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Dispotismo illuminato: cos'è e chi lo ha applicato in Europa |
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Dispotismo illuminato: cos'è e chi lo ha applicato in EuropaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta16 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl dispotismo illuminato è la forma di governo con cui, nella seconda metà del Settecento, alcuni monarchi assoluti europei applicarono idee dell'Illuminismo — tolleranza religiosa, riforme legali, modernizzazione amministrativa — senza mai cedere potere ai propri sudditi. Lo praticarono Federico II di Prussia, Caterina II di Russia, Giuseppe II d'Asburgo, Maria Teresa d'Austria e, in Spagna e Portogallo, Carlo III con il suo ministro, il marchese di Pombal. Le riforme toccarono la giustizia, l'istruzione, i rapporti con la Chiesa e l'amministrazione dello Stato, ma restarono decise dall'alto, senza alcuna forma di rappresentanza popolare. Per questo gli storici discutono ancora quanto quei sovrani fossero davvero convinti delle idee illuministe e quanto le usassero solo per rafforzare lo Stato. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoNel Settecento diversi sovrani europei governarono con un metodo che oggi si definisce dispotismo illuminato: applicare riforme ispirate all’Illuminismo — razionalità, efficienza amministrativa, un certo grado di tolleranza — senza però condividere il potere con nessuno. Secondo la voce «Enlightened Despotism» dell’Encyclopedia of the Early Modern World, l’obiettivo di questi monarchi era costruire monarchie abbastanza forti da imporre politiche più giuste ed efficienti, non da cedere sovranità. Chi erano questi sovraniIl gruppo più citato comprende Federico II di Prussia (1740-1786), Caterina II di Russia (1762-1796), Giuseppe II d’Asburgo (co-reggente dal 1765, unico sovrano dal 1780 al 1790) e sua madre Maria Teresa d’Austria (1740-1780). In Spagna il modello fu applicato da Carlo III (1759-1788), in Portogallo dal marchese di Pombal, ministro di Giuseppe I dal 1750 al 1777. Secondo l’Encyclopedia.com, la stagione più intensa del dispotismo illuminato arriva nei trent’anni successivi alla Guerra dei Sette Anni, conclusa nel 1763. Federico II riassunse l’ideologia del gruppo in una formula che sarebbe rimasta celebre: si definiva «il primo servitore dello Stato». Il potere del sovrano restava intero: la sua giustificazione, però, si spostava dal diritto divino al dovere verso il benessere pubblico. È lo stesso tipo di domanda — da dove viene la legittimità di chi comanda — che la voce sulle forme di stato e di governo prova a mettere in ordine. Riforme amministrative ed economiche
Riforme meno spettacolari ma altrettanto concrete arrivarono anche altrove. Carlo III di Spagna cercò di modernizzare il proprio impero indebolendo il potere economico della Chiesa e dei monasteri, promuovendo la ricerca universitaria e facilitando il commercio e l’agricoltura, secondo quanto riporta la voce «Enlightened absolutism» di Wikipedia. Maria Teresa d’Austria, con l’aiuto di consiglieri come Kaunitz, Haugwitz e van Swieten, riorganizzò le finanze e l’amministrazione dei domini asburgici. Riforme giuridiche e socialiIl documento giuridico più ambizioso del periodo è il Nakaz di Caterina II, pubblicato nel 1767: 22 capitoli e 655 articoli, più di 400 dei quali ripresi quasi alla lettera dalle opere di Montesquieu e di Beccaria. Il testo doveva servire da guida alla Commissione Legislativa convocata lo stesso anno per scrivere un nuovo codice di leggi per l’impero russo. La commissione, però, non arrivò mai a un risultato: secondo la voce «Nakaz» di Wikipedia, il testo ebbe scarso valore pratico e non circolò mai fuori da Mosca e San Pietroburgo. Giuseppe II d’Asburgo andò oltre il diritto scritto. Nel 1781 abolì la servitù della gleba nei propri domini e rese obbligatoria l’istruzione elementare per bambini e bambine. In una direttiva confidenziale dell’agosto 1783 stabilì inoltre che la pena di morte, pur restando formalmente parte della legge, non venisse quasi più applicata nella pratica. Riforme religioseIl terreno dove lo scontro tra sovrani e Chiesa fu più netto riguarda i gesuiti. Il 19 gennaio 1759 il marchese di Pombal ordinò con un decreto il sequestro dei beni della Compagnia di Gesù nei domini portoghesi. La Francia seguì alla fine del 1764 con un editto di scioglimento dell’ordine sul proprio territorio, la Spagna di Carlo III nel 1767, con