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    recaplica Dispotismo illuminato: cos'è e chi lo ha applicato in Europa
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    Dispotismo illuminato: cos'è e chi lo ha applicato in Europa

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 25 settembre 2026

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    Il dispotismo illuminato è la forma di governo con cui, nella seconda metà del Settecento, alcuni monarchi assoluti europei applicarono idee dell'Illuminismo — tolleranza religiosa, riforme legali, modernizzazione amministrativa — senza mai cedere potere ai propri sudditi. Lo praticarono Federico II di Prussia, Caterina II di Russia, Giuseppe II d'Asburgo, Maria Teresa d'Austria e, in Spagna e Portogallo, Carlo III con il suo ministro, il marchese di Pombal. Le riforme toccarono la giustizia, l'istruzione, i rapporti con la Chiesa e l'amministrazione dello Stato, ma restarono decise dall'alto, senza alcuna forma di rappresentanza popolare. Per questo gli storici discutono ancora quanto quei sovrani fossero davvero convinti delle idee illuministe e quanto le usassero solo per rafforzare lo Stato.

    Punti Chiave

    • Il potere del sovrano resta assoluto: cambia la sua giustificazione, che diventa il dovere verso il benessere dello Stato invece del solo diritto divino.
    • Federico II di Prussia (1740-1786) si definiva "il primo servitore dello Stato", una frase che riassume l'ideologia del dispotismo illuminato.
    • Caterina II di Russia scrisse nel 1767 il Nakaz, un testo di 655 articoli, oltre 400 dei quali ripresi da Montesquieu e da Beccaria, per una commissione legislativa che non produsse mai un nuovo codice di leggi.
    • Giuseppe II d'Asburgo abolì la servitù della gleba e firmò l'Editto di Tolleranza nel 1781, ma le sue riforme troppo rapide provocarono rivolte e furono in parte ritirate poco prima della sua morte, nel 1790.
    • L'espulsione dei gesuiti — Portogallo nel 1759, Francia nel 1764, Spagna nel 1767 — mostra lo scontro tra i sovrani e la Chiesa per il controllo dell'istruzione e delle proprietà ecclesiastiche.
    • Nessun sovrano del dispotismo illuminato concesse una rappresentanza politica ai propri sudditi: le riforme restarono sempre una decisione unilaterale della corona.

    I numeri chiave

    • 1759 Anno in cui il marchese di Pombal, ministro di Giuseppe I di Portogallo, ordinò con un decreto il sequestro dei beni della Compagnia di Gesù nei domini portoghesi, la prima delle espulsioni dei gesuiti in Europa. Fonte: Wikipedia, «Suppression of the Society of Jesus»
    • 1767 Anno in cui Caterina II di Russia pubblicò il Nakaz e convocò la Commissione Legislativa che avrebbe dovuto scrivere un nuovo codice di leggi per l'impero russo. Fonte: Wikipedia, «Nakaz»
    • 1781 Anno in cui Giuseppe II d'Asburgo abolì la servitù della gleba nei suoi domini ed emanò l'Editto di Tolleranza, che garantiva una libertà di culto limitata alle minoranze religiose. Fonte: Wikipedia, «Joseph II, Holy Roman Emperor»

    L'Approfondimento

    Nel Settecento diversi sovrani europei governarono con un metodo che oggi si definisce dispotismo illuminato: applicare riforme ispirate all’Illuminismo — razionalità, efficienza amministrativa, un certo grado di tolleranza — senza però condividere il potere con nessuno. Secondo la voce «Enlightened Despotism» dell’Encyclopedia of the Early Modern World, l’obiettivo di questi monarchi era costruire monarchie abbastanza forti da imporre politiche più giuste ed efficienti, non da cedere sovranità.

    Chi erano questi sovrani

    Il gruppo più citato comprende Federico II di Prussia (1740-1786), Caterina II di Russia (1762-1796), Giuseppe II d’Asburgo (co-reggente dal 1765, unico sovrano dal 1780 al 1790) e sua madre Maria Teresa d’Austria (1740-1780). In Spagna il modello fu applicato da Carlo III (1759-1788), in Portogallo dal marchese di Pombal, ministro di Giuseppe I dal 1750 al 1777. Secondo l’Encyclopedia.com, la stagione più intensa del dispotismo illuminato arriva nei trent’anni successivi alla Guerra dei Sette Anni, conclusa nel 1763.

    Federico II riassunse l’ideologia del gruppo in una formula che sarebbe rimasta celebre: si definiva «il primo servitore dello Stato». Il potere del sovrano restava intero: la sua giustificazione, però, si spostava dal diritto divino al dovere verso il benessere pubblico. È lo stesso tipo di domanda — da dove viene la legittimità di chi comanda — che la voce sulle forme di stato e di governo prova a mettere in ordine.

