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Metacognizione: cos'è e perché aiuta a imparare | ||||||||||||
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Metacognizione: cos'è e perché aiuta a imparareCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoLa metacognizione è la capacità di riflettere sui propri processi di pensiero e di controllarli mentre si impara: secondo Livingston (2003) si tratta di un pensiero che vigila su sé stesso, capace di dirigere attivamente le proprie strategie cognitive. Il termine nasce nel 1979 con lo psicologo John Flavell, che la scompone in due parti: sapere come si impara (la conoscenza metacognitiva) e usare quel sapere per pianificare, monitorare e valutare un compito (la regolazione metacognitiva). Non è una dote riservata agli adulti: secondo la ricerca citata dall'Education Endowment Foundation, già a tre anni i bambini si danno obiettivi e controllano di aver capito. La stessa organizzazione la inserisce tra gli interventi scolastici più convenienti: pochi costi, effetti ampi sui risultati. Punti Chiave
L'ApprofondimentoUn nome per un’abilità precisaSecondo Livingston (2003), la metacognizione è un livello di pensiero “di ordine superiore” che consiste nel controllare attivamente i propri processi cognitivi mentre si impara: pianificare come affrontare un compito, monitorare la propria comprensione, valutare i progressi fatti. Il concetto nasce dentro la psicologia scientifica, la disciplina che studia i processi mentali con il metodo sperimentale, e trova un nome preciso nel 1979 con lo psicologo John Flavell. Quasi tutte le persone con un’intelligenza nella norma usano una qualche regolazione metacognitiva davanti a un compito impegnativo, ma c’è chi lo fa di più. Secondo Livingston (2003), chi ha maggiori capacità metacognitive tende ad avere più successo nei propri compiti cognitivi, e la capacità di regolare meglio i propri processi di pensiero si può imparare. Le due componenti secondo FlavellFlavell scompone la metacognizione in due parti. La prima è la conoscenza metacognitiva, cioè cosa si sa del proprio modo di imparare: si divide a sua volta in tre categorie, la conoscenza di sé come persona che apprende, la conoscenza del compito da affrontare e la conoscenza delle strategie disponibili. Un esempio della conoscenza “della persona” è sapere che si studia meglio in biblioteca, in silenzio, piuttosto che a casa con le distrazioni. La seconda parte è la regolazione metacognitiva, cioè l’uso pratico di quel sapere: le strategie che una persona mette in campo per controllare le proprie attività di pensiero e verificare di aver raggiunto l’obiettivo, per esempio capire un testo. Lo stesso Flavell riconosce che la conoscenza metacognitiva può non essere diversa, nella sostanza, dalla conoscenza cognitiva comune: a cambiare è il modo in cui l’informazione viene usata, per raggiungere un obiettivo oppure per controllare se lo si è raggiunto. Come si riconosce mentre si studiaUno degli esempi più citati di regolazione metacognitiva riguarda la lettura. Fermarsi a farsi domande su un paragrafo appena letto, per controllare di averlo capito davvero, è secondo Livingston (2003) una delle strategie di monitoraggio della comprensione più comuni.
Per il repertorio di tecniche concrete da applicare quando si studia - come distribuire il tempo, quali schemi usare, come ripassare - il recap sul metodo di studio efficace raccoglie quelle sostenute dalla ricerca. Qui l’obiettivo è capire il meccanismo che le rende utili. Il ciclo di regolazione: pianificare, monitorare, valutareLa regolazione metacognitiva segue un ciclo in tre fasi, secondo l’Education Endowment Foundation (EEF): pianificare come affrontare un compito, monitorare la strategia mentre si lavora e valutarne il successo alla fine. La metacognizione, però, non può funzionare da sola: richiede di avere già delle strategie cognitive disponibili e la motivazione per applicarle.
