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macOS e Mac OS: la storia dei sistemi operativi Apple, da System 1 ad Apple Silicon | ||||||||||||||||||||||||||||||
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macOS e Mac OS: la storia dei sistemi operativi Apple, da System 1 ad Apple SiliconCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta18 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl primo Macintosh, lanciato il 24 gennaio 1984, girava su un sistema operativo capace di eseguire una sola applicazione alla volta, il System 1.0. Per quindici anni Apple lo aggiorna un pezzo alla volta, fino a Mac OS 9, mentre insegue senza successo un progetto interno di rinnovamento chiamato Copland. La svolta arriva dal fondatore stesso dell'azienda: nel 1997 Apple riacquista NeXT, la società creata da Steve Jobs dopo il suo addio nel 1985, e ne eredita la tecnologia NeXTSTEP, base di Mac OS X dal 2001. Da lì il sistema operativo del Mac attraversa altri due cambi di architettura del processore, da PowerPC a Intel e poi da Intel ad Apple Silicon, e nel 2025 cambia perfino il modo in cui si numerano le versioni. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoUn computer per tutti, con un sistema a una sola applicazioneIl 24 gennaio 1984 Apple mise in vendita il Macintosh 128K a 2.495 dollari, l’equivalente di circa 7.700 dollari del 2025: uno schermo monocromatico da 9 pollici, 128 KB di RAM, un processore Motorola 68000 a 7,8336 MHz e un floppy da 3,5 pollici da 400 KB, per un peso complessivo di 7,5 kg. Il lancio arrivò pochi giorni dopo lo spot pubblicitario “1984”, diretto da Ridley Scott per l’agenzia Chiat/Day e trasmesso a livello nazionale il 22 gennaio, durante il terzo quarto del Super Bowl XVIII: il consiglio di amministrazione Apple lo aveva inizialmente respinto, e fu Steve Wozniak a offrirsi di pagare personalmente metà del costo della messa in onda pur di vederlo andare in televisione. Lo spot sarebbe poi entrato nella Clio Awards Hall of Fame nel 1995 e finito al primo posto della classifica di Advertising Age dei cinquanta spot più importanti della storia; il Macintosh vendette 70.000 unità entro il 3 maggio 1984. Il sistema operativo dentro quella macchina, il System 1.0, era volutamente semplice: poteva eseguire una sola applicazione alla volta e si appoggiava a un file system piatto, il Macintosh File System (MFS), senza cartelle annidate, solo un elenco piatto di file. Dietro le quinte c’era un piccolo gruppo di persone che avrebbe segnato la storia dell’informatica personale: Andy Hertzfeld scrisse buona parte del codice di ROM, kernel e Toolbox, Susan Kare disegnò le icone che resero riconoscibile l’interfaccia, e Bruce Horn e Steve Capps costruirono il Finder. Steve Jobs aveva preso la guida del progetto Macintosh nel 1981, subentrando al fondatore originale Jef Raskin, mentre l’altro cofondatore di Apple, Steve Wozniak, era in aspettativa proprio durante la fase più critica dello sviluppo. Le versioni successive arrivarono in fretta: il System 2.0 (aprile 1985) aggiunse il supporto alla rete AppleTalk e alla stampante LaserWriter, e introdusse la funzione di screenshot con la combinazione Cmd+Shift+3. Il System 2.1, pochi mesi dopo, introdusse l’HFS (Hierarchical File System), il file system gerarchico che avrebbe sostituito MFS, mentre il System 4.0 del 1987 portò il primo supporto al colore. La vera svolta arrivò con la System Software 5 (ottobre 1987), il primo pacchetto Mac OS venduto al dettaglio, che introdusse il MultiFinder: per la prima volta più applicazioni potevano restare aperte insieme, anche se il multitasking era ancora “cooperativo”, cioè dipendeva dalla buona educazione dei singoli programmi nel cedersi a vicenda il controllo del processore. Un meccanismo diverso da quello di un moderno sistema operativo con multitasking preemptive, dove è invece un algoritmo dello scheduler a decidere, istante per istante, a quale programma dare il controllo del processore.
Da System 7 a Mac OS 9: la lunga rincorsa della linea classicaIl System 7, uscito il 13 maggio 1991, fu la revisione più ambiziosa della linea classica: introdusse il supporto nativo alla memoria virtuale, l’indirizzamento a 32 bit, il MultiFinder ormai permanente e non più facoltativo, i font scalabili TrueType e il linguaggio di automazione AppleScript. Con il System 7.1 del 1992, il primo Mac OS venduto a pagamento, i font vennero spostati in una cartella dedicata, e con l’aggiornamento 7.1.2 iniziò il supporto ai nuovi processori PowerPC, affiancati per anni ai vecchi Motorola 68k. Il System 7.5 del 1994 portò dentro il sistema molte funzioni nate come software shareware acquisito da Apple, ma soffrì di problemi di stabilità sulle macchine PowerPC. Nel 1997 il “System” sparì dal nome: Mac OS 7.6 fu la prima versione a chiamarsi semplicemente “Mac OS”, e abbandonò il supporto ai processori Motorola 68000 originali. Pochi mesi dopo arrivò Mac OS 8 (26 luglio 1997), con un Finder multi-thread e un nuovo aspetto grafico chiamato “Platinum”: vendette 1,2 milioni di copie nelle prime due settimane e 3 milioni entro sei mesi dal lancio. Mac OS 8.1 introdusse il file system HFS+ e il supporto USB, restando l’ultima versione compatibile con i processori 68k; le versioni 8.5 e 8.6, che richiedevano ormai solo processori PowerPC, aggiunsero il motore di ricerca Sherlock, il supporto FireWire e un “nanokernel” ridisegnato. Mac OS 9, il 23 ottobre 1999, fu l’ultima major release della linea classica: portò il supporto alla rete wireless AirPort, le prime funzioni multiutente, la cifratura dei file e il portachiavi Keychain, e introdusse le API Carbon, pensate apposta per fare da ponte verso il sistema operativo che sarebbe arrivato dopo. L’ultimo aggiornamento della famiglia, Mac OS 9.2.2, uscì il 5 dicembre 2001, quando Mac OS X era già stato presentato.
Il ritorno di Steve Jobs e la tecnologia che serviva ad AppleMentre la linea classica invecchiava, Apple tentava da anni di costruire un successore più moderno con un progetto interno chiamato Copland, che però non arrivò mai a compimento. La soluzione arrivò da una strada inattesa: nel settembre 1985, dopo mesi in cui era stato progressivamente messo ai margini delle decisioni aziendali, Steve Jobs si era dimesso da Apple e aveva fondato NeXT, promettendo al consiglio di amministrazione di non competere direttamente con l’azienda che aveva contribuito a creare. Sotto la direzione dell’ingegnere Avie Tevanian, NeXT sviluppò NeXTSTEP, un sistema operativo con un’architettura orientata agli oggetti e un’interfaccia grafica avanzata per l’epoca; l’azienda collaborò poi con Sun Microsystems per creare OpenStep, pensato per separare il livello applicativo e farlo girare anche su sistemi operativi di terze parti. Con Copland ormai abbandonato, Apple annunciò il 20 dicembre 1996 l’intenzione di acquisire NeXT, un’operazione conclusa il 7 febbraio 1997. La cifra pagata da Apple, in contanti, azioni, stock option e debito, fu di 427 milioni di dollari; Jobs ricevette personalmente 1,5 milioni di azioni Apple, anche se avrebbe preferito essere pagato solo in contanti. Il suo ritorno in azienda non fu immediato: prima tornò come consulente, poi divenne CEO ad interim il 16 settembre 1997, e solo nel 2000 CEO a tempo pieno. Avie Tevanian, che in NeXT era stato vicepresidente dell’ingegneria, lo seguì in Apple, e il suo lavoro fu determinante per trasferire in casa Apple le tecnologie che sarebbero diventate la base di Mac OS X. Mac OS X: il salto tecnico e tre cambi di architetturaMac OS X 10.0, nome in codice “Cheetah”, debuttò il 24 marzo 2001, costruito sul kernel ibrido Darwin (versione 1.3.1), basato su Mach e con fondamenta derivate da FreeBSD, conforme agli standard POSIX: una base tecnica di tipo Unix, diversa da quella della linea classica che stava per essere pensionata. Da lì Apple avrebbe rilasciato quasi una versione all’anno per oltre due decenni: Puma (2001), Jaguar (2002), Panther (2003), Tiger (2005), Leopard (2007), Snow Leopard (2009), Lion (2011), Mountain Lion (2012), Mavericks (2013), Yosemite (2014), El Capitan (2015), Sierra (2016), High Sierra (2017), Mojave (2018) e Catalina (2019), fino ai cambi di nome più recenti, Big Sur (2020), Monterey (2021), Ventura (2022), Sonoma (2023) e Sequoia (2024). Sotto quella sequenza di nomi si nasconde una storia parallela, quella del processore: la stessa che ha attraversato in modo diverso anche la storia del computer in generale. Mac OS X 10.0 girava solo su processori PowerPC, gli stessi ereditati dalla linea classica dal 1994; nel 2006 arrivarono i primi Mac con processore Intel, con una versione specializzata di Tiger, e l’anno successivo Leopard introdusse i “binari universali”, capaci di girare nativamente sia su PowerPC sia su Intel. Nel 2009 Snow Leopard divenne la prima versione esclusiva per Intel, chiudendo la seconda transizione di architettura nella storia del Mac (la prima, da Motorola 68000 a PowerPC, risaliva al 1994).
