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Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: riassunto e date chiave | ||||||||||||||||
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Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: riassunto e date chiaveCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta19 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl Risorgimento è il processo che tra la fine del Settecento e il 1861 porta la penisola italiana dalla divisione in molti Stati a un unico Regno. Comincia con i moti falliti della Carboneria e con la propaganda repubblicana di Mazzini, e prende slancio quando il Piemonte di Cavour porta la questione italiana al tavolo delle grandi potenze. Contro l'Austria si combattono tre guerre, nel 1848, nel 1859 e nel 1866; nel 1860 la spedizione dei Mille di Garibaldi rovescia il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 una legge di poche righe proclama il Regno d'Italia, ma il Veneto e Roma arriveranno solo nel 1866 e nel 1870. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoUn’Italia che esisteva solo sulle carte geografichePer secoli «Italia» è stato il nome di una penisola, non di uno Stato. All’inizio dell’Ottocento chi viveva a Palermo e chi viveva a Milano era suddito di sovrani diversi, pagava imposte diverse e parlava lingue che spesso, da una regione all’altra, non si capivano. La Lombardia e il Veneto erano amministrate direttamente dall’Austria. Il Risorgimento è il nome che gli storici danno a un doppio movimento: da molti Stati a uno solo, e da territori governati dall’estero a uno Stato indipendente. Sono due obiettivi distinti, e non sempre camminarono insieme. L’immagine che aiuta a tenere il conto è quella di un cantiere. Nel 1861 il cartello viene appeso, il Regno d’Italia esiste, ma il cantiere resta aperto a lungo: mancano ancora pezzi di territorio, e manca tutto il resto. Le strade, le scuole, una lingua parlata in comune. Le prove fallite: moti, società segrete, MazziniLa prima fase è quella delle cospirazioni, e va male quasi sempre. La Carboneria organizza i moti del 1820-21 e del 1831, tutti repressi. Nel 1831 Giuseppe Mazzini fonda la Giovine Italia con un programma chiaro: una repubblica unitaria costruita dal basso, attraverso l’insurrezione popolare. Le insurrezioni mazziniane falliscono una dopo l’altra. Sarebbe però un errore leggere quegli anni come tempo perso. Il fallimento militare produce un risultato culturale: nasce l’idea che gli abitanti della penisola siano una nazione, e questa idea circola in ambienti che contano: studenti, avvocati, ufficiali, nobiltà liberale.
Nel 1846 le prime riforme di Pio IX accendono le speranze dei moderati, e nel 1848 la penisola si muove insieme al resto d’Europa. Le stesse ondate che avevano attraversato il continente dopo la Rivoluzione francese tornano sotto forma di richieste costituzionali. Le tre guerre contro l’AustriaL’indipendenza si gioca contro un solo avversario, l’Impero austriaco, in tre guerre distanziate da anni di preparazione diplomatica.
La prima guerra è il tentativo isolato di Carlo Alberto di Savoia, e finisce male. La differenza tra il 1848 e il 1859 non sta nel coraggio, sta nella diplomazia: nel mezzo c’è Cavour. Cavour, ovvero come si costruisce un’alleanzaCamillo Benso conte di Cavour, nato a Torino nel 1810, diventa presidente del Consiglio del Regno di Sardegna il 2 novembre 1852. La sua intuizione è che il Piemonte da solo non può battere l’Austria e che quindi serve una grande potenza al fianco. L’occasione arriva al convegno di Plombières, il 21 luglio 1858, dove Cavour e Napoleone III concordano l’appoggio francese in caso di guerra e una nuova sistemazione della penisola. La guerra scoppia nell’aprile 1859 e finisce prima del previsto. L’armistizio di Villafranca, concluso tra l’8 e l’11 luglio da Napoleone III e Francesco Giuseppe, stabilisce che l’Austria ceda la Lombardia alla Francia, che a sua volta la passa al Piemonte; il Veneto resta però sotto la corona austriaca, e i sovrani spodestati di Toscana, Modena e Parma dovrebbero tornare sui loro troni. Cavour si dimette per protesta. Quelle restaurazioni non avvengono mai. Nell’Italia centrale le popolazioni eleggono governi provvisori, e con i plebisciti dell’11 e 12 marzo 1860 Toscana, Emilia e Romagne votano l’annessione allo Stato sabaudo: alle urne va il 79,7% degli aventi diritto in Emilia e il 71,9% in Toscana. Il conto della guerra lo presenta intanto la Francia: con i plebisciti del 12-14 marzo 1860 Nizza e la Savoia passano oltralpe. I Mille: quattro mesi che rovesciano un regnoMentre Cavour lavora sulle cancellerie, il Sud viene preso da una spedizione di volontari. Il 5 maggio 1860 i piroscafi Piemonte e Lombardo della compagnia Rubattino salpano da Quarto, presso Genova, con 1.084 uomini a bordo: la storia li ricorda come «i Mille».
