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Criptovalute: cosa sono e come funzionano | |||||||||
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Criptovalute: cosa sono e come funzionanoCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta18 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLe criptovalute, che le autorità italiane preferiscono chiamare criptoattività, sono rappresentazioni digitali di un valore che, a differenza dell'euro o del dollaro, non hanno corso legale. Si basano sulla blockchain, un registro digitale pubblico e decentralizzato in cui le transazioni vengono raggruppate in blocchi collegati tra loro, senza bisogno di una banca o di un ente centrale. Per convalidare le transazioni serve un meccanismo di calcolo, il proof-of-work, e proprio quel calcolo è la ragione per cui il mining consuma tanta energia; il proof-of-stake è un'alternativa allo studio che ne usa molta meno. Chi possiede criptoattività le custodisce in un wallet protetto da una coppia di chiavi crittografiche, ma va anche a sbattere contro rischi concreti: forte volatilità dei prezzi, truffe e assenza di una tutela legale piena. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoCosa sono davvero le criptoattivitàIl nome che usiamo tutti i giorni, “criptovalute”, non è il più preciso. La Banca d’Italia, sul suo portale di educazione finanziaria, le definisce rappresentazioni digitali di un valore o di un diritto — e subito dopo chiarisce il punto che conta di più: a differenza delle valute ufficiali, come l’euro o il dollaro, le criptoattività non sono moneta legale. Nessuno è obbligato ad accettarle come pagamento, e nessuna banca centrale ne garantisce il valore. Per questo l’istituto preferisce il termine “criptoattività”. Il prefisso “cripto” non è decorativo. La CONSOB lo spiega ricordando che si tratta di una forma di valore “nascosto”, utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico, ed esistente esclusivamente in forma digitale: si genera e si scambia soltanto per via telematica, mai come banconota o moneta fisica. La prima di queste criptoattività, Bitcoin, nasce nel 2008 come metodo di pagamento alternativo alle valute emesse dalle banche centrali, secondo il Parlamento europeo. Da allora il fenomeno si è moltiplicato: nel 2020 ne esistevano già 5.600 versioni diverse, per un valore complessivo stimato in 250 miliardi di euro. La blockchain: un registro che nessuno controlla da soloIl pezzo di tecnologia che rende possibile tutto questo è la blockchain, la “catena di blocchi”. La Banca d’Italia la definisce un registro digitale pubblico e decentralizzato che conserva le transazioni in modo sicuro e non modificabile; è decentralizzato perché non ha bisogno di un intermediario centrale, e i dati vivono in blocchi protetti da crittografia. La CONSOB aggiunge un dettaglio pratico: è una lista in continua crescita di record, appunto i “block”, collegati tra loro e resi sicuri dalla crittografia. Il meccanismo che tiene insieme la catena è semplice da descrivere: ogni blocco contiene una parte dell’informazione e il codice identificativo del blocco precedente, un po’ come funziona una rete di computer collegati che si scambiano dati, il principio alla base di Internet.
Questa struttura, secondo la Banca d’Italia, rende la blockchain più sicura rispetto ai sistemi di registrazione tradizionali: non c’è un unico database che, se compromesso, farebbe crollare tutto il sistema, perché la stessa informazione è duplicata su tantissimi nodi della rete. Mining e proof-of-work: perché convalidare i blocchi costa energiaAggiungere un nuovo blocco alla catena non è un’operazione automatica: nel sistema di Bitcoin serve il mining, che la CONSOB descrive come la capacità computazionale necessaria per risolvere complessi calcoli algoritmici — in pratica, un algoritmo che chiunque abbia abbastanza potenza di calcolo può eseguire. La Banca dei Regolamenti Internazionali spiega perché questo calcolo debba essere così oneroso: Bitcoin ottiene l’immutabilità dei dati, e quindi la definitività dei pagamenti, tramite calcoli costosi — il “proof-of-work”. Rendere il calcolo economico aprirebbe la porta al cosiddetto “double-spending”, cioè alla possibilità di spendere due volte la stessa moneta digitale: tra le ragioni per cui il sistema è costruito così, c’è proprio la volontà di rendere questo tipo di frode troppo dispendioso per convenire. Chi mette a disposizione la propria potenza di calcolo per convalidare i blocchi riceve in cambio nuovi bitcoin appena creati, i cosiddetti “block reward”, che secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali hanno costituito finora la parte più consistente del guadagno di chi fa mining. È proprio questa corsa al calcolo, secondo le stime citate dal Parlamento europeo, tra i fattori che portano il consumo energetico complessivo di Bitcoin a livelli paragonabili a quelli di un piccolo Paese — una stima generale, senza una cifra puntuale in chilowattora.
