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Contratto a chiamata: che cos'è e come funziona |
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Contratto a chiamata: che cos'è e come funzionaCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl contratto a chiamata, o lavoro intermittente, è un contratto di lavoro subordinato senza obbligo di continuità: il lavoratore resta a disposizione e il datore lo contatta solo quando ha bisogno di lui. Lo possono firmare soprattutto gli under 24 e gli over 55, oltre a chi svolge alcune mansioni discontinue elencate da un vecchio regio decreto. Quando non viene chiamato, il lavoratore non riceve alcuna paga, a meno che non abbia garantito la propria disponibilità: in quel caso ha diritto a un'indennità fissata dal contratto collettivo. Il datore deve comunicare ogni chiamata prima che inizi il lavoro, e chi dimentica di farlo rischia una sanzione amministrativa. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChi può lavorare con un contratto a chiamataIl contratto a chiamata — il nome tecnico è lavoro intermittente — è un contratto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato. Il lavoratore si mette a disposizione del datore, che lo chiama solo quando ne ha bisogno, secondo i casi previsti dal contratto collettivo di categoria o, in mancanza, da un decreto ministeriale. Due strade portano alla firma. La prima è anagrafica: secondo il D.Lgs. 81/2015, un contratto a chiamata è sempre ammesso con chi ha meno di 24 anni, a patto che la prestazione finisca prima dei 25, oppure con chi ha più di 55 anni, senza un tetto massimo. La seconda riguarda il tipo di mansione: restano ammesse le attività discontinue elencate nella tabella allegata al R.D. 6 dicembre 1923, n. 2657, individuate oggi dal D.M. 23 ottobre 2004 — un elenco storico che comprende lavori come la custodia o il portierato. La legge 7 aprile 2025, n. 56 ha abrogato quel regio decreto, ma il Ministero del Lavoro, in una nota del 27 agosto 2025, ha chiarito che le attività della tabella restano in vigore in quanto incorporate nel D.M. 23 ottobre 2004, e la tabella resta quindi utilizzabile per i contratti a chiamata. Il contratto in generale, quello che regola ogni accordo di questo tipo, è spiegato in Contratto: definizione, requisiti e perché la legge lo fa rispettare. Una porta resta chiusa: la disciplina del lavoro intermittente non si applica ai dipendenti pubblici. Un ente della pubblica amministrazione non può coprire un turno scoperto con questo contratto, qualunque sia l’urgenza. Con lo stesso datore, inoltre, il lavoratore a chiamata non può superare 400 giornate di lavoro effettivo in tre anni solari. Fanno eccezione i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, dove il limite non si applica. Se il tetto viene superato fuori da quei settori, il rapporto si trasforma da solo in un contratto a tempo pieno e indeterminato. L’indennità di disponibilità e i diritti quando non c’è lavoroQui si gioca la parte più fraintesa del contratto a chiamata. Se il lavoratore non ha garantito al datore la propria disponibilità a rispondere alle chiamate, nei periodi senza lavoro non riceve alcuna retribuzione né altri trattamenti. Può accettare un’altra occupazione o rifiutare la chiamata quando vuole, e il contratto resta regolare lo stesso. Cambia se il lavoratore si impegna a tenersi pronto. In quel caso matura l’indennità di disponibilità prevista dall’art. 16 del D.Lgs. 81/2015: un importo mensile, pagabile anche a quote orarie, che fissa il contratto collettivo di categoria, con un minimo stabilito da un decreto del Ministero del Lavoro — la legge non indica una cifra fissa in euro. Quell’indennità non entra nel calcolo di tredicesima, TFR o altri istituti retributivi, perché la norma la esclude espressamente; sui contributi previdenziali, invece, si paga comunque, anche quando l’importo resta sotto il minimale previsto per le altre retribuzioni. L’impegno a rispondere ha un prezzo anche dall’altra parte. Se il lavoratore è malato o impedito, deve avvisare subito il datore: per quel periodo l’indennità non matura, e se non avvisa la perde per 15 giorni, salvo un diverso accordo nel contratto individuale. Rifiutare una chiamata senza un motivo valido, quando la disponibilità è stata garantita, può portare al licenziamento e obbliga a restituire l’indennità del periodo successivo al rifiuto.
La comunicazione obbligatoria e le sanzioniOgni volta che decide di chiamare il lavoratore, il datore deve avvisare prima l’ufficio territoriale competente: comunica la durata della singola chiamata, o di un ciclo di prestazioni fino a 30 giorni, via sms o posta elettronica. Lo confermano sia il D.Lgs. 81/2015 sia le pagine del Ministero del Lavoro e di Cliclavoro, che rimandano alle modalità operative fissate da un decreto interministeriale del 27 marzo 2013, tuttora in vigore. Omettere la comunicazione fa scattare una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ogni lavoratore per cui manca, un importo fisso di legge. Contributi, NASpI e cosa succede se si perde il lavoroUn contratto a chiamata non esclude la NASpI, ma la condiziona. Secondo il messaggio INPS n. 1162 del 16 marzo 2018, chi percepisce la NASpI e firma un contratto intermittente deve comunicare all’ente, entro 30 giorni dalla domanda, il reddito annuo presunto che si aspetta di ricavarne, sommando sia le ore lavorate sia, se prevista, l’indennità di disponibilità. Finché quel reddito resta sotto 8.000 euro l’anno, la NASpI continua; chi non fa la comunicazione nei tempi previsti perde il diritto alla prestazione. La NASpI fa parte del sistema di welfare state italiano, che include anche altri ammortizzatori sociali pensati per chi perde il lavoro o ne ha uno discontinuo. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 8 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteChi può essere assunto con un contratto a chiamata?Senza altri requisiti, gli under 24 (se il lavoro finisce prima dei 25 anni) e gli over 55, senza limiti massimi di età. In più, chiunque per le attività discontinue elencate dal D.M. 23 ottobre 2004. Restano fuori i dipendenti pubblici. Cosa succede se il datore non comunica la chiamata in anticipo?Scatta una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore per cui la comunicazione è stata omessa, un importo fisso previsto dalla legge. Il lavoro a chiamata permette di prendere la NASpI?Sì, se il reddito annuo presunto da quel contratto (ore lavorate più, se prevista, l'indennità di disponibilità) non supera 8.000 euro, comunicato all'INPS entro 30 giorni dalla domanda. Cosa cambia in busta paga in un mese senza molte chiamate?Se il lavoratore ha garantito la disponibilità, in busta paga trova la retribuzione dei turni effettivamente svolti più l'indennità di disponibilità per i giorni in cui è rimasto pronto a rispondere senza essere chiamato. Senza quell'obbligo, risulta solo quanto lavorato. Quante giornate si possono lavorare a chiamata con lo stesso datore?Il tetto è 400 giorni di lavoro effettivo in tre anni solari con lo stesso datore. Nel turismo, nei pubblici esercizi e nello spettacolo quel limite non esiste. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |












