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Keynesismo: la teoria economica nata dalla Grande Depressione | ||||||||||||
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Keynesismo: la teoria economica nata dalla Grande DepressioneCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl keynesismo è la teoria economica che prende il nome da John Maynard Keynes, l'economista britannico che negli anni Trenta propose un modo diverso di guardare alle crisi. Secondo l'FMI, davanti alla Grande Depressione la teoria economica del tempo non riusciva a spiegare le cause del crollo né a indicare come far ripartire produzione e occupazione. Keynes mise al centro la domanda aggregata, cioè la somma di quanto spendono famiglie, imprese e Stato, e sostenne che la piena occupazione è un caso particolare, non il risultato automatico del mercato. Da qui nasce l'idea che lo Stato possa intervenire sulla spesa quando la domanda privata si ferma. Il keynesismo ha guidato la politica economica dal secondo dopoguerra agli anni Settanta, poi ha perso terreno. Punti Chiave
L'ApprofondimentoIl crollo che la teoria non spiegavaNegli anni Trenta l’economia mondiale si fermò. Secondo l’FMI, la teoria economica allora esistente non riusciva né a spiegare le cause di quel collasso né a fornire una risposta di politica pubblica capace di far ripartire produzione e occupazione. È in quel vuoto che si colloca il lavoro di John Maynard Keynes: sempre l’FMI gli attribuisce la guida di un ribaltamento del pensiero economico che rovesciò l’idea allora prevalente, cioè che i mercati liberi garantissero da soli la piena occupazione, a condizione che i lavoratori fossero flessibili nelle loro richieste salariali. Il libro che contiene quel ribaltamento esce nel 1936: «Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta». Nelle sue note conclusive Keynes indica come difetti più evidenti della società economica in cui vive l’incapacità di garantire la piena occupazione e la distribuzione arbitraria e iniqua di ricchezza e redditi. La domanda aggregata, il perno della teoriaL’FMI riassume così il cardine della teoria che ha preso il nome di Keynes: la domanda aggregata, misurata come somma della spesa di famiglie, imprese e Stato, è la forza trainante principale di un’economia. È una grandezza che somiglia molto a quella con cui si misura la dimensione di un sistema economico, argomento del Recap sul PIL: si guarda al totale di ciò che viene speso, non alle scelte del singolo negozio o della singola famiglia. L’economista Alan Blinder, nella voce che ha scritto per la Concise Encyclopedia of Economics, definisce il keynesismo una teoria della spesa complessiva di un’economia e dei suoi effetti su produzione e inflazione. Keynes usa un termine più preciso. Nel capitolo 3 della Teoria generale chiama domanda effettiva il valore che la domanda assume nel punto in cui la funzione di domanda aggregata incontra quella di offerta aggregata. E aggiunge la frase su cui si regge tutto il resto: la domanda effettiva associata alla piena occupazione è un caso speciale, che si realizza soltanto quando la propensione al consumo e l’incentivo a investire stanno fra loro in un rapporto particolare. Perché il mercato del lavoro non si svuota da soloBlinder indica il punto tecnico che separa i keynesiani dai loro avversari teorici: nella visione keynesiana prezzi e soprattutto salari rispondono lentamente ai cambiamenti di domanda e offerta, e il risultato sono carenze ed eccedenze periodiche, in particolare di lavoro. Un’eccedenza di lavoro è la disoccupazione. Se i salari si muovono con ritardo, la discesa della domanda non viene assorbita da un aggiustamento rapido dei prezzi, e la caduta si scarica sulla quantità prodotta e sul numero di persone occupate. È il meccanismo per cui, in una recessione, la disoccupazione può restare alta a lungo. Blinder contrappone questa lentezza alla teoria new classical, che insiste invece sulla capacità di un’economia di mercato di curare le recessioni attraverso aggiustamenti al ribasso di salari e prezzi. Il moltiplicatore, ovvero quanto rende un dollaro spesoSe lo Stato aggiunge spesa, di quanto cresce il prodotto? La risposta sta in un numero: il moltiplicatore fiscale. L’FMI lo formula in modo diretto: quando il moltiplicatore è maggiore di uno, un dollaro in più di spesa pubblica produce un aumento di prodotto superiore a un dollaro.
Le politiche anticiclicheSecondo l’FMI, Keynes sosteneva le cosiddette politiche fiscali anticicliche, che agiscono contro la direzione del ciclo economico; fra le misure che gli economisti keynesiani raccomandano la stessa fonte cita la spesa in deficit su progetti infrastrutturali ad alta intensità di lavoro, pensata per stimolare l’occupazione. «In deficit» significa spendere più di quanto si incassa, e quella differenza finisce nel debito pubblico, che è poi il punto in cui questa discussione teorica tocca i conti di un governo. Keynesismo ed economia classica, a confrontoIl confronto qui sotto riguarda i due punti che le fonti documentano in modo diretto. L’analisi distesa della scuola classica, e della scuola neoclassica nata dalla rivoluzione marginalista di fine Ottocento, sta in Recap separati.
Che cosa Keynes chiedeva allo StatoIl capitolo 24 della Teoria generale contiene la frase più citata e più fraintesa del libro: una socializzazione dell’investimento abbastanza ampia, scrive Keynes, si rivelerà l’unico mezzo per assicurare un’approssimazione alla piena occupazione. La formulazione è forte, e va letta insieme a ciò che la circonda. Keynes precisa infatti che lo Stato dovrà esercitare un’influenza di indirizzo sulla propensione al consumo, in parte con il proprio sistema di tassazione, in parte fissando il tasso di interesse: strumenti che orientano le decisioni di soggetti privati, non un trasferimento della proprietà delle imprese allo Stato. Nello stesso capitolo arriva anche la critica esplicita alla teoria classica accettata. Keynes non le contesta errori di logica interna: le contesta assunti taciti che si verificano di rado o mai, con la conseguenza che quella teoria non riesce a risolvere i problemi economici del mondo reale. Trent’anni al centro, poi la stagflazioneSecondo l’FMI il keynesismo ha dominato teoria e politica economica dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta. Poi la popolarità è calata, e la stessa fonte indica due ragioni insieme. La prima è la stagflazione, per la quale la teoria keynesiana dell’epoca non aveva una risposta di politica economica adeguata. La seconda sono gli economisti monetaristi, che dubitavano della capacità dei governi di regolare il ciclo economico con la politica fiscale. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Domande e risposteChe cos'è il keynesismo in parole semplici?È la teoria economica di John Maynard Keynes, secondo cui l'andamento di un'economia dipende soprattutto da quanto si spende nel suo insieme. L'FMI riassume questo punto parlando di domanda aggregata, la somma della spesa di famiglie, imprese e Stato. Se quella spesa cala, calano produzione e occupazione, e lo Stato può intervenire per sostenerla. In cosa il keynesismo differisce dall'economia classica?Sul punto di partenza. Secondo l'FMI, prima di Keynes l'idea prevalente era che i mercati liberi portassero da soli alla piena occupazione, purché i lavoratori fossero flessibili nelle richieste salariali. Keynes scrive invece che la piena occupazione è un caso speciale, e nel 1936 contesta alla teoria classica non errori di logica ma assunti taciti che nel mondo reale si verificano di rado. Chi era John Maynard Keynes?Un economista britannico. L'FMI gli attribuisce la guida di un ribaltamento del pensiero economico negli anni della Grande Depressione; il suo libro più noto, la «Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta», esce nel 1936 e contiene sia la teoria della domanda effettiva sia le proposte sul ruolo dello Stato. Che cos'è il moltiplicatore keynesiano?È la misura di quanto prodotto genera una spesa pubblica aggiuntiva. L'FMI lo spiega così: se il moltiplicatore fiscale è maggiore di uno, un dollaro in più di spesa pubblica fa crescere il prodotto di più di un dollaro. L'esempio didattico di Alan Blinder mostra entrambi i casi, sopra e sotto l'unità, perché il risultato dipende dal valore che il moltiplicatore assume. Fino a quando il keynesismo ha guidato la politica economica?L'FMI colloca il suo periodo di dominio su teoria e politica economica fra il secondo dopoguerra e gli anni Settanta. È allora che la sua popolarità cala: la teoria dell'epoca non aveva una risposta adeguata alla stagflazione, e gli economisti monetaristi dubitavano che i governi potessero regolare il ciclo con la politica fiscale. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













