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    Omotetia: cos'è e come funziona in geometria

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 9 ottobre 2026

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    L'omotetia è una trasformazione geometrica definita da un punto fisso, il centro, e da un numero k diverso da zero, chiamato rapporto. Ogni lunghezza della figura viene moltiplicata per il valore assoluto di k, mentre gli angoli restano uguali e le rette si trasformano in rette parallele a quelle di partenza. Le isometrie, cioè traslazioni, rotazioni e riflessioni, si distinguono perché conservano anche le lunghezze. Componendo un'omotetia con un'isometria si ottiene una similitudine, la famiglia di trasformazioni a cui l'omotetia appartiene.

    Punti Chiave

    • L'omotetia è individuata da un centro (punto fisso) e da un rapporto k: ogni punto della figura si sposta lungo la retta che lo unisce al centro, a una distanza moltiplicata per k.
    • Conserva gli angoli e il parallelismo delle rette, quindi la forma della figura resta riconoscibile; le lunghezze invece cambiano, moltiplicate per il valore assoluto di k.
    • Le isometrie, cioè traslazioni, rotazioni e riflessioni, conservano anche le lunghezze: per questo l'omotetia non rientra tra le isometrie, pur appartenendo alla geometria delle trasformazioni.
    • Con un rapporto compreso tra 0 e 1 la figura si rimpicciolisce, con un rapporto maggiore di 1 si ingrandisce; se a questo cambio di scala si aggiunge anche una traslazione, una rotazione o una riflessione, il risultato prende il nome di similitudine.
    • Nel piano cartesiano, se il centro coincide con l'origine, basta moltiplicare entrambe le coordinate di ogni punto per il rapporto k.
    • Lo stesso principio regola le mappe in scala, i modellini architettonici e l'ingrandimento delle immagini diagnostiche in medicina.

    L'Approfondimento

    Centro e rapporto, i due ingredienti

    Un’omotetia si costruisce con due soli dati: un punto fisso, il centro, e un numero reale k diverso da zero, il rapporto (anche chiamato fattore di scala). Fissati questi due elementi, ogni punto P della figura di partenza viene spostato lungo la retta che lo unisce al centro, fino a un nuovo punto P′ la cui distanza dal centro è quella di P moltiplicata per il valore assoluto di k.

    Il rapporto k decide quanto la figura cresce o si restringe. Con k maggiore di 1 ogni lunghezza aumenta e la figura si ingrandisce; con k compreso tra 0 e 1 ogni lunghezza si riduce. In entrambi i casi la figura di arrivo resta simile a quella di partenza. La definizione richiede solo che k sia un numero reale diverso da zero; non pone altre condizioni sul segno. Le fonti disponibili si fermano a questa definizione generale: non includono un esempio numerico per un rapporto negativo.

    Che cosa cambia, e che cosa resta uguale

    L’omotetia conserva le ampiezze degli angoli: una figura dilatata ha gli stessi angoli interni dell’originale. Conserva anche il parallelismo, cioè trasforma ogni retta in una retta a essa parallela. Le lunghezze dei segmenti, invece, vengono moltiplicate per il valore assoluto di k; resta però costante il rapporto tra due segmenti corrispondenti qualunque, prima e dopo la trasformazione.

    Questo è il punto in cui l’omotetia si separa dalle isometrie, cioè le trasformazioni che conservano sia la forma sia la dimensione di una figura: traslazioni, rotazioni, riflessioni e glissoriflessioni. Una figura spostata con un’isometria è congruente all’originale, sovrapponibile punto per punto. Una figura dilatata con un’omotetia resta simile all’originale, con la dimensione moltiplicata per k. Il nome che prende la somma di queste due trasformazioni, un’omotetia più un’isometria, è similitudine.

    TrasformazioneConserva le lunghezzeConserva gli angoliRisultato
    Traslazione, rotazione, riflessioneSìSìFigura congruente
    OmotetiaNo (moltiplicate per |k|)SìFigura simile

    Il calcolo nel piano cartesiano

    Quando il centro dell’omotetia coincide con l’origine degli assi, il calcolo è diretto: si moltiplicano entrambe le coordinate del punto per il rapporto k. Un punto (−4,6), dilatato dall’origine con k=2, diventa (−8,12): entrambe le coordinate raddoppiano. Un punto (9,−13), dilatato con k=0,5, diventa un punto con x=4,5 e y=−6,5: entrambe le coordinate si dimezzano.

    Quando il centro non è l’origine, il procedimento ha tre tappe: prima si calcola la differenza tra il punto e il centro, poi quella differenza si moltiplica per k, infine il centro torna a sommarsi al risultato ottenuto.

    Esempio pratico: prendiamo un centro in (1,2) e un rapporto k=3, e dilatiamo il punto (3,4). Primo passo, si sottrae il centro: (3−1, 4−2) = (2,2). Secondo passo, si moltiplica per k: (2×3, 2×3) = (6,6). Terzo passo, si riaggiunge il centro: (6+1, 6+2) = (7,8). Il punto immagine è (7,8). Il calcolo è nostro: mostra come si applica la regola generale. La fonte fornisce la formula; il conto con questi numeri è un’applicazione fatta per illustrarla.

