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    recaplica Geometria non euclidea di Lovecraft: perché appare nei suoi racconti
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    Geometria non euclidea di Lovecraft: perché appare nei suoi racconti

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 21 settembre 2026

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    H. P. Lovecraft usa l'espressione «geometria non euclidea» solo due volte in tutta la sua narrativa, in «The Call of Cthulhu» (scritto nel 1926, pubblicato nel 1928) e in «The Dreams in the Witch House» (1933), ma quelle due comparse sono bastate a fare del termine un topos dell'horror cosmico. Non descrive formule matematiche: nei racconti indica angoli che sembrano sbagliati, superfici su cui «salire» equivale a camminare in orizzontale, percezioni che il cervello umano non riesce a ricomporre. Lovecraft lega questo smarrimento alla sua filosofia, il cosmicismo: un universo indifferente in cui la mente umana non basta nemmeno a leggere lo spazio che la circonda. Il fisico Benjamin K. Tippett ha mostrato che le descrizioni di R'lyeh, la città di Cthulhu, somigliano a ciò che si osserverebbe dentro una bolla di spaziotempo curvo — un'analisi a posteriori, non la fonte da cui Lovecraft partiva.

    Punti Chiave

    • Lovecraft scrive «non-Euclidean» solo in due racconti, «The Call of Cthulhu» (scritto nel 1926, pubblicato nel febbraio 1928 su Weird Tales) e «The Dreams in the Witch House» (scritto tra gennaio e febbraio 1932, pubblicato nel luglio 1933).
    • Nei testi il termine indica percezioni sensoriali contraddittorie, come un angolo di muratura acuto che si comporta come ottuso, o una superficie su cui arrampicarsi che in realtà è orizzontale.
    • Il protagonista di «The Dreams in the Witch House», Walter Gilman, studia «calcolo non euclideo e fisica quantistica» alla Miskatonic University e collega quegli studi a leggende di magia antica; il racconto nomina Einstein, Planck, Heisenberg e Willem de Sitter.
    • Lovecraft aderiva al cosmicismo, la sua filosofia letteraria di un universo senza presenza divina in cui l'uomo è insignificante: nei racconti i personaggi impazziscono quando la geometria che conoscono smette di funzionare.
    • La geometria non euclidea in senso matematico rigoroso è una scoperta ottocentesca (Lobačevskij 1829-1830, Bolyai 1832, Riemann 1854): quando Lovecraft scriveva era relativamente recente e poco nota al grande pubblico, il che rendeva il solo nome «alieno» a un lettore degli anni Venti e Trenta.
    • Il fisico Benjamin K. Tippett ha analizzato le descrizioni di R'lyeh e ha mostrato che corrispondono a quanto si osserverebbe esplorando una bolla di spaziotempo curvo: un collegamento fatto a posteriori con la relatività generale, non la base da cui Lovecraft partiva scrivendo.

    I numeri chiave

    • 1928 anno di pubblicazione di «The Call of Cthulhu» su Weird Tales, dove per la prima volta Lovecraft scrive «geometria non euclidea» riferendosi alla città sommersa di R'lyeh. Fonte: Wikipedia, voce «The Call of Cthulhu»
    • 1933 anno di pubblicazione di «The Dreams in the Witch House», l'unico altro racconto in cui compare la stessa espressione, riferita questa volta a una stanza dalle «dimensioni inconsuete». Fonte: Wikipedia, voce «The Dreams in the Witch House»
    • 1854 anno della lezione di Bernhard Riemann che fonda la geometria riemanniana, quasi ottant'anni prima che Lovecraft scrivesse i suoi racconti e la rendesse un topos dell'horror. Fonte: Wikipedia, voce «Non-Euclidean geometry»

    L'Approfondimento

    Nei manuali di matematica, “geometria non euclidea” è un’etichetta precisa: una famiglia di sistemi coerenti che nascono quando si sostituisce il postulato delle parallele di Euclide. Nei racconti di H. P. Lovecraft, la stessa espressione fa tutt’altro lavoro. Compare due sole volte in tutta la sua opera narrativa, eppure oggi è quasi un marchio di fabbrica associato al suo nome — al punto che molti lettori la immaginano ripetuta in decine di storie. Qui vediamo cosa Lovecraft intendesse davvero, perché la scelse e dove finisce l’uso letterario e comincia quello matematico.

