Salta al contenuto
recaplica

    Un attimo: controllo di sicurezza

    Cloudflare vuole assicurarsi che tu non sia un robot. Spunta la casella qui sotto e la ricerca riparte da sola.

    EN
    recaplica Contratto a chiamata: che cos'è e come funziona
    © 2026 Recaplica · recaplica.com — Tutti i diritti riservati
    Home › Educazione civica

    Contratto a chiamata: che cos'è e come funziona

    Di Redazione Recaplica · Aggiornato il 4 ottobre 2026

    Cosa stampare

    Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina.

    Slide

    Scegli il taglio

    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Tutte e due hanno le note del relatore.

    Canale Telegram
    recaplica Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.
    In 30 secondi Punti chiave Numeri Approfondimento Presentazione Falsi miti Mappa concettuale Quiz Flashcards FAQ

    In 30 secondi lettura lampo

    Il contratto a chiamata, o lavoro intermittente, è un contratto di lavoro subordinato senza obbligo di continuità: il lavoratore resta a disposizione e il datore lo contatta solo quando ha bisogno di lui. Lo possono firmare soprattutto gli under 24 e gli over 55, oltre a chi svolge alcune mansioni discontinue elencate da un vecchio regio decreto. Quando non viene chiamato, il lavoratore non riceve alcuna paga, a meno che non abbia garantito la propria disponibilità: in quel caso ha diritto a un'indennità fissata dal contratto collettivo. Il datore deve comunicare ogni chiamata prima che inizi il lavoro, e chi dimentica di farlo rischia una sanzione amministrativa.

    Punti Chiave

    • Il contratto a chiamata è un rapporto di lavoro subordinato, a termine o indeterminato, basato sulla disponibilità a rispondere alle chiamate del datore.
    • Possono firmarlo senza altri requisiti gli under 24 (se la prestazione finisce prima dei 25 anni) e gli over 55, oltre a chi svolge le attività discontinue elencate dal D.M. 23 ottobre 2004.
    • Con lo stesso datore, il contratto si trasforma in un rapporto a tempo pieno e indeterminato se si superano 400 giorni lavorati in tre anni solari; turismo, pubblici esercizi e spettacolo non hanno questo tetto.
    • Senza l'obbligo di disponibilità il lavoratore non ha diritto a nulla nei periodi di inattività; con l'obbligo, matura l'indennità di disponibilità prevista dall'art. 16 del D.Lgs. 81/2015.
    • Il datore deve comunicare ogni chiamata all'ufficio territoriale competente prima che inizi la prestazione: l'omissione costa una sanzione da 400 a 2.400 euro per lavoratore.
    • Chi percepisce la NASpI può mantenere un contratto a chiamata purché il reddito annuo presunto non superi 8.000 euro, comunicato all'INPS entro 30 giorni dalla domanda.

    I numeri chiave

    • 8.000 euro soglia di reddito annuo presunto entro cui chi ha un contratto a chiamata può continuare a percepire la NASpI, richiamata da un messaggio INPS del 2018. Fonte: INPS, messaggio n. 1162/2018
    • 400-2.400 euro sanzione amministrativa per ogni lavoratore a cui il datore non comunica la chiamata in anticipo, prevista dal 2015. Fonte: D.Lgs. 81/2015, art. 15
    • 400 giornate soglia di giorni lavorati in un triennio oltre la quale, con lo stesso datore, il rapporto diventa a tempo indeterminato, in vigore dal 2015. Fonte: D.Lgs. 81/2015, art. 13

    L'Approfondimento

    Chi può lavorare con un contratto a chiamata

    Il contratto a chiamata — il nome tecnico è lavoro intermittente — è un contratto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato. Il lavoratore si mette a disposizione del datore, che lo chiama solo quando ne ha bisogno, secondo i casi previsti dal contratto collettivo di categoria o, in mancanza, da un decreto ministeriale.