    Un trattamento più ampio delle trasformazioni applicate a figure intere nel piano cartesiano si trova nella pagina di geometria analitica.

    Omotetia, dilatazione, similitudine: i nomi che si incrociano

    Nei manuali italiani «omotetia» è il termine standard, e copre sia l’ingrandimento sia la riduzione. In alcuni dizionari matematici di lingua inglese, però, «dilation» in senso stretto indica solo il caso k>1 (l’ingrandimento), mentre per 0<k<1 si usa un termine distinto, «compression» (riduzione). È una distinzione terminologica minoritaria: la maggior parte delle fonti, compresi i manuali di geometria per le scuole superiori americane, tratta ingrandimento e riduzione come un’unica famiglia, la dilatazione, distinta per il valore di k: è la convenzione più diffusa.

    Vale la pena distinguere anche omotetia e similitudine, perché i due termini si confondono spesso. L’omotetia è un singolo tipo di trasformazione: centro più rapporto k, niente altro. La similitudine è la famiglia più larga, quella a cui l’omotetia si affaccia quando al cambio di scala si somma pure uno spostamento o una rotazione. Chi ha approfondito i criteri per stabilire quando due triangoli sono simili trova lo stesso concetto, applicato a un caso particolare, nella pagina sui criteri di similitudine dei triangoli.

    Dove si incontra, fuori dai libri

    L’omotetia, con altro nome, è ovunque si debba cambiare la scala di un oggetto senza deformarlo. I cartografi la usano per ridurre il territorio reale fino a farlo stare su una mappa o su uno schermo: la forma delle coste e dei confini resta riconoscibile, cambia solo la misura. Gli architetti costruiscono modellini in scala ridotta degli edifici, per vedere come apparirà la costruzione prima di realizzarla. In campo medico, chi legge immagini da risonanza magnetica o da TAC ingrandisce o rimpicciolisce le immagini di organi e tessuti per esaminarli meglio, senza che la forma osservata cambi.

    Chi vuole ripassare da dove nasce questa famiglia di trasformazioni, con gli angoli e le rette parallele alla base di tutto, può ripartire dalla pagina di geometria euclidea.

    Le isometrie che conservano anche le misure, cioè traslazioni, rotazioni e riflessioni, hanno il quadro completo nella pagina sulle trasformazioni geometriche, il capitolo a cui l’omotetia si aggiunge come approfondimento.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Omotetia: OmotetiaSlide 2 della presentazione su Omotetia: Due figure con dimensioni diverse possono avere la stessa forma?Slide 3 della presentazione su Omotetia: Di cosa parliamoSlide 4 della presentazione su Omotetia: Capitolo 01: Centro e rapportoSlide 5 della presentazione su Omotetia: Il rapporto k decide la scalaSlide 6 della presentazione su Omotetia: Capitolo 02: Cosa cambia, cosa resta ugualeSlide 7 della presentazione su Omotetia: Conservati · Conservato · Moltiplicate per kSlide 8 della presentazione su Omotetia: Capitolo 03: Isometrie a confrontoSlide 9 della presentazione su Omotetia: Isometrie contro omotetiaSlide 10 della presentazione su Omotetia: Dilatare una figura non vuol dire cambiarne la forma.Slide 11 della presentazione su Omotetia: Capitolo 04: Il calcolo nel piano cartesianoSlide 12 della presentazione su Omotetia: Il calcolo quando il centro non è l'origineSlide 13 della presentazione su Omotetia: Capitolo 05: Dove si usaSlide 14 della presentazione su Omotetia: Mappe, edifici, immagini mediche: Cartografia, Architettura, Imaging medicoSlide 15 della presentazione su Omotetia: Con centro nell'origine e k=2, il punto (−4,6) dove finisce?Slide 16 della presentazione su Omotetia: E adesso, il ripasso
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    Falsi miti

    • ✗ Mito Omotetia e isometria sono la stessa cosa, tanto sono entrambe trasformazioni geometriche.

      ✓ Realtà Le isometrie, cioè traslazioni, rotazioni, riflessioni e glissoriflessioni, conservano le lunghezze: la figura trasformata è sempre congruente all'originale. L'omotetia conserva gli angoli e il parallelismo ma moltiplica ogni lunghezza per il rapporto k, quindi produce una figura simile, non congruente, all'originale.

    • ✗ Mito La dilatazione geometrica ingrandisce sempre la figura.

      ✓ Realtà Con un rapporto compreso tra 0 e 1 la figura si rimpicciolisce; solo con un rapporto maggiore di 1 si ha un ingrandimento. La figura dilatata resta comunque simile all'originale, qualunque sia il valore del rapporto usato.

    • ✗ Mito Dilatare una figura vuol dire anche cambiarne la forma.

      ✓ Realtà La figura trasformata conserva gli angoli e il parallelismo delle rette della figura originale, quindi ha la stessa forma; a cambiare, in proporzione al rapporto k, è soltanto la dimensione.

