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    Blockchain: cos'è e come funziona la catena di blocchi

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 17 settembre 2026

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    La blockchain è un registro digitale organizzato in blocchi collegati tra loro tramite hash, mantenuto da più computer distribuiti anziché da un'unica autorità centrale. Il NIST (National Institute of Standards and Technology) la descrive come un registro resistente alla manomissione, perché ogni blocco contiene l'impronta crittografica del blocco precedente. Per decidere chi può aggiungere un nuovo blocco, le reti usano meccanismi di consenso diversi: Bitcoin si affida al proof of work descritto nel whitepaper di Satoshi Nakamoto del 2008, mentre Ethereum è passata al proof of stake nel 2022. La tecnologia nasce con Bitcoin ma si applica anche a smart contract, tracciabilità di beni e transazioni tra aziende.

    Punti Chiave

    • Un blocco contiene un header con i metadati e i dati veri e propri, come le transazioni, secondo la definizione del NIST.
    • Ogni blocco include l'hash del blocco precedente, quindi modificare un dato già scritto cambierebbe quell'hash e tutti quelli successivi.
    • Bitcoin usa il proof of work, i nodi cercano un nonce che produca un hash valido e la difficoltà si ricalcola ogni 2016 blocchi.
    • Ethereum è passata al proof of stake nel 2022, i validatori depositano 32 ETH invece di competere a calcolare.
    • La rete non ha un centro, secondo il NIST i nodi possono essere sparsi in tutto il mondo e nessuna singola entità controlla la catena di Bitcoin.
    • Oltre ai pagamenti, la blockchain si usa per smart contract, tracciabilità nella supply chain e transazioni B2B, sempre secondo il NIST.

    I numeri chiave

    • 2016 blocchi Bitcoin ricalcola la difficoltà del proof of work ogni 2016 blocchi, per mantenere costante il ritmo con cui si aggiungono nuovi blocchi alla catena. Fonte: NIST, NISTIR 8202 (2018)
    • 70 TWh l'anno Nel luglio 2022 la rete Ethereum, allora basata su proof of work, consumava a livello globale circa 70 TWh l'anno secondo Digiconomist, più o meno quanto la Repubblica Ceca. Fonte: Digiconomist, citato da Ethereum.org (2022)
    • 32 ETH Dal 2022, con il passaggio al proof of stake, un partecipante deve depositare 32 ETH nel contratto di deposito per diventare validatore della rete Ethereum. Fonte: Ethereum.org (2022)

    L'Approfondimento

    Cos’è, in pratica, una blockchain

    Secondo il NIST (National Institute of Standards and Technology, 2018), una blockchain è un registro digitale distribuito, organizzato in blocchi di transazioni firmate crittograficamente e collegati tra loro. La definizione tecnica insiste su due proprietà: resistenza alla manomissione (tamper resistant) ed evidenza della manomissione (tamper evident). In pratica, chi modifica il registro lascia una traccia visibile a chiunque ne confronti le copie.

    Ogni blocco è diviso in due parti, come spiega il NIST: un header con i metadati e i dati veri e propri, cioè le transazioni raccolte in quel blocco. È l’header a fare il lavoro di collegamento: contiene l’hash digest, l’impronta crittografica, dell’header del blocco precedente. Cambiare un dato in un blocco già pubblicato ne cambierebbe l’hash, e quel cambiamento si propagherebbe a ogni blocco successivo, perché ciascuno porta l’hash di chi lo precede.

    Esempio pratico: immagina un quaderno a fogli numerati in cui ogni pagina, in alto, riporta l’impronta digitale di quella precedente. Se qualcuno strappasse una pagina di mezzo per riscriverla, il codice in cima cambierebbe, e con lui non tornerebbero più i codici di tutte le pagine successive: chiunque confronti il quaderno con una copia se ne accorgerebbe.

    Il risultato pratico è un registro difficile da falsificare senza lasciare traccia, quella che il NIST chiama resistenza alla manomissione.

