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    recaplica Giacomo Leopardi: vita, opere e il pessimismo cosmico
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    Giacomo Leopardi: vita, opere e il pessimismo cosmico

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 12 settembre 2026

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    Giacomo Leopardi è stato un poeta, filosofo e filologo italiano, nato a Recanati nel 1798 e morto a Napoli nel 1837. Da ragazzo studiò per anni da autodidatta nella biblioteca del padre, imparando da solo greco ed ebraico, e proprio a quello studio intensissimo attribuì i primi problemi di salute. Le sue opere più note sono i Canti, la raccolta di poesie che comprende L'infinito e La ginestra, le Operette morali, dialoghi filosofici in prosa, e lo Zibaldone di pensieri, un enorme diario di riflessioni rimasto privato fino alla sua morte. Nel suo pensiero, l'infelicità umana passa da una prima spiegazione legata alla storia e alla società a una convinzione più radicale, il pessimismo cosmico, la sofferenza come legge di natura che riguarda ogni essere, in ogni epoca.

    Punti Chiave

    • Leopardi nasce il 29 giugno 1798 a Recanati e muore il 14 giugno 1837 a Napoli, dopo anni di salute fragile.
    • Da autodidatta, nella biblioteca del padre Monaldo, studiò greco ed ebraico, un impegno che lui stesso chiamò "studio matto e disperatissimo" e a cui attribuì il peggioramento della vista e della salute.
    • Nel suo pensiero distingue due fasi, il pessimismo storico delle prime canzoni civili, che legge l'infelicità come effetto della storia e della società, e il pessimismo cosmico, raggiunto tra il 1823 e il 1828, per cui l'infelicità è una legge di natura valida per ogni essere.
    • Le opere principali sono i Canti (L'infinito, A Silvia, La ginestra), le Operette morali, dialoghi filosofici in prosa, e lo Zibaldone di pensieri, il suo diario filosofico privato.
    • Antonio Ranieri, conosciuto nel 1828, fu il compagno inseparabile degli ultimi anni, presente fino alla morte a Napoli.
    • I manoscritti autografi di Leopardi sono conservati alla Biblioteca Nazionale di Napoli e dal 2023 sono digitalizzati e consultabili online.

    I numeri chiave

    • 4.526 pagine autografe numerate a mano dallo stesso Leopardi che compongono lo Zibaldone di pensieri, il suo diario filosofico Fonte: Biblioteca Nazionale di Napoli
    • 111 gli aforismi che compongono i Pensieri, l'ultima raccolta in prosa di Leopardi, scritta negli anni Trenta dell'Ottocento Fonte: Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani
    • oltre 15.000 le riproduzioni digitali ad alta risoluzione dei manoscritti autografi di Leopardi messe online nel 2023, dai Canti allo Zibaldone Fonte: Biblioteca Nazionale di Napoli

    L'Approfondimento

    Un’infanzia nella biblioteca del padre

    Giacomo Leopardi nasce il 29 giugno 1798 a Recanati, primo di sette figli del conte Monaldo Leopardi e della marchesa Adelaide Antici; tra i fratelli citati dalle fonti ci sono Carlo, Paolina e Luigi. La famiglia affida la sua istruzione a precettori ecclesiastici, tra cui G. Torres, V. Diotallevi e, dal 1807, S. Sanchini: nel 1812 lo stesso padre Monaldo riconosce che il figlio ha ormai esaurito gli insegnamenti che quei maestri potevano offrirgli.

    Da quel momento Giacomo si dedica a uno studio da autodidatta nella biblioteca paterna, imparando da solo il greco e l’ebraico. È una dedizione allo studio così totale che lui stesso, più tardi, la definirà “studio matto e disperatissimo”, e a cui attribuirà lui stesso, non un giudizio medico, l’aver reso “miserabile” il proprio aspetto fisico, logorando la salute di un ragazzo.

    La crisi del 1819 e la “conversione filosofica”

    Nel 1819 Leopardi viene colpito da un forte abbassamento della vista che gli impedisce di leggere: una sofferenza che lui stesso descrive come “assai più tenebrosa” delle precedenti, e che lo spinge a riflettere in profondità sulla propria condizione. È lo stesso Leopardi a collocare in quell’anno l’inizio della sua riflessione filosofica, un passaggio che chiama “conversione filosofica”. Nello stesso 1819 tenta anche di fuggire da Recanati: il tentativo viene scoperto e non va a buon fine.

