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Sovranità alimentare: cos'è e da dove nasce il concetto | |||||||||||||||
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Sovranità alimentare: cos'è e da dove nasce il concettoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. In 30 secondi lettura lampoLa sovranità alimentare è il diritto dei popoli a decidere da soli come produrre e mangiare il proprio cibo, con metodi ecologicamente sostenibili e rispettosi delle proprie culture. Il termine nasce nel 1996, quando il movimento contadino internazionale La Via Campesina lo presenta al Vertice mondiale sull'alimentazione di Roma. È diverso dalla sicurezza alimentare, che la FAO definisce come l'accesso di tutti a cibo sufficiente e sicuro, senza dire chi controlla il sistema che lo produce. Nella pratica, la sovranità alimentare passa anche dal controllo locale sui semi e sulle varietà coltivate, un terreno su cui la diversità genetica si è ridotta molto nel corso del Novecento. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoCos’è la sovranità alimentareLa Via Campesina, la rete internazionale di organizzazioni contadine che ha coniato il termine, la definisce come il diritto dei popoli a un cibo sano e culturalmente appropriato, prodotto con metodi ecologicamente sostenibili, e il diritto a definire da soli i propri sistemi alimentari e agricoli. Il concetto nasce nel 1996, quando il movimento lo presenta al Vertice mondiale sull’alimentazione di Roma per portare al centro del dibattito globale il ruolo dei piccoli produttori. Un punto che il movimento sottolinea fin dall’origine è il legame diretto con le risorse materiali: i diritti di usare e gestire terre, territori, acque, sementi, bestiame e biodiversità devono restare nelle mani di chi produce il cibo. Non è quindi solo una rivendicazione politica generica, ma una posizione precisa su chi deve avere il controllo su semi, terra e acqua. La differenza con la sicurezza alimentareI due termini vengono spesso confusi, ma nascono da domande diverse. La sicurezza alimentare, nella definizione FAO adottata nello stesso 1996, esiste quando tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico ed economico a cibo sufficiente, sicuro e nutriente per una vita attiva e sana. È una misura di disponibilità e accesso: non dice nulla su chi produce quel cibo, con quali metodi o secondo quali decisioni.
Un paese può risultare alimentarmente sicuro secondo le statistiche FAO e restare comunque dipendente da importazioni, multinazionali o decisioni prese in altri continenti. La sovranità alimentare nasce per intervenire su quello scarto. Dal Vertice di Roma a Nyéléni: la storia del movimentoDopo il lancio del 1996, il concetto si sviluppa come sfida esplicita al modello di produzione alimentare globalizzato e orientato al mercato, lo stesso schema che studia la microeconomia e macroeconomia quando descrive come si formano prezzi e catene di distribuzione su scala internazionale. Nel 2001 si tiene all’Avana, a Cuba, un Forum mondiale sulla sovranità alimentare con delegati di organizzazioni contadine, di pescatori, indigene e della società civile: è la tappa in cui il concetto comincia a prendere forma condivisa tra soggetti diversi. Nel 2007, a Nyéléni, in Mali, oltre 500 persone provenienti da 80 paesi si riuniscono in un forum che diventa il riferimento del movimento. Il documento finale del forum sintetizza la portata della rivendicazione con una frase diventata poi ricorrente negli ambienti del movimento: ogni lotta per la sovranità alimentare, in qualsiasi parte del mondo, viene descritta come una lotta comune. Il ruolo dei popoli indigeni e dei movimenti contadiniIl nucleo del movimento per la sovranità alimentare è descritto, fin dai suoi documenti fondativi, come composto da piccoli produttori: agricoltori, pescatori, pastori, popoli indigeni e lavoratori rurali. Non si tratta di un’estensione tardiva del concetto: i popoli indigeni compaiono già nell’elenco dei soggetti che hanno costruito la definizione condivisa a Nyéléni nel 2007, accanto alle organizzazioni contadine che avevano coniato il termine undici anni prima. Per molte comunità indigene, la sovranità alimentare significa in concreto poter decidere dove, come e da chi viene raccolto, cacciato, pescato, coltivato, preparato e distribuito il cibo secondo i propri termini, senza che queste decisioni vengano prese altrove. Il legame con la biodiversità agricolaIl controllo locale sulle sementi risponde anche a un problema reale, anche se la misura esatta resta contestata. Per anni ha circolato la cifra di un 75% di diversità genetica delle colture perso nel mondo tra il 1900 e il 2000, ma una rassegna pubblicata su New Phytologist nel 2022 ne smonta l’origine, risalendo a un documento non scientifico del 1993, e segnala che a livello di specie coltivate, su scala mondiale, le prove di un crollo così marcato restano scarse. Il dato solido è un altro: solo trenta colture, tra cui grano, riso, mais, miglio e patate, forniscono la quota principale del cibo mondiale, a fronte delle tante varietà locali coltivate nei secoli precedenti, per la diffusione dell’agricoltura commerciale moderna e l’introduzione di poche varietà standardizzate. La pressione non si è fermata nel Novecento. Uno studio citato dalla FAO prevede che, a causa dei cambiamenti climatici legati all’effetto serra, fino al 22% delle specie selvatiche imparentate con arachidi, patate e fagioli possa scomparire entro il 2055: sono le stesse specie selvatiche da cui si attinge quando serve incrociare nuove resistenze nelle varietà coltivate.
Iniziative simili esistono su scala più ampia: le banche dei semi comunitarie in Kenya e Uganda rendono accessibili a migliaia di agricoltori, soprattutto donne, sementi diverse anche per colture chiave della sicurezza alimentare locale come sorgo e miglio perlato. Su scala globale, l’Alliance of Bioversity International and CIAT conserva oltre 66.000 campioni di semi in accordo con il Crop Trust, con poli dedicati come il centro mondiale per la banana in Belgio e il centro Future Seeds in Colombia per fagioli, foraggere tropicali e manioca. La stessa logica, applicata su scala locale, è quella delle campagne per le sementi contadine promosse da La Via Campesina: mantenere nelle mani delle comunità la scelta di cosa seminare. Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChi ha inventato il concetto di sovranità alimentare?Lo ha coniato La Via Campesina, una rete internazionale di organizzazioni di piccoli agricoltori, nel 1996, presentandolo al Vertice mondiale sull'alimentazione di Roma. Qual è la differenza tra sovranità alimentare e sicurezza alimentare?La sicurezza alimentare (FAO, 1996) riguarda l'accesso di tutti a cibo sufficiente e sicuro; la sovranità alimentare aggiunge la domanda su chi controlla il sistema di produzione, e include il diritto a metodi ecologicamente sostenibili e culturalmente appropriati. Che ruolo hanno i popoli indigeni nella sovranità alimentare?Sono parte fondativa del movimento fin dall'inizio: i documenti del Forum di Nyéléni del 2007, in Mali, li elencano esplicitamente insieme a piccoli agricoltori, pescatori e pastori tra i gruppi che hanno costruito il concetto e lo rivendicano sui propri territori e sulle proprie sementi. Cosa sono le banche dei semi comunitarie?Archivi locali, spesso gestiti dalle comunità stesse, dove si conservano e catalogano varietà tradizionali di sementi: in Perù, nella zona di agrobiodiversità di Cuyocuyo, sono state censite 243 varietà di patata e 33 di mais. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |