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Codice ASCII: cos'è la tabella dei caratteri | |||||||||||||||||||||
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Codice ASCII: cos'è la tabella dei caratteriCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl codice ASCII è la tabella che assegna un numero fisso a ogni lettera, cifra, segno di punteggiatura e comando di controllo della tastiera, così che un computer, che maneggia solo numeri, possa rappresentare un testo. Pubblicato nel 1963 dal comitato ANSI X3.4 e adottato per i computer federali statunitensi nel 1968, secondo l'Engineering and Technology History Wiki dell'IEEE usa 7 bit e copre 128 caratteri, quasi tutti dell'alfabeto inglese. L'RFC 20 mostra come questi 7 bit entrino comodi in un byte a 8 bit, con il bit più alto lasciato a zero; usare anche quel bit in più apre altre combinazioni, la base delle varianti note come ASCII esteso. Coprendo solo l'inglese, però, ASCII non basta per le lingue con accenti, ideogrammi o altri alfabeti: un limite che Unicode arriverà a risolvere. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoOgni tasto che premiamo su una tastiera, all’interno del computer, non è una lettera: è un numero. Il codice ASCII è la tabella che decide quale numero corrisponde a quale carattere, ed è per questo che un file di testo, aperto con un programma qualunque, torna sempre a mostrare le stesse lettere. Cos’è l’ASCII e come nasce il suo nomeL’ASCII è l’acronimo di American Standard Code for Information Interchange. Secondo l’RFC 20, il documento tecnico curato da Vint Cerf che riporta la tabella ufficiale, lo standard serve per lo scambio generale di informazioni tra sistemi di elaborazione, sistemi di comunicazione e le apparecchiature collegate a entrambi. Prima che esistesse, la situazione era frammentata. L’Engineering and Technology History Wiki (ETHW) dell’IEEE racconta che prima del 1963 i produttori di computer usavano oltre sessanta modi diversi di rappresentare i caratteri, al punto che le macchine non riuscivano a comunicare tra loro. Nel maggio 1961 l’ingegnere IBM Bob Bemer scrisse all’American National Standards Institute (ANSI) proponendo un codice unico per la comunicazione tra computer. L’ANSI creò il comitato X3.4, guidato da John Auwaerter della Teletype Corporation, e nel 1963 pubblicò lo standard che oggi chiamiamo ASCII. Il codice binario, il sistema di 0 e 1 con cui un computer rappresenta qualunque informazione, sta sotto ogni codifica di caratteri: ASCII è semplicemente l’accordo su quale sequenza di 0 e 1 corrisponde a quale lettera. Come funziona la tabella: un numero per ogni carattereASCII usa 7 bit per carattere, secondo l’RFC 20, che descrive la rappresentazione a 7 bit indicata con b7, il bit di ordine più alto, fino a b1, quello più basso. Sette bit permettono 128 combinazioni diverse, e sono proprio 128 i caratteri che il comitato ANSI ha inserito nella tabella: lettere, cifre, punteggiatura e codici di controllo.
Ogni intervallo di valori della tabella raccoglie un tipo di carattere.
