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Alluvione: come si forma, differenza con inondazione ed esondazione | ||||||||||||||||||||||||
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Alluvione: come si forma, differenza con inondazione ed esondazioneCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoUn'alluvione è l'acqua che copre per un certo tempo terre normalmente asciutte. Di solito la provocano piogge intense o prolungate, che gonfiano fiumi, torrenti, canali e fogne. Quando il fiume gonfio supera gli argini o li rompe si parla di esondazione, e l'alluvione è l'allagamento che ne segue. In Italia molti bacini sono piccoli e reagiscono alla pioggia in poche ore: per questo capitano anche le alluvioni lampo, dopo piogge intense e localizzate difficili da prevedere. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChe cos’è un’alluvioneSecondo la direttiva europea sulle alluvioni, firmata a Strasburgo il 23 ottobre 2007, un’alluvione è l’allagamento temporaneo di terre che di solito restano asciutte. L’acqua può arrivare da un fiume, da un torrente di montagna, da quei corsi d’acqua mediterranei che scorrono solo in certi periodi o dal mare lungo la costa. Gli allagamenti dovuti alle fogne possono restare fuori dalla definizione. L’ISPRA usa la stessa idea e nomina anche canali e laghi. La direttiva parte dal principio che le alluvioni sono fenomeni naturali e che nessuno può impedirle. Per questo la legge europea ragiona sul «rischio di alluvioni», che mette insieme due cose: quanto è probabile l’evento e quanto danno potrebbe fare a persone, ambiente, beni culturali ed economia. La Protezione Civile descrive l’alluvione dal punto di vista del fiume. Quando le sponde non riescono più a contenere l’acqua, questa si sparge tutto intorno e colpisce case, fabbriche, strade e campi. Alluvione, esondazione e inondazione: che differenza c’èLa campagna «Io non rischio» della Protezione Civile separa due momenti. L’esondazione è il passaggio in cui il fiume, gonfiato dalla pioggia, trabocca sopra gli argini o li rompe; l’alluvione è l’allagamento della zona intorno che ne risulta. Con «inondazione» le cose sono meno nette. L’ISPRA usa la parola per le zone allagabili, quando conta gli edifici «in aree inondabili», e per l’acqua del mare che entra a terra, come nelle inondazioni costiere tra Marche ed Emilia-Romagna del maggio 2023. La definizione europea di alluvione, a sua volta, comprende già l’acqua che arriva dal mare. Le due parole si sovrappongono per buona parte.
Dalla pioggia al fiume: come si forma un’alluvioneSecondo «Io non rischio», un’alluvione nasce per lo più da piogge forti o lunghe, che possono far crescere di molto la portata di fiumi, torrenti, canali e fogne. La portata è il volume d’acqua che passa in un punto del fiume in un certo tempo. Ogni fiume raccoglie l’acqua del suo bacino idrografico. La direttiva europea sulle acque del 2000 lo definisce come tutto il territorio le cui acque di superficie arrivano, passando per torrenti, fiumi e a volte laghi, a un’unica foce sul mare. Così anche la pioggia caduta su un versante lontano finisce nello stesso letto. Quanta di quell’acqua arrivi davvero al fiume dipende dal suolo. Lo USGS, il servizio geologico degli Stati Uniti, spiega che un terreno asciutto lascia filtrare più pioggia, e uno già bagnato da piogge precedenti ne assorbe meno e ne manda di più al corso d’acqua. Nelle piene più grandi il terreno è saturo: quasi tutta l’acqua scorre in superficie, sull’asfalto come sul suolo zuppo. Poi ci sono le cause legate all’uomo. Per la Protezione Civile le alluvioni sono diventate più frequenti anche perché il territorio è molto costruito e coperto da superfici impermeabili, così la pioggia entra poco nel terreno e ne arriva ai fiumi di più e più in fretta. Un’altra causa indicata è la scarsa pulizia dei fiumi, con detriti e vegetazione nell’alveo che ostacolano la corrente. La direttiva del 2007 aggiunge le case e le attività costruite nelle pianure vicino ai fiumi, l’uso del suolo che trattiene meno acqua e i cambiamenti climatici, che contribuiscono a rendere le alluvioni più probabili e i loro danni più gravi.