    Una rete senza centro

    La blockchain di Bitcoin, riporta il NIST, è mantenuta e gestita in modo indipendente da un gruppo distribuito di partecipanti, con nodi che possono trovarsi in punti diversi del mondo. Non esiste un server unico che tiene la copia corretta: ogni nodo conserva il proprio registro e lo confronta con quello degli altri. È un’architettura che ricorda come funziona Internet in generale, dove non serve un’autorità centrale perché i dati viaggino da un punto all’altro della rete: la blockchain applica la stessa logica distribuita al problema di tenere un registro condiviso e affidabile.

    Il problema del consenso: chi scrive il prossimo blocco

    Se nessuno controlla la rete, serve comunque una regola per decidere chi ha il diritto di aggiungere il prossimo blocco. Il whitepaper di Bitcoin, pubblicato da Satoshi Nakamoto nel 2008, risolve il problema con il proof of work: i nodi competono a trovare un nonce, un numero usato una sola volta, che unito ai dati del blocco produca un hash con un certo numero di zero iniziali tramite SHA-256. Trovarlo richiede molti tentativi; verificarlo, una volta trovato, è immediato. La regola di consenso è semplice: i nodi considerano sempre corretta la catena più lunga, quella con più lavoro computazionale investito.

    Ethereum ha usato lo stesso principio, con l’algoritmo Ethash, fino al 2022, anno in cui è passata al proof of stake, come documenta Ethereum.org. Al posto del calcolo intensivo, chi vuole diventare validatore deposita 32 ETH in un contratto dedicato ed esegue tre software distinti: un client di esecuzione, uno di consenso e uno per la validazione. A ogni slot, un validatore viene scelto a caso per proporre il blocco successivo. Se agisce in modo scorretto, rischia lo slashing, una penalità che va da meno dello 0,1% del proprio deposito, se è l’unico validatore coinvolto, fino al 100% in un evento di slashing di massa che riguarda molti validatori insieme.

    Proof of work (Bitcoin)Proof of stake (Ethereum, dal 2022)
    Come si guadagna il diritto di scrivereRisolvendo un calcolo crittografico (nonce + hash)Depositando ETH come garanzia (32 ETH)
    Costo principaleElettricità: circa 70 TWh l’anno per Ethereum a proof of work nel 2022Capitale bloccato nel deposito
    Penalità per comportamento scorrettoIl lavoro investito va perso se la catena si biforcaSlashing, dallo 0,1% al 100% del deposito

    Non solo pagamenti

    Il whitepaper di Bitcoin descrive un sistema pensato per permettere pagamenti diretti tra due parti, senza passare da un istituto finanziario. Il NIST elenca anche usi non finanziari: transazioni B2B che registrano attività su beni digitali o fisici, tracciabilità nella supply chain, per esempio la posizione di una spedizione, e gli smart contract, in cui una transazione serve a inviare dati, elaborarli e memorizzarne il risultato. Sono applicazioni distinte dalle criptovalute, che restano il caso d’uso più noto ma non l’unico: la blockchain resta la struttura tecnica sotto il cofano, e le criptovalute sono un’applicazione fra le tante che ci si costruiscono sopra.

    Capire questa distinzione aiuta anche a leggere meglio cos’è un algoritmo: il proof of work e il proof of stake sono, alla fine, procedure, sequenze di passaggi definiti per arrivare a un risultato verificabile, applicate a un problema specifico, quello di mettere d’accordo migliaia di computer senza un capo.

    I limiti, secondo chi l’ha studiata

    Il NIST è esplicito su un punto: la blockchain non è una soluzione universale, e ha problemi da considerare caso per caso. Il consumo di risorse dei sistemi a proof of work ha spinto, secondo il NIST, a spostare i nodi che pubblicano blocchi verso aree con elettricità a basso costo in eccesso. La sicurezza dell’utente, inoltre, non è automatica: un attaccante che voglia colpire chi usa la rete deve comunque individuare i singoli partecipanti, uno per uno.

