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Come si forma una tromba d'aria: dal temporale al vortice | |||||||||||||||||||||||||||||||||
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Come si forma una tromba d'aria: dal temporale al vorticeCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoUna tromba d'aria, chiamata tornado nei paesi anglosassoni, è una colonna d'aria che ruota con violenza e tocca contemporaneamente il suolo e la nube da cui nasce. I tornado più violenti e distruttivi nascono quasi sempre dentro una supercella, un temporale che ruota al suo interno grazie a una circolazione chiamata mesociclone. Gli ingredienti tipici sono umidità, instabilità dell'atmosfera, un meccanismo che solleva l'aria e il wind shear, cioè il cambio di direzione e velocità del vento con la quota: insieme, in genere, aumentano la probabilità che nasca un vortice, ma non la garantiscono. Il vortice non scende dalla nuvola come una proboscide che si allunga, nasce vicino al suolo e si estende verso l'alto; anche dopo decenni di ricerca, gli scienziati non hanno ancora un quadro completo del meccanismo esatto che trasforma un mesociclone in un tornado. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoGli ingredienti che i meteorologi cercanoUna tromba d’aria, chiamata tornado nei paesi anglosassoni e nell’uso meteorologico internazionale, è una colonna d’aria che ruota con violenza e tocca allo stesso tempo il suolo e la nube da cui nasce: secondo il Storm Prediction Center della NOAA, l’agenzia federale statunitense di meteorologia, deve toccare entrambi contemporaneamente per essere classificata come tale. Non è detto che si veda: la proboscide di condensazione visibile dipende dall’umidità dell’aria, non definisce da sola il fenomeno. Per stimare la probabilità che nasca un vortice del genere, i previsori osservano quattro ingredienti: umidità, instabilità dell’atmosfera, un meccanismo che solleva l’aria verso l’alto, e wind shear, cioè il cambio di direzione e velocità del vento con la quota. Questi elementi, quando compaiono insieme, aumentano in genere la probabilità che si formi un temporale violento; condizioni simili, però, possono anche non produrre nulla di severo, e questo rende la previsione tutt’altro che una formula matematica.
Il meccanismo che porta dall’evaporazione dell’acqua all’umidità dell’aria e poi alle nuvole è lo stesso descritto nel ciclo dell’acqua: senza abbastanza vapore acqueo nei bassi strati dell’atmosfera, l’instabilità necessaria a far crescere un temporale semplicemente non c’è. Dentro la supercella nasce il mesocicloneI tornado più violenti e distruttivi nascono da una supercella, un temporale persistente che, a differenza di un normale temporale, ruota al proprio interno. Al centro di una supercella si forma una circolazione ben definita chiamata mesociclone, rilevabile dai radar meteorologici come un’area distinta di rotazione. Il wind shear crea la rotazione orizzontale iniziale nell’aria; la forte corrente ascensionale (updraft) del temporale può poi inclinare quella rotazione fino a renderla verticale, ed è così che nasce il mesociclone. Un mesociclone in corso, però, non garantisce da solo un tornado. Secondo la ricerca VORTEX, condotta sul campo dai meteorologi statunitensi, una volta avviato il mesociclone la formazione del tornado sembra legata alle variazioni di temperatura al bordo dell’aria discendente, il downdraft, che avvolge il mesociclone stesso. È uno dei fattori individuati, non l’intero meccanismo: il Storm Prediction Center della NOAA ammette senza giri di parole che il processo esatto che porta dal mesociclone al tornado “non è ancora del tutto compreso” dagli scienziati. Il vortice nasce dal basso, non scende dalla nuvolaL’immagine più comune di un tornado, una proboscide che scende dalla nube e si allunga fino a toccare terra come un’appendice, non corrisponde a come succede davvero. Osservazioni dirette, innumerevoli video, radar mobile e modelli numerici mostrano il contrario: la rotazione si stringe prima vicino al suolo, poi il vortice si estende verso l’alto, un processo che i meteorologi chiamano “spin up”. La proboscide visibile (in inglese funnel cloud) è un effetto secondario: una colonna d’aria che ruota richiama le goccioline della nube, rendendo visibile una zona di bassa pressione intensa. Secondo il Met Office britannico, una proboscide che non tocca terra resta una semplice nube a imbuto; se tocca il suolo diventa un tornado, se tocca l’acqua diventa una tromba marina. È quindi una questione di contatto, non un fenomeno diverso a monte. Il concetto di rotazione che nasce da un differenziale di forze, più che da un singolo impulso dall’alto, ha qualcosa in comune con la logica delle leggi di Newton: è lo squilibrio di forze tra masse d’aria vicine, non un’unica spinta verticale, a produrre il moto rotatorio che poi si stringe fino a diventare un vortice visibile. Tipi di vortice, dal tornado alla tromba marinaNon tutti i vortici nascono allo stesso modo. Il tornado da supercella, il più studiato e in genere il più violento, dipende dal mesociclone descritto sopra. Esistono però vortici più piccoli che si formano senza un mesociclone vero e proprio, e la tromba marina (waterspout) ne è l’esempio più diffuso: secondo la NOAA è quasi sempre di origine “non supercellulare”, nasce spesso da nubi cumuliformi in accrescimento su acque calde, ed è generalmente più piccola e più debole di un tornado da supercella terrestre, pur restando pericolosa per chi si trova nelle vicinanze o in mare.