I caratteri di controllo, nella prima riga della tabella, danno istruzioni al dispositivo che riceve il testo. L’RFC 20 ne descrive alcuni per esteso, come BEL, pensato per richiamare l’attenzione umana e in grado di comandare dispositivi di allarme, oppure HT, un carattere di formattazione che sposta la posizione di stampa alla tabulazione successiva lungo la riga, applicabile anche ai dispositivi di visualizzazione e alla funzione di salto sulle schede perforate. L’ottavo bit e l’ASCII estesoUn byte, l’unità con cui un computer maneggia i dati più comodamente, è fatto di 8 bit, uno in più dei 7 usati da ASCII. L’RFC 20 suggerisce proprio questo: incapsulare l’ASCII standard a 7 bit dentro un byte a 8 bit, lasciando a zero il bit di ordine più alto. Quell’ottavo bit, se acceso, apre altre combinazioni: due elevato alla settima potenza dà 128, due elevato all’ottava dà 256, il doppio. Quelle 128 posizioni aggiuntive, oltre la 127, sono quelle che si chiamano comunemente ASCII esteso. Perché ASCII copre solo l’ingleseI membri del comitato ANSI, spiega l’ETHW, lavoravano nei limiti di un hardware a 7 bit e potevano quindi creare solo 128 caratteri. Capendo che non bastavano per un sistema davvero globale, lo stesso Bob Bemer sviluppò un metodo che permetteva ai computer di passare da un alfabeto all’altro tramite sequenze di escape: da allora sono nati più di 150 alfabeti “extra-ASCII” diversi. Di conseguenza, ASCII da solo non riesce a rappresentare lettere accentate, ideogrammi o alfabeti diversi da quello latino di base usato in inglese. Anche a livello internazionale lo standard è rimasto un codice a 7 bit: la raccomandazione T.50 dell’ITU (International Telecommunication Union), che definisce l’International Reference Alphabet, corrisponde infatti allo standard ISO 646, la versione internazionale di ASCII, sempre su 7 bit. Il Unicode Consortium racconta che, prima di Unicode, esistevano centinaia di codifiche diverse per assegnare un numero ai caratteri, nessuna capace di coprire da sola tutte le lingue del mondo, e che due codifiche potevano perfino usare lo stesso numero per caratteri diversi, creando conflitti. Unicode nasce per risolvere proprio questo: assegna un numero univoco a ogni carattere, qualunque sia la piattaforma, il programma o la lingua, includendo i valori ASCII nei suoi primi 128 codici ma andando ben oltre. Dove si incontra ancora oggiL’ETHW ricorda che ASCII è diventato onnipresente con la diffusione di internet, perché ha fatto da base per i caratteri dei messaggi email e dei documenti HTML: la storia di internet passa anche da qui, da un accordo su come rappresentare le lettere in un pacchetto di dati. L’adozione richiese comunque tempo: quando nel 1964 IBM lanciò il System/360, il responsabile dello sviluppo Frederick Brooks decise che le sue stampanti e schede perforate non erano ancora pronte per ASCII, e l’azienda restò sul vecchio standard EBCDIC. Solo l’Univac 1050 e le macchine da scrivere Teletype adottarono ASCII negli anni Sessanta; fu il primo personal computer IBM, nel 1981, a renderlo davvero lo standard dominante. Chi vuole vedere questo percorso per intero, dai primi calcolatori a valvole fino ai personal computer, lo trova nella storia del computer. Oggi ASCII resta sotto la superficie di quasi ogni linguaggio di programmazione: molti, come mostra il Recap su PHP, offrono funzioni pronte per convertire un carattere nel suo valore numerico e viceversa, la stessa operazione che l’RFC 20 descrive per la lettera K. Windows si è allontanato da ASCII a favore di Unicode con il suo sistema operativo NT, lanciato verso la fine degli anni Novanta, secondo l’ETHW. Il codice a 7 bit del 1963 resta comunque la base su cui Unicode si appoggia per i suoi primi 128 valori, il punto di partenza di ogni tabella dei caratteri che è venuta dopo. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteA cosa serve il codice ASCII?Serve a rappresentare un testo con numeri: l'RFC 20 lo descrive come un codice pensato per lo scambio generale di informazioni tra sistemi di elaborazione, sistemi di comunicazione e le apparecchiature collegate, assegnando un valore fisso a ogni lettera, cifra, simbolo e comando di controllo. Quanti caratteri ha l'ASCII?128, secondo l'ETHW: lettere maiuscole e minuscole, cifre, segni di punteggiatura e caratteri di controllo, tutti rappresentabili con 7 bit. Perché si chiama ASCII?È l'acronimo di American Standard Code for Information Interchange, il nome dato dal comitato ANSI X3.4 allo standard pubblicato nel 1963, come riporta l'ETHW. Che differenza c'è tra ASCII e ASCII esteso?ASCII standard usa 7 bit per 128 caratteri. L'ASCII esteso sfrutta anche l'ottavo bit del byte, aprendo altre 128 posizioni oltre lo standard. Qual è la differenza tra ASCII e Unicode?ASCII copre 128 caratteri, quasi tutti dell'alfabeto inglese. Unicode, secondo il Unicode Consortium, assegna un numero univoco a ogni carattere di qualunque lingua o piattaforma, includendo i valori ASCII nei suoi primi 128 codici ma andando ben oltre. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












