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    recaplica Codice ASCII: cos'è la tabella dei caratteri
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    Codice ASCII: cos'è la tabella dei caratteri

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 24 settembre 2026

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    Il codice ASCII è la tabella che assegna un numero fisso a ogni lettera, cifra, segno di punteggiatura e comando di controllo della tastiera, così che un computer, che maneggia solo numeri, possa rappresentare un testo. Pubblicato nel 1963 dal comitato ANSI X3.4 e adottato per i computer federali statunitensi nel 1968, secondo l'Engineering and Technology History Wiki dell'IEEE usa 7 bit e copre 128 caratteri, quasi tutti dell'alfabeto inglese. L'RFC 20 mostra come questi 7 bit entrino comodi in un byte a 8 bit, con il bit più alto lasciato a zero; usare anche quel bit in più apre altre combinazioni, la base delle varianti note come ASCII esteso. Coprendo solo l'inglese, però, ASCII non basta per le lingue con accenti, ideogrammi o altri alfabeti: un limite che Unicode arriverà a risolvere.

    Punti Chiave

    • ASCII usa 7 bit per rappresentare 128 caratteri: lettere, cifre, punteggiatura e codici di controllo, ciascuno con un valore numerico fisso, secondo l'ETHW.
    • Il comitato ANSI X3.4, nato da una proposta dell'ingegnere IBM Bob Bemer del 1961, ha pubblicato lo standard nel 1963.
    • Nel 1968 un memorandum del presidente Lyndon Johnson ha reso ASCII lo standard per le comunicazioni dei computer federali statunitensi.
    • L'RFC 20 spiega che i 7 bit di ASCII si incapsulano comodamente in un byte a 8 bit, lasciando a zero il bit più alto.
    • Copre solo l'alfabeto inglese: il comitato, lavorando nei limiti di un hardware a 7 bit, poteva creare solo 128 caratteri, non abbastanza per un sistema davvero globale.
    • IBM non ha adottato subito ASCII: il suo System/360 del 1964 restò sull'EBCDIC, e la diffusione dominante è arrivata solo con l'IBM PC del 1981.

    I numeri chiave

    • 128 caratteri Il comitato ANSI X3.4 ha fissato a 128 il numero di caratteri rappresentabili in ASCII, tra lettere, cifre, punteggiatura e codici di controllo, lavorando nei limiti di un hardware a 7 bit. Fonte: ETHW, Engineering and Technology History Wiki (IEEE), 1963
    • 1963 L'anno in cui l'American Standard Code for Information Interchange è stato rilasciato per fare da lingua comune tra computer di produttori diversi, prima incompatibili tra loro. Fonte: ETHW, Engineering and Technology History Wiki (IEEE), 1963
    • 18 anni Il tempo passato tra la pubblicazione dello standard, nel 1963, e la sua diffusione dominante, arrivata con l'IBM PC del 1981: IBM stessa, nel 1964, aveva scelto di restare sul vecchio EBCDIC per il System/360. Fonte: ETHW, Engineering and Technology History Wiki (IEEE), 1963-1981

    L'Approfondimento

    Ogni tasto che premiamo su una tastiera, all’interno del computer, non è una lettera: è un numero. Il codice ASCII è la tabella che decide quale numero corrisponde a quale carattere, ed è per questo che un file di testo, aperto con un programma qualunque, torna sempre a mostrare le stesse lettere.

    Cos’è l’ASCII e come nasce il suo nome

    L’ASCII è l’acronimo di American Standard Code for Information Interchange. Secondo l’RFC 20, il documento tecnico curato da Vint Cerf che riporta la tabella ufficiale, lo standard serve per lo scambio generale di informazioni tra sistemi di elaborazione, sistemi di comunicazione e le apparecchiature collegate a entrambi.

    Prima che esistesse, la situazione era frammentata. L’Engineering and Technology History Wiki (ETHW) dell’IEEE racconta che prima del 1963 i produttori di computer usavano oltre sessanta modi diversi di rappresentare i caratteri, al punto che le macchine non riuscivano a comunicare tra loro. Nel maggio 1961 l’ingegnere IBM Bob Bemer scrisse all’American National Standards Institute (ANSI) proponendo un codice unico per la comunicazione tra computer. L’ANSI creò il comitato X3.4, guidato da John Auwaerter della Teletype Corporation, e nel 1963 pubblicò lo standard che oggi chiamiamo ASCII.