    Due parole, due racconti

    La prima comparsa è in “The Call of Cthulhu”, scritto nell’estate del 1926 e pubblicato nel febbraio 1928 sulla rivista pulp Weird Tales. Il racconto descrive R’lyeh, la città sommersa nel Pacifico meridionale che imprigiona l’entità cosmica Cthulhu, e racconta come l’equipaggio della nave Alert, guidato da Gustaf Johansen, “fatichi a comprendere la geometria non euclidea” della città prima di liberare accidentalmente il mostro.

    La seconda, e ultima, comparsa è in “The Dreams in the Witch House”, scritto tra gennaio e febbraio 1932 e pubblicato nel luglio 1933. Il protagonista, Walter Gilman, è uno studente di matematica alla Miskatonic University che affitta una stanza in un vecchio edificio legato alla strega Keziah Mason. La stanza ha “dimensioni inconsuete” che configurano quella che il testo chiama “una geometria non terrena”, capace — nella finzione — di permettere il passaggio da un piano di realtà a un altro. Gilman studia “calcolo non euclideo e fisica quantistica” e collega quegli studi a leggende di magia antica; il racconto nomina esplicitamente Einstein, Planck, Heisenberg e Willem de Sitter, scienziati reali e contemporanei di Lovecraft.

    Sono solo questi due testi. Nessun altro racconto di Lovecraft usa la parola “non-Euclidean”. La sua fama di autore ossessionato dalla geometria impossibile nasce da due sole occorrenze, un fatto che sorprende chi lo scopre per la prima volta, abituato a pensare al termine come a una presenza costante nella sua opera.

    Cosa vedono davvero i personaggi

    Nei racconti l’espressione prende corpo in immagini concrete. In “The Call of Cthulhu” un membro dell’equipaggio si arrampica lungo una modanatura di pietra — così la chiamerebbe, se non fosse che l’operazione, in realtà, è orizzontale. Un altro marinaio viene inghiottito da un angolo di muratura che non dovrebbe trovarsi lì: un angolo acuto che, però, si comporta come se fosse ottuso.

    Esempio pratico: immagina di salire una rampa di scale e di accorgerti, a metà, che in realtà stai camminando su un pavimento piatto — le tue gambe percepiscono la fatica della salita, i tuoi occhi vedono un corridoio orizzontale, e nessuna delle due sensazioni riesce a correggere l’altra. È questo il tipo di cortocircuito che Lovecraft costruisce con le sue architetture: non forme “strane” da guardare, ma percezioni che si contraddicono a vicenda.

    Quell’architettura mente ai sensi: promette una cosa (un angolo, una salita, una parete) e ne restituisce un’altra, e la mente che prova a raddrizzarla non trova un punto d’appoggio. Questo scarto tra ciò che il corpo sente e ciò che la ragione dovrebbe riconoscere è, per Lovecraft, la materia prima dell’orrore.

    Perché Lovecraft sceglie proprio questa parola: il cosmicismo

    Lovecraft aderiva a una filosofia letteraria che i critici chiamano cosmicismo: l’idea che non esista alcuna presenza divina riconoscibile nell’universo e che l’umanità sia particolarmente insignificante al suo interno. Il tema ricorre in opere come “Herbert West–Reanimator” (1922), The Dream-Quest of Unknown Kadath (1927) e “The Call of Cthulhu” (1928): l’orrore non nasce da un mostro con le zanne, ma dalla consapevolezza che gli esseri umani non hanno alcun potere di cambiare nulla in un universo indifferente. I critici descrivono il cosmicismo di Lovecraft come una forma di “materialismo meccanicistico”: rifiutava affermazioni religiose prive di prove scientifiche e credeva in un universo “privo di senso, meccanico e incurante”.