    Lontano da Recanati, tra delusioni e momenti felici

    Tra il 1822 e il 1837 Leopardi lascia più volte Recanati, con soggiorni di durata e fortuna molto diverse.

    CittàPeriodoCosa succede
    Romanovembre 1822 – maggio 1823Ospite dello zio Carlo Antici, matura una forte delusione verso l’ambiente culturale della città
    Milanoluglio-settembre 1825Dirige, su invito dell’editore A. F. Stella, un’edizione di Cicerone, un’esperienza vissuta come estranea
    Bolognasettembre 1825 – aprile 1827Scrive commenti a Petrarca e una crestomazia italiana, si innamora, non ricambiato, della contessa Teresa Carniani Malvezzi
    Pisaottobre 1827 – giugno 1828Un periodo di eccezionale benessere fisico e psicologico, con amicizie nuove
    Firenze1827 e 1830-1833Frequenta il circolo della rivista Antologia
    Napoliottobre 1833 – giugno 1837Ultimi anni, si sente ai margini degli ambienti intellettuali locali, muore nel 1837

    A Pisa, in particolare, Leopardi descrive la città come “un misto di città grande e di città piccola… così romantico, che non ho mai veduto altrettanto”, e vi stringe amicizia con G. Rosini e G. Carmignani. A Firenze frequenta intellettuali come G. Vieusseux, G. Capponi, G. Montani, N. Tommaseo e Alessandro Manzoni; nel 1831 viene nominato rappresentante di Recanati nell’Assemblea del governo provvisorio bolognese, un incarico vanificato quasi subito dal ritorno del governo austriaco.

    Tra le relazioni più importanti della sua vita ci sono quella con Pietro Giordani, corrispondente fittissimo tra il 1817 e il 1821 e definito da Leopardi il “perfetto scrittore d’Italia”, e quella con Antonio Ranieri, conosciuto nel 1828 tramite l’amico A. Poerio: Ranieri diventa il compagno inseparabile degli ultimi anni, resta accanto a Leopardi fino alla morte e ne scrive un memoriale nel 1880. Dal 1831 Leopardi si invaghisce anche, senza essere ricambiato, della contessa fiorentina Fanny Targioni Tozzetti, ispiratrice del cosiddetto ciclo di Aspasia.

    Le opere poetiche, dai primi idilli a La ginestra

    Le prime canzoni di rilievo, All’Italia e Sopra il monumento di Dante - dove Leopardi rende omaggio al poeta della Divina Commedia - escono a Bologna nel 1824, dentro un clima patriottico che anticipa di alcuni decenni i moti che porteranno al Risorgimento. Nel 1825 compone gli idilli, poi confluiti nei Canti, tra cui L’infinito (1819), Le rimembranze (1816) e, con ogni probabilità, Alla luna (1819).

    I Canti escono in prima edizione a Firenze nel 1831 e continuano a crescere negli anni successivi con testi come A Silvia (1828), Le ricordanze (1829), La quiete dopo la tempesta (1829), Il sabato del villaggio (1829) e il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (1829-1830). Il cosiddetto ciclo di Aspasia raccoglie invece Il pensiero dominante, Amore e Morte, Consalvo, A se stesso e Aspasia, composti con ogni probabilità tra il 1831 e il 1834. L’ultima grande stagione poetica arriva nel 1836, con La ginestra o Il fiore del deserto e Il tramonto della luna.

    Zibaldone, Operette morali e le altre prose

    Accanto alla poesia, Leopardi scrive un corpo di prose filosofiche ed erudite altrettanto ampio: le Dissertazioni filosofiche (1811-1812), la Storia della astronomia dalla sua origine fino all’anno 1811 (1813) e il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815). Traduce inoltre le Odi di Orazio nei primi anni Dieci dell’Ottocento e il Manuale di Epitteto tra novembre e dicembre 1825, e lavora, senza completarlo, a un progetto di traduzione di opere di Platone.