La piena del fiume: grandi fiumi e torrentiLe piene non salgono tutte con la stessa velocità. Secondo «Io non rischio», quelle dei grandi fiumi crescono lentamente e si possono seguire e prevedere; quelle dei fiumi piccoli e dei torrenti crescono molto in fretta e lasciano poco tempo per intervenire. Lo USGS lo lega alla grandezza del bacino: i fiumi con bacini più grandi hanno bisogno di piogge più lunghe per crescere in modo significativo. L’Italia, ricorda la Protezione Civile, ha in genere bacini idrografici piccoli, che reagiscono alla pioggia in tempi molto brevi. Fra l’inizio della pioggia e l’arrivo della piena può passare poco. Con i rovesci, soprattutto d’estate, torrenti e corsi d’acqua minori possono passare da asciutti a in piena in pochissimo tempo, anche per un temporale caduto più a monte. Al Sud ci sono le fiumare, che diventano veri fiumi solo con piogge abbondanti. E ci sono i torrenti tombati, che per lunghi tratti scorrono coperti da strade o edifici: come le fogne, quando non riescono a smaltire la pioggia in eccesso causano allagamenti. Alluvione lampo: quando la piena arriva in poche oreLa NOAA, l’agenzia statunitense per l’atmosfera e gli oceani, chiama alluvione lampo (flash flood) la piena causata da una pioggia molto forte caduta in poco tempo, in genere meno di sei ore. Può arrivare da pochi minuti a qualche ora dopo il temporale. In Italia, secondo la Protezione Civile, sono frequenti le alluvioni nei bacini piccoli, soprattutto in Liguria e in Calabria, dove la piena si forma in poche ore dopo piogge intense e localizzate. Sono piogge difficili da prevedere, e lì possono nascere anche colate di fango. La campagna «Io non rischio» ricorda che le previsioni del tempo danno la probabilità di pioggia su una zona ampia, e non la certezza che piova in un punto preciso. Una piena improvvisa può arrivare anche quando non è piovuto. La NOAA cita il cedimento di un argine o di una diga e l’acqua trattenuta da detriti o ghiaccio che si libera di colpo. Anche le aree bruciate sono molto esposte: dopo un incendio la pioggia che suolo e piante avrebbero assorbito scorre via quasi subito, e i ruscelli si gonfiano prima e di più.
Il tempo di ritorno e la piena «da 100 anni»Per misurare il pericolo si usa il tempo di ritorno, cioè il numero medio di anni tra due piene di una certa grandezza. Lo USGS avverte che gli intervalli reali variano molto e che per stimarlo servono almeno dieci anni di misure: più anni ci sono, più la stima è affidabile. Una piena «da 100 anni» non arriva una volta ogni secolo. Lo USGS la definisce come una piena con l’1% di probabilità di verificarsi in un anno qualsiasi, e su un milione di anni ci si aspetta che capiti circa 10.000 volte, a intervalli irregolari. E una pioggia «da 100 anni» non produce per forza una piena «da 100 anni»: contano anche quanto è estesa la pioggia sul bacino, quanto è bagnato il terreno e il rapporto tra la durata del temporale e la grandezza del bacino. In Italia le mappe delle zone allagabili seguono tre scenari fissati dal decreto legislativo 49 del 2010, con cui il Paese ha recepito la direttiva europea. La pericolosità elevata corrisponde a piene frequenti, con tempo di ritorno tra 20 e 50 anni; quella media a piene poco frequenti, tra 100 e 200 anni; quella bassa a eventi rari o estremi. Nella mosaicatura ISPRA del 2020 le aree a pericolosità idraulica elevata coprono 16.224 chilometri quadrati, il 5,4% del territorio nazionale, quelle a pericolosità media circa 30.200 chilometri quadrati, il 10%, e quelle a pericolosità bassa 42.376 chilometri quadrati, il 14%. Alluvioni in Italia: dove e quantoTra le alluvioni italiane più gravi per vittime e danni la Protezione Civile ricorda quelle del Po nel Polesine nel 1951, dell’Arno nel 1966 e del Po nel Nord Italia nel 1994 e nel 2000.