Il proof-of-stake: un’alternativa che consuma menoIl proof-of-work non è l’unico modo per tenere in piedi una rete come questa. Uno studio della Banca d’Italia, pubblicato nella collana Questioni di Economia e Finanza, osserva che il proof-of-work richiede grandi quantità di elettricità, mentre diversi altri protocolli a registro distribuito ne consumano molto meno, e propone il passaggio dal proof-of-work al proof-of-stake come una delle strade per ridurre l’impatto energetico. Le fonti consultate per questo Recap non entrano nel dettaglio tecnico di come il proof-of-stake scelga chi convalida i blocchi: quello che resta confermato è che si tratta di un’alternativa al mining, capace di funzionare con un consumo di energia molto più basso. Wallet e chiavi: cosa significa “possedere” una criptoattivitàNon esiste un salvadanaio fisico in cui tenere una criptoattività: la Banca d’Italia definisce il wallet il deposito elettronico che le custodisce, e la CONSOB lo chiama più semplicemente “portafoglio digitale”. Dentro quel deposito non ci sono monete vere e proprie, ma una coppia di chiavi crittografiche — pubblica e privata, come le chiama la CONSOB — che identificano il proprietario e autorizzano le transazioni.
I rischi conosciuti, secondo le autorità di vigilanzaIl quadro che emerge dalle fonti istituzionali è tutt’altro che rassicurante sul piano della sicurezza pratica. La Banca d’Italia avverte che acquistare criptoattività espone a diversi gradi di rischio, e che nel caso di quelle non garantite da alcun soggetto — come Bitcoin o Ether — il rischio è molto alto: si può perdere denaro per malfunzionamenti tecnologici, furti o errori, oltre che per il crollo del valore. La CONSOB aggiunge che i prezzi delle principali criptovalute sono soggetti a fluttuazioni molto ampie, anche all’interno della stessa giornata, e segnala rischi concreti di truffe. C’è poi un problema di tutela: la CONSOB osserva che, senza regole giuridiche precise a cui appoggiarsi, chi subisce un danno non può contare su una tutela legale efficace. Il Parlamento europeo osserva che chi possiede criptoattività non è coperto dalle regole di protezione dei consumatori valide nell’Unione Europea, e che le transazioni sono in gran parte anonime — una caratteristica che, secondo la stessa fonte, è anche tra le ragioni per cui le criptovalute vengono usate in attività criminali. Non a caso l’Unione Europea ha imposto regole di tracciamento per i trasferimenti di fondi in criptoattività sopra i 1.000 euro, in un percorso normativo che il Parlamento europeo ha approvato formalmente nell’aprile 2023 e il Consiglio dell’Unione Europea nel maggio 2023. Va tenuto distinto, infine, il caso di una moneta che ha corso legale, come l’euro: il suo potere d’acquisto può ridursi nel tempo per via dell’inflazione, ma resta comunque uno strumento di pagamento che per legge deve essere accettato, con un valore che le banche centrali lavorano per stabilizzare. Le criptoattività non hanno nessuna di queste garanzie istituzionali alle spalle. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteLe criptovalute sono legali in Italia?Non esiste un divieto generale: possederle e scambiarle non è vietato. La Banca d'Italia ricorda però che le criptoattività non hanno corso legale come l'euro, e la CONSOB segnala che chi le usa non gode delle stesse tutele previste per gli strumenti finanziari regolamentati. Cos'è il proof-of-work?È il meccanismo con cui Bitcoin rende sicure e definitive le transazioni: secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, risolvere calcoli computazionali costosi (il mining) rende molto oneroso alterare o duplicare le monete già registrate. Perché il mining consuma tanta energia?Perché il proof-of-work è pensato apposta per essere costoso: rendere difficile e dispendioso il calcolo è, tra i fattori principali, ciò che protegge la rete dalle manomissioni. Secondo le stime citate dal Parlamento europeo, il consumo energetico complessivo di Bitcoin equivale a quello di un piccolo Paese. Le criptovalute sono anonime?Non del tutto. Secondo il Parlamento europeo le transazioni sono in gran parte anonime, ed è anche per questo che le criptovalute vengono usate in attività illecite; restano comunque registrate per sempre sulla blockchain pubblica, quindi tracciabili con gli strumenti giusti. Che differenza c'è tra "criptovaluta" e "criptoattività"?Nell'uso comune sono spesso sinonimi, ma la Banca d'Italia preferisce 'criptoattività' perché più corretto: il termine 'criptovaluta' richiama l'idea di moneta, mentre queste rappresentazioni digitali di un valore non hanno corso legale come l'euro o il dollaro. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |
