    Il testo più esteso e privato è lo Zibaldone di pensieri, il diario filosofico e letterario che Leopardi tiene da luglio-agosto 1817 fino al 1832, raccolto in volumi: 4.526 pagine autografe, numerate a mano da lui stesso. Nel 1827 l’editore Stella pubblica invece le Operette morali, una raccolta di dialoghi filosofici come il Dialogo della Natura e di un Islandese e il Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare. Seguono la Crestomazia italiana della prosa (1827) e quella poetica (1828), i Pensieri, 111 aforismi raccolti negli anni Trenta dell’Ottocento, e i Paralipomeni della Batracomiomachia, otto canti composti tra il 1831 e il 1836.

    Pessimismo storico e pessimismo cosmico, la distinzione che conta

    Il pensiero filosofico di Leopardi si sviluppa in due fasi ben distinte, la stessa distinzione richiesta in ogni verifica scolastica seria. Nelle prime canzoni civili, come All’Italia, Sopra il monumento di Dante e Ad Angelo Mai, l’infelicità è letta come effetto di situazioni storiche: il prevalere della ragione sulla fantasia con l’avanzare della civiltà, il costituirsi degli uomini in società, che limita la libertà e la spontaneità individuale. È quello che si chiama il pessimismo storico, una lettura che lo stesso Leopardi, in un primo tempo, riconduceva all’influsso dei pensatori del Settecento.

    Tra il 1823 e il 1828, però, Leopardi porta il proprio pensiero alle ultime conseguenze: l’infelicità umana non è più il frutto di circostanze particolari legate a questo o quell’uomo, ma “una legge di natura, alla quale nessun uomo in nessun tempo, anzi nessun essere può sottrarsi”. È quello che gli studiosi chiamano il pessimismo cosmico. Con i grandi idilli, dal 1828, questo pessimismo “assume il suo vero volto poetico”, quella che viene definita la pietà cosmica.

    Esempio pratico: nelle Operette morali, il dialogo Porfirio e Plotino mette in scena la conseguenza più estrema del pessimismo cosmico: se l’infelicità è una legge di natura da cui nessuno può sottrarsi, la logica sembrerebbe condurre al suicidio. Nel dialogo, Plotino dissuade Porfirio da questa scelta; e lo stesso Leopardi non accoglie quella conclusione. Nella Ginestra, nel 1836, sceglie un’altra strada, quella della solidarietà tra gli uomini di fronte alla malvagità comune della natura.

    La natura matrigna e la teoria del piacere

    Alla base di tutto, per Leopardi, c’è quella che gli studiosi chiamano la teoria del piacere: “l’uomo non cerca altro che la sua felicità”, e questo amor sui è “l’unica molla della vita”. Il problema è che la natura non condivide lo stesso obiettivo: non si propone la felicità degli individui, ma tende soltanto alla propria conservazione, per la quale sono necessarie tanto le nascite quanto le morti. Ne discende una conclusione radicale: “la vita non è che un più o meno lento morire”, e dunque “un’inutile miseria”.

    Questa natura indifferente, in un verso dello stesso Leopardi citato dal vocabolario Treccani alla voce “matrigna”, viene descritta come colei “che de’ mortali / Madre è di parto e di voler matrigna”: madre nel dare la vita, ma matrigna, cioè ostile e crudele, nella volontà con cui la governa. Nelle Operette morali, tra il 1824 e le aggiunte del 1825, 1827 e 1832, Leopardi affronta anche il tema della noia, l’altra faccia di questa condizione: il bisogno, mai soddisfatto, di un’esistenza liberata dall’inerzia e dal vuoto di senso che accompagna il vivere quotidiano.

    Salute, ultimi anni e un’ipotesi medica da trattare con cautela

    Per tutta la vita Leopardi convive con una salute fragile, che lui stesso riconduce in parte all’eccesso di studio giovanile nella biblioteca paterna. È un tema su cui negli anni si è tornati anche dal punto di vista medico: uno studio pubblicato nel 2017 sul Journal of Clinical Rheumatology avanza l’ipotesi, tutta da considerare come ricostruzione retrospettiva e non come diagnosi certa, che Leopardi soffrisse di una spondilite anchilosante giovanile, una malattia che, secondo questa lettura, avrebbe potuto contribuire alla curvatura della schiena e ai disturbi di salute che lo accompagnarono fino alla fine. Restando un’ipotesi proposta quasi due secoli dopo i fatti, va presa come una possibile chiave di lettura, non come un referto clinico.