Un fenomeno spesso confuso con la tromba d’aria è il downburst, una raffica di vento violenta che si apre a ventaglio verso il basso e poi verso l’esterno: a differenza di un tornado o di una tromba marina, il downburst non ha un vortice ben definito, e per questo il termine “tromba d’aria” non gli si applica correttamente. La scala EF misura i danni, non il ventoPoiché i tornado quasi mai vengono attraversati da uno strumento capace di misurarne direttamente la velocità del vento, la forza si stima a posteriori dai danni osservati. Dal 1° febbraio 2007 questo compito spetta alla Enhanced Fujita Scale (scala EF), che ha sostituito la scala Fujita originale per allineare meglio le velocità stimate ai danni osservati realmente, tenendo conto di come sono progettate le strutture moderne: lo spiega il National Weather Service di Norman (Oklahoma), che gestisce la scala. La scala EF incorpora 28 indicatori di danno, dai tipi di edificio agli alberi, per stimare il vento a partire dagli effetti visibili sul terreno:
Un tornado di categoria EF5, la più alta, è un evento rarissimo anche negli Stati Uniti, dove la scala è nata e dove i tornado sono più frequenti che altrove. Nel Regno Unito, per confronto, il Met Office registra in media 30-35 tornado o trombe d’aria l’anno, quasi sempre troppo deboli per causare danni significativi. Una parola sola, due lingue diverseIn italiano si è sempre usato “tromba d’aria”; nei paesi anglosassoni e nell’uso meteorologico internazionale si dice “tornado”. Non c’è una distinzione scientifica tra i due termini: descrivono la stessa colonna d’aria in rapida rotazione che scende da un temporale fino al suolo, con venti che nei casi più violenti possono superare i 300 km/h. Anche il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare italiana ha ormai adottato il termine “tornado”, segno che la distinzione è più linguistica che fisica. L’Italia, in particolare la Pianura Padana e le zone costiere, è tra le aree più colpite in Europa da questo tipo di fenomeno, che va tenuto distinto da altri eventi violenti come le ondate di calore o l’instabilità legata all’effetto serra: sono meccanismi atmosferici diversi, anche se possono comparire nella stessa stagione severa. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
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Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe differenza c'è tra tromba d'aria e tornado?Nessuna dal punto di vista fisico: indicano la stessa colonna d'aria in violenta rotazione a contatto col suolo. In italiano si è sempre usato "tromba d'aria", mentre nei paesi anglosassoni e nell'uso internazionale si dice "tornado", termine adottato ormai anche dal Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare italiana. Quanto dura un tornado?La maggior parte dei tornado dura meno di 10 minuti, secondo i dati storici raccolti dal Storm Prediction Center della NOAA, e percorre in media circa 5,6 chilometri. Quanto è forte un tornado di categoria EF5?EF5 è la categoria più alta della Enhanced Fujita Scale, i venti stimati superano i 200 mph, oltre 322 km/h. La stima si basa sui danni osservati su edifici e alberi, non su una misura diretta con anemometro. Una tromba d'aria può formarsi in Italia?Sì. Tromba d'aria e tornado sono lo stesso fenomeno, e l'Italia, in particolare la Pianura Padana e le zone costiere, è tra le aree più colpite in Europa; nel Regno Unito, per confronto, se ne registrano circa 30-35 all'anno. Cos'è una tromba marina?Una tromba marina (waterspout) è un tornado che si forma sull'acqua, di norma senza il grande mesociclone di una supercella. È in genere più piccola e debole di un tornado da supercella terrestre, ma resta pericolosa per chi si trova nelle vicinanze. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