    Due strade portano alla firma. La prima è anagrafica: secondo il D.Lgs. 81/2015, un contratto a chiamata è sempre ammesso con chi ha meno di 24 anni, a patto che la prestazione finisca prima dei 25, oppure con chi ha più di 55 anni, senza un tetto massimo. La seconda riguarda il tipo di mansione: restano ammesse le attività discontinue elencate nella tabella allegata al R.D. 6 dicembre 1923, n. 2657, individuate oggi dal D.M. 23 ottobre 2004 — un elenco storico che comprende lavori come la custodia o il portierato. La legge 7 aprile 2025, n. 56 ha abrogato quel regio decreto, ma il Ministero del Lavoro, in una nota del 27 agosto 2025, ha chiarito che le attività della tabella restano in vigore in quanto incorporate nel D.M. 23 ottobre 2004, e la tabella resta quindi utilizzabile per i contratti a chiamata. Il contratto in generale, quello che regola ogni accordo di questo tipo, è spiegato in Contratto: definizione, requisiti e perché la legge lo fa rispettare.

    Una porta resta chiusa: la disciplina del lavoro intermittente non si applica ai dipendenti pubblici. Un ente della pubblica amministrazione non può coprire un turno scoperto con questo contratto, qualunque sia l’urgenza.

    Con lo stesso datore, inoltre, il lavoratore a chiamata non può superare 400 giornate di lavoro effettivo in tre anni solari. Fanno eccezione i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, dove il limite non si applica. Se il tetto viene superato fuori da quei settori, il rapporto si trasforma da solo in un contratto a tempo pieno e indeterminato.

    L’indennità di disponibilità e i diritti quando non c’è lavoro

    Qui si gioca la parte più fraintesa del contratto a chiamata. Se il lavoratore non ha garantito al datore la propria disponibilità a rispondere alle chiamate, nei periodi senza lavoro non riceve alcuna retribuzione né altri trattamenti. Può accettare un’altra occupazione o rifiutare la chiamata quando vuole, e il contratto resta regolare lo stesso.

    Cambia se il lavoratore si impegna a tenersi pronto. In quel caso matura l’indennità di disponibilità prevista dall’art. 16 del D.Lgs. 81/2015: un importo mensile, pagabile anche a quote orarie, che fissa il contratto collettivo di categoria, con un minimo stabilito da un decreto del Ministero del Lavoro — la legge non indica una cifra fissa in euro. Quell’indennità non entra nel calcolo di tredicesima, TFR o altri istituti retributivi, perché la norma la esclude espressamente; sui contributi previdenziali, invece, si paga comunque, anche quando l’importo resta sotto il minimale previsto per le altre retribuzioni.

    L’impegno a rispondere ha un prezzo anche dall’altra parte. Se il lavoratore è malato o impedito, deve avvisare subito il datore: per quel periodo l’indennità non matura, e se non avvisa la perde per 15 giorni, salvo un diverso accordo nel contratto individuale. Rifiutare una chiamata senza un motivo valido, quando la disponibilità è stata garantita, può portare al licenziamento e obbliga a restituire l’indennità del periodo successivo al rifiuto.

    Esempio pratico: Marco ha un contratto a chiamata con disponibilità garantita in un locale che apre solo nei weekend. A novembre viene chiamato per due turni. In busta paga trova la retribuzione dei due turni effettivamente lavorati, più l’indennità di disponibilità per tutti gli altri giorni del mese in cui restava comunque pronto a rispondere.

    La comunicazione obbligatoria e le sanzioni

    Ogni volta che decide di chiamare il lavoratore, il datore deve avvisare prima l’ufficio territoriale competente: comunica la durata della singola chiamata, o di un ciclo di prestazioni fino a 30 giorni, via sms o posta elettronica. Lo confermano sia il D.Lgs. 81/2015 sia le pagine del Ministero del Lavoro e di Cliclavoro, che rimandano alle modalità operative fissate da un decreto interministeriale del 27 marzo 2013, tuttora in vigore.

    Omettere la comunicazione fa scattare una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ogni lavoratore per cui manca, un importo fisso di legge.

    Contributi, NASpI e cosa succede se si perde il lavoro

    Un contratto a chiamata non esclude la NASpI, ma la condiziona. Secondo il messaggio INPS n. 1162 del 16 marzo 2018, chi percepisce la NASpI e firma un contratto intermittente deve comunicare all’ente, entro 30 giorni dalla domanda, il reddito annuo presunto che si aspetta di ricavarne, sommando sia le ore lavorate sia, se prevista, l’indennità di disponibilità. Finché quel reddito resta sotto 8.000 euro l’anno, la NASpI continua; chi non fa la comunicazione nei tempi previsti perde il diritto alla prestazione.

