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    Criptovalute: cosa sono e come funzionano

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 13 settembre 2026

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    Le criptovalute, che le autorità italiane preferiscono chiamare criptoattività, sono rappresentazioni digitali di un valore che, a differenza dell'euro o del dollaro, non hanno corso legale. Si basano sulla blockchain, un registro digitale pubblico e decentralizzato in cui le transazioni vengono raggruppate in blocchi collegati tra loro, senza bisogno di una banca o di un ente centrale. Per convalidare le transazioni serve un meccanismo di calcolo, il proof-of-work, e proprio quel calcolo è la ragione per cui il mining consuma tanta energia; il proof-of-stake è un'alternativa allo studio che ne usa molta meno. Chi possiede criptoattività le custodisce in un wallet protetto da una coppia di chiavi crittografiche, ma va anche a sbattere contro rischi concreti: forte volatilità dei prezzi, truffe e assenza di una tutela legale piena.

    Punti Chiave

    • Le criptoattività sono rappresentazioni digitali di un valore o di un diritto, ma non sono moneta legale come l'euro o il dollaro: per questo la Banca d'Italia preferisce chiamarle 'criptoattività' invece di 'criptovalute'.
    • La blockchain è un registro digitale pubblico e decentralizzato: i dati stanno in blocchi collegati tra loro dal codice del blocco precedente, così alterarne uno rompe la catena e la rete se ne accorge.
    • Il mining è il calcolo che convalida le transazioni nel sistema proof-of-work di Bitcoin: rendere quel calcolo costoso è, tra le ragioni principali, ciò che scoraggia i tentativi di duplicare le monete.
    • Il proof-of-stake è un'alternativa al mining studiata anche dalla Banca d'Italia perché consuma molta meno elettricità.
    • Il wallet è il deposito digitale delle criptoattività, protetto da una coppia di chiavi crittografiche: quella pubblica per ricevere fondi, quella privata per autorizzare le transazioni.
    • Comprare criptoattività non garantite, come Bitcoin o Ether, comporta secondo Banca d'Italia un rischio molto alto; CONSOB segnala anche forte volatilità, truffe e l'assenza di un quadro giuridico che garantisca una tutela legale efficace.

    I numeri chiave

    • 5.600 le criptovalute diverse censite nel mondo nel 2020 Fonte: Parlamento Europeo
    • 250 miliardi il valore globale stimato delle criptovalute nel 2020, in euro Fonte: Parlamento Europeo
    • 2008 l'anno in cui nasce Bitcoin, la prima criptoattività, pensata come alternativa di pagamento alle valute emesse dalle banche centrali Fonte: Parlamento Europeo

    L'Approfondimento

    Cosa sono davvero le criptoattività

    Il nome che usiamo tutti i giorni, “criptovalute”, non è il più preciso. La Banca d’Italia, sul suo portale di educazione finanziaria, le definisce rappresentazioni digitali di un valore o di un diritto — e subito dopo chiarisce il punto che conta di più: a differenza delle valute ufficiali, come l’euro o il dollaro, le criptoattività non sono moneta legale. Nessuno è obbligato ad accettarle come pagamento, e nessuna banca centrale ne garantisce il valore. Per questo l’istituto preferisce il termine “criptoattività”.

    Il prefisso “cripto” non è decorativo. La CONSOB lo spiega ricordando che si tratta di una forma di valore “nascosto”, utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico, ed esistente esclusivamente in forma digitale: si genera e si scambia soltanto per via telematica, mai come banconota o moneta fisica. La prima di queste criptoattività, Bitcoin, nasce nel 2008 come metodo di pagamento alternativo alle valute emesse dalle banche centrali, secondo il Parlamento europeo. Da allora il fenomeno si è moltiplicato: nel 2020 ne esistevano già 5.600 versioni diverse, per un valore complessivo stimato in 250 miliardi di euro.

