Il Decameron di Pasolini è il film che nel 1971 apre la Trilogia della vita, presentato al Festival di Berlino dove vince l'Orso d'argento. Pier Paolo Pasolini sposta le novelle di Giovanni Boccaccio da Firenze a Napoli, in età angioina, e ne sceglie un gruppo di nove o dieci per il film, tra cui Ser Ciappelletto e Andreuccio da Perugia. Il regista si ritaglia anche un ruolo, quello dell'allievo di Giotto, accanto ad attori come Franco Citti, Ninetto Davoli e Silvana Mangano. Nel giugno 1975 Pasolini scrive un'autocritica severa sulla trilogia, l'Abiura della trilogia della vita, pubblicata postuma sul Corriere della Sera una settimana dopo la sua morte, e ripudia così pubblicamente l'operazione che l'aveva reso celebre pochi anni prima.
Punti Chiave
Il Decameron esce nel 1971 e viene presentato al Festival di Berlino, dove vince l'Orso d'argento; è il primo film della Trilogia della vita di Pier Paolo Pasolini.
Pasolini sposta l'ambientazione delle novelle di Boccaccio da Firenze a Napoli, in età angioina, restringendo un progetto iniziale che immaginava anche Sicilia, Nord Africa e Francia.
Le fonti del Centro Studi Pier Paolo Pasolini non concordano sul numero esatto delle novelle scelte, nove in un caso e dieci nell'altro; tra quelle citate in entrambe le liste ci sono Ser Ciappelletto, Andreuccio da Perugia e Masetto da Lamporecchio.
Nel cast compaiono Franco Citti (Ser Ciappelletto), Ninetto Davoli (Andreuccio da Perugia) e lo stesso Pasolini, nei panni dell'allievo di Giotto.
La Trilogia della vita comprende anche I racconti di Canterbury (1972) e Il fiore delle mille e una notte (1974); secondo Senses of Cinema i tre film condividono la celebrazione della fisicità e della carnalità.
Pasolini scrive nel giugno 1975 l'Abiura della trilogia della vita, un'autocritica sui tre film pubblicata postuma sul Corriere della Sera, una settimana dopo la sua morte.
I numeri chiave
1971 anno di presentazione al Festival di Berlino, con l'Orso d'argento Fonte: Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa della Delizia
9 novembre 1975 pubblicazione postuma dell'Abiura della trilogia della vita sul Corriere della Sera, scritta da Pasolini il 15 giugno di quell'anno Fonte: Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa della Delizia
L'Approfondimento
Da Firenze a Napoli: un progetto ridimensionato
Il Decameron esce nel 1971 e vince l’Orso d’argento al Festival di Berlino,
dove viene presentato il 29 giugno di quell’anno. È il primo capitolo della
Trilogia della vita di Pier Paolo Pasolini.
Il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia ricostruisce un
progetto iniziale più ampio di quello arrivato sullo schermo: nelle parole
dello stesso Pasolini, oltre a Napoli sarebbero dovute comparire la Sicilia,
il Nord Africa, Parigi, i castelli normanni del Sud Italia, i castelli della
Loira e perfino un deserto con le casbah. Nella versione finale
quell’ambizione geografica si restringe quasi per intero a Napoli, in età
angioina, con riprese tra Casertavecchia, la chiesa di S. Chiara, Palazzo
Penna e la costiera amalfitana, oltre a qualche scena nei castelli trentini.
Il critico Alberto Moravia, commentando il risultato finale, nota che al
posto dell’ordine e della pulizia della Firenze del libro il film mette gli
stretti vicoli popolari di Napoli, e al posto della campagna toscana quella
campana. È una delle differenze più nette rispetto a
il Decameron di Boccaccio, che
resta ambientato nella Firenze del Trecento.
Le novelle scelte, tra Boccaccio e lo schermo
Del centinaio di racconti che compongono l’opera di Boccaccio, il film ne
mette in scena un gruppo, circa una decina. Qui le fonti non sono concordi
sul numero preciso: due articoli del Centro Studi Pier Paolo Pasolini
arrivano a totali diversi, nove in un caso e dieci nell’altro. Questo Recap
lascia aperta la discrepanza ed elenca i racconti su cui le due liste si
sovrappongono.
Novella
Riferimento
Interprete noto
Ser Ciappelletto
I, 1
Franco Citti
Andreuccio da Perugia
II, 5
Ninetto Davoli
Masetto da Lamporecchio
III, 1
—
Lisabetta da Messina
IV, 5
—
Caterina di Valbona
V, 4
—
L’allievo di Giotto
VI, 5
Pier Paolo Pasolini
Peronella
VII, 2
—
Tingoccio e Meuccio
VII, 10
—
Gemmata
IX, 10
—
Una decima novella, quella di Isabetta e della badessa Usimbalda (IX, 2),
compare in una delle due liste del Centro Studi ma non nell’altra: è
probabilmente l’origine della discrepanza fra nove e dieci racconti citata
sopra.
Il cast e i luoghi
Tra gli attori scelti da Pasolini, due nomi ricorrono spesso nel suo cinema
di quegli anni: Franco Citti, che interpreta Ser Ciappelletto, e Ninetto
Davoli, nei panni di Andreuccio da Perugia.
Esempio pratico: nella novella di Andreuccio, il protagonista arriva a
Napoli per comprare cavalli e in una sola notte perde i suoi soldi, rischia
di finire in una tomba al posto di un cadavere e viene coinvolto in un
furto di gioielli in una chiesa: è il tipo di racconto picaresco, fatto di
colpi di scena concentrati in poche ore, su cui il film costruisce diverse
delle sue novelle.
Pasolini si ritaglia una parte per sé, quella dell’allievo di Giotto, e
nella sequenza onirica di quella novella compare anche Silvana Mangano, nel
ruolo della Madonna. Le riprese si concentrano tra Casertavecchia, la
chiesa di S. Chiara e Palazzo Penna, con qualche scena sulla costiera
amalfitana e nei castelli trentini: la Napoli d’età angioina ricostruita
per il film, ben lontana dalla Firenze del libro.
Un capitolo della Trilogia della vita
Il Decameron è il primo film di quella che Pasolini chiama la Trilogia
della vita, completata da I racconti di Canterbury (1972, tratto da
Chaucer, Orso d’oro a Berlino) e da Il fiore delle mille e una notte (1974,
dalle novelle arabe, Gran premio speciale della giuria a Cannes). Secondo
Senses of Cinema, a tenere insieme i tre film è un filo tematico
dichiarato: la celebrazione della vita nella sua fisicità e carnalità.
Boccaccio non incontra mai Dante di persona: il legame con lui passa solo
attraverso i testi, tra cui la Divina Commedia,
scritta proprio in quei decenni. Un rapporto diretto, fatto di incontri
reali, lo stringe invece con Francesco Petrarca:
nel marzo del 1351 Boccaccio va a trovarlo a Padova.
Dal successo al ripudio: l’Abiura del 1975
Il 15 giugno 1975 Pasolini scrive l’Abiura della trilogia della vita,
un’autocritica severa sui tre film che il Corriere della Sera pubblica
postuma il 9 novembre, una settimana dopo la sua morte. Secondo Senses of
Cinema, a spingerlo fu la delusione per l’impossibilità di resistere a
quella che definiva la massificazione culturale: anche l’esplicitezza
sessuale con cui aveva difeso i film, in un primo momento, gli appare
ormai assorbita dalla cultura di consumo di massa, tanto da costringerlo a
ritrattare la posizione precedente.
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✗ Mito Il film di Pasolini mette in scena il Decameron di Boccaccio per intero, con l'ambientazione originale.