    Leopardi muore a Napoli il 14 giugno 1837, accanto all’amico Antonio Ranieri, che gli resterà fedele fino all’ultimo.

    Eredità, manoscritti e Casa Leopardi

    I manoscritti autografi di Leopardi vengono consegnati ufficialmente alla Biblioteca Nazionale di Napoli il 19 maggio 1907, al termine di una lunga controversia legale e di una custodia temporanea, tra il 1897 e il 1907, affidata a una commissione ministeriale. Nel 2023 l’intero corpus viene digitalizzato, con oltre 15.000 riproduzioni ad alta risoluzione messe online: dai Canti allo Zibaldone, comprese prose, discorsi, prefazioni, traduzioni, frammenti, appunti e la corrispondenza.

    Il 1° luglio 1937, in occasione del primo centenario della morte del poeta, nasce a Recanati il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, dal 2002 ente di diritto privato con una biblioteca specializzata di circa 30.000 unità bibliografiche e le fotografie di tutti i manoscritti leopardiani esistenti a Firenze e Napoli; dal 1962 organizza, di norma ogni quattro anni, un convegno internazionale di studi. La sede sorge accanto a Palazzo Leopardi, in un edificio da cui si sale fino alla cima del Colle dell’Infinito, il colle reso celebre dalla poesia omonima.

    Palazzo Leopardi stesso, a Recanati, è in parte una casa museo: il primo piano intero, dove Giacomo si formò da autodidatta, contiene la biblioteca del padre Monaldo ed è la sola area sempre visitabile, perché il resto dell’edificio è abitazione della famiglia. Un restauro concluso il 21 marzo 2020 ha aperto al pubblico anche altri ambienti del palazzo: il piano nobile, le stanze condivise con i fratelli da ragazzo, una galleria d’arte e la camera personale del poeta, con la finestra rivolta verso la luna e le stelle; c’è anche il giardino che gli ispirò Le ricordanze. Il percorso si chiama “Ove abitai fanciullo”.

    Come Giovanni Pascoli e Luigi Pirandello, Leopardi resta tra gli autori italiani più studiati a scuola. Dal 2023 chiunque può consultare online l’intero corpus autografo digitalizzato dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, oltre 15.000 riproduzioni che vanno dai Canti allo Zibaldone.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Giacomo Leopardi: Giacomo LeopardiSlide 2 della presentazione su Giacomo Leopardi: Perché Leopardi chiama la natura una matrigna e non una madre?Slide 3 della presentazione su Giacomo Leopardi: Di cosa parliamoSlide 4 della presentazione su Giacomo Leopardi: Capitolo 01: La biblioteca del padreSlide 5 della presentazione su Giacomo Leopardi: La vitaSlide 6 della presentazione su Giacomo Leopardi: Le opere, in numeriSlide 7 della presentazione su Giacomo Leopardi: Capitolo 02: Due pessimismiSlide 8 della presentazione su Giacomo Leopardi: Due fasi del pensieroSlide 9 della presentazione su Giacomo Leopardi: Quanto vale una vita, per una natura che non se ne accorge?Slide 10 della presentazione su Giacomo Leopardi: Capitolo 03: La natura matrignaSlide 11 della presentazione su Giacomo Leopardi: Tre persone, tre legami: Pietro Giordani, Antonio Ranieri, Fanny TargioniSlide 12 della presentazione su Giacomo Leopardi: Dal pessimismo storico al cosmicoSlide 13 della presentazione su Giacomo Leopardi: Capitolo 04: Opere ed ereditàSlide 14 della presentazione su Giacomo Leopardi: Leopardi non fu solo il poeta triste e gobbo.Slide 15 della presentazione su Giacomo Leopardi: L'eredità, in dateSlide 16 della presentazione su Giacomo Leopardi: Cosa cambia tra pessimismo storico e pessimismo cosmico?Slide 17 della presentazione su Giacomo Leopardi: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta17 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Leopardi è stato soltanto il poeta triste e gobbo, senza altro spessore.