Il dettaglio politico più interessante è quel «in nome di Vittorio Emanuele II» pronunciato a Salemi. Garibaldi era repubblicano, ma sapeva che un’impresa dichiaratamente rivoluzionaria avrebbe spaventato tutti: le potenze europee, i moderati italiani e lo stesso Piemonte. Mettendo la spedizione sotto la bandiera sabauda la rese accettabile. Il prezzo fu il suo stesso progetto. Il voto che tiene insieme i pezziTra la conquista militare e la nascita del Regno c’è un passaggio che spesso si salta, e senza il quale il 17 marzo 1861 non si spiega: il voto. Il 21 ottobre 1860 Sicilia e province napoletane sono chiamate a pronunciarsi sulla formula «per l’Italia una ed indivisibile, con Vittorio Emanuele Re costituzionale». Vota il 75,2% degli aventi diritto in Sicilia e il 79,5% nella parte continentale, con oltre il 92,6% di sì. Il 4 e 5 novembre tocca alle Marche e all’Umbria, occupate dalle truppe sabaude.
Il suffragio era universale ma solo maschile. Complessivamente, tra il 1860 e il 1870, più di tre milioni di ex sudditi dei vecchi Stati italiani parteciparono a queste consultazioni. Il 17 marzo 1861La nascita del Regno d’Italia è un atto legislativo breve. Il Senato approva il 26 febbraio 1861, la Camera il 14 marzo; il 17 marzo Vittorio Emanuele II promulga a Torino la legge n. 4671, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del giorno dopo. L’articolo unico dice che il sovrano assume per sé e i suoi successori il titolo di Re d’Italia. In calce, tra le firme dei ministri, c’è quella di Cavour, che morirà nella sua Torino nello stesso anno. Una scelta apparentemente minima racconta molto: il re resta «II» e non diventa «I». L’ordinale viene dal Regno di Sardegna, e conservarlo significa affermare che l’Italia unita non è uno Stato nuovo, ma quello sabaudo che si è allargato. Chi voleva un patto tra popoli lo lesse come una sconfitta. Il 17 marzo è oggi l’Anniversario dell’Unità d’Italia, festa nazionale istituita nel 1911. Il Veneto, Roma e i conti apertiNel 1861 il cantiere è tutt’altro che chiuso. Il Veneto è ancora austriaco e arriva solo con la Terza guerra d’indipendenza del 1866, che sul campo va male: a Custoza, il 24 giugno, l’esercito italiano viene battuto. Nonostante l’insuccesso militare la guerra si chiude con l’acquisizione del Veneto, sancita dal plebiscito del 21 e 22 ottobre 1866 nelle province venete e in quella di Mantova. Roma è il problema più difficile, perché toccarla significa scontrarsi con il papato. Il 20 settembre 1870 le truppe italiane guidate dal generale Raffaele Cadorna attaccano il tratto di mura tra Porta Pia e Porta Salaria: i primi colpi di artiglieria partono alle 5:10, alle 10:05 i difensori pontifici alzano bandiera bianca e i reparti entrano dalla breccia. Il 2 ottobre Roma e la sua provincia votano l’annessione, con un’affluenza dell’80,7%; corte e governo si trasferiscono l’anno successivo. Lo Stato italiano prova a regolare i rapporti con la Chiesa attraverso la legge delle Guarentigie del 1871, ma il papa la respinge e con il non expedit vieta ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica del Regno. Una parte consistente del Paese si autoesclude così dalle urne. Restano poi i problemi che nessuna legge risolve in un giorno. Al censimento del 1861 il 75% della popolazione complessiva risulta