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    Mappa concettuale: Omotetia: cos'è e come funziona in geometria
    • L'omotetia
      • Definizione
        • Centro Il punto fisso della trasformazione
        • Rapporto k Numero reale diverso da zero, detto anche fattore di scala
      • Cosa conserva
        • Angoli Restano uguali, la forma non cambia
        • Parallelismo Una retta diventa una retta a essa parallela
      • Cosa cambia
        • Lunghezze Moltiplicate per il valore assoluto di k
        • Rapporto tra segmenti Resta costante tra due segmenti corrispondenti
      • Famiglia delle trasformazioni
        • Isometrie Traslazioni, rotazioni, riflessioni, conservano le lunghezze
          • Figura congruente Sovrapponibile punto per punto all'originale
        • Omotetia più isometria La composizione dà una similitudine
      • Il rapporto k
        • k maggiore di 1 La figura si ingrandisce
        • k tra 0 e 1 La figura si rimpicciolisce
        • k negativo Ammesso dalla definizione, senza un esempio numerico nelle fonti disponibili
      • Applicazioni pratiche
        • Cartografia Riduce il territorio reale in scala su una mappa
        • Architettura Modellini in scala ridotta degli edifici
        • Imaging medico Risonanza magnetica e TAC, organi e tessuti

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Che cosa definisce un'omotetia?

    Il centro è il punto fisso della trasformazione, e il rapporto k è il numero reale, diverso da zero, che moltiplica le distanze: insieme decidono dove finisce ogni punto della figura.

    2 Vero o falso: l'omotetia conserva le lunghezze dei segmenti.

    Falso. L'omotetia moltiplica ogni lunghezza per il valore assoluto di k. Resta costante il rapporto tra due segmenti corrispondenti, non la lunghezza assoluta.

    3 Quale di queste trasformazioni conserva anche le lunghezze, oltre alla forma?

    Le isometrie includono traslazioni, rotazioni, riflessioni e glissoriflessioni, e tutte conservano le lunghezze. L'omotetia, qualunque sia k, le cambia.

    4 Con centro nell'origine del piano cartesiano e k=2, il punto (−4,6) si trasforma in?

    Con centro nell'origine basta moltiplicare entrambe le coordinate per k: (−4×2, 6×2) = (−8,12).

    5 Che cosa si ottiene componendo un'omotetia con un'isometria?

    Sommare un'isometria, cioè una traslazione, una rotazione o una riflessione, al cambio di scala dell'omotetia produce una similitudine: è la famiglia a cui l'omotetia appartiene.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-B · 4-B · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 8

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    L'omotetia è una trasformazione geometrica definita da un punto fisso, il centro, e da un numero k diverso da zero, chiamato rapporto. Ogni lunghezza della figura viene moltiplicata per il valore assoluto di k, mentre gli angoli restano uguali e le rette si trasformano in rette parallele a quelle di partenza. Le isometrie, cioè traslazioni, rotazioni e riflessioni, si distinguono perché conservano anche le lunghezze. Componendo un'omotetia con un'isometria si ottiene una similitudine, la famiglia di trasformazioni a cui l'omotetia appartiene.

    Domande e risposte

    Qual è la differenza tra omotetia e similitudine?

    L'omotetia è un singolo tipo di trasformazione, definita da centro e rapporto k. La similitudine è una famiglia più ampia: nasce quando a un'omotetia si aggiunge anche una traslazione, una rotazione o una riflessione, quindi può comprendere anche uno spostamento oltre al cambio di scala.

    L'omotetia è un'isometria?

    No. Le isometrie (traslazioni, rotazioni, riflessioni, glissoriflessioni) conservano le lunghezze dei segmenti. L'omotetia moltiplica ogni lunghezza per il valore assoluto del rapporto k.

    Il rapporto k può essere negativo?

    Sì, la Treccani lo ammette nella sua definizione generale. Per questo Recap abbiamo cercato un esempio numerico con k negativo nelle fonti usate, senza trovarlo.

    Come si calcola l'omotetia di un punto nel piano cartesiano?

    Se il centro coincide con l'origine, si moltiplicano entrambe le coordinate per k. Se il centro è un punto diverso, si traduce il punto rispetto al centro, si applica k a quella traduzione, e il centro torna a sommarsi al risultato finale.

    A cosa serve l'omotetia nella vita reale?

    Allo stesso principio si affidano i cartografi per ridurre il territorio reale in scala su una mappa, gli architetti per costruire modellini degli edifici prima di realizzarli, e chi legge immagini da risonanza magnetica o TAC per ingrandire o rimpicciolire organi e tessuti.

    Fonti consultate

    • Omotetia — Enciclopedia della Matematica, Treccani
    • Dilations in Coordinate Plane — MathBitsNotebook (Geometry)
    • Dilation: Formula (x, y) → (kx, ky) & Scale Factor k — Mathwords
    • Isometric — Mathwords
    • 7.16 Dilation in the Coordinate Plane — K12 LibreTexts (CK-12, Basic Geometry Concepts)
    • Real Life Applications of Dilation — GeeksforGeeks

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