    La blockchain: un registro che nessuno controlla da solo

    Il pezzo di tecnologia che rende possibile tutto questo è la blockchain, la “catena di blocchi”. La Banca d’Italia la definisce un registro digitale pubblico e decentralizzato che conserva le transazioni in modo sicuro e non modificabile; è decentralizzato perché non ha bisogno di un intermediario centrale, e i dati vivono in blocchi protetti da crittografia. La CONSOB aggiunge un dettaglio pratico: è una lista in continua crescita di record, appunto i “block”, collegati tra loro e resi sicuri dalla crittografia. Il meccanismo che tiene insieme la catena è semplice da descrivere: ogni blocco contiene una parte dell’informazione e il codice identificativo del blocco precedente, un po’ come funziona una rete di computer collegati che si scambiano dati, il principio alla base di Internet.

    Esempio pratico: immagina un registro condiviso da migliaia di copie sparse per il mondo, ognuna aggiornata in tempo reale. Se qualcuno prova a modificare una singola pagina già scritta, il codice che la collega alla pagina precedente non torna più: la manomissione si vede, e tutte le altre copie del registro continuano a mostrare la versione originale.

    Questa struttura, secondo la Banca d’Italia, rende la blockchain più sicura rispetto ai sistemi di registrazione tradizionali: non c’è un unico database che, se compromesso, farebbe crollare tutto il sistema, perché la stessa informazione è duplicata su tantissimi nodi della rete.

    Mining e proof-of-work: perché convalidare i blocchi costa energia

    Aggiungere un nuovo blocco alla catena non è un’operazione automatica: nel sistema di Bitcoin serve il mining, che la CONSOB descrive come la capacità computazionale necessaria per risolvere complessi calcoli algoritmici — in pratica, un algoritmo che chiunque abbia abbastanza potenza di calcolo può eseguire. La Banca dei Regolamenti Internazionali spiega perché questo calcolo debba essere così oneroso: Bitcoin ottiene l’immutabilità dei dati, e quindi la definitività dei pagamenti, tramite calcoli costosi — il “proof-of-work”. Rendere il calcolo economico aprirebbe la porta al cosiddetto “double-spending”, cioè alla possibilità di spendere due volte la stessa moneta digitale: tra le ragioni per cui il sistema è costruito così, c’è proprio la volontà di rendere questo tipo di frode troppo dispendioso per convenire.

    Chi mette a disposizione la propria potenza di calcolo per convalidare i blocchi riceve in cambio nuovi bitcoin appena creati, i cosiddetti “block reward”, che secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali hanno costituito finora la parte più consistente del guadagno di chi fa mining. È proprio questa corsa al calcolo, secondo le stime citate dal Parlamento europeo, tra i fattori che portano il consumo energetico complessivo di Bitcoin a livelli paragonabili a quelli di un piccolo Paese — una stima generale, senza una cifra puntuale in chilowattora.

    Proof-of-workProof-of-stake
    Come convalida i blocchiRisolvendo calcoli complessi (mining)È un’alternativa al mining
    Consumo energeticoMolto alto: secondo il Parlamento europeo, paragonabile a un piccolo PaeseSecondo gli studi della Banca d’Italia, molto più basso

    Il proof-of-stake: un’alternativa che consuma meno

    Il proof-of-work non è l’unico modo per tenere in piedi una rete come questa. Uno studio della Banca d’Italia, pubblicato nella collana Questioni di Economia e Finanza, osserva che il proof-of-work richiede grandi quantità di elettricità, mentre diversi altri protocolli a registro distribuito ne consumano molto meno, e propone il passaggio dal proof-of-work al proof-of-stake come una delle strade per ridurre l’impatto energetico. Le fonti consultate per questo Recap non entrano nel dettaglio tecnico di come il proof-of-stake scelga chi convalida i blocchi: quello che resta confermato è che si tratta di un’alternativa al mining, capace di funzionare con un consumo di energia molto più basso.