    In questo quadro, la geometria “sbagliata” non è un espediente scenico: è il sintomo più diretto del cosmicismo. Nei racconti i personaggi “impazziscono per l’eliminazione della geometria riconoscibile”; l’orrore nasce anche dal “fallimento della nostra geometria”. Se l’uomo non riesce nemmeno a leggere correttamente lo spazio in cui si muove — lo strumento più elementare con cui orienta ogni sua azione — allora la sua pretesa di comprendere l’universo, o di avere un posto speciale in esso, crolla insieme alla certezza che un angolo sia acuto o che una salita sia verticale.

    Un termine “alieno” per il lettore degli anni Venti: il contesto storico-matematico

    Per capire perché quel nome funzionasse così bene sul pubblico dell’epoca, serve guardare alla storia della matematica. La geometria non euclidea, nel senso rigoroso del termine, nasce sostituendo il postulato delle parallele della geometria euclidea: nella variante iperbolica esistono infinite rette passanti per un punto che non intersecano una retta data, in quella ellittica tutte le rette per un punto la intersecano.

    Carl Friedrich Gauss sviluppò idee germinali in questo campo attorno al 1813, senza pubblicarle; disse in seguito di averle sviluppate “diversi anni prima”. Nikolai Ivanovič Lobačevskij pubblicò i primi trattati sulla geometria iperbolica tra il 1829 e il 1830, e il matematico ungherese János Bolyai arrivò indipendentemente a risultati simili nel 1832. Bernhard Riemann, in una lezione del 1854 rimasta celebre, fondò la geometria riemanniana e costruì un’intera famiglia di geometrie non euclidee. Per secoli, prima di queste scoperte, la geometria euclidea era stata considerata verità assoluta; le alternative non furono ampiamente accettate come legittime fino al XIX secolo.

    Quando Lovecraft scriveva, tra il 1926 e il 1933, quella svolta aveva meno di un secolo. Era una scoperta matematica reale, ma ancora estranea al bagaglio culturale del lettore medio: un termine che suonava tecnico, recente e vagamente sovversivo, capace di evocare qualcosa di autenticamente “altro” rispetto al buonsenso geometrico che ognuno impara da bambino. Ecco perché prendere in prestito quel nome, invece di inventarne uno di fantasia, funzionava meglio: comunicava che dietro l’orrore c’era una scienza vera, appena fuori dalla portata del lettore comune.

    Cosa direbbe un fisico oggi: l’analisi di Tippett

    Quell’intuizione narrativa ha avuto un seguito inatteso. Il fisico Benjamin K. Tippett ha analizzato scientificamente le descrizioni testuali di R’lyeh — l’angolo che si comporta come ottuso, il “salire” che è in realtà orizzontale — e ha mostrato che corrispondono a quanto ci si aspetterebbe di osservare esplorando una bolla di spaziotempo curvo, lo stesso tipo di deformazione geometrica di cui si occupa la relatività generale (lo stesso quadro teorico che entra in gioco quando si parla di buchi neri).

    È un collegamento fatto a posteriori, non la fonte a cui Lovecraft attingeva mentre scriveva negli anni Venti: l’autore non stava applicando equazioni di curvatura, stava costruendo per impressione un’esperienza sensoriale di smarrimento. Ma il fatto che quella descrizione regga, decenni dopo, a una rilettura in chiave di fisica reale, mostra quanto fosse efficace il suo istinto: aveva trovato per via letteraria un modo di far “sentire” al lettore cosa significa muoversi in uno spazio che non obbedisce alla geometria familiare, lo stesso genere di spazio che la fisica descrive con altri strumenti.