    La NASpI fa parte del sistema di welfare state italiano, che include anche altri ammortizzatori sociali pensati per chi perde il lavoro o ne ha uno discontinuo.

    Presentazione

    Slide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo.

    Slide 1 della presentazione su Contratto a chiamata: Contratto a chiamataSlide 2 della presentazione su Contratto a chiamata: Chi non riceve mai una chiamata viene pagato lo stesso?Slide 3 della presentazione su Contratto a chiamata: Il contratto a chiamata: chi lo firma, cosa paga, cosa controlla lo StatoSlide 4 della presentazione su Contratto a chiamata: Capitolo 01: Chi può lavorare a chiamataSlide 5 della presentazione su Contratto a chiamata: Età e giornate, i due limiti della leggeSlide 6 della presentazione su Contratto a chiamata: Capitolo 02: L'indennità di disponibilitàSlide 7 della presentazione su Contratto a chiamata: Con o senza l'obbligo di disponibilitàSlide 8 della presentazione su Contratto a chiamata: Capitolo 03: La comunicazione obbligatoriaSlide 9 della presentazione su Contratto a chiamata: Cosa succede a ogni chiamataSlide 10 della presentazione su Contratto a chiamata: Capitolo 04: Contributi e NASpISlide 11 della presentazione su Contratto a chiamata: Il tetto di reddito per restare nella NASpISlide 12 della presentazione su Contratto a chiamata: L'indennità di disponibilità non conta nulla per la pensioneSlide 13 della presentazione su Contratto a chiamata: Quante giornate può lavorare, al massimo, un lavoratore a chiamata con lo stesso datore in tre anni solari (fuori da turismo, pubblici esercizi e spettacolo)?Slide 14 della presentazione su Contratto a chiamata: E adesso, il ripasso
    Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta14 slideTutti i capitoli e gli approfondimenti

    Falsi miti

    • ✗ Mito Molti pensano che chi non riceve mai una chiamata lavori comunque gratis per il datore, visto che resta assunto.

      ✓ Realtà Senza l'obbligo di disponibilità il lavoratore non deve nulla nei periodi di inattività: può accettare un'altra occupazione o rifiutare la chiamata, perché il contratto non impone continuità.

    • ✗ Mito Si crede spesso che il lavoro a chiamata sia riservato ai giovanissimi.

      ✓ Realtà Il requisito anagrafico vale anche al contrario: oltre agli under 24, possono firmare un contratto a chiamata gli over 55, senza alcun limite massimo di età.

    • ✗ Mito Alcuni pensano che un ente pubblico possa assumere a chiamata per coprire un turno scoperto.

      ✓ Realtà I dipendenti pubblici restano fuori da questa disciplina: nella pubblica amministrazione un contratto a chiamata non sostituisce mai la procedura ordinaria di assunzione, qualunque sia l'urgenza del turno da coprire.

    Mappa concettuale

    Trascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.

    Personalizza
    Mappa concettuale: Contratto a chiamata: che cos'è e come funziona
    • Contratto a chiamata
      • Chi può stipularlo
        • Requisiti anagrafici Under 24, se il lavoro finisce prima dei 25 anni, oppure over 55 senza limiti massimi
        • Attività discontinue Mansioni elencate dal D.M. 23 ottobre 2004, tabella del R.D. 2657/1923 abrogato nel 2025 ma ancora operativo
        • Esclusione dei dipendenti pubblici
      • Obblighi del datore
        • Comunicazione preventiva Prima dell'inizio della prestazione, via sms o posta elettronica
        • Sanzione per omissione Da 400 a 2.400 euro per ogni lavoratore
      • Diritti del lavoratore
        • Indennità di disponibilità Spetta solo con l'obbligo di rispondere alle chiamate
        • Malattia o impedimento Va comunicata subito, altrimenti si perde l'indennità per 15 giorni
        • Rifiuto della chiamata Senza un motivo valido può portare al licenziamento
      • Limiti del rapporto
        • 400 giornate in tre anni Con lo stesso datore, eccetto turismo, pubblici esercizi e spettacolo
        • Conversione automatica Oltre il limite diventa un contratto a tempo pieno e indeterminato
      • Contributi e NASpI
        • Versamento dei contributi Sull'indennità di disponibilità si versa comunque, anche sotto il minimale
        • Compatibilità con la NASpI Reddito annuo presunto sotto 8.000 euro, comunicato all'INPS entro 30 giorni

    Quiz: mettiti alla prova

    Rispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione.

    Voto 0/10 0/5
    1 Che tipo di contratto è il contratto a chiamata?

    Il lavoro intermittente lega il lavoratore al datore con un vincolo di subordinazione, non con un incarico autonomo: il lavoratore resta a disposizione, il datore lo chiama quando serve.

    2 Quante giornate può lavorare, al massimo, un lavoratore a chiamata con lo stesso datore in tre anni solari (fuori da turismo, pubblici esercizi e spettacolo)?

    Il tetto è 400 giornate di lavoro effettivo in tre anni solari: superata quella soglia, il contratto diventa automaticamente a tempo pieno e indeterminato.

    3 Quando non riceve nessuna chiamata, il lavoratore ha sempre diritto a una retribuzione.

    Senza l'obbligo di disponibilità non spetta alcuna retribuzione nei periodi di inattività; l'indennità di disponibilità esiste solo per chi ha garantito al datore di rispondere alle chiamate.

    4 Cosa deve fare il datore prima di ogni chiamata?

    La comunicazione preventiva, via sms o posta elettronica, è obbligatoria: senza, scatta una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per lavoratore.

    5 Per continuare a percepire la NASpI con un contratto a chiamata, cosa deve fare il lavoratore?

    Il messaggio INPS n. 1162/2018 richiama la soglia di 8.000 euro di reddito annuo presunto, da comunicare entro 30 giorni dalla domanda di NASpI.

    Risposte: 1-A · 2-B · 3-B · 4-A · 5-B

    Flashcards

    Tocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva.

    1 / 8

    Spiegalo con parole tue

    Il test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap.

    La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.

    Il contratto a chiamata, o lavoro intermittente, è un contratto di lavoro subordinato senza obbligo di continuità: il lavoratore resta a disposizione e il datore lo contatta solo quando ha bisogno di lui. Lo possono firmare soprattutto gli under 24 e gli over 55, oltre a chi svolge alcune mansioni discontinue elencate da un vecchio regio decreto. Quando non viene chiamato, il lavoratore non riceve alcuna paga, a meno che non abbia garantito la propria disponibilità: in quel caso ha diritto a un'indennità fissata dal contratto collettivo. Il datore deve comunicare ogni chiamata prima che inizi il lavoro, e chi dimentica di farlo rischia una sanzione amministrativa.

    Domande e risposte

    Chi può essere assunto con un contratto a chiamata?

    Senza altri requisiti, gli under 24 (se il lavoro finisce prima dei 25 anni) e gli over 55, senza limiti massimi di età. In più, chiunque per le attività discontinue elencate dal D.M. 23 ottobre 2004. Restano fuori i dipendenti pubblici.

    Cosa succede se il datore non comunica la chiamata in anticipo?

    Scatta una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore per cui la comunicazione è stata omessa, un importo fisso previsto dalla legge.

    Il lavoro a chiamata permette di prendere la NASpI?

    Sì, se il reddito annuo presunto da quel contratto (ore lavorate più, se prevista, l'indennità di disponibilità) non supera 8.000 euro, comunicato all'INPS entro 30 giorni dalla domanda.

    Cosa cambia in busta paga in un mese senza molte chiamate?

    Se il lavoratore ha garantito la disponibilità, in busta paga trova la retribuzione dei turni effettivamente svolti più l'indennità di disponibilità per i giorni in cui è rimasto pronto a rispondere senza essere chiamato. Senza quell'obbligo, risulta solo quanto lavorato.

    Quante giornate si possono lavorare a chiamata con lo stesso datore?

    Il tetto è 400 giorni di lavoro effettivo in tre anni solari con lo stesso datore. Nel turismo, nei pubblici esercizi e nello spettacolo quel limite non esiste.