    Wallet e chiavi: cosa significa “possedere” una criptoattività

    Non esiste un salvadanaio fisico in cui tenere una criptoattività: la Banca d’Italia definisce il wallet il deposito elettronico che le custodisce, e la CONSOB lo chiama più semplicemente “portafoglio digitale”. Dentro quel deposito non ci sono monete vere e proprie, ma una coppia di chiavi crittografiche — pubblica e privata, come le chiama la CONSOB — che identificano il proprietario e autorizzano le transazioni.

    Esempio pratico: la chiave pubblica funziona un po’ come un numero di conto, che si può dare a chiunque debba inviarti un pagamento. La chiave privata è invece il codice segreto che autorizza un movimento in uscita: chi la conosce può disporre delle criptoattività custodite nel wallet, ed è per questo che va tenuta riservata, senza condividerla mai.

    I rischi conosciuti, secondo le autorità di vigilanza

    Il quadro che emerge dalle fonti istituzionali è tutt’altro che rassicurante sul piano della sicurezza pratica. La Banca d’Italia avverte che acquistare criptoattività espone a diversi gradi di rischio, e che nel caso di quelle non garantite da alcun soggetto — come Bitcoin o Ether — il rischio è molto alto: si può perdere denaro per malfunzionamenti tecnologici, furti o errori, oltre che per il crollo del valore. La CONSOB aggiunge che i prezzi delle principali criptovalute sono soggetti a fluttuazioni molto ampie, anche all’interno della stessa giornata, e segnala rischi concreti di truffe.

    C’è poi un problema di tutela: la CONSOB osserva che, senza regole giuridiche precise a cui appoggiarsi, chi subisce un danno non può contare su una tutela legale efficace. Il Parlamento europeo osserva che chi possiede criptoattività non è coperto dalle regole di protezione dei consumatori valide nell’Unione Europea, e che le transazioni sono in gran parte anonime — una caratteristica che, secondo la stessa fonte, è anche tra le ragioni per cui le criptovalute vengono usate in attività criminali. Non a caso l’Unione Europea ha imposto regole di tracciamento per i trasferimenti di fondi in criptoattività sopra i 1.000 euro, in un percorso normativo che il Parlamento europeo ha approvato formalmente nell’aprile 2023 e il Consiglio dell’Unione Europea nel maggio 2023.

    Va tenuto distinto, infine, il caso di una moneta che ha corso legale, come l’euro: il suo potere d’acquisto può ridursi nel tempo per via dell’inflazione, ma resta comunque uno strumento di pagamento che per legge deve essere accettato, con un valore che le banche centrali lavorano per stabilizzare. Le criptoattività non hanno nessuna di queste garanzie istituzionali alle spalle.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Criptovalute: CriptovaluteSlide 2 della presentazione su Criptovalute: Se compri un bitcoin, cosa possiedi davvero?Slide 3 della presentazione su Criptovalute: Di cosa parliamoSlide 4 della presentazione su Criptovalute: Capitolo 01: Cos'è una criptoattivitàSlide 5 della presentazione su Criptovalute: Un fenomeno già enorme nel 2020Slide 6 della presentazione su Criptovalute: Perché non sono propriamente "valute"Slide 7 della presentazione su Criptovalute: Capitolo 02: Come funziona la blockchainSlide 8 della presentazione su Criptovalute: Come si concatenano i blocchiSlide 9 della presentazione su Criptovalute: Chiunque · Nessuno · Quasi nessunoSlide 10 della presentazione su Criptovalute: Capitolo 03: Mining e le sue alternativeSlide 11 della presentazione su Criptovalute: Due modi di convalidare i blocchiSlide 12 della presentazione su Criptovalute: Perché il mining deve essere costoso apposta?Slide 13 della presentazione su Criptovalute: Capitolo 04: Wallet, chiavi e rischiSlide 14 della presentazione su Criptovalute: Il deposito e le due chiavi: Wallet, Chiave pubblica, Chiave privataSlide 15 della presentazione su Criptovalute: I rischi, secondo Banca d'Italia e CONSOBSlide 16 della presentazione su Criptovalute: Il mining non serve solo a creare nuove monete.Slide 17 della presentazione su Criptovalute: A cosa serve la chiave privata di un wallet?Slide 18 della presentazione su Criptovalute: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta18 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Le criptovalute sono una moneta a tutti gli effetti, come l'euro o il dollaro.