    Uso di LovecraftGeometria non euclidea matematica
    Cosa descrivePercezioni sensoriali contraddittorieSistemi coerenti costruiti su un postulato diverso
    StrumentoNarrazione, immagini, sensazioni fisicheAssiomi, dimostrazioni, calcolo
    OriginePresa in prestito da un termine scientifico realeLobačevskij, Bolyai, Riemann, XIX secolo
    Effetto cercatoOrrore, smarrimento, cosmicismoDescrizione rigorosa di spazi curvi

    Un’eredità che continua

    Il topos dell’architettura “non euclidea” lovecraftiana non si è fermato agli anni Trenta. Il romanzo The City We Became presenta un antagonista il cui nome si ispira proprio a R’lyeh, e il videogioco Doom: The Dark Ages, uscito nel 2025, include un’ambientazione chiamata “The City of Ry’uul” con un design dichiaratamente lovecraftiano e una creatura battezzata “The Old One”, un evidente omaggio a Cthulhu.

    Due sole frasi, scritte quasi un secolo fa in una rivista pulp, sono bastate a far entrare l’espressione nel vocabolario di scrittori, sceneggiatori e game designer: la usano ancora oggi per descrivere un luogo che non risponde più alle regole con cui lo si è imparato a leggere.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Geometria non euclidea in LovecraftSlide 2 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Perché una parola di matematica ottocentesca fa ancora paura?Slide 3 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Il percorsoSlide 4 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Capitolo 01: Due racconti, due sole volteSlide 5 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Le due comparse testualiSlide 6 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Capitolo 02: Cosa vedono davvero i personaggiSlide 7 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Stessa parola, due mondiSlide 8 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Come lo hanno letto i critici: August Derleth, Kenneth Hite, Robert E. HowardSlide 9 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Capitolo 03: Il cosmicismo di LovecraftSlide 10 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: La geometria che conoscono smette di funzionare.Slide 11 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Capitolo 04: Cosa dice la scienza oggiSlide 12 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Tre date da tenere separateSlide 13 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: The City We Became · Doom (2025) · Ancora vivoSlide 14 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: Cosa descrive davvero Lovecraft quando scrive «geometria non euclidea»?Slide 15 della presentazione su Geometria non euclidea di Lovecraft: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Nei racconti di Lovecraft «geometria non euclidea» è solo un modo elaborato per dire «forme strane», un espediente puramente estetico.

      ✓ Realtà È legata alla sua filosofia, il cosmicismo. Lovecraft descrive i personaggi come persone che «impazziscono per l'eliminazione della geometria riconoscibile»: l'orrore nasce dal fallimento degli strumenti mentali con cui l'uomo interpreta lo spazio, non da una decorazione bizzarra. È il segno narrativo di un universo indifferente in cui la mente umana non ha alcun potere di comprendere, né tantomeno di cambiare, ciò che la circonda.

    • ✗ Mito Lovecraft usa spesso, in molti racconti, l'espressione «geometria non euclidea»: è un suo marchio di fabbrica ricorrente.

      ✓ Realtà Compare letteralmente solo due volte in tutta la sua narrativa, in «The Call of Cthulhu» (1928) e in «The Dreams in the Witch House» (1933). È diventata un topos associato al suo nome proprio perché quelle due occorrenze, unite alle immagini che le accompagnano — l'angolo che si comporta come ottuso, il «salire» orizzontale — sono rimaste impresse ai lettori e sono state riprese da critici e opere successive molto più spesso di quanto Lovecraft stesso abbia scritto il termine.

    • ✗ Mito Lovecraft inventò di sana pianta il concetto di geometria non euclidea per i suoi racconti horror.