    Il codice binario, il sistema di 0 e 1 con cui un computer rappresenta qualunque informazione, sta sotto ogni codifica di caratteri: ASCII è semplicemente l’accordo su quale sequenza di 0 e 1 corrisponde a quale lettera.

    Come funziona la tabella: un numero per ogni carattere

    ASCII usa 7 bit per carattere, secondo l’RFC 20, che descrive la rappresentazione a 7 bit indicata con b7, il bit di ordine più alto, fino a b1, quello più basso. Sette bit permettono 128 combinazioni diverse, e sono proprio 128 i caratteri che il comitato ANSI ha inserito nella tabella: lettere, cifre, punteggiatura e codici di controllo.

    Esempio pratico: l’RFC 20 mostra il calcolo per la lettera K, che si trova in colonna 4, riga 11 della tabella: la sua posizione corrisponde al valore decimale 75, cioè alla sequenza di bit 1 0 0 1 0 1 1. La lettera O, in colonna 4, riga 15, vale invece 79 con lo stesso procedimento (colonna moltiplicata per 16, più la riga). La parola “OK” diventa quindi, per il computer, la sequenza di numeri 79, 75: un testo non è altro che una fila di valori come questi, uno dopo l’altro.

    Ogni intervallo di valori della tabella raccoglie un tipo di carattere.

    IntervalloValori decimaliEsempi
    Caratteri di controllo0-31NUL, BEL, LF, CR
    Spazio e punteggiatura32-47spazio, !, #, /
    Cifre48-570-9
    Lettere maiuscole65-90A-Z
    Lettere minuscole97-122a-z
    DEL127cancellazione

    I caratteri di controllo, nella prima riga della tabella, danno istruzioni al dispositivo che riceve il testo. L’RFC 20 ne descrive alcuni per esteso, come BEL, pensato per richiamare l’attenzione umana e in grado di comandare dispositivi di allarme, oppure HT, un carattere di formattazione che sposta la posizione di stampa alla tabulazione successiva lungo la riga, applicabile anche ai dispositivi di visualizzazione e alla funzione di salto sulle schede perforate.

    L’ottavo bit e l’ASCII esteso

    Un byte, l’unità con cui un computer maneggia i dati più comodamente, è fatto di 8 bit, uno in più dei 7 usati da ASCII. L’RFC 20 suggerisce proprio questo: incapsulare l’ASCII standard a 7 bit dentro un byte a 8 bit, lasciando a zero il bit di ordine più alto.

    Quell’ottavo bit, se acceso, apre altre combinazioni: due elevato alla settima potenza dà 128, due elevato all’ottava dà 256, il doppio. Quelle 128 posizioni aggiuntive, oltre la 127, sono quelle che si chiamano comunemente ASCII esteso.

    Perché ASCII copre solo l’inglese

    I membri del comitato ANSI, spiega l’ETHW, lavoravano nei limiti di un hardware a 7 bit e potevano quindi creare solo 128 caratteri. Capendo che non bastavano per un sistema davvero globale, lo stesso Bob Bemer sviluppò un metodo che permetteva ai computer di passare da un alfabeto all’altro tramite sequenze di escape: da allora sono nati più di 150 alfabeti “extra-ASCII” diversi.

    Di conseguenza, ASCII da solo non riesce a rappresentare lettere accentate, ideogrammi o alfabeti diversi da quello latino di base usato in inglese. Anche a livello internazionale lo standard è rimasto un codice a 7 bit: la raccomandazione T.50 dell’ITU (International Telecommunication Union), che definisce l’International Reference Alphabet, corrisponde infatti allo standard ISO 646, la versione internazionale di ASCII, sempre su 7 bit.

    Il Unicode Consortium racconta che, prima di Unicode, esistevano centinaia di codifiche diverse per assegnare un numero ai caratteri, nessuna capace di coprire da sola tutte le lingue del mondo, e che due codifiche potevano perfino usare lo stesso numero per caratteri diversi, creando conflitti. Unicode nasce per risolvere proprio questo: assegna un numero univoco a ogni carattere, qualunque sia la piattaforma, il programma o la lingua, includendo i valori ASCII nei suoi primi 128 codici ma andando ben oltre.

    Dove si incontra ancora oggi

    L’ETHW ricorda che ASCII è diventato onnipresente con la diffusione di internet, perché ha fatto da base per i caratteri dei messaggi email e dei documenti HTML: la storia di internet passa anche da qui, da un accordo su come rappresentare le lettere in un pacchetto di dati.