    Riforme amministrative ed economiche

    Esempio pratico: dopo il terremoto di Lisbona del 1755, il marchese di Pombal non si limitò a far ricostruire la città. Secondo la voce «1755 Lisbon earthquake» di Wikipedia, fece raccogliere dati dettagliati dalle parrocchie su orari del sisma, intensità e comportamento dello tsunami, un lavoro che gli storici della sismologia considerano tra i primi tentativi di indagine scientifica su larga scala di un terremoto. Per la ricostruzione scelse l’opzione più radicale tra quelle proposte dall’ingegnere Manuel da Maia: abbattere l’intero quartiere della Baixa e tracciare strade nuove, con modelli in legno testati facendo marciare intorno reparti di soldati per simulare le scosse.

    Riforme meno spettacolari ma altrettanto concrete arrivarono anche altrove. Carlo III di Spagna cercò di modernizzare il proprio impero indebolendo il potere economico della Chiesa e dei monasteri, promuovendo la ricerca universitaria e facilitando il commercio e l’agricoltura, secondo quanto riporta la voce «Enlightened absolutism» di Wikipedia. Maria Teresa d’Austria, con l’aiuto di consiglieri come Kaunitz, Haugwitz e van Swieten, riorganizzò le finanze e l’amministrazione dei domini asburgici.

    Riforme giuridiche e sociali

    Il documento giuridico più ambizioso del periodo è il Nakaz di Caterina II, pubblicato nel 1767: 22 capitoli e 655 articoli, più di 400 dei quali ripresi quasi alla lettera dalle opere di Montesquieu e di Beccaria. Il testo doveva servire da guida alla Commissione Legislativa convocata lo stesso anno per scrivere un nuovo codice di leggi per l’impero russo. La commissione, però, non arrivò mai a un risultato: secondo la voce «Nakaz» di Wikipedia, il testo ebbe scarso valore pratico e non circolò mai fuori da Mosca e San Pietroburgo.

    Giuseppe II d’Asburgo andò oltre il diritto scritto. Nel 1781 abolì la servitù della gleba nei propri domini e rese obbligatoria l’istruzione elementare per bambini e bambine. In una direttiva confidenziale dell’agosto 1783 stabilì inoltre che la pena di morte, pur restando formalmente parte della legge, non venisse quasi più applicata nella pratica.

    Riforme religiose

    Il terreno dove lo scontro tra sovrani e Chiesa fu più netto riguarda i gesuiti. Il 19 gennaio 1759 il marchese di Pombal ordinò con un decreto il sequestro dei beni della Compagnia di Gesù nei domini portoghesi. La Francia seguì alla fine del 1764 con un editto di scioglimento dell’ordine sul proprio territorio, la Spagna di Carlo III nel 1767, con ordini segreti inviati a tutti i viceré provinciali. Nel 1773 papa Clemente XIV soppresse formalmente la Compagnia di Gesù in tutta la Chiesa cattolica.

    Giuseppe II scelse una strada diversa dall’espulsione: nel 1781 firmò l’Editto di Tolleranza, che garantì alle minoranze religiose una libertà di culto limitata. Sua madre Maria Teresa, che pure aveva modernizzato scuola e amministrazione, rifiutò sempre questa via: le fonti storiche documentano posizioni esplicitamente ostili verso la comunità ebraica, in un contrasto diretto con le scelte del figlio.

    Il rapporto con l’Illuminismo filosofico

    Federico II corrispose per anni con Voltaire e scrisse un saggio sul «dispotismo benevolo» per difendere il proprio modello di governo. Caterina II, però, offre un caso più ambiguo: costruì il Nakaz sulle opere di Montesquieu senza mai nominarlo nel testo, e ammise lei stessa di averlo fatto per l’utilità del proprio impero. Il rapporto tra questi sovrani e la filosofia dei Lumi era quindi spesso strumentale, più vicino a una scelta di immagine e di efficienza dello Stato che a un’adesione ideale ai princìpi degli illuministi. Una distanza simile tra teoria del potere e pratica di governo emerge anche ne il Principe di Machiavelli, dove la ragion di Stato guida le scelte del sovrano più delle idee astratte sulla giustizia.

    I limiti del modello

    Nessuna delle riforme descritte finora toccò il punto centrale: la rappresentanza politica. I sudditi restavano tali, senza alcun potere di consultazione o di veto sulle decisioni della corona. Il governo di Giuseppe II è l’esempio più netto di questo squilibrio: agiva nell’interesse dichiarato dei sudditi, ma senza mai coinvolgerli nelle scelte che li riguardavano.