      ✓ Realtà La geometria non euclidea esisteva già da tempo come campo matematico quando Lovecraft scriveva: Lobačevskij ne pubblicò i primi trattati tra il 1829 e il 1830, Bolyai arrivò a risultati simili nel 1832 e Riemann generalizzò il campo nel 1854, quasi ottant'anni prima di «The Call of Cthulhu». Lovecraft non ha inventato il nome, lo ha preso in prestito da una disciplina reale e relativamente giovane e poco nota al grande pubblico dell'epoca, e lo ha piegato a un uso narrativo diverso da quello degli scienziati che l'avevano formulata.

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    Mappa concettuale: Geometria non euclidea di Lovecraft: perché appare nei suoi racconti
    • Geometria non euclidea in Lovecraft
      • Dove compare nei testi
        • The Call of Cthulhu Scritto nel 1926, pubblicato nel 1928, R'lyeh
        • The Dreams in the Witch House Pubblicato nel 1933, la stanza di Gilman
      • Cosa descrive davvero
        • Percezioni contraddittorie Un angolo acuto che si comporta come ottuso
        • Un termine preso in prestito Nessun calcolo, nessun postulato citato per esteso
      • Perché lo usa, il cosmicismo
        • Universo indifferente Nessuna presenza divina, nessun senso garantito
        • Geometria che fallisce I personaggi impazziscono quando lo spazio non risponde più alle regole note
      • Il contesto storico-matematico
        • Una scoperta ottocentesca Lobačevskij 1829-1830, Bolyai 1832, Riemann 1854
        • Poco nota al grande pubblico Ancora "aliena" per un lettore degli anni Venti
      • Cosa dice la scienza oggi
        • L'analisi di Tippett Un fisico rilegge R'lyeh in termini di relatività
        • Spaziotempo curvo Le descrizioni somigliano a ciò che vi si osserverebbe
      • Un'eredità che continua
        • The City We Became Antagonista dal nome ispirato a R'lyeh
        • Doom, The Dark Ages Videogioco del 2025 con ambientazione lovecraftiana

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    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

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    1 In quali due racconti Lovecraft scrive esplicitamente «non-Euclidean»?

    Sono gli unici due testi in cui Lovecraft usa letteralmente la parola «non-Euclidean»: «The Call of Cthulhu», scritto nel 1926 e pubblicato nel 1928, e «The Dreams in the Witch House», pubblicato nel 1933.

    2 Vero o falso: quando Lovecraft scrive «geometria non euclidea» sta descrivendo formule di geometria iperbolica o ellittica, come quelle di un manuale di matematica.

    Falso. Nei racconti l'espressione descrive percezioni sensoriali contraddittorie: angoli che sembrano storti, superfici su cui «salire» è in realtà camminare in orizzontale.

    3 Secondo il cosmicismo di Lovecraft, perché i personaggi «impazziscono» davanti a un'architettura sbagliata?

    Nel cosmicismo lovecraftiano l'orrore nasce dal «fallimento della nostra geometria»: la mente umana scopre di non avere nemmeno gli strumenti per leggere correttamente lo spazio che la circonda, ed è quella scoperta, non un mostro in sé, a spezzarla.

    4 Cosa ha mostrato l'analisi del fisico Benjamin K. Tippett sulle descrizioni di R'lyeh?

    Tippett ha tradotto in termini di relatività generale le due descrizioni testuali di R'lyeh (l'angolo che si comporta come ottuso, il «salire» orizzontale) e ha trovato una corrispondenza con l'esperienza di attraversare una regione di spaziotempo fortemente curvo. È un'analisi fatta a posteriori, non la fonte a cui Lovecraft si ispirava.

    5 In quale periodo fu pubblicata per la prima volta la geometria iperbolica, la prima geometria non euclidea a diffondersi?