    L’adozione richiese comunque tempo: quando nel 1964 IBM lanciò il System/360, il responsabile dello sviluppo Frederick Brooks decise che le sue stampanti e schede perforate non erano ancora pronte per ASCII, e l’azienda restò sul vecchio standard EBCDIC. Solo l’Univac 1050 e le macchine da scrivere Teletype adottarono ASCII negli anni Sessanta; fu il primo personal computer IBM, nel 1981, a renderlo davvero lo standard dominante. Chi vuole vedere questo percorso per intero, dai primi calcolatori a valvole fino ai personal computer, lo trova nella storia del computer.

    Oggi ASCII resta sotto la superficie di quasi ogni linguaggio di programmazione: molti, come mostra il Recap su PHP, offrono funzioni pronte per convertire un carattere nel suo valore numerico e viceversa, la stessa operazione che l’RFC 20 descrive per la lettera K.

    Windows si è allontanato da ASCII a favore di Unicode con il suo sistema operativo NT, lanciato verso la fine degli anni Novanta, secondo l’ETHW. Il codice a 7 bit del 1963 resta comunque la base su cui Unicode si appoggia per i suoi primi 128 valori, il punto di partenza di ogni tabella dei caratteri che è venuta dopo.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Codice ASCII: Codice ASCIISlide 2 della presentazione su Codice ASCII: Come fa un computer a leggere una lettera?Slide 3 della presentazione su Codice ASCII: Il percorsoSlide 4 della presentazione su Codice ASCII: Capitolo 01: La tabella e i suoi numeriSlide 5 della presentazione su Codice ASCII: Come si legge la tabellaSlide 6 della presentazione su Codice ASCII: I numeri della tabellaSlide 7 della presentazione su Codice ASCII: Capitolo 02: Una storia in tre tappeSlide 8 della presentazione su Codice ASCII: Chi ha fatto nascere ASCII: Bob Bemer, Il comitato ANSI X3.4, Lyndon JohnsonSlide 9 della presentazione su Codice ASCII: Pubblicato nel 1963, ASCII è diventato dominante solo nel 1981Slide 10 della presentazione su Codice ASCII: Capitolo 03: L'ottavo bit e UnicodeSlide 11 della presentazione su Codice ASCII: Due modi di contare i caratteriSlide 12 della presentazione su Codice ASCII: Il computer non legge le lettere, legge solo numeriSlide 13 della presentazione su Codice ASCII: Quanti caratteri copre la tabella ASCII standard?Slide 14 della presentazione su Codice ASCII: Per approfondire
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito ASCII e Unicode sono la stessa cosa, solo con nomi diversi.

      ✓ Realtà Sono due standard nati in epoche diverse. ASCII usa 7 bit e copre 128 caratteri, quasi tutti dell'alfabeto inglese. Unicode, per il Unicode Consortium, assegna invece un numero univoco a ogni carattere di qualunque piattaforma o lingua: include i valori di ASCII nei suoi primi 128 codici, ma va molto oltre.

    • ✗ Mito Il computer capisce davvero le lettere che scriviamo.

      ✓ Realtà Secondo il Unicode Consortium, i computer maneggiano solo numeri: le lettere esistono per chi legge, non per la macchina, che riconosce un carattere solo perché una tabella come ASCII gli ha assegnato un numero fisso. Cambiare tabella cambia il significato di quello stesso numero.

    • ✗ Mito ASCII copre tutte le lingue del mondo, bastano i suoi caratteri per scrivere ovunque.

      ✓ Realtà L'ETHW ricorda che il comitato ANSI, lavorando nei limiti di un hardware a 7 bit, poteva creare solo 128 caratteri: non abbastanza per un sistema globale, tanto che lo stesso Bob Bemer ideò un metodo per cambiare alfabeto durante la trasmissione. Le lingue con accenti, ideogrammi o altri alfabeti sono rimaste fuori dallo standard originale.

    Mappa concettuale

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    Mappa concettuale: Codice ASCII: cos'è la tabella dei caratteri
    • Codice ASCII
      • Cos'è
        • Tabella dei caratteri Un numero fisso per ogni lettera, cifra e simbolo
        • Codifica a 7 bit
        • Standard ANSI X3.4
      • Una storia in tre tappe
        • Proposta di Bob Bemer 1961, lettera all'ANSI
        • Pubblicazione dello standard 1963
        • Adozione federale USA 1968, memorandum di Lyndon Johnson
      • Struttura della tabella
        • Caratteri di controllo Valori decimali 0-31
        • Cifre Valori 48-57
        • Lettere maiuscole Valori 65-90
        • Lettere minuscole Valori 97-122
      • Oltre i 128 valori
        • L'ottavo bit libero
        • ASCII esteso Posizioni aggiuntive oltre le 128 standard
      • Il limite e Unicode
        • Solo alfabeto inglese
        • Un numero per ogni lingua La soluzione del Unicode Consortium

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Quanti bit usa il codice ASCII standard per rappresentare un carattere?