    Le riforme più ambiziose furono proprio quelle di Giuseppe II, e furono anche quelle che mostrarono per prime i limiti del modello. La velocità con cui vennero imposte, senza alcuna forma di mediazione sociale, provocò rivolte come la Rivoluzione del Brabante nel 1789. Poco prima di morire, nel 1790, Giuseppe II fu costretto a ritirare molte delle riforme introdotte in Ungheria.

    Il dispotismo illuminato si esaurisce proprio negli anni in cui matura, in Francia, un’idea di sovranità radicalmente diversa: quella che porterà alla Rivoluzione francese del 1789, con la richiesta di una rappresentanza popolare che nessun sovrano illuminato aveva mai concesso. Una domanda simile di rappresentanza politica emerge poco prima anche nelle colonie americane: la Rivoluzione americana, negli anni Settanta del Settecento, porta alla rottura con il sovrano invece che a una sua riforma.

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    Falsi miti

    • ✗ Mito Il dispotismo illuminato era una forma di governo progressista, vicina alla democrazia.

      ✓ Realtà Nessuno dei sovrani illuminati concesse mai una rappresentanza politica ai propri sudditi: le riforme restavano decisioni della corona, imposte dall'alto senza consultazione. Nel caso di Giuseppe II d'Asburgo questo squilibrio fu così marcato che le sue riforme, prive di qualsiasi mediazione sociale, provocarono rivolte come quella del Brabante nel 1789.

    • ✗ Mito I sovrani applicavano le idee dei filosofi illuministi per convinzione personale.

      ✓ Realtà Caterina II di Russia ammise lei stessa di essersi ispirata alle opere di Montesquieu senza mai citarlo nel testo del Nakaz, per l'utilità del proprio impero: un uso strumentale delle idee illuministe, più legato all'immagine e all'efficienza dello Stato che a un'adesione ideale ai princìpi dei filosofi.

    • ✗ Mito Tutti i sovrani del dispotismo illuminato erano tolleranti in materia religiosa.

      ✓ Realtà Maria Teresa d'Austria modernizzò l'amministrazione e la scuola dei suoi domini, ma rifiutò sempre la tolleranza religiosa: le fonti storiche documentano posizioni ostili verso la comunità ebraica, in netto contrasto con le scelte del figlio e co-reggente Giuseppe II, che nel 1781 firmò l'Editto di Tolleranza.

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    • Dispotismo illuminato
      • Sovrani
        • Federico II di Prussia Regnò dal 1740 al 1786, si definiva il primo servitore dello Stato
        • Caterina II di Russia Regnò dal 1762 al 1796, autrice del Nakaz del 1767
        • Giuseppe II d'Asburgo Co-reggente dal 1765, unico sovrano dal 1780 al 1790
        • Maria Teresa d'Austria Regnò dal 1740 al 1780, madre e co-reggente di Giuseppe II
        • Carlo III di Spagna e il marchese di Pombal Carlo III regnò dal 1759 al 1788, Pombal fu ministro in Portogallo dal 1750 al 1777
      • Riforme
        • Amministrative ed economiche
          • Ricostruzione di Lisbona dopo il 1755 Pombal applicò criteri antisismici e una raccolta di dati sul terremoto
          • Modernizzazione spagnola Carlo III promosse agricoltura, commercio e università
        • Giuridiche
          • Il Nakaz del 1767 Oltre 400 articoli ripresi da Montesquieu e Beccaria
          • Attenuazione della pena di morte Direttiva confidenziale di Giuseppe II, agosto 1783
        • Religiose
          • Espulsione dei gesuiti Portogallo 1759, Francia 1764, Spagna 1767
          • Editto di Tolleranza Giuseppe II, 1781, libertà di culto limitata
        • Sociali
          • Abolizione della servitù della gleba Giuseppe II, 1781
          • Istruzione elementare obbligatoria Introdotta da Giuseppe II per bambini e bambine
      • Rapporto con l'Illuminismo
        • Corrispondenza con i filosofi Federico II scrisse a Voltaire e un saggio sul dispotismo benevolo
        • Uso strumentale delle idee Caterina II riprese Montesquieu senza nominarlo, per l'utilità del proprio Stato
      • Limiti
        • Nessuna rappresentanza popolare Le riforme restavano decisioni unilaterali della corona
        • Le rivolte contro Giuseppe II Rivoluzione del Brabante nel 1789, riforme ritirate prima della morte nel 1790
        • Privilegi intoccati Nobiltà e clero non persero mai i loro privilegi nella loro interezza

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Quale sovrano si definiva "il primo servitore dello Stato"?

    La frase è attribuita a Federico II di Prussia e riassume l'ideologia del dispotismo illuminato: il potere resta assoluto, ma la sua legittimazione diventa il dovere verso lo Stato, non più il solo diritto divino.

    2 In che anno Giuseppe II d'Asburgo firmò l'Editto di Tolleranza?

    L'Editto di Tolleranza è del 1781, lo stesso anno in cui Giuseppe II abolì la servitù della gleba nei suoi domini.

    3 Il Nakaz di Caterina II, pubblicato nel 1767, riprendeva soprattutto le idee di quali pensatori?

    Più di 400 articoli del Nakaz sono ripresi quasi alla lettera dalle opere di Montesquieu e di Beccaria, anche se Caterina II non li citava sempre come fonti.

    4 Vero o falso: l'espulsione dei gesuiti dal Portogallo, ordinata dal marchese di Pombal, avvenne nel 1759.

    Pombal firmò il decreto che sequestrava i beni della Compagnia di Gesù nei domini portoghesi il 19 gennaio 1759, la prima delle espulsioni avvenute in Europa nel Settecento.

    5 Cosa accadde in seguito alle riforme di Giuseppe II in Ungheria e nei Paesi Bassi asburgici?

    Le riforme troppo rapide e senza mediazione sociale provocarono la Rivoluzione del Brabante nel 1789; Giuseppe II ritirò molte riforme in Ungheria poco prima di morire, nel 1790.

    Risposte: 1-A · 2-D · 3-A · 4-A · 5-B

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    Il dispotismo illuminato è la forma di governo con cui, nella seconda metà del Settecento, alcuni monarchi assoluti europei applicarono idee dell'Illuminismo — tolleranza religiosa, riforme legali, modernizzazione amministrativa — senza mai cedere potere ai propri sudditi. Lo praticarono Federico II di Prussia, Caterina II di Russia, Giuseppe II d'Asburgo, Maria Teresa d'Austria e, in Spagna e Portogallo, Carlo III con il suo ministro, il marchese di Pombal. Le riforme toccarono la giustizia, l'istruzione, i rapporti con la Chiesa e l'amministrazione dello Stato, ma restarono decise dall'alto, senza alcuna forma di rappresentanza popolare. Per questo gli storici discutono ancora quanto quei sovrani fossero davvero convinti delle idee illuministe e quanto le usassero solo per rafforzare lo Stato.

    Domande e risposte

    Cos'è il dispotismo illuminato?

    È la forma di governo con cui, nella seconda metà del Settecento, alcuni monarchi assoluti europei applicarono idee dell'Illuminismo — tolleranza religiosa, riforme legali, modernizzazione amministrativa — mantenendo però il potere interamente nelle proprie mani, senza alcuna rappresentanza politica per i sudditi.

    Quali sovrani applicarono il dispotismo illuminato?

    I casi più citati sono Federico II di Prussia (1740-1786), Caterina II di Russia (1762-1796), Giuseppe II d'Asburgo (unico sovrano dal 1780 al 1790) e sua madre Maria Teresa d'Austria (1740-1780); in Spagna Carlo III (1759-1788) e in Portogallo il marchese di Pombal, ministro di Giuseppe I dal 1750 al 1777.

    Che differenza c'è tra dispotismo illuminato e assolutismo tradizionale?

    Nell'assolutismo tradizionale il sovrano giustifica il proprio potere con il diritto divino; nel dispotismo illuminato la giustificazione diventa il dovere verso il benessere dello Stato e dei sudditi, come nella formula di Federico II "il primo servitore dello Stato". Il potere resta comunque assoluto in entrambi i casi.

    Perché si parla di uso strumentale delle idee illuministe da parte di questi sovrani?

    Perché in alcuni casi i sovrani ripresero le idee dei filosofi senza condividerne davvero i princìpi: Caterina II ammise di essersi ispirata a Montesquieu senza mai citarlo nel testo del Nakaz, per l'utilità del proprio impero, non per adesione ideale.

    Il dispotismo illuminato ha portato a vere riforme democratiche?

    No: nessun sovrano concesse una rappresentanza politica ai propri sudditi. Le riforme di Giuseppe II furono le più ambiziose, ma la loro imposizione dall'alto, senza consenso sociale, provocò rivolte e portò a un parziale ritiro poco prima della sua morte, nel 1790.

    Fonti consultate

    • Encyclopedia.com, «Enlightened Despotism» (Europe, 1450 to 1789: Encyclopedia of the Early Modern World, Gale)
    • Wikipedia, «Enlightened absolutism»
    • Wikipedia, «Joseph II, Holy Roman Emperor»
    • Wikipedia, «Maria Theresa»
    • Wikipedia, «Suppression of the Society of Jesus»
    • Wikipedia, «1755 Lisbon earthquake»
    • Wikipedia, «Nakaz»

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