Il Decameron è la raccolta di cento novelle che Giovanni Boccaccio scrive tra il 1349 e il 1353: dieci giovani, sette donne e tre uomini, si rifugiano in campagna vicino a Firenze per sfuggire alla peste del 1348 e si raccontano una storia a testa per dieci giornate. Le novelle sono spesso legate dal tema della fortuna e dell'ingegno, e la prosa di Boccaccio è considerata un punto fondativo per la lingua letteraria italiana. Insieme a Dante Alighieri e Francesco Petrarca, Boccaccio forma le Tre Corone della letteratura italiana: fu tra i primi editori delle opere di Dante e tenne quella che è considerata la prima Lectura Dantis della storia.
Punti Chiave
Giovanni Boccaccio nasce nel 1313, probabilmente a Firenze, figlio illegittimo di un mercante fiorentino; muore a Certaldo il 21 dicembre 1375.
Il Decameron è composto da un proemio, un'introduzione e dieci giornate da dieci novelle ciascuna, per cento novelle in tutto; Boccaccio lo scrive tra il 1349 e il 1353, secondo l'ipotesi più accreditata.
La cornice narrativa è la peste del 1348: dieci giovani, sette donne (Pampinea, Filomena, Neifile, Fiammetta, Elisa, Lauretta, Emilia) e tre uomini (Filostrato, Dioneo, Panfilo), si rifugiano in campagna vicino a Firenze e si raccontano storie per passare il tempo.
Molte novelle sono legate dal tema di fortuna e ingegno: la sorte dispone dei destini umani in modo capriccioso, e l'intelligenza dei personaggi sta nel sapersi adattare a essa, non nel volerla dominare.
Insieme a Dante Alighieri e Francesco Petrarca, Boccaccio forma le Tre Corone della letteratura italiana; fu tra i primi editori delle opere di Dante e tenne quella che gli studiosi considerano la prima Lectura Dantis della storia.
Dopo il Decameron, Boccaccio scrive opere erudite in latino, come il De casibus virorum illustrium e il De mulieribus claris, riviste più volte fino agli anni Sessanta e Settanta del Trecento.
I numeri chiave
1348 l'anno della peste che colpisce Firenze e fa da sfondo alla cornice narrativa del Decameron; Boccaccio si trovava in città in quell'anno Fonte: Treccani, Enciclopedia — Boccàccio, Giovanni (Dizionario Biografico)
1349-1353 gli anni in cui Boccaccio scrive il Decameron, secondo l'ipotesi più accreditata Fonte: Treccani, Enciclopedia — Boccàccio, Giovanni (Dizionario Biografico)
L'Approfondimento
Un fiorentino cresciuto tra Napoli e i libri
Giovanni Boccaccio nasce nel 1313, forse a Certaldo ma più probabilmente a
Firenze, tra giugno e luglio. È figlio illegittimo di un mercante
fiorentino, che lo manda giovanissimo a Napoli, forse nell’autunno del
1327: prima per fargli imparare il mestiere presso la casa dei Bardi, poi per fargli
studiare diritto canonico. A Napoli frequenta la Biblioteca Reale, e per
questa via entra in contatto con studiosi e letterati della corte.
Torna a Firenze nell’inverno tra il 1340 e il 1341, in un momento di crisi
finanziaria per la famiglia. Sono gli anni delle sue prime opere in
volgare: la Commedia delle ninfe fiorentine (1341-42), il poema L’amorosa
visione (1342-43), il romanzo Elegia di Madonna Fiammetta (1343-44) e il
poemetto Ninfale fiesolano (1344-46). Il capolavoro arriva dopo.
La cornice: dieci narratori in fuga dalla peste
Nel 1348, l’anno della peste che colpisce Firenze, Boccaccio si trova di
nuovo in città. Quella pestilenza arriva verso la fine del lungo periodo
storico che gli studiosi chiamano Medioevo, di cui il Recap sul
Medioevo racconta il quadro completo, tra
feudalesimo e crociate. È lo sfondo che Boccaccio sceglie per il suo
capolavoro, scritto secondo l’ipotesi più accreditata tra il 1349 e il
1353: dieci giovani — sette donne, Pampinea, Filomena, Neifile, Fiammetta,
Elisa, Lauretta ed Emilia, e tre uomini, Filostrato, Dioneo e Panfilo — si
rifugiano in campagna vicino a Firenze per sfuggire al contagio.