ordini segreti inviati a tutti i viceré provinciali. Nel 1773 papa Clemente XIV soppresse formalmente la Compagnia di Gesù in tutta la Chiesa cattolica. Giuseppe II scelse una strada diversa dall’espulsione: nel 1781 firmò l’Editto di Tolleranza, che garantì alle minoranze religiose una libertà di culto limitata. Sua madre Maria Teresa, che pure aveva modernizzato scuola e amministrazione, rifiutò sempre questa via: le fonti storiche documentano posizioni esplicitamente ostili verso la comunità ebraica, in un contrasto diretto con le scelte del figlio. Il rapporto con l’Illuminismo filosoficoFederico II corrispose per anni con Voltaire e scrisse un saggio sul «dispotismo benevolo» per difendere il proprio modello di governo. Caterina II, però, offre un caso più ambiguo: costruì il Nakaz sulle opere di Montesquieu senza mai nominarlo nel testo, e ammise lei stessa di averlo fatto per l’utilità del proprio impero. Il rapporto tra questi sovrani e la filosofia dei Lumi era quindi spesso strumentale, più vicino a una scelta di immagine e di efficienza dello Stato che a un’adesione ideale ai princìpi degli illuministi. Una distanza simile tra teoria del potere e pratica di governo emerge anche ne il Principe di Machiavelli, dove la ragion di Stato guida le scelte del sovrano più delle idee astratte sulla giustizia. I limiti del modelloNessuna delle riforme descritte finora toccò il punto centrale: la rappresentanza politica. I sudditi restavano tali, senza alcun potere di consultazione o di veto sulle decisioni della corona. Il governo di Giuseppe II è l’esempio più netto di questo squilibrio: agiva nell’interesse dichiarato dei sudditi, ma senza mai coinvolgerli nelle scelte che li riguardavano. Le riforme più ambiziose furono proprio quelle di Giuseppe II, e furono anche quelle che mostrarono per prime i limiti del modello. La velocità con cui vennero imposte, senza alcuna forma di mediazione sociale, provocò rivolte come la Rivoluzione del Brabante nel 1789. Poco prima di morire, nel 1790, Giuseppe II fu costretto a ritirare molte delle riforme introdotte in Ungheria. Il dispotismo illuminato si esaurisce proprio negli anni in cui matura, in Francia, un’idea di sovranità radicalmente diversa: quella che porterà alla Rivoluzione francese del 1789, con la richiesta di una rappresentanza popolare che nessun sovrano illuminato aveva mai concesso. Una domanda simile di rappresentanza politica emerge poco prima anche nelle colonie americane: la Rivoluzione americana, negli anni Settanta del Settecento, porta alla rottura con il sovrano invece che a una sua riforma. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCos'è il dispotismo illuminato?È la forma di governo con cui, nella seconda metà del Settecento, alcuni monarchi assoluti europei applicarono idee dell'Illuminismo — tolleranza religiosa, riforme legali, modernizzazione amministrativa — mantenendo però il potere interamente nelle proprie mani, senza alcuna rappresentanza politica per i sudditi. Quali sovrani applicarono il dispotismo illuminato?I casi più citati sono Federico II di Prussia (1740-1786), Caterina II di Russia (1762-1796), Giuseppe II d'Asburgo (unico sovrano dal 1780 al 1790) e sua madre Maria Teresa d'Austria (1740-1780); in Spagna Carlo III (1759-1788) e in Portogallo il marchese di Pombal, ministro di Giuseppe I dal 1750 al 1777. Che differenza c'è tra dispotismo illuminato e assolutismo tradizionale?Nell'assolutismo tradizionale il sovrano giustifica il proprio potere con il diritto divino; nel dispotismo illuminato la giustificazione diventa il dovere verso il benessere dello Stato e dei sudditi, come nella formula di Federico II "il primo servitore dello Stato". Il potere resta comunque assoluto in entrambi i casi. Perché si parla di uso strumentale delle idee illuministe da parte di questi sovrani?Perché in alcuni casi i sovrani ripresero le idee dei filosofi senza condividerne davvero i princìpi: Caterina II ammise di essersi ispirata a Montesquieu senza mai citarlo nel testo del Nakaz, per l'utilità del proprio impero, non per adesione ideale. Il dispotismo illuminato ha portato a vere riforme democratiche?No: nessun sovrano concesse una rappresentanza politica ai propri sudditi. Le riforme di Giuseppe II furono le più ambiziose, ma la loro imposizione dall'alto, senza consenso sociale, provocò rivolte e portò a un parziale ritiro poco prima della sua morte, nel 1790. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |














