per primo formulò il principio su cui si basano.

    Domande e risposte

    Qual è la formula delle trasformazioni di Galileo?

    x' = x - vt, y' = y, z' = z, t' = t, dove v è la velocità costante con cui il secondo sistema si muove lungo l'asse x rispetto al primo, e per convenzione i due sistemi coincidono all'istante t = t' = 0.

    Cos'è il principio di relatività di Galileo?

    Afferma che un sistema fermo e uno in moto rettilineo uniforme danno gli stessi esiti in ogni esperimento di meccanica, quindi nessun esperimento condotto dall'interno permette di distinguere i due casi.

    Le trasformazioni di Galileo valgono sempre?

    Valgono con buona approssimazione sotto circa 3.000 chilometri al secondo. Oltre quella soglia, vicina all'1% della velocità della luce, i risultati cominciano a discostarsi in modo sensibile e serve la relatività ristretta di Einstein.

    Cosa cambia con le trasformazioni di Lorentz rispetto a quelle di Galileo?

    Le trasformazioni di Lorentz non assumono che il tempo sia uguale per ogni osservatore e si usano quando le velocità in gioco si avvicinano a quella della luce; le trasformazioni di Galileo restano l'approssimazione corretta alle velocità più basse.

    Come si calcola la velocità di un oggetto con la trasformazione di Galileo?

    Si somma o si sottrae la velocità relativa tra i due sistemi: se un oggetto si muove a velocità u in un sistema che a sua volta si muove a velocità v rispetto a un secondo sistema, la velocità osservata nel secondo sistema è u più v (o la loro differenza, secondo il verso).

    Fonti consultate

    • Stanford Encyclopedia of Philosophy, Space and Time: Inertial Frames
    • HyperPhysics, Georgia State University, Lorentz Transformation
    • OpenStax, College Physics 2e, Addition of Velocities

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