L'economia neoclassica è la scuola di pensiero economico nata dalla rivoluzione marginalista, il cambiamento che tra il 1871 e il 1874 sposta l'origine del valore dai costi di produzione all'utilità soggettiva. Secondo il sito accademico The History of Economic Thought, William Stanley Jevons e Carl Menger pubblicano le loro opere nel 1871, seguiti nel 1874 da Léon Walras, che colloca l'utilità marginale dentro un sistema di equilibrio economico generale. Lo stesso sito considera Walras il padre di quella teoria. Nel 1890 Alfred Marshall propone una sintesi fra costo e utilità, attraverso domanda e offerta, che la fonte definisce «da manuale» e che ha reso la teoria neoclassica accessibile a un pubblico più ampio.
Punti Chiave
La rivoluzione marginalista comincia nel 1871 con Jevons e Menger e prosegue nel 1874 con Walras, ed è da questo passaggio che nasce l'economia neoclassica.
Secondo il sito The History of Economic Thought, gli economisti classici facevano dipendere il valore dai costi di produzione, di norma dai costi relativi del lavoro.
Nella sua Theory of Political Economy del 1871, Jevons capovolge quella catena: il valore nasce dal grado finale di utilità percepito da chi compra.
Per Menger, nel 1871, il valore non è una proprietà intrinseca dei beni, ma l'importanza che le persone attribuiscono a soddisfare i propri bisogni.
Walras, nel 1874, chiama «rareté» l'utilità marginale e la colloca dentro un sistema di equilibrio economico generale; per il sito HET è il padre di questa teoria.
Alfred Marshall, nel 1890, propone una sintesi che unisce le due catene, quella di Jevons e quella dei classici, attraverso domanda e offerta, e la fonte la definisce una sintesi «da manuale».
L'Approfondimento
Il valore secondo gli economisti classici
Prima della rivoluzione marginalista, il valore di un bene si spiegava guardando alla sua produzione. Secondo il sito accademico The History of Economic Thought, per gli economisti classici i prezzi naturali, quelli di equilibrio nel lungo periodo, dipendevano soprattutto dai costi relativi di produzione, e in particolare dai costi relativi del lavoro. Il ragionamento partiva dal lato dell’offerta: quanto costa fare un bene decide quanto vale.
Jevons e Menger capovolgono la catena
Nel 1871 William Stanley Jevons pubblica la Theory of Political Economy e ribalta quel ragionamento. Secondo il sito HET, nella sua costruzione il costo di produzione determina quanto viene offerto, l’offerta determina il grado finale di utilità, e quel grado di utilità, non il costo, determina il valore.
Nello stesso anno Carl Menger arriva a una conclusione simile per una strada diversa. Per Menger il valore non è una proprietà che appartiene ai beni, ma l’importanza che le persone attribuiscono a soddisfare i propri bisogni: un bene vale perché serve a qualcuno.
Esempio pratico: davanti a un prezzo che sale, l’economista classico chiede anzitutto quanto è costato produrre quel bene in più. L’economista marginalista fa la domanda opposta, quanto vale, per chi lo sta comprando, un’unità in più rispetto a quelle che possiede già. La stessa domanda ha risposte diverse a seconda del bene e di chi lo desidera, ed è proprio quella variabilità soggettiva l’oggetto della teoria che Jevons e Menger costruiscono nel 1871.
Walras e l’equilibrio economico generale
Léon Walras arriva alla stessa svolta tre anni dopo i due colleghi, nel 1874, con gli Éléments d’économie politique pure. Chiama «rareté» quella che oggi si chiama utilità marginale, e la definisce personale e soggettiva. La differenza rispetto a Jevons e Menger sta nell’impianto: il sito HET lo considera il padre della teoria dell’equilibrio economico generale, perché è l’unico dei tre a formulare la nuova teoria del valore dentro un sistema formale completo, dove i prezzi di tutti i mercati si determinano insieme. Lo stesso sito riporta il giudizio di Joseph Schumpeter, che ha definito Walras «il più grande di tutti gli economisti»; è un’opinione di Schumpeter, non un verdetto condiviso da tutti gli storici del pensiero economico.
La sintesi di Marshall
Nel 1890 Alfred Marshall propone una sintesi fra le due letture. La sua costruzione, secondo il sito HET, procede così: l’utilità determina quanto deve essere offerto, la quantità da offrire determina il costo di produzione necessario, e il costo di produzione determina il valore. È la stessa catena di Jevons, letta al contrario, e la fonte la chiama una sintesi «da manuale», capace di rendere la teoria neoclassica accessibile a un pubblico più ampio di quello degli specialisti. Lo schema di domanda e offerta che ne esce è lo stesso con cui i manuali di microeconomia introducono l’argomento.
Dove finisce l’economia neoclassica
L’economia neoclassica, nella forma che le danno Jevons, Menger, Walras e Marshall fra il 1871 e il 1890, è una teoria del valore e dei prezzi. Non va confusa con la «nuova economia classica» (new classical), una scuola diversa e più recente: secondo Econlib, i nuovi classici discutono nel Novecento con i keynesiani, e sostengono che anche il mercato del lavoro si aggiusta in fretta da solo, eliminando carenze ed eccedenze, al punto che i cicli economici possono risultare efficienti.
Su quel terreno, il ruolo dello Stato nelle fasi di espansione e recessione, la stessa fonte descrive una posizione diversa: molti keynesiani, non tutti, sostengono una politica di stabilizzazione attiva per ridurre l’ampiezza del ciclo economico. È un dibattito successivo a quello marginalista, e riguarda la gestione della domanda complessiva più che la teoria del valore. Il Recap sul keynesismo ricostruisce quel capitolo.
Presentazione
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✗ Mito L'economia neoclassica è solo l'economia classica con un nome più recente.
✓ Realtà Per il sito The History of Economic Thought, gli economisti classici facevano dipendere i prezzi naturali o di equilibrio soprattutto dai costi relativi di produzione, di norma quelli del lavoro. I marginalisti capovolgono quella catena: Jevons, nel 1871, fa dipendere il valore dal grado finale di utilità percepito da chi compra, e Menger definisce il valore come l'importanza soggettiva che le persone attribuiscono a soddisfare i propri bisogni. Solo nel 1890 Marshall unisce le due prospettive in un'unica sintesi.
✗ Mito «Nuova economia classica» (new classical) è un altro nome per economia neoclassica.
✓ Realtà Secondo Econlib, i nuovi classici sono la scuola che nel Novecento discute con i keynesiani, e sostengono che anche il mercato del lavoro si aggiusta in fretta da solo, eliminando carenze ed eccedenze, al punto che i cicli economici possono risultare efficienti. È una teoria distinta dal marginalismo di Jevons, Menger e Walras, nato circa un secolo prima, sulla natura del valore.
✗ Mito Léon Walras conta meno di Jevons e Menger, perché pubblica dopo di loro.
✓ Realtà Il sito HET colloca Walras fra i tre leader della rivoluzione marginalista, pur ricordando che le sue Éléments d'économie politique pure escono nel 1874, tre anni dopo le opere di Jevons e Menger. Lo stesso sito lo considera il padre della teoria dell'equilibrio economico generale, l'unico dei tre ad averla formulata in un impianto formale completo; Joseph Schumpeter, che la fonte cita, lo ha definito «il più grande di tutti gli economisti», un giudizio suo, non un consenso unanime fra gli economisti.
Mappa concettuale
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Prezzi naturaliDeterminati dai costi relativi di produzione
Costi del lavoroLa misura più usata dagli economisti classici
La rivoluzione marginalistaFra il 1871 e il 1874
Jevons, 1871Il grado finale di utilità determina il valore
Menger, 1871Il valore come importanza soggettiva
Walras, 1874La rareté, dentro l'equilibrio generale
L'equilibrio economico generale
Il padre della teoriaCosì lo definisce il sito HET
Gli Éléments, 1874L'unico impianto formale completo dei tre
La sintesi di Marshall1890
Domanda e offertaUtilità, poi offerta, poi costo, poi valore
Una sintesi «da manuale»Così la definisce la fonte HET
Il confronto con altre scuole
Distanza dall'economia classicaCosto di produzione contro utilità soggettiva
Distanza dai nuovi classiciUna scuola diversa, sul funzionamento dei mercati
Distanza dal keynesismoIl ruolo dello Stato nel ciclo economico
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L'economia neoclassica è la scuola di pensiero economico nata dalla rivoluzione marginalista, il cambiamento che tra il 1871 e il 1874 sposta l'origine del valore dai costi di produzione all'utilità soggettiva. Secondo il sito accademico The History of Economic Thought, William Stanley Jevons e Carl Menger pubblicano le loro opere nel 1871, seguiti nel 1874 da Léon Walras, che colloca l'utilità marginale dentro un sistema di equilibrio economico generale. Lo stesso sito considera Walras il padre di quella teoria. Nel 1890 Alfred Marshall propone una sintesi fra costo e utilità, attraverso domanda e offerta, che la fonte definisce «da manuale» e che ha reso la teoria neoclassica accessibile a un pubblico più ampio.
Domande e risposte
Che cos'è l'economia neoclassica?
È la scuola di pensiero economico nata dalla rivoluzione marginalista, il passaggio che fra il 1871 e il 1874 sposta la spiegazione del valore dai costi di produzione all'utilità soggettiva. Ne fanno parte Jevons, Menger e Walras, che avviano il cambiamento, e Marshall, che nel 1890 ne propone una sintesi attraverso domanda e offerta.
Chi sono i protagonisti della rivoluzione marginalista?
Secondo il sito The History of Economic Thought, sono tre: William Stanley Jevons e Carl Menger, che pubblicano nel 1871, e Léon Walras, che pubblica nel 1874. La stessa fonte considera Walras il padre della teoria dell'equilibrio economico generale, perché è l'unico dei tre a formulare la nuova teoria del valore in un impianto formale completo.
In cosa l'economia neoclassica differisce dall'economia classica?
Nel punto di partenza. Per gli economisti classici, secondo la fonte HET, i prezzi naturali dipendevano soprattutto dai costi relativi di produzione, di norma i costi relativi del lavoro. I marginalisti fanno dipendere il valore dall'utilità soggettiva, e Marshall nel 1890 unisce le due prospettive in un'unica sintesi.
L'economia neoclassica è la stessa cosa della «nuova economia classica» (new classical)?
No. Secondo Econlib, i nuovi classici sono la scuola che nel Novecento discute con i keynesiani, e sostengono che anche il mercato del lavoro si aggiusta in fretta da solo. È una teoria distinta dal marginalismo di Jevons, Menger e Walras, incentrato sulla teoria del valore.
Perché Léon Walras è considerato così importante nella storia del pensiero economico?
Il sito HET lo definisce il padre della teoria dell'equilibrio economico generale, l'unico dei tre marginalisti ad aver formulato la nuova teoria del valore dentro un sistema formale completo, dove i prezzi di tutti i mercati si determinano insieme. La stessa fonte riporta il giudizio di Joseph Schumpeter, che lo ha definito «il più grande di tutti gli economisti».
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