Lì si raccontano una storia a testa per dieci giorni: dieci giornate,
dieci novelle ciascuna, cento in tutto, precedute da un proemio e da
un’introduzione. Il nome dell’opera viene proprio da questa struttura:
deriva dal greco déka hēmérai, cioè dieci giorni.
Esempio pratico: la differenza tra novella e romanzo si vede proprio
qui. Una novella del Decameron — come quella di Andreuccio da Perugia, di
cui parliamo più avanti — si esaurisce in un unico episodio, con un
inizio e una fine chiusi in poche pagine. Un romanzo come i Promessi
Sposi di Manzoni
segue invece un intreccio unico che si sviluppa per centinaia di pagine,
con personaggi che tornano di capitolo in capitolo.
Sul contrasto tra la vita ordinata scelta dalla brigata e il disordine
della città colpita dal contagio, la voce Treccani insiste: è la
cornice che dà un senso al racconto, non un semplice pretesto per mettere
in fila cento storie.
Fortuna e ingegno, il filo che lega le novelle
Molte novelle del Decameron condividono un tema di fondo: il rapporto tra
la fortuna e l’intelligenza umana. La sorte dispone dei destini delle
persone in modo capriccioso e sembra sfuggire a ogni tentativo di piegarla
con la sola forza di volontà; per questo, nei personaggi di Boccaccio,
l’ingegno impara ad assecondarla.
Una delle ragioni per cui il Decameron è un punto di svolta per la prosa
italiana è proprio la lingua: la voce Treccani la descrive come una prosa
che scorre con naturalezza pur essendo costruita con grande cura, lontana
dai manierismi delle scuole del tempo.
Andreuccio da Perugia, la novella più cercata
Tra le cento novelle, quella di Andreuccio da Perugia, giornata II,
novella 5, è una delle più famose. Racconta di un giovane provinciale
ingenuo, arrivato a Napoli, che finisce vittima di una serie di truffe e
si ritrova tra le avventure dei bassifondi della città.
Esempio pratico: è lo schema di fortuna e ingegno applicato a un solo
personaggio. Andreuccio perde tutto per ingenuità, ma esce dai guai — con
una fortuna nuova — grazie al caso e a una scaltrezza che impara sulla
propria pelle nel corso di un’unica notte.
Questa stessa novella è una delle dieci scelte da Pier Paolo Pasolini per
il suo film Il Decameron
(1971), con Ninetto Davoli nei
panni di Andreuccio.
Boccaccio, Dante e Petrarca: le Tre Corone
Insieme a Dante Alighieri e Francesco Petrarca, Boccaccio forma quella che
la tradizione chiama le Tre Corone della letteratura italiana. Dante,
morto anni prima che Boccaccio e Petrarca raggiungessero la piena
maturità letteraria, ne è il modello: la sua opera, raccontata per esteso
nel Recap sulla Divina Commedia,
diventa un punto di riferimento per gli autori che vengono dopo.
Boccaccio ha un rapporto diverso con ciascuno degli altri due. Con Dante,
che non incontra mai di persona, il legame passa attraverso i testi: ne
diventa uno dei primi editori e tiene quella che gli studiosi considerano
la prima Lectura Dantis della storia, un ciclo di lezioni pubbliche sulla
Commedia. Con Francesco Petrarca
il rapporto è invece personale: i due si incontrano più volte, e nel marzo
del 1351 Boccaccio ricambia una visita di Petrarca andandolo a trovare a
Padova.
Autore
Ruolo nella rete delle Tre Corone
Legame con Boccaccio
Dante Alighieri
Modello e maestro delle generazioni successive
Boccaccio ne è editore e tiene la prima Lectura Dantis della storia
Francesco Petrarca
Amico e corrispondente diretto
Incontri di persona, tra cui la visita di Boccaccio a Padova nel marzo 1351
Giovanni Boccaccio
Autore del Decameron
Fa da ponte fra i due: editore dell’uno, amico dell’altro
Dopo il Decameron: le opere erudite
Negli anni successivi al capolavoro in volgare, Boccaccio si dedica a
opere erudite in latino. Il De casibus virorum illustrium ha una prima
redazione tra il 1356 e il 1360 e una seconda, più ampia, dedicata
all’amico Mainardo Cavalcanti, del 1373. Il De mulieribus claris segue un
percorso simile: prima stesura nel 1361, seconda versione rivista e
dedicata ad Andrea Acciaiuoli nel 1362.
Boccaccio muore a Certaldo il 21 dicembre 1375.