Da che età si sviluppaÈ un’idea diffusa che la metacognizione riguardi solo gli adulti. La ricerca citata dall’EEF mostra il contrario: bambini già dai tre anni d’età riescono a mettere in atto comportamenti metacognitivi, come darsi degli obiettivi e controllare di aver capito. Fino a circa otto anni, però, tendono a sovrastimare quanto sanno davvero - la loro autovalutazione resta poco accurata, prima di diventare via via più precisa. Le teorie che spiegano come cambia il pensiero dei bambini con l’età, a partire dal costruttivismo di Piaget e Vygotskij, offrono la cornice in cui collocare questi dati sullo sviluppo metacognitivo. Perché conta per l’apprendimentoIl Teaching and Learning Toolkit dell’EEF classifica gli approcci di metacognizione e autoregolazione come ad alto impatto e costo molto basso, sulla base di un’ampia evidenza raccolta nella letteratura internazionale. Diversi studi citati dall’EEF indicano che l’apprendimento autoregolato, e in particolare la metacognizione, incide sui risultati scolastici degli studenti in modo indipendente da quanto già sapevano prima. Alcune evidenze suggeriscono che gli studenti svantaggiati usano meno spesso strategie metacognitive, e per questo sono quelli che possono trarre più beneficio da un insegnamento esplicito di queste abilità - non una capacità innata, ma qualcosa che si costruisce con un sostegno mirato, come racconta anche il Recap su Jerome Bruner e l’insegnamento. Non è lo stesso dell’apprendimento autoregolatoL’apprendimento autoregolato è un concetto più ampio della sola metacognizione: comprende anche aspetti comportamentali, motivazionali ed emotivi, oltre a quelli cognitivi e metacognitivi, secondo la rassegna di Panadero (2017). La distinzione tra i due campi di studio, pur collegati, risale ai lavori di Zimmerman e Pintrich tra gli anni Ottanta e Novanta. Mettendo insieme quattro meta-analisi sul tema, Panadero conclude che gli interventi di apprendimento autoregolato funzionano per migliorare l’apprendimento degli studenti se ben progettati, ma il loro effetto cambia a seconda del livello scolastico: secondo la meta-analisi di Dignath e colleghi citata nella rassegna, gli interventi basati sulla teoria socio-cognitiva - la stessa che anima il lavoro di Albert Bandura sull’apprendimento sociale, con la sua enfasi sull’osservazione e sull’autoefficacia - hanno un impatto maggiore nella scuola primaria, soprattutto quando insegnanti e studenti ricevono una cornice strutturata da seguire. Un’altra meta-analisi dello stesso gruppo di ricerca ha trovato che il lavoro di gruppo peggiora i risultati di questi interventi nella primaria, mentre li migliora nella secondaria. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteCosa significa metacognizione?Significa pensare al proprio pensiero, nel senso preciso di controllarlo mentre si impara. Secondo Livingston (2003) vuol dire dirigere attivamente i propri processi cognitivi, per esempio decidendo come affrontare un compito o verificando di averlo capito davvero. Quali sono esempi di metacognizione?Sapere di studiare meglio in silenzio piuttosto che con la musica è un esempio di conoscenza della "persona"; interrompere la lettura per chiedersi cosa si è appena capito di un paragrafo è, secondo Livingston (2003), una delle strategie metacognitive di monitoraggio più comuni. Anche decidere da dove iniziare a studiare un capitolo, o rifare uno schema per verificare se manca qualcosa, sono comportamenti metacognitivi. Qual è la differenza tra metacognizione e apprendimento autoregolato?La metacognizione riguarda il pensiero su come si impara. Per Panadero (2017), l'apprendimento autoregolato è un concetto più ampio, che include anche gli aspetti comportamentali, motivazionali ed emotivi di chi studia, non solo quelli cognitivi e metacognitivi. Da che età si sviluppa la metacognizione?Prima di quanto si pensi di solito. Secondo la ricerca citata dall'Education Endowment Foundation, già a tre anni i bambini danno segni di comportamenti metacognitivi, come darsi un obiettivo o controllare di aver capito qualcosa; l'autovalutazione resta però poco accurata fino a circa otto anni, quando diventa via via più precisa. Perché la metacognizione è importante per lo studio?Perché chi sa dirigere meglio i propri processi di pensiero ottiene in genere risultati migliori nei compiti cognitivi, secondo Livingston (2003), e l'Education Endowment Foundation la inserisce tra le pratiche scolastiche più convenienti, con effetti ampi a fronte di una spesa contenuta. Gli studenti svantaggiati, in particolare, sembrano trarne un beneficio maggiore da un insegnamento esplicito. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