    L'RFC 20 descrive ASCII come un codice a 7 bit, spesso incapsulato in un byte a 8 bit con il bit più alto lasciato a zero.

    2 Quanti caratteri copre la tabella ASCII standard, secondo l'ETHW?

    L'ETHW riporta che il comitato ANSI ha fissato a 128 il numero di caratteri rappresentabili in 7 bit: lettere, cifre, punteggiatura e codici di controllo.

    3 In che anno è stato pubblicato lo standard ASCII, secondo l'ETHW?

    L'ETHW colloca la pubblicazione dello standard nel 1963, quando fu rilasciato per sostituire le oltre sessanta codifiche diverse usate dai produttori di computer.

    4 Vero o falso: nella tabella ASCII le cifre da 0 a 9 hanno gli stessi valori numerici delle lettere maiuscole.

    Sono intervalli diversi: secondo l'RFC 20 le cifre occupano i valori decimali 48-57, mentre le lettere maiuscole occupano i valori 65-90.

    5 Perché, secondo il Unicode Consortium, è nato Unicode?

    Il Unicode Consortium spiega che le codifiche precedenti erano limitate e non riuscivano a coprire tutte le lingue del mondo, e a volte entravano pure in conflitto tra loro usando lo stesso numero per caratteri diversi.

    Risposte: 1-C · 2-B · 3-B · 4-B · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Il codice ASCII è la tabella che assegna un numero fisso a ogni lettera, cifra, segno di punteggiatura e comando di controllo della tastiera, così che un computer, che maneggia solo numeri, possa rappresentare un testo. Pubblicato nel 1963 dal comitato ANSI X3.4 e adottato per i computer federali statunitensi nel 1968, secondo l'Engineering and Technology History Wiki dell'IEEE usa 7 bit e copre 128 caratteri, quasi tutti dell'alfabeto inglese. L'RFC 20 mostra come questi 7 bit entrino comodi in un byte a 8 bit, con il bit più alto lasciato a zero; usare anche quel bit in più apre altre combinazioni, la base delle varianti note come ASCII esteso. Coprendo solo l'inglese, però, ASCII non basta per le lingue con accenti, ideogrammi o altri alfabeti: un limite che Unicode arriverà a risolvere.

    Domande e risposte

    A cosa serve il codice ASCII?

    Serve a rappresentare un testo con numeri: l'RFC 20 lo descrive come un codice pensato per lo scambio generale di informazioni tra sistemi di elaborazione, sistemi di comunicazione e le apparecchiature collegate, assegnando un valore fisso a ogni lettera, cifra, simbolo e comando di controllo.

    Quanti caratteri ha l'ASCII?

    128, secondo l'ETHW: lettere maiuscole e minuscole, cifre, segni di punteggiatura e caratteri di controllo, tutti rappresentabili con 7 bit.

    Perché si chiama ASCII?

    È l'acronimo di American Standard Code for Information Interchange, il nome dato dal comitato ANSI X3.4 allo standard pubblicato nel 1963, come riporta l'ETHW.

    Che differenza c'è tra ASCII e ASCII esteso?

    ASCII standard usa 7 bit per 128 caratteri. L'ASCII esteso sfrutta anche l'ottavo bit del byte, aprendo altre 128 posizioni oltre lo standard.

    Qual è la differenza tra ASCII e Unicode?

    ASCII copre 128 caratteri, quasi tutti dell'alfabeto inglese. Unicode, secondo il Unicode Consortium, assegna un numero univoco a ogni carattere di qualunque lingua o piattaforma, includendo i valori ASCII nei suoi primi 128 codici ma andando ben oltre.

    Fonti consultate

    • RFC 20, ASCII format for Network Interchange (IETF/RFC Editor)
    • ASCII — Engineering and Technology History Wiki (ETHW, IEEE)
    • ITU-T Recommendation T.50, International Reference Alphabet
    • What is Unicode? — Unicode Consortium

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