analfabeta. Tra i soli adulti la situazione è meno drammatica ma comunque grave: sa leggere e scrivere circa il 40% degli uomini e meno di un quarto delle donne. La percentuale generale scende al 68,8% nel 1871 e al 61,9% nel 1881. È un miglioramento lento, che dà la misura di quanto fosse profonda la distanza tra lo Stato appena nato e la vita quotidiana dei suoi cittadini. Che cosa lascia il RisorgimentoIl Regno d’Italia nasce accentrato, con leggi, esercito e amministrazione modellati su quelli piemontesi ed estesi a regioni che avevano tradizioni giuridiche molto diverse. Le tensioni che ne derivano, dal divario tra Nord e Sud al rapporto interrotto con la Chiesa, pesano sui decenni successivi e arrivano fino alla Prima guerra mondiale e oltre. Il Risorgimento diventa presto anche materiale politico: ogni epoca lo rilegge a modo suo, e il mito di Mussolini mostra fino a che punto un passato condiviso possa essere riscritto da chi governa. Conoscere le date, i protagonisti e i conti rimasti aperti è il modo migliore per accorgersene. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQuando inizia e quando finisce il Risorgimento?Le origini si collocano alla fine del Settecento, con la circolazione delle idee rivoluzionarie francesi nella penisola. La data di arrivo convenzionale è il 1861, anno della proclamazione del Regno d'Italia. Molti manuali prolungano però il racconto fino al 1870, quando Roma entra nel Regno. Quali furono le tre guerre d'indipendenza?La prima dal 23 marzo al 9 agosto 1848, combattuta dal Piemonte contro l'Austria e chiusa dalla sconfitta di Custoza. La seconda dal 26 aprile all'8 agosto 1859, con la Francia alleata: vittorie a Magenta (4 giugno) e a Solferino e San Martino (24 giugno), e la Lombardia al Piemonte. La terza dal 20 giugno al 12 agosto 1866, militarmente deludente ma conclusa con il passaggio del Veneto all'Italia. Che ruolo ebbero Mazzini, Cavour e Garibaldi?Tre progetti diversi che a tratti si ostacolarono. Mazzini voleva una repubblica unitaria nata da un'insurrezione popolare e fondò la Giovine Italia. Cavour, capo del governo piemontese, puntava sull'ingrandimento dello Stato sabaudo attraverso la diplomazia e le alleanze. Garibaldi era il comandante militare che nel 1860 conquistò il Sud in nome di Vittorio Emanuele II, mettendo il proprio repubblicanesimo in secondo piano. Perché Roma non era la capitale già nel 1861?Perché apparteneva ancora allo Stato pontificio, protetto dalla Francia. Le truppe italiane guidate dal generale Raffaele Cadorna entrarono in città il 20 settembre 1870, dopo aver aperto una breccia nelle mura tra Porta Pia e Porta Salaria; corte e governo vi si trasferirono l'anno successivo. Il papa non riconobbe il fatto compiuto e la frattura con lo Stato italiano restò aperta per decenni. L'Italia del 1861 era già un Paese unito davvero?Politicamente sì, socialmente molto meno. Al censimento del 1861 il 75% della popolazione complessiva risultava analfabeta. Tra i soli adulti la situazione era meno drammatica ma comunque grave: sapeva leggere e scrivere circa il 40% degli uomini e meno di un quarto delle donne. Mancavano una lingua comune parlata, strade e ferrovie collegate, un sistema fiscale e scolastico omogeneo. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |

