    Fonti consultate

    • D.Lgs. 81/2015, art. 13 — Definizione e casi di ricorso al lavoro intermittente (Brocardi.it)
    • D.Lgs. 81/2015, art. 15 — Forma e comunicazioni (Brocardi.it)
    • D.Lgs. 81/2015, art. 16 — Indennità di disponibilità (Brocardi.it)
    • INPS, messaggio n. 1162 del 16/03/2018 — NASpI e compatibilità con il lavoro intermittente
    • Ministero del Lavoro — Lavoro intermittente (focus on rapporti di lavoro)
    • Cliclavoro — Intermittente (tipologie di rapporti di lavoro)
    • Ministero del Lavoro — chiarimento sulle attività discontinue del R.D. 2657/1923
    • Ministero del Lavoro, nota prot. lavoro intermittente – chiarimenti, 27 agosto 2025 (circolare n. 15/2025) — abrogazione del R.D. 2657/1923

    Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione.

    Ogni sera, i nuovi Recap del giorno sul canale Telegram. Iscriviti al canale →

    Continua a imparare

    • Educazione civica Pi Greco Day, cos'è e perché si festeggia il 14 marzo Il Pi Greco Day è la ricorrenza che cade ogni 14 marzo, scelto perché nel formato data usato negli Stati Uniti quella giornata si scrive 3/14, come le prime cifre di pi greco. L'ha inventata nel 1988 Larry Shaw, un fisico dell'Exploratorium di San Francisco, durante un ritiro con i colleghi del museo. Dalla festa tra pochi dipendenti è nata una celebrazione pubblica con parate, torte e un riconoscimento del Congresso degli Stati Uniti nel 2009. Oggi si festeggia soprattutto nelle scuole e nei musei scientifici, con gare di memoria sulle cifre e sconti nei locali di pizza e dolci. Leggi il Recap →
    • Educazione civica La secolarizzazione: cos'è e come si manifesta La secolarizzazione è il processo per cui istituzioni, pratiche e credenze religiose perdono rilevanza sociale, mentre una società si orienta di più su ragione e scienza, secondo EBSCO Research Starters. Il fenomeno prende forme diverse: si vede nelle istituzioni, nella cultura condivisa di un paese e nelle scelte religiose di ogni persona. Max Weber l'ha letta come un disincanto del mondo, la razionalizzazione moderna che toglie a religione e metafisica il posto di conoscenza legittima; Émile Durkheim l'ha collegata, nel 1912, alla distinzione tra sacro e profano. Secondo Pew Research Center, nel 2024 il fenomeno cambia moltissimo da un paese all'altro: in India, Israele, Nigeria e Thailandia il 95% o più degli adulti resta nella religione in cui è cresciuto, mentre in Corea del Sud la metà se ne è allontanata. Leggi il Recap →
    • Educazione civica Società di massa: cos'è La società di massa è un tipo di società in cui le masse pesano davvero sulla vita politica e sociale, ma a un prezzo: più omologazione, meno autonomia individuale, maggiore esposizione alla manipolazione. Treccani la colloca tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quando crescita demografica, urbanizzazione, scolarizzazione, allargamento del voto e organizzazione industriale si intrecciano. I mezzi di comunicazione di massa, radio e cinema prima, poi satelliti e internet, la rendono possibile su scala mai vista. Scuola di Francoforte e Ortega y Gasset ne hanno fatto oggetto di critica, con due angoli diversi: l'industria culturale che standardizza, l'uomo-massa che si confonde nella media. Leggi il Recap →

    recaplica

    Chiaro in 30 secondi, tuo in 10 minuti.

    I Recap Mappe concettuali Chiedi un Recap Canale Telegram Crea una mappa concettuale Il metodo Chi siamo Privacy e cookie Note legali e condizioni d'uso

    © 2026 Recaplica · Un progetto di Curi S.r.l. — P. IVA 05472000750

    Statistiche, solo se vuoi

    Per capire quali Recap aiutano di più useremmo Google Analytics, con dati aggregati e anonimi. Parte solo col tuo ok, e puoi cambiare idea quando vuoi. Informativa privacy