Presentazione
Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.
✗ Mito Il Decameron è un romanzo con un'unica trama continua.
✓ Realtà È una raccolta di cento novelle autonome, ciascuna chiusa in un solo episodio, tenute insieme da una cornice narrativa comune. La novella e il romanzo sono forme diverse per definizione, non solo per lunghezza, come mostra il confronto con un'opera come i Promessi Sposi: la novella si esaurisce in poche pagine, il romanzo segue un intreccio unico che si sviluppa per centinaia di pagine.
✗ Mito Le novelle del Decameron sono cento storie senza un filo comune, messe insieme solo per riempire dieci giornate.
✓ Realtà Molte novelle condividono il tema di fortuna e ingegno, secondo cui la sorte dispone dei destini umani in modo capriccioso e l'intelligenza dei personaggi impara ad assecondarla. È un filo che la critica riconosce come costante nell'opera, non un'etichetta applicata a posteriori.
✗ Mito Dante, Petrarca e Boccaccio hanno lavorato fianco a fianco, alla pari, come un gruppo di autori coetanei.
✓ Realtà Dante muore anni prima che Boccaccio e Petrarca raggiungano la piena maturità letteraria, quindi il loro non è un rapporto diretto: fu un modello per entrambi. Boccaccio, in particolare, ne diventa uno dei primi editori e tiene quella che gli studiosi considerano la prima Lectura Dantis della storia, un ciclo di lezioni pubbliche sull'opera dantesca. Con Petrarca, invece, Boccaccio ha un rapporto personale e diretto, fatto di incontri veri.
Mappa concettuale
Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Fortuna e ingegnoLa sorte è capricciosa, l'ingegno sa piegarsi a essa
Una prosa fondativaUn modello per la lingua letteraria italiana
Dopo il Decameron
De casibus virorum illustriumPrima redazione 1356-1360, seconda del 1373
De mulieribus clarisPrima stesura 1361, rivista nel 1362
Quiz: mettiti alla prova
Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.
Voto0/100/5
Risposte: 1-A · 2-B · 3-A · 4-A · 5-A
Flashcards
Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.
1 / 8
Spiegalo con parole tue
Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.
La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Il Decameron è la raccolta di cento novelle che Giovanni Boccaccio scrive tra il 1349 e il 1353: dieci giovani, sette donne e tre uomini, si rifugiano in campagna vicino a Firenze per sfuggire alla peste del 1348 e si raccontano una storia a testa per dieci giornate. Le novelle sono spesso legate dal tema della fortuna e dell'ingegno, e la prosa di Boccaccio è considerata un punto fondativo per la lingua letteraria italiana. Insieme a Dante Alighieri e Francesco Petrarca, Boccaccio forma le Tre Corone della letteratura italiana: fu tra i primi editori delle opere di Dante e tenne quella che è considerata la prima Lectura Dantis della storia.
Domande e risposte
Di cosa parla il Decameron?
Di cento novelle raccontate da dieci giovani rifugiati in campagna vicino a Firenze durante la peste del 1348. Le storie spaziano da vicende d'amore e d'inganno a episodi di ingegno e di fortuna, e sono divise in dieci giornate da dieci novelle ciascuna.
Perché si chiama "Decameron"?
Il nome deriva dal greco déka hēmérai, cioè «dieci giorni»: indica la struttura dell'opera, divisa in dieci giornate in cui i narratori si raccontano a turno le novelle.
Chi era Giovanni Boccaccio?
Uno scrittore fiorentino nato nel 1313, figlio illegittimo di un mercante, mandato giovanissimo a Napoli per il commercio e poi per studiare diritto canonico. Tornato a Firenze nell'inverno 1340-41, scrive il Decameron tra il 1349 e il 1353 e muore a Certaldo nel 1375.
Chi è Andreuccio da Perugia?
Il protagonista di una delle novelle più famose del Decameron (giornata II, novella 5): un provinciale ingenuo arrivato a Napoli, che finisce vittima di una serie di truffe nei bassifondi della città e ne esce con una fortuna nuova, dovuta al caso e a una scaltrezza guadagnata sul campo.
Cosa sono le Tre Corone della letteratura italiana?
L'espressione con cui la tradizione indica Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Boccaccio ha un legame diretto con entrambi gli altri due, editore e primo lettore pubblico di Dante e amico personale di Petrarca, con cui ha incontri diretti a partire dal 1351.
Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.
Statistiche, solo se vuoi
Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy