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    recaplica Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: riassunto e date chiave
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    Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: riassunto e date chiave

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 3 settembre 2026

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    Il Risorgimento è il processo che tra la fine del Settecento e il 1861 porta la penisola italiana dalla divisione in molti Stati a un unico Regno. Comincia con i moti falliti della Carboneria e con la propaganda repubblicana di Mazzini, e prende slancio quando il Piemonte di Cavour porta la questione italiana al tavolo delle grandi potenze. Contro l'Austria si combattono tre guerre, nel 1848, nel 1859 e nel 1866; nel 1860 la spedizione dei Mille di Garibaldi rovescia il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 una legge di poche righe proclama il Regno d'Italia, ma il Veneto e Roma arriveranno solo nel 1866 e nel 1870.

    Punti Chiave

    • Prima del 1861 la penisola era divisa in più Stati, con l'Austria padrona diretta di Lombardia e Veneto.
    • La prima fase (moti del 1820-21 e del 1831, Giovine Italia di Mazzini) fallisce militarmente ma diffonde l'idea di una nazione italiana.
    • Le tre guerre d'indipendenza contro l'Austria sono del 1848, del 1859 e del 1866: la prima si chiude con una sconfitta, la seconda porta la Lombardia al Piemonte, la terza il Veneto all'Italia.
    • Cavour, presidente del Consiglio dal 2 novembre 1852, lega il Piemonte alla Francia di Napoleone III con gli accordi di Plombières del 21 luglio 1858, pagando l'alleanza con Nizza e la Savoia.
    • La spedizione dei Mille parte da Quarto il 5 maggio 1860 con 1.084 volontari e in poco più di quattro mesi rovescia il Regno delle Due Sicilie.
    • Tra il 1860 e il 1870 una serie di plebisciti a suffragio universale maschile sancisce l'annessione delle regioni conquistate: vi partecipano più di tre milioni di ex sudditi dei vecchi Stati.
    • La legge n. 4671 del 17 marzo 1861 assegna a Vittorio Emanuele II il titolo di Re d'Italia; Roma diventa capitale solo dopo il 20 settembre 1870.

    I numeri chiave

    • 1.084 i volontari imbarcati a Quarto il 5 maggio 1860 sui piroscafi Piemonte e Lombardo, passati alla storia come «i Mille» Fonte: Treccani
    • 92,6% la quota minima di voti favorevoli nei plebisciti del 21 ottobre 1860, con cui Sicilia e province napoletane votarono l'annessione allo Stato sabaudo Fonte: Treccani, L'Unificazione
    • 75% gli analfabeti sul totale della popolazione italiana al primo censimento del nuovo Regno, nel 1861: scesero al 68,8% nel 1871 e al 61,9% nel 1881 Fonte: Istat

    L'Approfondimento

    Un’Italia che esisteva solo sulle carte geografiche

    Per secoli «Italia» è stato il nome di una penisola, non di uno Stato. All’inizio dell’Ottocento chi viveva a Palermo e chi viveva a Milano era suddito di sovrani diversi, pagava imposte diverse e parlava lingue che spesso, da una regione all’altra, non si capivano. La Lombardia e il Veneto erano amministrate direttamente dall’Austria.

    Il Risorgimento è il nome che gli storici danno a un doppio movimento: da molti Stati a uno solo, e da territori governati dall’estero a uno Stato indipendente. Sono due obiettivi distinti, e non sempre camminarono insieme.

    L’immagine che aiuta a tenere il conto è quella di un cantiere. Nel 1861 il cartello viene appeso, il Regno d’Italia esiste, ma il cantiere resta aperto a lungo: mancano ancora pezzi di territorio, e manca tutto il resto. Le strade, le scuole, una lingua parlata in comune.

    Le prove fallite: moti, società segrete, Mazzini

    La prima fase è quella delle cospirazioni, e va male quasi sempre. La Carboneria organizza i moti del 1820-21 e del 1831, tutti repressi. Nel 1831 Giuseppe Mazzini fonda la Giovine Italia con un programma chiaro: una repubblica unitaria costruita dal basso, attraverso l’insurrezione popolare. Le insurrezioni mazziniane falliscono una dopo l’altra.

    Sarebbe però un errore leggere quegli anni come tempo perso. Il fallimento militare produce un risultato culturale: nasce l’idea che gli abitanti della penisola siano una nazione, e questa idea circola in ambienti che contano: studenti, avvocati, ufficiali, nobiltà liberale.

    Esempio pratico: funziona come una campagna che non vince le elezioni ma cambia il vocabolario del dibattito. Dopo il 1831 «Italia» smette di essere solo un’espressione geografica e diventa un programma politico, anche per chi non era d’accordo con Mazzini.

    Nel 1846 le prime riforme di Pio IX accendono le speranze dei moderati, e nel 1848 la penisola si muove insieme al resto d’Europa. Le stesse ondate che avevano attraversato il continente dopo la Rivoluzione francese tornano sotto forma di richieste costituzionali.

    Le tre guerre contro l’Austria

    L’indipendenza si gioca contro un solo avversario, l’Impero austriaco, in tre guerre distanziate da anni di preparazione diplomatica.

    GuerraDateChi combatteEsito
    Prima23 marzo - 9 agosto 1848Piemonte contro AustriaSconfitta a Custoza
    Seconda26 aprile - 8 agosto 1859Francia e Piemonte contro AustriaVittorie a Magenta e a Solferino-San Martino, la Lombardia al Piemonte
    Terza20 giugno - 12 agosto 1866Italia contro AustriaSconfitta a Custoza, ma il Veneto all’Italia

    La prima guerra è il tentativo isolato di Carlo Alberto di Savoia, e finisce male. La differenza tra il 1848 e il 1859 non sta nel coraggio, sta nella diplomazia: nel mezzo c’è Cavour.

    Cavour, ovvero come si costruisce un’alleanza

    Camillo Benso conte di Cavour, nato a Torino nel 1810, diventa presidente del Consiglio del Regno di Sardegna il 2 novembre 1852. La sua intuizione è che il Piemonte da solo non può battere l’Austria e che quindi serve una grande potenza al fianco.

    L’occasione arriva al convegno di Plombières, il 21 luglio 1858, dove Cavour e Napoleone III concordano l’appoggio francese in caso di guerra e una nuova sistemazione della penisola.

    La guerra scoppia nell’aprile 1859 e finisce prima del previsto. L’armistizio di Villafranca, concluso tra l’8 e l’11 luglio da Napoleone III e Francesco Giuseppe, stabilisce che l’Austria ceda la Lombardia alla Francia, che a sua volta la passa al Piemonte; il Veneto resta però sotto la corona austriaca, e i sovrani spodestati di Toscana, Modena e Parma dovrebbero tornare sui loro troni. Cavour si dimette per protesta.

    Quelle restaurazioni non avvengono mai. Nell’Italia centrale le popolazioni eleggono governi provvisori, e con i plebisciti dell’11 e 12 marzo 1860 Toscana, Emilia e Romagne votano l’annessione allo Stato sabaudo: alle urne va il 79,7% degli aventi diritto in Emilia e il 71,9% in Toscana. Il conto della guerra lo presenta intanto la Francia: con i plebisciti del 12-14 marzo 1860 Nizza e la Savoia passano oltralpe.

    I Mille: quattro mesi che rovesciano un regno

    Mentre Cavour lavora sulle cancellerie, il Sud viene preso da una spedizione di volontari. Il 5 maggio 1860 i piroscafi Piemonte e Lombardo della compagnia Rubattino salpano da Quarto, presso Genova, con 1.084 uomini a bordo: la storia li ricorda come «i Mille».

    • 11 maggio — sbarco a Marsala.
    • A Salemi — Garibaldi assume la dittatura dell’isola in nome di Vittorio Emanuele II.
    • Calatafimi — la prima battaglia vinta contro le truppe borboniche.
    • 27-29 maggio — occupazione di Palermo.
    • 20 luglio — battaglia di Milazzo.
    • 7 settembre — ingresso a Napoli.
    • 1-2 ottobre — battaglia del Volturno, l’esercito borbonico è sconfitto.
    • 26 ottobre — incontro di Teano: Garibaldi consegna al re le terre conquistate e depone la dittatura.

    Il dettaglio politico più interessante è quel «in nome di Vittorio Emanuele II» pronunciato a Salemi. Garibaldi era repubblicano, ma sapeva che un’impresa dichiaratamente rivoluzionaria avrebbe spaventato tutti: le potenze europee, i moderati italiani e lo stesso Piemonte. Mettendo la spedizione sotto la bandiera sabauda la rese accettabile. Il prezzo fu il suo stesso progetto.

    Il voto che tiene insieme i pezzi

    Tra la conquista militare e la nascita del Regno c’è un passaggio che spesso si salta, e senza il quale il 17 marzo 1861 non si spiega: il voto. Il 21 ottobre 1860 Sicilia e province napoletane sono chiamate a pronunciarsi sulla formula «per l’Italia una ed indivisibile, con Vittorio Emanuele Re costituzionale». Vota il 75,2% degli aventi diritto in Sicilia e il 79,5% nella parte continentale, con oltre il 92,6% di sì. Il 4 e 5 novembre tocca alle Marche e all’Umbria, occupate dalle truppe sabaude.

    Esempio pratico: i plebisciti servivano a trasformare una conquista in una decisione. Un esercito che entra in una città crea un fatto militare; un voto, per quanto condotto in condizioni molto lontane dagli standard odierni, crea un titolo giuridico da mostrare alle cancellerie europee. È lo stesso motivo per cui, ancora oggi, i cambi di confine si cercano di far passare per un referendum.

    Il suffragio era universale ma solo maschile. Complessivamente, tra il 1860 e il 1870, più di tre milioni di ex sudditi dei vecchi Stati italiani parteciparono a queste consultazioni.

    Il 17 marzo 1861

    La nascita del Regno d’Italia è un atto legislativo breve. Il Senato approva il 26 febbraio 1861, la Camera il 14 marzo; il 17 marzo Vittorio Emanuele II promulga a Torino la legge n. 4671, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del giorno dopo. L’articolo unico dice che il sovrano assume per sé e i suoi successori il titolo di Re d’Italia. In calce, tra le firme dei ministri, c’è quella di Cavour, che morirà nella sua Torino nello stesso anno.

    Una scelta apparentemente minima racconta molto: il re resta «II» e non diventa «I». L’ordinale viene dal Regno di Sardegna, e conservarlo significa affermare che l’Italia unita non è uno Stato nuovo, ma quello sabaudo che si è allargato. Chi voleva un patto tra popoli lo lesse come una sconfitta.

    Il 17 marzo è oggi l’Anniversario dell’Unità d’Italia, festa nazionale istituita nel 1911.

    Il Veneto, Roma e i conti aperti

    Nel 1861 il cantiere è tutt’altro che chiuso. Il Veneto è ancora austriaco e arriva solo con la Terza guerra d’indipendenza del 1866, che sul campo va male: a Custoza, il 24 giugno, l’esercito italiano viene battuto. Nonostante l’insuccesso militare la guerra si chiude con l’acquisizione del Veneto, sancita dal plebiscito del 21 e 22 ottobre 1866 nelle province venete e in quella di Mantova.

    Roma è il problema più difficile, perché toccarla significa scontrarsi con il papato. Il 20 settembre 1870 le truppe italiane guidate dal generale Raffaele Cadorna attaccano il tratto di mura tra Porta Pia e Porta Salaria: i primi colpi di artiglieria partono alle 5:10, alle 10:05 i difensori pontifici alzano bandiera bianca e i reparti entrano dalla breccia. Il 2 ottobre Roma e la sua provincia votano l’annessione, con un’affluenza dell’80,7%; corte e governo si trasferiscono l’anno successivo.

    Lo Stato italiano prova a regolare i rapporti con la Chiesa attraverso la legge delle Guarentigie del 1871, ma il papa la respinge e con il non expedit vieta ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica del Regno. Una parte consistente del Paese si autoesclude così dalle urne.

    Restano poi i problemi che nessuna legge risolve in un giorno. Al censimento del 1861 il 75% della popolazione complessiva risulta analfabeta. Tra i soli adulti la situazione è meno drammatica ma comunque grave: sa leggere e scrivere circa il 40% degli uomini e meno di un quarto delle donne. La percentuale generale scende al 68,8% nel 1871 e al 61,9% nel 1881. È un miglioramento lento, che dà la misura di quanto fosse profonda la distanza tra lo Stato appena nato e la vita quotidiana dei suoi cittadini.

    Che cosa lascia il Risorgimento

    Il Regno d’Italia nasce accentrato, con leggi, esercito e amministrazione modellati su quelli piemontesi ed estesi a regioni che avevano tradizioni giuridiche molto diverse. Le tensioni che ne derivano, dal divario tra Nord e Sud al rapporto interrotto con la Chiesa, pesano sui decenni successivi e arrivano fino alla Prima guerra mondiale e oltre.

    Il Risorgimento diventa presto anche materiale politico: ogni epoca lo rilegge a modo suo, e il mito di Mussolini mostra fino a che punto un passato condiviso possa essere riscritto da chi governa. Conoscere le date, i protagonisti e i conti rimasti aperti è il modo migliore per accorgersene.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Il RisorgimentoSlide 2 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Perché il primo re d'Italia resta «II» e non diventa «I»?Slide 3 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Il cantiere, in quattro tappeSlide 4 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Capitolo 01: Le prove falliteSlide 5 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Un doppio movimentoSlide 6 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Le insurrezioni falliscono, l'idea si diffondeSlide 7 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Tre progetti per l'Italia: Mazzini, Cavour, GaribaldiSlide 8 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Capitolo 02: Tre guerre contro l'AustriaSlide 9 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: La svolta piemonteseSlide 10 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Tre guerre d'indipendenzaSlide 11 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Capitolo 03: I quattro mesi dei MilleSlide 12 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Quattro mesi che rovesciano un regnoSlide 13 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Perché un repubblicano conquista un regno in nome del re?Slide 14 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Capitolo 04: Il Regno e i conti apertiSlide 15 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Il voto che tiene insieme i pezziSlide 16 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Il Veneto · Roma · La ChiesaSlide 17 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Il Risorgimento non fu un movimento di popolo.Slide 18 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: Da dove parte la spedizione dei Mille e quando?Slide 19 della presentazione su Il Risorgimento e l'Unità d'Italia: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta19 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Nel 1861 l'Italia era unita per intero, dalle Alpi alla Sicilia.

      ✓ Realtà Mancavano due pezzi importanti. Il Veneto entrò nel Regno solo dopo la Terza guerra d'indipendenza del 1866, Roma dopo il 20 settembre 1870. Per dieci anni il Regno d'Italia ebbe la capitale altrove e un pezzo di penisola in mano austriaca.

    • ✗ Mito Il Risorgimento fu un grande movimento di popolo.

      ✓ Realtà Le insurrezioni riuscite furono poche e la partecipazione politica restò riservata a una minoranza. Il dato che lo dice meglio è quello dell'istruzione: al primo censimento del Regno il 75% degli italiani non sapeva leggere né scrivere. Le idee nazionali circolavano in ambienti ristretti di studenti, professionisti, militari e nobiltà liberale.

    • ✗ Mito Garibaldi voleva l'Italia unita sotto un re.

      ✓ Realtà Garibaldi era repubblicano e mazziniano di formazione. Nel 1860 assunse la dittatura in Sicilia «in nome di Vittorio Emanuele II» per una scelta pragmatica: senza la copertura sabauda la spedizione sarebbe rimasta isolata. A Teano, il 26 ottobre, consegnò al re le terre conquistate e si ritirò.

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    • Risorgimento
      • Il punto di partenza
        • Penisola divisa Molti Stati, nessuno Stato italiano.
        • Austria in Lombardia e Veneto Dominio straniero diretto sul Nord.
        • Idee dalla Francia Nazione e costituzione entrano nel dibattito.
      • La fase delle cospirazioni
        • Carboneria Moti del 1820-21 e del 1831, tutti repressi.
        • Giovine Italia Fondata da Mazzini, obiettivo una repubblica unitaria.
        • 1848 Rivoluzioni in tutta Europa, prima guerra all'Austria.
      • La svolta piemontese
        • Cavour al governo Presidente del Consiglio dal 2 novembre 1852.
        • Plombières Accordo con Napoleone III, 21 luglio 1858.
        • Seconda guerra d'indipendenza 1859, la Lombardia passa al Piemonte.
        • Nizza e Savoia alla Francia Il prezzo dell'alleanza, marzo 1860.
      • Il 1860 di Garibaldi
        • Partenza da Quarto 5 maggio, 1.084 volontari.
        • Sbarco a Marsala 11 maggio, poi Calatafimi e Palermo.
        • Ingresso a Napoli 7 settembre, il Regno borbonico crolla.
        • Incontro di Teano 26 ottobre, il Sud consegnato al re.
      • Il Regno d'Italia
        • Plebisciti di annessione A suffragio universale maschile, dal 1860 al 1870.
        • Legge 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II re d'Italia, legge n. 4671.
        • Torino capitale Il Parlamento del nuovo Regno si riunisce lì.
        • Un Paese da costruire 75% di analfabeti al primo censimento.
      • I pezzi mancanti
        • Il Veneto All'Italia dopo la guerra del 1866.
        • Roma Presa il 20 settembre 1870, capitale dall'anno dopo.
        • Rottura con la Chiesa Guarentigie rifiutate e non expedit.

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Che cosa stabilisce la legge del 17 marzo 1861?

    L'articolo unico della legge n. 4671 è essenzialmente questo: il sovrano assume il titolo di Re d'Italia. Il Veneto sarebbe arrivato nel 1866, Roma nel 1870.

    2 Perché Vittorio Emanuele II resta «II» anche da re d'Italia, invece di diventare «I»?

    La scelta è politica, non aritmetica: mantenere l'ordinale significava dire che il Regno d'Italia nasceva come continuazione dello Stato sabaudo, non come Stato nuovo.

    3 Da dove parte la spedizione dei Mille e quando?

    I due piroscafi Piemonte e Lombardo salpano da Quarto il 5 maggio 1860. Marsala è invece il luogo dello sbarco, sei giorni più tardi.

    4 Quale territorio l'Italia ottiene con la Terza guerra d'indipendenza del 1866?

    La guerra va male sul campo, a cominciare da Custoza il 24 giugno, eppure si chiude con l'acquisizione del Veneto, sancita dal plebiscito del 21-22 ottobre 1866.

    5 Che cosa fu il «non expedit»?

    Dopo la presa di Roma il papa rifiutò la legge delle Guarentigie del 1871 e vietò ai cattolici di prendere parte alla politica nazionale: «non è opportuno».

    Risposte: 1-B · 2-C · 3-B · 4-B · 5-A

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    Il Risorgimento è il processo che tra la fine del Settecento e il 1861 porta la penisola italiana dalla divisione in molti Stati a un unico Regno. Comincia con i moti falliti della Carboneria e con la propaganda repubblicana di Mazzini, e prende slancio quando il Piemonte di Cavour porta la questione italiana al tavolo delle grandi potenze. Contro l'Austria si combattono tre guerre, nel 1848, nel 1859 e nel 1866; nel 1860 la spedizione dei Mille di Garibaldi rovescia il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 una legge di poche righe proclama il Regno d'Italia, ma il Veneto e Roma arriveranno solo nel 1866 e nel 1870.

    Domande e risposte

    Quando inizia e quando finisce il Risorgimento?

    Le origini si collocano alla fine del Settecento, con la circolazione delle idee rivoluzionarie francesi nella penisola. La data di arrivo convenzionale è il 1861, anno della proclamazione del Regno d'Italia. Molti manuali prolungano però il racconto fino al 1870, quando Roma entra nel Regno.

    Quali furono le tre guerre d'indipendenza?

    La prima dal 23 marzo al 9 agosto 1848, combattuta dal Piemonte contro l'Austria e chiusa dalla sconfitta di Custoza. La seconda dal 26 aprile all'8 agosto 1859, con la Francia alleata: vittorie a Magenta (4 giugno) e a Solferino e San Martino (24 giugno), e la Lombardia al Piemonte. La terza dal 20 giugno al 12 agosto 1866, militarmente deludente ma conclusa con il passaggio del Veneto all'Italia.

    Che ruolo ebbero Mazzini, Cavour e Garibaldi?

    Tre progetti diversi che a tratti si ostacolarono. Mazzini voleva una repubblica unitaria nata da un'insurrezione popolare e fondò la Giovine Italia. Cavour, capo del governo piemontese, puntava sull'ingrandimento dello Stato sabaudo attraverso la diplomazia e le alleanze. Garibaldi era il comandante militare che nel 1860 conquistò il Sud in nome di Vittorio Emanuele II, mettendo il proprio repubblicanesimo in secondo piano.

    Perché Roma non era la capitale già nel 1861?

    Perché apparteneva ancora allo Stato pontificio, protetto dalla Francia. Le truppe italiane guidate dal generale Raffaele Cadorna entrarono in città il 20 settembre 1870, dopo aver aperto una breccia nelle mura tra Porta Pia e Porta Salaria; corte e governo vi si trasferirono l'anno successivo. Il papa non riconobbe il fatto compiuto e la frattura con lo Stato italiano restò aperta per decenni.

    L'Italia del 1861 era già un Paese unito davvero?

    Politicamente sì, socialmente molto meno. Al censimento del 1861 il 75% della popolazione complessiva risultava analfabeta. Tra i soli adulti la situazione era meno drammatica ma comunque grave: sapeva leggere e scrivere circa il 40% degli uomini e meno di un quarto delle donne. Mancavano una lingua comune parlata, strade e ferrovie collegate, un sistema fiscale e scolastico omogeneo.

    Fonti consultate

    • Treccani — Risorgimento
    • Treccani — Spedizione dei Mille
    • Treccani — Armistizio di Villafranca
    • Treccani (L'Unificazione) — I plebisciti e le elezioni
    • Treccani — Questione romana
    • Treccani — Porta Pia
    • Treccani — Camillo Benso conte di Cavour
    • Archivio di Stato di Torino (Ministero della Cultura) — L'atto di nascita del Regno d'Italia
    • Ministero dell'Interno — 1861, la proclamazione del Regno d'Italia
    • Istat — Storie di dati: istruzione (febbraio 2026)

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