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Teorema di Pitagora: cosa dice, la formula e perché è vero | ||||||||||||
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Teorema di Pitagora: cosa dice, la formula e perché è veroCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl teorema di Pitagora collega i tre lati di un triangolo rettangolo: l'area del quadrato sull'ipotenusa pareggia la somma delle aree dei quadrati sui due cateti, in formula a²+b²=c². Conoscendo due lati si trova sempre il terzo, ed è per questo che il teorema serve a calcolare distanze e misure che un metro non può prendere direttamente. Il contenuto del teorema era già noto ai Babilonesi circa un millennio prima di Pitagora, secondo tavolette del Vecchio Impero Babilonese; che sia stato lui il primo a dimostrarlo resta un'attribuzione da trattare con cautela, più tradizione che certezza documentata. Alcune terne di numeri interi, come 3-4-5, soddisfano l'equazione e permettono di verificare un angolo retto senza strumenti. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoCosa dice il teoremaIl teorema di Pitagora riguarda i triangoli rettangoli, quelli con un angolo di 90°. Nella forma geometrica classica, ripresa dalla voce Treccani dedicata a Pitagora, il quadrato costruito sull’ipotenusa equivale alla somma dei quadrati costruiti sui due cateti. La stessa relazione, in notazione algebrica standard, si scrive a²+b²=c². I cateti sono i lati che formano l’angolo retto; l’ipotenusa è il lato opposto a quell’angolo, sempre il più lungo dei tre. La forma geometrica e quella algebrica dicono la stessa cosa, con un linguaggio diverso. L’enunciato appartiene all’impianto di postulati e teoremi descritto nella voce su geometria euclidea. Perché è vero: l’idea della dimostrazioneWolfram MathWorld descrive il teorema di Pitagora come uno dei più fondamentali della geometria e segnala che ne esistono molte dimostrazioni diverse: il numero esatto resta imprecisato sulla pagina. Un modo diretto per vedere perché la relazione regge parte proprio dai quadrati della forma geometrica: quello costruito sull’ipotenusa ha un’area che si può ricomporre esattamente con le aree dei due quadrati costruiti sui cateti, tagliando i pezzi e spostandoli senza sovrapposizioni né vuoti. È uno dei tanti modi possibili di arrivare alla stessa conclusione. La stessa idea regge anche fuori dal piano. Estendendo il ragionamento a tre dimensioni, la diagonale di un parallelepipedo si trova applicando il teorema due volte: prima sulla base, per avere la diagonale del rettangolo di base, poi su un secondo triangolo rettangolo che usa quella diagonale e l’altezza. È la stessa relazione, solo applicata due volte di seguito — una costruzione che torna utile nei solidi trattati nella voce su geometria dei solidi. Come si usa per calcolare un latoConoscendo due lati di un triangolo rettangolo, il terzo si trova sempre con la formula. Per l’ipotenusa si eleva al quadrato ciascun cateto, si somma il risultato e si estrae la radice quadrata della somma: c = radice quadrata di (a²+b²). Per un cateto si eleva al quadrato l’ipotenusa, si sottrae il quadrato del cateto già conosciuto e si estrae la radice quadrata di quel che resta: a = radice quadrata di (c²-b²).
Lo stesso calcolo, applicato a coordinate su un piano cartesiano, diventa la formula della distanza tra due punti: la differenza tra le ascisse e quella tra le ordinate fanno da cateti, e la distanza è l’ipotenusa. Il collegamento tra le due cose è descritto nella voce su geometria analitica, e lo stesso triangolo rettangolo è anche il punto di partenza di seno, coseno e tangente, spiegati nella voce su trigonometria. Le terne pitagoriche più comuniAlcuni gruppi di tre numeri interi soddisfano l’equazione a²+b²=c² senza bisogno di radici con la virgola: si chiamano terne pitagoriche, e un triangolo coi lati in quel rapporto è rettangolo per costruzione, senza dover misurare l’angolo.
La tavoletta Plimpton 322, secondo l’analisi di Neugebauer e Sachs richiamata da MacTutor History of Mathematics, è un elenco di terne pitagoriche intere. Curiosamente la tavoletta non elenca né 3-4-5 né 5-12-13, le due terne pitagoriche più diffuse: la più piccola presente è 45-60-75, multiplo di 3-4-5. Un contenuto più antico del nome che portaIl teorema porta il nome di Pitagora, ma il suo contenuto era noto molto prima di lui. Le tavolette babilonesi analizzate da MacTutor History of Mathematics risalgono al periodo del Vecchio Impero Babilonese, fiorito in Mesopotamia tra il 1900 e il 1600 a.C. circa: secondo questa fonte, i Babilonesi conoscevano già il contenuto del teorema circa un millennio prima di Pitagora. Pitagora nasce a Samo, nella Ionia, figlio di Mnesarco, nella prima metà del VI secolo a.C. secondo Treccani, una fase che MacTutor colloca più precisamente intorno al 570 a.C. Si trasferisce nel sud della penisola italiana, a Crotone, forse intorno al 529 a.C. (Treccani usa “forse”: la data non è certa), e lì fonda una scuola filosofica che diventa anche comunità religiosa, con l’obiettivo di una rigenerazione morale e politica dei suoi membri. All’interno della scuola, il circolo più stretto, i “mathematikoi”, viveva stabilmente nella comunità: nessun possedimento personale, una dieta vegetariana. Un secondo circolo, più esterno, gli “akousmatics”, viveva nelle proprie case e frequentava la comunità solo di giorno. Sulla paternità della dimostrazione, le fonti restano caute: MacTutor History of Mathematics scrive che Pitagora “may have been” il primo a dimostrare il teorema, un condizionale che segnala un’ipotesi più che un fatto accertato. È un’attribuzione tradizionale, più che un dato documentato con certezza. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCos'è il teorema di Pitagora, in parole semplici?È una regola che collega i tre lati di un triangolo rettangolo: se conosci due lati, trovi sempre il terzo. Il quadrato del lato più lungo, l'ipotenusa, è uguale alla somma dei quadrati degli altri due, i cateti. Come si calcola l'ipotenusa con il teorema di Pitagora?Eleva al quadrato ogni cateto, addiziona i due valori e trova la radice quadrata di quella somma: è il valore dell'ipotenusa, c = radice quadrata di (a²+b²). Come si calcola un cateto conoscendo l'ipotenusa e l'altro cateto?Eleva al quadrato l'ipotenusa, togli il quadrato del cateto che già conosci e trova la radice quadrata di quel che resta: è il cateto mancante, a = radice quadrata di (c²-b²). Cosa sono le terne pitagoriche?Gruppi di tre numeri interi che soddisfano l'equazione a²+b²=c², come 3-4-5 o 5-12-13: con quei lati il triangolo è rettangolo senza bisogno di misurare l'angolo. Fu davvero Pitagora a scoprire il teorema?Il contenuto del teorema era già noto ai Babilonesi secoli prima, secondo tavolette del Vecchio Impero Babilonese. Che Pitagora ne sia stato il primo dimostratore è un'attribuzione tradizionale: le fonti storiche la trattano con cautela. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













