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Intelligenza emotiva: cos'è | ||||||||||||||||||||
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Intelligenza emotiva: cos'èCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoL'intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, esprimere e regolare le emozioni, proprie e altrui, e di usarle per orientare pensiero e comportamento. Il costrutto nasce nel 1990 con Peter Salovey e John Mayer, cinque anni prima del libro di Daniel Goleman che lo rende famoso in tutto il mondo. Esistono più modelli per descriverla, con metodi di misura diversi: quello ad abilità di Mayer e Salovey, quello di tratto di Petrides e Furnham, e i modelli misti di Goleman e di Bar-On. Secondo una rassegna di Cherniss, il QI da solo copre una fetta modesta delle prestazioni lavorative, e anche l'intelligenza emotiva, presa da sola, resta un predittore modesto delle stesse prestazioni. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoIl termine intelligenza emotiva indica una capacità precisa, descritta da più modelli teorici e misurata in modi diversi a seconda di quale modello si usa. Cos’è l’intelligenza emotivaSecondo Peter Salovey e John Mayer, che coniano il termine nel 1990, l’intelligenza emotiva è un insieme di abilità per riconoscere ed esprimere le proprie emozioni e quelle altrui, regolarle e usarle per guidare il pensiero e l’azione. Gli autori la collocano dentro la cornice delle intelligenze personali descritta da Howard Gardner, ma la definiscono più ristretta: riguarda il riconoscimento e l’uso degli stati emotivi, non la conoscenza generale di sé e degli altri. Il dizionario dell’American Psychological Association riprende questa origine: l’intelligenza emotiva è un tipo di intelligenza che riguarda la capacità di elaborare informazioni emotive e usarle nel ragionamento. È una definizione vicina al modo in cui la psicologia cognitivista descrive la mente, come un sistema che elabora informazione, applicato qui alle emozioni. Capire che cosa si intende per emozione è il passo precedente: lo spiega il Recap sulle emozioni umane.
Il modello a quattro abilità, aggiornato nel 1997Nel 1997 Mayer e Salovey rivedono la definizione originale e la articolano in quattro abilità, secondo l’APA Dictionary of Psychology: percepire e valutare le emozioni con accuratezza; accedere alle emozioni e usarle quando facilitano il pensiero; comprendere il linguaggio emotivo; regolare le proprie emozioni e quelle altrui per favorire crescita e benessere. Le quattro abilità restano il riferimento per gli strumenti di misura basati su test: domande con una risposta corretta e una sbagliata, come un compito cognitivo qualsiasi. I questionari di autovalutazione usati per gli altri modelli funzionano in modo diverso, come si vede più avanti. Il modello di GolemanLe idee di Salovey e Mayer vengono rese popolari da Daniel Goleman, giornalista scientifico e psicologo, con un libro di grande successo che modifica la definizione originale includendo diverse variabili di personalità, secondo l’APA Dictionary of Psychology. Nel modello misto di Goleman, descritto dalla rassegna di Bru-Luna e colleghi (2021), l’intelligenza emotiva comprende cinque elementi: il riconoscimento delle proprie emozioni, la loro gestione, l’automotivazione, il riconoscimento delle emozioni altrui e la gestione delle relazioni. Sono le competenze che, secondo Goleman, contribuiscono alla prestazione manageriale e alla leadership. Un modello simile, ma indipendente, è quello di Reuven Bar-On: cinque componenti — abilità intrapersonali, interpersonali, di adattamento, di gestione dello stress e umore generale — che coprono un insieme più ampio di abilità e competenze non cognitive. Il modello di tratto e come si misuraPetrides e Furnham propongono un modello diverso: un tratto stabile di personalità, articolato in quindici dimensioni raggruppate in quattro fattori (benessere, autocontrollo, emotività, socialità), secondo la rassegna sistematica di Bru-Luna e colleghi (2021). Si misura con questionari di autovalutazione sul comportamento tipico.
La maggior parte degli strumenti condivide alcuni tratti, nonostante le differenze tra i modelli: restituisce un punteggio totale insieme a punteggi per dimensione, e le dimensioni si sovrappongono spesso su percezione, regolazione e uso adattivo delle emozioni, secondo la stessa rassegna. Gli strumenti di tratto, in particolare, risultano buoni predittori degli stili di coping di fronte ai fattori di stress quotidiani, sia negli adulti sia nei bambini. Intelligenza emotiva, QI e successo lavorativoSecondo la rassegna di Cary Cherniss (2000), il quoziente intellettivo da solo spiega una quota limitata della varianza nelle prestazioni lavorative, stimata tra il 4% e il 25% a seconda degli studi citati. In uno studio riportato dallo stesso Cherniss, su un gruppo di dottori di ricerca in scienze seguiti per quarant’anni, le abilità sociali ed emotive sono risultate quattro volte più predittive del QI misurato in gioventù per il successo e il prestigio professionale raggiunti più avanti. Per un quadro più ampio delle teorie classiche dell’intelligenza e dei test che la misurano, la distinzione tra le due tradizioni di studio aiuta a inquadrare questi numeri. Cherniss riporta che sia Goleman sia Mayer, Salovey e Caruso considerano il costrutto, preso da solo, un predittore modesto delle prestazioni lavorative. Lo descrivono piuttosto come la base per le competenze emotive concrete — quelle che Goleman chiama competenza emotiva, distinta dall’abilità di partenza — ed è la competenza a correlare con le prestazioni superiori. Cherniss segnala anche una critica accademica, quella di Davies, Stankov e Roberts (1998), secondo cui il costrutto non aggiungerebbe nulla di empiricamente nuovo rispetto a quanto già misurato da altre scale, e ammette che, al 2000, mancava ancora molta ricerca sulla validità predittiva degli strumenti di misura.
PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe cos'è l'intelligenza emotiva?L'APA Dictionary of Psychology la descrive come un tipo di intelligenza legato al trattamento delle emozioni e al loro peso nel ragionamento, un'idea proposta da Peter Salovey e John Mayer e portata al grande pubblico da Daniel Goleman. Qual è la differenza tra intelligenza emotiva e QI?Vengono da tradizioni di studio diverse: il QI misura abilità cognitive generali, l'intelligenza emotiva riguarda emozioni proprie e altrui. Nella rassegna di Cherniss il QI copre tra il 4% e il 25% delle prestazioni lavorative, e il costrutto emotivo, da sé, resta un predittore altrettanto modesto. Chi ha inventato il concetto di intelligenza emotiva, Goleman o Salovey e Mayer?L'articolo accademico del 1990 porta la firma di Salovey e Mayer. Il nome di Goleman arriva dopo, legato al libro che diffonde il costrutto su scala mondiale e ne allarga la definizione a tratti di personalità. Quanti modelli di intelligenza emotiva esistono?La rassegna di Bru-Luna e colleghi (2021) ne confronta quattro: quello ad abilità di Mayer e Salovey, quello di tratto di Petrides e Furnham, e i due modelli misti firmati Goleman e Bar-On. L'intelligenza emotiva si può misurare con un test?Solo in parte. Il modello ad abilità usa domande con risposta giusta o sbagliata; gli altri modelli, secondo la rassegna di Bru-Luna e colleghi (2021), si affidano a questionari dove è la persona stessa a descrivere il proprio comportamento tipico. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