    Lobačevskij pubblicò i suoi trattati sulla geometria iperbolica tra il 1829 e il 1830; Bolyai arrivò autonomamente a risultati simili nel 1832 e Riemann generalizzò il campo nel 1854. Quando Lovecraft scriveva, negli anni Venti e Trenta del Novecento, la scoperta aveva meno di un secolo ed era ancora poco nota fuori dagli ambienti matematici.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-A · 4-A · 5-B

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    H. P. Lovecraft usa l'espressione «geometria non euclidea» solo due volte in tutta la sua narrativa, in «The Call of Cthulhu» (scritto nel 1926, pubblicato nel 1928) e in «The Dreams in the Witch House» (1933), ma quelle due comparse sono bastate a fare del termine un topos dell'horror cosmico. Non descrive formule matematiche: nei racconti indica angoli che sembrano sbagliati, superfici su cui «salire» equivale a camminare in orizzontale, percezioni che il cervello umano non riesce a ricomporre. Lovecraft lega questo smarrimento alla sua filosofia, il cosmicismo: un universo indifferente in cui la mente umana non basta nemmeno a leggere lo spazio che la circonda. Il fisico Benjamin K. Tippett ha mostrato che le descrizioni di R'lyeh, la città di Cthulhu, somigliano a ciò che si osserverebbe dentro una bolla di spaziotempo curvo — un'analisi a posteriori, non la fonte da cui Lovecraft partiva.

    Domande e risposte

    Cosa significa davvero «geometria non euclidea» nei racconti di Lovecraft?

    Nei due racconti in cui Lovecraft usa l'espressione, descrive architetture che i sensi non riescono a interpretare correttamente — un angolo di muratura acuto che si comporta come se fosse ottuso, una superficie orizzontale su cui ci si «arrampica» come fosse verticale. Al lettore arriva la sensazione di uno spazio che non risponde più alle regole familiari.

    In quali racconti compare l'espressione «geometria non euclidea» o «non-Euclidean»?

    Solo in due, in tutta la narrativa di Lovecraft. In «The Call of Cthulhu» (scritto nel 1926, pubblicato nel febbraio 1928 su Weird Tales), riferita alla città sommersa di R'lyeh; e in «The Dreams in the Witch House» (pubblicato nel luglio 1933), riferita a una stanza dalle «dimensioni inconsuete» che permetterebbe di viaggiare tra piani diversi della realtà.

    Qual è la differenza tra la geometria non euclidea di Lovecraft e quella matematica vera e propria?

    La geometria non euclidea in matematica nasce cambiando un solo postulato di Euclide, quello delle parallele, e genera sistemi rigorosi e coerenti come la geometria iperbolica o quella ellittica, sviluppati da Lobačevskij, Bolyai e Riemann nell'Ottocento. Lovecraft non applica quei sistemi: prende in prestito il nome, che agli anni Venti e Trenta suonava ancora esotico e recente, per descrivere un'esperienza sensoriale di smarrimento.

    Perché Lovecraft associa la geometria «sbagliata» all'orrore cosmico e a Cthulhu?

    Per la sua filosofia, il cosmicismo: un universo privo di senso e indifferente all'uomo, che i critici descrivono come «materialismo meccanicistico». In quel quadro l'orrore più puro non è un mostro con le zanne ma la scoperta che la mente umana non ha nemmeno gli strumenti per leggere correttamente lo spazio che la circonda: quando la geometria familiare smette di funzionare, i personaggi non trovano appigli e impazziscono.

    Il topos dell'architettura non euclidea di Lovecraft è arrivato anche a opere più recenti?

    Sì. Il romanzo «The City We Became» presenta un antagonista il cui nome si ispira a R'lyeh, e il videogioco «Doom, The Dark Ages», uscito nel 2025, include un'ambientazione chiamata «The City of Ry'uul» con un design di ispirazione lovecraftiana e una creatura chiamata «The Old One», ispirata a Cthulhu.

    Fonti consultate

    • Wikipedia (EN) — The Dreams in the Witch House
    • Wikipedia (EN) — Cosmicism
    • Wikipedia (EN) — R'lyeh
    • Wikipedia (EN) — Non-Euclidean geometry
    • Wikipedia (EN) — The Call of Cthulhu

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