I dati ISPRA elaborati nel 2020, ripresi nel rapporto sul dissesto idrogeologico edizione 2024, contano 6,8 milioni di abitanti in zone allagabili nello scenario di pericolosità media, l’11,5% dei residenti, e 2,9 milioni di famiglie esposte al rischio alluvioni. Gli edifici nelle aree inondabili dello scenario medio superano 1,5 milioni, il 10,7% di quelli italiani, e i beni culturali esposti nello stesso scenario sono quasi 34.000. Le regioni con più abitanti esposti a frane e alluvioni, sommando i due rischi, sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Liguria. Per «Io non rischio» le conseguenze peggiori si hanno nelle città, dove ci sono più persone ed edifici e dove le trasformazioni del territorio spesso rendono le alluvioni più pericolose. La campagna aggiunge che dove ci sono già state alluvioni è probabile che se ne verifichino ancora. Le alluvioni sono una parte di quello che nel linguaggio comune si chiama dissesto idrogeologico, insieme a frane, valanghe, erosione delle coste e abbassamento del suolo. Secondo l’ISPRA, nel 2024 il 94,5% dei comuni italiani aveva almeno un’area a rischio per uno di questi fenomeni, escluso l’abbassamento del suolo. Clima e città: che cosa dice l’IPCCL’IPCC, il gruppo di scienziati dell’ONU sul clima, scrive nel rapporto del 2021 con «confidenza alta» che dagli anni Cinquanta le piogge intense sono diventate più frequenti e più forti sulla maggior parte delle terre emerse per cui ci sono dati sufficienti. Giudica probabile che la causa principale sia il cambiamento climatico provocato dall’uomo. Secondo le sue proiezioni, a scala globale le piogge giornaliere estreme diventano più intense di circa il 7% per ogni grado di riscaldamento in più («confidenza alta»). Con 1,5 °C di riscaldamento globale l’IPCC prevede piogge intense e alluvioni collegate più forti e più frequenti nella maggior parte delle regioni di Africa e Asia, con confidenza alta. Per l’Europa la stessa proiezione ha confidenza media. Sulle coste l’aumento del livello del mare rende più frequenti e più gravi le inondazioni nelle zone basse (confidenza alta). Le città contano anche qui: l’urbanizzazione aumenta le piogge sopra e sottovento ai centri abitati (confidenza media) e l’intensità dell’acqua che scorre in superficie (confidenza alta). Difese, allerte e indicazioni della Protezione CivileLa Protezione Civile divide le difese in due gruppi. Ci sono le opere, come argini, bacini che trattengono l’acqua, canali che deviano la piena in eccesso e raddrizzamenti dell’alveo, e ci sono le misure non strutturali: la gestione del territorio, i sistemi di allerta e i piani di emergenza. La direttiva europea chiedeva a ogni Stato di completare le mappe di pericolosità e di rischio entro il 22 dicembre 2013 e di pubblicare i piani di gestione del rischio entro il 22 dicembre 2015. Le allerte le emettono Regioni e Province autonome, coordinate dal Dipartimento della Protezione Civile, e poi i sindaci attivano i piani comunali. La tabella nazionale, fissata il 10 febbraio 2016, assegna un colore a ogni livello di criticità: verde per nessuna criticità, gialla per quella ordinaria, arancione per la moderata, rossa per l’elevata. Per i temporali il livello più alto è l’arancione, perché le condizioni da rosso rientrano già nell’allerta rossa per rischio idrogeologico. Durante un’alluvione, spiega «Io non rischio», l’acqua può crescere di colpo anche di uno o due metri nel giro di qualche minuto. Dentro casa rischia di più chi sta in cantina, in un seminterrato o al piano terra. All’aperto sono pericolosi i sottopassi e i tratti vicino ad argini e ponti; lo sono anche le strade molto ripide e le zone più basse. La campagna indica di non scendere in cantina o in garage per salvare oggetti e di non uscire per spostare l’auto. Chi è al piano terra, secondo le stesse indicazioni, sale ai piani alti per le scale, perché l’ascensore può bloccarsi. Anche l’acqua del rubinetto potrebbe essere contaminata. Il National Weather Service statunitense dà qualche misura della forza della corrente. Bastano circa 6 pollici di acqua veloce per far cadere un adulto, circa 12 per trascinare via la maggior parte delle auto e circa 2 piedi anche SUV e camioncini: in centimetri, con una conversione approssimata, sono 15, 30 e 60. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChe differenza c'è tra alluvione e inondazione?La legge europea chiama alluvione l'allagamento temporaneo di terre di solito asciutte, e ci mette dentro anche l'acqua che arriva dal mare sulle coste. L'ISPRA usa «inondabili» per le stesse zone che chiama allagabili e parla di inondazioni costiere per il mare che entra a terra. Esondazione invece ha un senso solo: il fiume che esce dagli argini. Perché i fiumi esondano?Piogge forti o lunghe fanno crescere la portata finché le sponde non contengono più l'acqua. Il fiume si gonfia di più se il terreno è già bagnato, come spiega lo USGS. La Protezione Civile aggiunge il suolo coperto di superfici impermeabili e i detriti e la vegetazione che nell'alveo ostacolano la corrente. Che cos'è un'alluvione lampo?È una piena provocata da un acquazzone molto intenso e breve: la NOAA parla di piogge che durano in genere meno di sei ore. In Italia la Protezione Civile la segnala soprattutto in Liguria e Calabria, dove i bacini piccoli si gonfiano poche ore dopo piogge localizzate. Cosa vuol dire allerta rossa per un'alluvione?Nella tabella nazionale della Protezione Civile ogni colore corrisponde a un livello di criticità: verde nessuna, gialla ordinaria, arancione moderata, rossa elevata. Le allerte le emettono Regioni e Province autonome; poi i sindaci attivano i piani comunali di protezione civile. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