✓ Realtà Del centinaio di novelle del libro il film ne sceglie un gruppo, circa dieci, e sposta l'intera vicenda da Firenze a Napoli, in età angioina; non è una trasposizione integrale del testo, ma una selezione riletta per lo schermo.
✗ Mito Trattandosi dell'adattamento di un classico della letteratura, il film fu accolto senza polemiche.
✓ Realtà Fu proprio l'esplicitezza sessuale dei tre film della Trilogia della vita a spingere Pasolini, nel 1975, a pubblicare un'autocritica severa, l'Abiura della trilogia della vita, ritrattando la posizione con cui li aveva difesi in un primo momento.
✗ Mito I tre film della Trilogia della vita sono semplicemente tre adattamenti letterari senza altro legame tra loro.
✓ Realtà Secondo Senses of Cinema li unisce un filo tematico dichiarato, la celebrazione della vita nella sua fisicità e carnalità; condividono anche la fonte, un classico narrativo per capitolo, da Boccaccio a Chaucer fino alle novelle arabe delle Mille e una notte.
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Il Decameron di Pasolini è il film che nel 1971 apre la Trilogia della vita, presentato al Festival di Berlino dove vince l'Orso d'argento. Pier Paolo Pasolini sposta le novelle di Giovanni Boccaccio da Firenze a Napoli, in età angioina, e ne sceglie un gruppo di nove o dieci per il film, tra cui Ser Ciappelletto e Andreuccio da Perugia. Il regista si ritaglia anche un ruolo, quello dell'allievo di Giotto, accanto ad attori come Franco Citti, Ninetto Davoli e Silvana Mangano. Nel giugno 1975 Pasolini scrive un'autocritica severa sulla trilogia, l'Abiura della trilogia della vita, pubblicata postuma sul Corriere della Sera una settimana dopo la sua morte, e ripudia così pubblicamente l'operazione che l'aveva reso celebre pochi anni prima.
Domande e risposte
Che cos'è Il Decameron di Pasolini?
È il film che Pier Paolo Pasolini gira nel 1971 adattando un gruppo di novelle di Giovanni Boccaccio, spostate da Firenze a Napoli, in età angioina. Presentato al Festival di Berlino, vince l'Orso d'argento ed è il primo capitolo della Trilogia della vita.
Quante novelle di Boccaccio sceglie Pasolini per il film?
Le fonti non sono concordi. Due articoli del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia riportano conteggi diversi, nove in un caso e dieci nell'altro; tra i racconti citati in entrambe le liste ci sono Ser Ciappelletto, Andreuccio da Perugia, Masetto da Lamporecchio, Peronella e Lisabetta da Messina.
Che cos'è la Trilogia della vita di Pasolini?
È il gruppo di tre film che Pasolini gira tra il 1971 e il 1974, adattando liberamente tre classici narrativi, Il Decameron (1971, da Boccaccio), I racconti di Canterbury (1972, da Chaucer) e Il fiore delle mille e una notte (1974, dalle novelle arabe). Secondo Senses of Cinema li tiene insieme la celebrazione della vita nella sua fisicità e carnalità.
Perché Pasolini ripudiò la Trilogia della vita?
Nel giugno 1975 scrive l'Abiura della trilogia della vita, uscita postuma sul Corriere della Sera il 9 novembre. Secondo Senses of Cinema, a spingerlo fu la convinzione che persino l'esplicitezza sessuale dei tre film fosse ormai assorbita dalla cultura di consumo di massa, rendendo vano il loro intento di resistenza culturale.
Dove è stato girato Il Decameron di Pasolini?
Soprattutto a Napoli e dintorni, tra Casertavecchia, la chiesa di S. Chiara e Palazzo Penna, con alcune scene sulla costiera amalfitana e nei castelli trentini. Il progetto iniziale di Pasolini prevedeva un'ambientazione molto più ampia, tra Sicilia, Nord Africa, Parigi e i castelli della Loira.
Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.
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