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Omotetia: cos'è e come funziona in geometria | ||||||||||||
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Omotetia: cos'è e come funziona in geometriaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoL'omotetia è una trasformazione geometrica definita da un punto fisso, il centro, e da un numero k diverso da zero, chiamato rapporto. Ogni lunghezza della figura viene moltiplicata per il valore assoluto di k, mentre gli angoli restano uguali e le rette si trasformano in rette parallele a quelle di partenza. Le isometrie, cioè traslazioni, rotazioni e riflessioni, si distinguono perché conservano anche le lunghezze. Componendo un'omotetia con un'isometria si ottiene una similitudine, la famiglia di trasformazioni a cui l'omotetia appartiene. Punti Chiave
L'ApprofondimentoCentro e rapporto, i due ingredientiUn’omotetia si costruisce con due soli dati: un punto fisso, il centro, e un numero reale k diverso da zero, il rapporto (anche chiamato fattore di scala). Fissati questi due elementi, ogni punto P della figura di partenza viene spostato lungo la retta che lo unisce al centro, fino a un nuovo punto P′ la cui distanza dal centro è quella di P moltiplicata per il valore assoluto di k. Il rapporto k decide quanto la figura cresce o si restringe. Con k maggiore di 1 ogni lunghezza aumenta e la figura si ingrandisce; con k compreso tra 0 e 1 ogni lunghezza si riduce. In entrambi i casi la figura di arrivo resta simile a quella di partenza. La definizione richiede solo che k sia un numero reale diverso da zero; non pone altre condizioni sul segno. Le fonti disponibili si fermano a questa definizione generale: non includono un esempio numerico per un rapporto negativo. Che cosa cambia, e che cosa resta ugualeL’omotetia conserva le ampiezze degli angoli: una figura dilatata ha gli stessi angoli interni dell’originale. Conserva anche il parallelismo, cioè trasforma ogni retta in una retta a essa parallela. Le lunghezze dei segmenti, invece, vengono moltiplicate per il valore assoluto di k; resta però costante il rapporto tra due segmenti corrispondenti qualunque, prima e dopo la trasformazione. Questo è il punto in cui l’omotetia si separa dalle isometrie, cioè le trasformazioni che conservano sia la forma sia la dimensione di una figura: traslazioni, rotazioni, riflessioni e glissoriflessioni. Una figura spostata con un’isometria è congruente all’originale, sovrapponibile punto per punto. Una figura dilatata con un’omotetia resta simile all’originale, con la dimensione moltiplicata per k. Il nome che prende la somma di queste due trasformazioni, un’omotetia più un’isometria, è similitudine.
Il calcolo nel piano cartesianoQuando il centro dell’omotetia coincide con l’origine degli assi, il calcolo è diretto: si moltiplicano entrambe le coordinate del punto per il rapporto k. Un punto (−4,6), dilatato dall’origine con k=2, diventa (−8,12): entrambe le coordinate raddoppiano. Un punto (9,−13), dilatato con k=0,5, diventa un punto con x=4,5 e y=−6,5: entrambe le coordinate si dimezzano. Quando il centro non è l’origine, il procedimento ha tre tappe: prima si calcola la differenza tra il punto e il centro, poi quella differenza si moltiplica per k, infine il centro torna a sommarsi al risultato ottenuto.
Un trattamento più ampio delle trasformazioni applicate a figure intere nel piano cartesiano si trova nella pagina di geometria analitica. Omotetia, dilatazione, similitudine: i nomi che si incrocianoNei manuali italiani «omotetia» è il termine standard, e copre sia l’ingrandimento sia la riduzione. In alcuni dizionari matematici di lingua inglese, però, «dilation» in senso stretto indica solo il caso k>1 (l’ingrandimento), mentre per 0<k<1 si usa un termine distinto, «compression» (riduzione). È una distinzione terminologica minoritaria: la maggior parte delle fonti, compresi i manuali di geometria per le scuole superiori americane, tratta ingrandimento e riduzione come un’unica famiglia, la dilatazione, distinta per il valore di k: è la convenzione più diffusa. Vale la pena distinguere anche omotetia e similitudine, perché i due termini si confondono spesso. L’omotetia è un singolo tipo di trasformazione: centro più rapporto k, niente altro. La similitudine è la famiglia più larga, quella a cui l’omotetia si affaccia quando al cambio di scala si somma pure uno spostamento o una rotazione. Chi ha approfondito i criteri per stabilire quando due triangoli sono simili trova lo stesso concetto, applicato a un caso particolare, nella pagina sui criteri di similitudine dei triangoli. Dove si incontra, fuori dai libriL’omotetia, con altro nome, è ovunque si debba cambiare la scala di un oggetto senza deformarlo. I cartografi la usano per ridurre il territorio reale fino a farlo stare su una mappa o su uno schermo: la forma delle coste e dei confini resta riconoscibile, cambia solo la misura. Gli architetti costruiscono modellini in scala ridotta degli edifici, per vedere come apparirà la costruzione prima di realizzarla. In campo medico, chi legge immagini da risonanza magnetica o da TAC ingrandisce o rimpicciolisce le immagini di organi e tessuti per esaminarli meglio, senza che la forma osservata cambi. Chi vuole ripassare da dove nasce questa famiglia di trasformazioni, con gli angoli e le rette parallele alla base di tutto, può ripartire dalla pagina di geometria euclidea. Le isometrie che conservano anche le misure, cioè traslazioni, rotazioni e riflessioni, hanno il quadro completo nella pagina sulle trasformazioni geometriche, il capitolo a cui l’omotetia si aggiunge come approfondimento. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQual è la differenza tra omotetia e similitudine?L'omotetia è un singolo tipo di trasformazione, definita da centro e rapporto k. La similitudine è una famiglia più ampia: nasce quando a un'omotetia si aggiunge anche una traslazione, una rotazione o una riflessione, quindi può comprendere anche uno spostamento oltre al cambio di scala. L'omotetia è un'isometria?No. Le isometrie (traslazioni, rotazioni, riflessioni, glissoriflessioni) conservano le lunghezze dei segmenti. L'omotetia moltiplica ogni lunghezza per il valore assoluto del rapporto k. Il rapporto k può essere negativo?Sì, la Treccani lo ammette nella sua definizione generale. Per questo Recap abbiamo cercato un esempio numerico con k negativo nelle fonti usate, senza trovarlo. Come si calcola l'omotetia di un punto nel piano cartesiano?Se il centro coincide con l'origine, si moltiplicano entrambe le coordinate per k. Se il centro è un punto diverso, si traduce il punto rispetto al centro, si applica k a quella traduzione, e il centro torna a sommarsi al risultato finale. A cosa serve l'omotetia nella vita reale?Allo stesso principio si affidano i cartografi per ridurre il territorio reale in scala su una mappa, gli architetti per costruire modellini degli edifici prima di realizzarli, e chi legge immagini da risonanza magnetica o TAC per ingrandire o rimpicciolire organi e tessuti. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