    Presentazione

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    Slide 1 della presentazione su Blockchain: BlockchainSlide 2 della presentazione su Blockchain: Chi decide cosa scrivere in una blockchain?Slide 3 della presentazione su Blockchain: Il percorsoSlide 4 della presentazione su Blockchain: Capitolo 01: Il blocco e l'hashSlide 5 della presentazione su Blockchain: Cosa contiene un bloccoSlide 6 della presentazione su Blockchain: Cambiare un blocco vecchio cambia tutti quelli dopoSlide 7 della presentazione su Blockchain: Capitolo 02: La rete senza centroSlide 8 della presentazione su Blockchain: Chi partecipa alla rete: I nodi, Chi pubblica i blocchi, Gli utentiSlide 9 della presentazione su Blockchain: Capitolo 03: Due modi di trovare consensoSlide 10 della presentazione su Blockchain: Due meccanismi di consensoSlide 11 della presentazione su Blockchain: Il costo, prima e dopoSlide 12 della presentazione su Blockchain: Capitolo 04: Miti da sfatareSlide 13 della presentazione su Blockchain: Immutabilità · Governance · AnonimatoSlide 14 della presentazione su Blockchain: Cosa rende difficile modificare un blocco già pubblicato?Slide 15 della presentazione su Blockchain: Per approfondire
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito La blockchain è immutabile in senso assoluto, i dati scritti non si possono mai cambiare.

      ✓ Realtà Secondo il NIST (2018), modificare dati già scritti è difficile ma non impossibile in principio: le applicazioni che usano la blockchain come livello di dati aggirano il problema trattando i blocchi successivi come aggiornamenti, non come cancellazioni. L'immutabilità è una resistenza pratica alla manomissione, non una garanzia matematica assoluta.

    • ✗ Mito Una blockchain non ha bisogno di governance, funziona da sola senza regole né autorità.

      ✓ Realtà Il NIST (2018) osserva che se un solo soggetto controlla chi può pubblicare i blocchi, gli utenti devono comunque fidarsi di quel soggetto. La decentralizzazione tecnica non elimina la necessità di regole su chi partecipa: cambia solo dove quelle regole vengono decise.

    • ✗ Mito Chi usa la blockchain è anonimo e quindi al sicuro da chi vuole attaccarlo.

      ✓ Realtà Per il NIST (2018), un attaccante che voglia colpire gli utenti di una rete blockchain deve comunque individuarli uno per uno. La pseudonimia, cioè indirizzi che non portano un nome, non è la stessa cosa dell'anonimato totale e non protegge da un attacco mirato.

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    Mappa concettuale: Blockchain: cos'è e come funziona la catena di blocchi
    • Blockchain
      • Struttura a blocchi
        • Blocco Header con metadati più i dati delle transazioni
        • Hash Impronta crittografica calcolata sul blocco
        • Concatenazione Ogni blocco contiene l'hash del precedente
      • Rete decentralizzata
        • Nodi distribuiti Geograficamente diffusi nel mondo, secondo il NIST
        • Nessuna autorità centrale Il registro è gestito da un gruppo distribuito di partecipanti
      • Consenso
        • Proof of work
          • Nonce e hash
          • Difficoltà regolata Ogni 2016 blocchi in Bitcoin
        • Proof of stake
          • Validatori e staking 32 ETH depositati
          • Penalità Slashing dallo 0,1% al 100%
      • Applicazioni
        • Pagamenti diretti Senza istituto finanziario di mezzo
        • Smart contract
        • Tracciabilità Supply chain e transazioni B2B
      • Falsi miti
        • Immutabilità assoluta
        • Nessuna governance
        • Anonimato totale

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Cosa collega un blocco al blocco precedente nella catena?

    Secondo il NIST, i blocchi sono concatenati perché ciascuno contiene l'hash digest dell'header del blocco precedente: cambiare un blocco vecchio ne cambierebbe l'hash e quindi tutti gli hash successivi.

    2 Ogni quanti blocchi il protocollo Bitcoin ricalcola la difficoltà del proof of work?

    Il NIST riporta che Bitcoin, che usa il proof of work, aggiusta la difficoltà del puzzle crittografico ogni 2016 blocchi, per mantenere costante il ritmo di produzione della catena.

    3 Vero o falso: nel proof of stake un partecipante deve risolvere calcoli crittografici intensivi per proporre un nuovo blocco.

    È il proof of work a richiedere il lavoro computazionale intensivo. Il proof of stake, adottato da Ethereum dal 2022, sostituisce il calcolo con un deposito di 32 ETH che il validatore rischia di perdere se agisce in modo scorretto.

    4 Cosa può succedere a un validatore Ethereum che si comporta in modo disonesto nel sistema proof of stake?

    Ethereum.org spiega che la penalità (slashing) è proporzionale a quanti validatori vengono penalizzati nello stesso periodo: si va da meno dello 0,1% dello stake per un validatore isolato fino al 100% in un evento di slashing di massa.

    5 Quale delle seguenti NON è, secondo il NIST, una caratteristica reale della blockchain?

    Il NIST chiarisce che la resistenza alla manomissione è pratica, non assoluta: alcune applicazioni trattano le modifiche come nuovi aggiornamenti registrati sopra i dati precedenti, non come vere cancellazioni.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-B · 4-A · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 8

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    La blockchain è un registro digitale organizzato in blocchi collegati tra loro tramite hash, mantenuto da più computer distribuiti anziché da un'unica autorità centrale. Il NIST (National Institute of Standards and Technology) la descrive come un registro resistente alla manomissione, perché ogni blocco contiene l'impronta crittografica del blocco precedente. Per decidere chi può aggiungere un nuovo blocco, le reti usano meccanismi di consenso diversi: Bitcoin si affida al proof of work descritto nel whitepaper di Satoshi Nakamoto del 2008, mentre Ethereum è passata al proof of stake nel 2022. La tecnologia nasce con Bitcoin ma si applica anche a smart contract, tracciabilità di beni e transazioni tra aziende.

    Domande e risposte

    La blockchain e Bitcoin sono la stessa cosa?

    No. Bitcoin è la prima applicazione a usare una blockchain, descritta nel whitepaper di Satoshi Nakamoto del 2008, ma la tecnologia del registro a blocchi concatenati si usa anche per altro, dagli smart contract di Ethereum alla tracciabilità nella supply chain, come indica il NIST nel suo rapporto del 2018.

    Che differenza c'è tra proof of work e proof of stake?

    Nel proof of work, usato da Bitcoin, i nodi competono a risolvere un calcolo crittografico consumando energia elettrica. Nel proof of stake, adottato da Ethereum dal 2022, i validatori depositano criptovaluta come garanzia invece di calcolare, e la perdono in caso di comportamento scorretto.

    Chi controlla i dati scritti in una blockchain?

    Dipende dalla rete: in Bitcoin ed Ethereum nessuna entità singola, secondo il NIST, ma se un'unica organizzazione controlla chi può pubblicare i blocchi, gli utenti devono comunque fidarsi di quell'organizzazione.

    Si può cancellare o modificare un dato già scritto nella blockchain?

    Cambiarlo è molto difficile perché altererebbe l'hash del blocco e di tutti quelli successivi, ma il NIST precisa che non è impossibile in assoluto: alcune applicazioni gestiscono le correzioni registrando un nuovo aggiornamento sopra il dato precedente, invece di cancellarlo.

    Quanta energia consuma una blockchain a proof of work?

    Varia molto a seconda della rete: a luglio 2022 Ethereum, quando ancora usava il proof of work, consumava circa 70 TWh l'anno secondo Digiconomist, un dato paragonabile ai consumi della Repubblica Ceca.

    Fonti consultate

    • NISTIR 8202, Blockchain Technology Overview (NIST)
    • Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System (Satoshi Nakamoto)
    • Proof-of-work (PoW) — Ethereum.org
    • Proof-of-stake (PoS) — Ethereum.org

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