      ✓ Realtà Fu un filologo e un erudito precocissimo, autodidatta di greco ed ebraico nella biblioteca del padre, autore di traduzioni da Omero, Virgilio, Orazio ed Epitteto e di un progetto, mai completato, di traduzione di Platone; il suo diario filosofico, lo Zibaldone di pensieri, conta 4.526 pagine autografe. La fama di "poeta triste" racconta solo una parte di un lavoro intellettuale molto più ampio, fatto di filologia, filosofia e critica letteraria.

    • ✗ Mito La sua visione pessimistica nasce soprattutto dalla salute cagionevole.

      ✓ Realtà La salute fragile è una delle concause spesso citate, non l'unica spiegazione. Leopardi stesso colloca l'origine della propria riflessione filosofica in un evento preciso, la crisi del 1819 che gli impedì di leggere, da cui nacque quella che lui stesso chiamò "conversione filosofica". Il pensiero che ne seguì si sviluppò poi in anni di letture, studi e scrittura, non in un solo episodio biografico.

    • ✗ Mito Pessimismo storico e pessimismo cosmico sono la stessa idea con due nomi diversi.

      ✓ Realtà Sono due fasi distinte, con l'esattezza che si chiede in verifica. Nel pessimismo storico, delle prime canzoni civili, l'infelicità dipende da cause storiche e sociali, come il prevalere della ragione sulla fantasia. Nel pessimismo cosmico, raggiunto tra il 1823 e il 1828, l'infelicità diventa una legge di natura che riguarda ogni essere, in ogni tempo, e non dipende più dalle circostanze di un singolo uomo o di un singolo popolo.

    Mappa concettuale

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    • Giacomo Leopardi
      • Vita e formazione
        • Nascita e famiglia Recanati, 1798, padre conte Monaldo, madre marchesa Adelaide Antici, primo di sette figli
        • La biblioteca paterna Studio autodidatta di greco ed ebraico, lo "studio matto e disperatissimo"
        • La crisi del 1819 Perdita della vista, l'inizio della "conversione filosofica"
        • Ultimi anni Antonio Ranieri compagno inseparabile, morte a Napoli nel 1837
      • Soggiorni fuori Recanati
        • Roma 1822-1823, delusione verso l'ambiente culturale
        • Firenze e Pisa 1827-1833, circolo dell'Antologia, benessere a Pisa
        • Napoli 1833-1837, ultimi anni e morte
      • Opere poetiche
        • Canti Prima edizione 1831, comprende gli idilli e L'infinito
        • Ciclo di Aspasia Il pensiero dominante, Amore e Morte, A se stesso
        • La ginestra 1836, l'ultima grande poesia
      • Prose e filosofia
        • Operette morali 1827, dialoghi filosofici in prosa
        • Zibaldone di pensieri Diario filosofico, 1817-1832
        • Pensieri 111 aforismi, l'ultima raccolta in prosa
      • Pensiero filosofico
        • Pessimismo storico L'infelicità come effetto di cause storiche e sociali
        • Pessimismo cosmico L'infelicità come legge di natura universale
        • Natura matrigna La natura indifferente alla felicità dei singoli
        • Teoria del piacere L'amor sui come unica molla della vita
      • Eredità
        • Manoscritti a Napoli Consegnati nel 1907, digitalizzati dal 2023
        • Centro Nazionale di Studi Leopardiani Fondato nel 1937 a Recanati
        • Casa Leopardi Il palazzo di famiglia, oggi museo

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

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    1 In quale città nasce Giacomo Leopardi, il 29 giugno 1798?

    Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno 1798 e muore a Napoli il 14 giugno 1837, dopo aver vissuto anche a Roma, Milano, Bologna, Firenze e Pisa.

    2 Cosa cambia tra il pessimismo storico e il pessimismo cosmico di Leopardi?

    Nelle prime canzoni civili Leopardi legge l'infelicità come effetto di situazioni storiche e sociali; tra il 1823 e il 1828 arriva invece al pessimismo cosmico, la convinzione che la sofferenza sia una legge di natura che riguarda ogni essere, in ogni epoca, e non dipenda dalle circostanze di un singolo uomo o di un singolo popolo.

    3 Vero o falso: secondo Leopardi, la natura si preoccupa della felicità dei singoli individui.

    Falso. Nel pensiero di Leopardi la natura, che in un suo verso viene chiamata "matrigna", non mira alla felicità dei singoli ma solo alla propria conservazione, per cui nascite e morti sono ugualmente necessarie.