      ✓ Realtà Non lo sono: la Banca d'Italia le definisce rappresentazioni digitali di un valore o di un diritto, ma chiarisce che, a differenza delle valute ufficiali, non hanno corso legale. Per questo l'istituto preferisce chiamarle 'criptoattività' invece di 'criptovalute'.

    • ✗ Mito Comprare criptoattività non garantite come Bitcoin o Ether è un investimento sicuro.

      ✓ Realtà Secondo la Banca d'Italia, le criptoattività non garantite da alcun soggetto comportano un rischio molto alto; la CONSOB aggiunge che i prezzi possono oscillare in modo molto ampio anche nell'arco della stessa giornata, e che l'assenza di un quadro giuridico preciso rende difficile un'efficace tutela legale in caso di problemi.

    • ✗ Mito Il mining serve solo a creare nuove monete, senza altre conseguenze.

      ✓ Realtà Nel proof-of-work il mining è soprattutto un meccanismo di sicurezza: risolvere calcoli complessi rende molto costoso alterare le transazioni già registrate. È proprio questo dispendio di calcolo, secondo le stime citate dal Parlamento europeo, tra le ragioni per cui Bitcoin consuma un quantitativo di energia paragonabile a quello di un piccolo Paese.

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    • Criptovalute
      • Cos'è una criptoattività
        • Rappresentazione digitale di un valore
        • Non è moneta legale A differenza di euro e dollaro
        • Solo forma digitale Si genera e si scambia per via telematica
      • La blockchain
        • Registro pubblico e decentralizzato
        • Blocchi concatenati Ogni blocco contiene il codice del blocco precedente
        • Nessun intermediario centrale
      • Come si convalidano le transazioni
        • Proof-of-work
          • Mining Calcoli complessi che convalidano i blocchi
          • Block reward Nuove monete create come premio
        • Proof-of-stake Alternativa al mining, molto meno energivora
      • Wallet e chiavi
        • Wallet Il deposito digitale delle criptoattività
        • Chiave pubblica Per ricevere fondi
        • Chiave privata Per autorizzare le transazioni
      • I rischi
        • Volatilità Prezzi con oscillazioni ampie, anche in un giorno
        • Truffe
        • Assenza di tutela legale Manca un quadro giuridico preciso
        • Consumo energetico Il mining richiede molta elettricità
      • Diffusione e regole
        • 5.600 criptovalute nel 2020 Valore stimato, 250 miliardi di euro
        • Regole UE Approvate dal Parlamento europeo nel 2023

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Secondo la Banca d'Italia, perché il termine più corretto è "criptoattività" e non "criptovaluta"?

    La Banca d'Italia le definisce rappresentazioni digitali di un valore o di un diritto, ma chiarisce che, a differenza delle valute ufficiali come l'euro o il dollaro, non sono moneta legale: per questo il termine più corretto è 'criptoattività'.

    2 Cosa rende difficile modificare una transazione già registrata sulla blockchain?

    La blockchain è una lista di blocchi concatenati: ciascuno contiene una parte dell'informazione e il codice identificativo del blocco precedente. Cambiare un blocco già registrato romperebbe questo collegamento, e siccome il registro è distribuito su tante copie, la rete se ne accorgerebbe.

    3 Vero o falso: nel proof-of-work, il mining serve solo a creare nuove monete, senza altre funzioni.

    Falso. Il mining è soprattutto il meccanismo che rende sicura la rete: risolvere calcoli complessi rende molto costoso alterare le transazioni già registrate. I nuovi bitcoin creati come premio, i cosiddetti block reward, sono l'incentivo a partecipare a questo lavoro, non l'unico scopo.