La terza transizione arrivò più avanti, ed è raccontata direttamente dalle parole di Apple: il 22 giugno 2020, alla WWDC, l’amministratore delegato Tim Cook annunciò il passaggio ai processori progettati internamente da Apple, dichiarando: “Today we’re announcing our transition to Apple silicon, making this a historic day for the Mac.” I primi Mac con chip M1 — Mac mini, MacBook Air e MacBook Pro da 13 pollici — arrivarono tra il 10 e l’11 novembre 2020, accompagnati da due tecnologie pensate per rendere il passaggio meno traumatico: Rosetta 2, che traduce dinamicamente le app scritte per Intel così da farle girare sui nuovi chip ARM, e il formato “Universal 2”, che permette agli sviluppatori di creare un’unica app capace di sfruttare nativamente sia i Mac Apple Silicon sia quelli Intel. Il piano annunciato da Cook parlava di circa due anni per completare la transizione sull’intera gamma Mac; il percorso reale si chiuse il 5 giugno 2023, quando Apple presentò il Mac Pro con chip M2 Ultra, l’ultimo modello rimasto ancora con processore Intel a essere sostituito. Il nuovo nome per anno e la posizione di macOS nel mercatoNel 2025 macOS ha cambiato anche il modo in cui si contano le versioni. Fino al 2019 il sistema era rimasto sulla numerazione 10.x (da Cheetah, 10.0, a Catalina, 10.15); nel 2020 Big Sur aveva rotto lo schema diventando semplicemente “macOS 11”, seguito da Monterey (12), Ventura (13), Sonoma (14) e Sequoia (15). Con macOS 26 “Tahoe”, uscito il 15 settembre 2025, Apple ha compiuto un secondo salto, allineando il numero di versione all’anno solare: la release del 2026, con nome in codice “Golden Gate” e numerata 27, era ancora attesa alla data di consultazione delle fonti di questo Recap, ma è già descritta come l’ultima a offrire il supporto completo a Rosetta 2, e Tahoe come l’ultima versione capace di funzionare sui Mac con processore Intel. A distanza di oltre quattro decenni da quel Macintosh 128K del 1984, macOS resta comunque un attore di secondo piano nel mercato dei computer desktop e portatili se confrontato con il concorrente storico di Apple: ad aprile 2026 risultava il secondo sistema operativo più diffuso in quel segmento, dietro Microsoft Windows — la cui parabola, partita da un ambiente grafico sopra MS-DOS, è raccontata nella storia dei sistemi operativi Microsoft — e davanti a tutte le distribuzioni Linux messe insieme. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQual è la differenza tra Mac OS classico e Mac OS X?Il Mac OS classico è la linea che va dal System 1.0 del 1984 fino a Mac OS 9.2.2, l'ultimo aggiornamento uscito il 5 dicembre 2001, un sistema costruito da Apple da zero, prima a singola applicazione e poi con multitasking cooperativo. Mac OS X, debuttato il 24 marzo 2001, è invece un sistema nuovo, costruito sulla tecnologia NeXTSTEP acquisita da Apple nel 1997, con un kernel Unix (Darwin) alla base; da lì in poi tutte le versioni, fino a macOS, condividono quella stessa fondazione tecnica. Perché Apple comprò NeXT nel 1997?Soprattutto perché il progetto interno con cui Apple provava a modernizzare il Mac OS, chiamato Copland, era fallito. Acquisendo NeXT (annuncio il 20 dicembre 1996, transazione conclusa il 7 febbraio 1997, per 427 milioni di dollari) Apple ottenne NeXTSTEP, un sistema operativo già maturo, e riportò in azienda anche Steve Jobs, che tornò prima come consulente, poi come CEO ad interim dal 16 settembre 1997 e infine come CEO a tempo pieno nel 2000. Cos'è Rosetta 2?È la tecnologia di traduzione binaria dinamica introdotta da Apple insieme ai primi Mac con chip Apple Silicon, lanciati nel novembre 2020, per permettere di eseguire sui nuovi Mac con processore ARM le app scritte per processori Intel, senza che gli sviluppatori dovessero aggiornarle subito. Quante volte il Mac ha cambiato architettura del processore?Tre volte, da Motorola 68000 a PowerPC nel 1994, da PowerPC a Intel tra il 2005 e il 2006, e da Intel ad Apple Silicon (processori ARM progettati da Apple) tra il 2020 e il 2023, quando l'ultimo Mac Pro con chip Intel fu sostituito da un modello con chip M2 Ultra. Perché macOS Tahoe si chiama "26" e non "16"?Perché dal 2025 Apple ha abbandonato la vecchia numerazione progressiva delle versioni (passata da 10.x a un numero singolo nel 2020, con Big Sur numerato 11) per farla coincidere con l'anno solare; macOS 26 "Tahoe" è uscito il 15 settembre 2025, e la versione successiva, prevista nel 2026, si chiamerà macOS 27 "Golden Gate". Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |
