    4 Che cos'è, per Leopardi, l'amor sui alla base della teoria del piacere?

    Per Leopardi l'uomo non cerca altro che la propria felicità, è l'amor sui, l'unica molla della vita. Ma la natura non si occupa della felicità dei singoli, e questa frustrazione è alla base del pessimismo cosmico.

    5 Dove sono conservati oggi i manoscritti autografi di Giacomo Leopardi?

    I manoscritti furono consegnati alla Biblioteca Nazionale di Napoli il 19 maggio 1907, al termine di una lunga controversia legale; dal 2023 sono digitalizzati, con oltre 15.000 riproduzioni online.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-B · 4-B · 5-A

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    Giacomo Leopardi è stato un poeta, filosofo e filologo italiano, nato a Recanati nel 1798 e morto a Napoli nel 1837. Da ragazzo studiò per anni da autodidatta nella biblioteca del padre, imparando da solo greco ed ebraico, e proprio a quello studio intensissimo attribuì i primi problemi di salute. Le sue opere più note sono i Canti, la raccolta di poesie che comprende L'infinito e La ginestra, le Operette morali, dialoghi filosofici in prosa, e lo Zibaldone di pensieri, un enorme diario di riflessioni rimasto privato fino alla sua morte. Nel suo pensiero, l'infelicità umana passa da una prima spiegazione legata alla storia e alla società a una convinzione più radicale, il pessimismo cosmico, la sofferenza come legge di natura che riguarda ogni essere, in ogni epoca.

    Domande e risposte

    Perché Leopardi è considerato un poeta pessimista?

    Perché nella sua filosofia l'infelicità umana non è un incidente ma una condizione strutturale. Nelle prime canzoni civili la spiega con cause storiche e sociali (pessimismo storico); tra il 1823 e il 1828 arriva a una posizione più radicale, il pessimismo cosmico, per cui la sofferenza è una legge di natura che riguarda ogni essere, in ogni epoca.

    Cos'è la natura matrigna in Leopardi?

    È l'idea che la natura non miri alla felicità dei singoli individui, ma solo alla propria conservazione, per cui nascite e morti sono ugualmente necessari. Il termine "matrigna", che nel vocabolario indica una figura ostile o crudele, compare in un verso dello stesso Leopardi per descrivere questa natura indifferente al destino dell'uomo.

    Quali sono le opere principali di Giacomo Leopardi?

    In poesia i Canti, che comprendono L'infinito, A Silvia e La ginestra; in prosa filosofica le Operette morali, dialoghi come il Dialogo della Natura e di un Islandese, e lo Zibaldone di pensieri, il suo diario privato di riflessioni, rimasto inedito fino a dopo la morte.

    Dove si trovano oggi i manoscritti di Leopardi?

    Alla Biblioteca Nazionale di Napoli, dove furono consegnati ufficialmente il 19 maggio 1907, al termine di una lunga controversia legale. Dal 2023 sono anche digitalizzati, con oltre 15.000 riproduzioni online dell'intero corpus autografo, dai Canti allo Zibaldone.

    È vero che Leopardi era gobbo per una malattia specifica?

    La sua salute fragile e la curvatura della schiena sono documentate, ma la causa esatta resta un'ipotesi. Uno studio pubblicato nel 2017 sul Journal of Clinical Rheumatology propone, in modo retrospettivo, una possibile spondilite anchilosante giovanile, un'ipotesi medica, non una diagnosi certa, formulata quasi due secoli dopo sulla base delle fonti biografiche disponibili.

    Fonti consultate

    • Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce "LEOPARDI, Giacomo"
    • Treccani, Dizionario di Filosofia, voce "Leopardi, Giacomo"
    • Treccani, Vocabolario, voce "matrigna"
    • Casa Leopardi, sito ufficiale del museo di Palazzo Leopardi, Recanati
    • Centro Nazionale di Studi Leopardiani, Recanati
    • Polo archivistico dell'Emilia-Romagna, digitalizzazione dei manoscritti autografi di Giacomo Leopardi
    • PubMed, Journal of Clinical Rheumatology: The Disease of the Italian Poet Giacomo Leopardi (1798-1837)

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