    4 In sintesi, qual è la differenza tra proof-of-work e proof-of-stake?

    Il proof-of-work di Bitcoin richiede calcoli computazionali costosi, e secondo le stime citate dal Parlamento europeo il relativo consumo energetico equivale a quello di un piccolo Paese. Gli studi della Banca d'Italia indicano nel proof-of-stake un'alternativa al mining che riduce di molto il consumo di elettricità.

    5 A cosa serve la chiave privata di un wallet?

    Il wallet custodisce le criptoattività attraverso una coppia di chiavi crittografiche: quella pubblica identifica l'account e si può condividere per ricevere fondi, quella privata autorizza le transazioni e deve restare segreta.

    Risposte: 1-A · 2-A · 3-B · 4-A · 5-A

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

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    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Le criptovalute, che le autorità italiane preferiscono chiamare criptoattività, sono rappresentazioni digitali di un valore che, a differenza dell'euro o del dollaro, non hanno corso legale. Si basano sulla blockchain, un registro digitale pubblico e decentralizzato in cui le transazioni vengono raggruppate in blocchi collegati tra loro, senza bisogno di una banca o di un ente centrale. Per convalidare le transazioni serve un meccanismo di calcolo, il proof-of-work, e proprio quel calcolo è la ragione per cui il mining consuma tanta energia; il proof-of-stake è un'alternativa allo studio che ne usa molta meno. Chi possiede criptoattività le custodisce in un wallet protetto da una coppia di chiavi crittografiche, ma va anche a sbattere contro rischi concreti: forte volatilità dei prezzi, truffe e assenza di una tutela legale piena.

    Domande e risposte

    Le criptovalute sono legali in Italia?

    Non esiste un divieto generale: possederle e scambiarle non è vietato. La Banca d'Italia ricorda però che le criptoattività non hanno corso legale come l'euro, e la CONSOB segnala che chi le usa non gode delle stesse tutele previste per gli strumenti finanziari regolamentati.

    Cos'è il proof-of-work?

    È il meccanismo con cui Bitcoin rende sicure e definitive le transazioni: secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, risolvere calcoli computazionali costosi (il mining) rende molto oneroso alterare o duplicare le monete già registrate.

    Perché il mining consuma tanta energia?

    Perché il proof-of-work è pensato apposta per essere costoso: rendere difficile e dispendioso il calcolo è, tra i fattori principali, ciò che protegge la rete dalle manomissioni. Secondo le stime citate dal Parlamento europeo, il consumo energetico complessivo di Bitcoin equivale a quello di un piccolo Paese.

    Le criptovalute sono anonime?

    Non del tutto. Secondo il Parlamento europeo le transazioni sono in gran parte anonime, ed è anche per questo che le criptovalute vengono usate in attività illecite; restano comunque registrate per sempre sulla blockchain pubblica, quindi tracciabili con gli strumenti giusti.

    Che differenza c'è tra "criptovaluta" e "criptoattività"?

    Nell'uso comune sono spesso sinonimi, ma la Banca d'Italia preferisce 'criptoattività' perché più corretto: il termine 'criptovaluta' richiama l'idea di moneta, mentre queste rappresentazioni digitali di un valore non hanno corso legale come l'euro o il dollaro.

    Fonti consultate

    • Banca d'Italia, Portale di Educazione Finanziaria — Le cripto-attività
    • CONSOB, Educazione Finanziaria — Le cripto-attività
    • Parlamento Europeo — Cryptocurrency dangers and the benefits of EU legislation
    • Bank for International Settlements — Working Paper No. 765, Beyond the doomsday economics of "proof-of-work" in cryptocurrencies
    • Banca d'Italia — Questioni di Economia e Finanza n. 670, Addressing the sustainability of distributed ledger technology

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