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Conclave: come si elegge il papa, dalla sede vacante all'Habemus Papam | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Conclave: come si elegge il papa, dalla sede vacante all'Habemus PapamCosa stampare Con "Margini: predefiniti" compaiono anche i numeri di pagina. SlideScegli il taglio Lampo10 slideIl filo essenziale, per presentarlo in classeCompleta15 slideTutti i capitoli e gli approfondimentiTutte e due hanno le note del relatore. In 30 secondi lettura lampoIl conclave è la riunione a porte chiuse in cui i cardinali eleggono il nuovo papa. Votano solo i cardinali che non hanno ancora compiuto 80 anni quando la sede resta vuota, e per vincere servono almeno i due terzi dei voti. Si vota nella Cappella Sistina, fino a quattro volte al giorno, e le schede bruciate producono la fumata: nera se non c'è un eletto, bianca se c'è. Il nome del nuovo papa si scopre solo dopo, con l'annuncio «Habemus Papam» dalla loggia di San Pietro. Punti Chiave
I numeri chiave
L'ApprofondimentoChe cos’è il conclaveIl conclave è l’assemblea dei cardinali che elegge il papa, e insieme il luogo chiuso in cui questa elezione avviene. La parola viene dal latino cum clave, «con la chiave»: i cardinali votano isolati dal mondo esterno fino a quando non esce un nome. Può sembrare un dettaglio di costume, ma nelle regole la clausura pesa. La costituzione apostolica che la disciplina, Universi Dominici Gregis, fu firmata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996 e poi ritoccata due volte da Benedetto XVI, nel 2007 e nel 2013. Nella premessa il papa ammette che, secondo teologi e canonisti, il conclave non è indispensabile per rendere valida un’elezione, ma sceglie comunque di mantenerlo nella sua struttura essenziale. Sede vacante: quando si mette in moto la macchinaTutto comincia quando la sede di Roma resta senza papa. Può succedere in due modi. Il primo è la morte del pontefice. Il camerlengo, uno dei pochi incarichi di Curia che non decadono, accerta ufficialmente il decesso e sigilla lo studio e la camera del papa. Il decano del Collegio avvisa tutti i cardinali e li convoca a Roma. Seguono le esequie, celebrate per nove giorni consecutivi: sono i Novendiali. Il secondo è la rinuncia. Il Codice di diritto canonico la ammette a due condizioni, che sia fatta liberamente e che sia manifestata nelle forme dovute, e precisa che non serve l’accettazione di nessuno. Universi Dominici Gregis stabilisce che, in quel caso, valgono esattamente le stesse regole previste per la morte. È ciò che accadde nel 2013, quando Benedetto XVI annunciò l’11 febbraio che la sede sarebbe stata vacante dalle 20 del 28 febbraio. Durante la sede vacante il Collegio dei cardinali non eredita i poteri del papa. Può occuparsi solo degli affari ordinari o di quelli che non possono aspettare. I capi dei dicasteri della Curia, compreso il segretario di Stato, decadono; restano al loro posto il camerlengo e il penitenziere maggiore.
Congregazioni generali e conclave: due fasi diversePrima di chiudersi in Sistina, i cardinali si riuniscono nelle congregazioni generali. Qui partecipano tutti, anche chi ha superato gli 80 anni e non potrà votare: per loro la presenza è facoltativa. Nelle prime sedute ognuno giura di rispettare le norme e il segreto. Accanto alle generali ci sono le congregazioni particolari, formate dal camerlengo e da tre cardinali estratti a sorte, che cambiano ogni tre giorni. Le congregazioni decidono le questioni pratiche, compresi giorno e ora d’inizio delle votazioni. Nel 2025 la data del 7 maggio fu fissata il 28 aprile, durante la quinta congregazione generale. I tempi sono stretti. Dall’inizio della sede vacante si aspettano 15 giorni pieni, per dare modo agli assenti di arrivare. Il Collegio può rinviare l’apertura di qualche giorno se ci sono motivi gravi e, dal 2013, anche anticiparla se tutti gli elettori sono già presenti. Trascorsi al massimo 20 giorni, però, i cardinali presenti devono cominciare a votare. Nel 2013 il conclave si aprì il 12 marzo, dodici giorni dopo l’inizio della sede vacante. Chi vota e chi può essere elettoQui c’è la distinzione che crea più confusione. Chi vota. Il diritto di eleggere il papa spetta soltanto ai cardinali che non hanno compiuto 80 anni prima del giorno in cui la sede resta vacante. Le norme fissano un massimo di 120 elettori ed escludono qualunque altro ecclesiastico e qualunque intervento di un potere politico. Tutte e due le regole risalgono a Paolo VI: l’esclusione degli ultraottantenni a un motu proprio del 1970, il tetto di 120 alla costituzione Romano Pontifici Eligendo del 1975. Nessun cardinale elettore può essere escluso dal voto per alcun motivo, e chi arriva in ritardo entra al punto in cui sono arrivate le votazioni. Il tetto dei 120 riguarda il conclave, ma i papi lo hanno superato più volte creando nuovi cardinali. Secondo Vatican News, nel 2025 si è tenuto per la prima volta un conclave con più elettori del limite: gli aventi diritto erano 135, da 71 Paesi, e due non hanno partecipato per motivi di salute. Il Collegio contava in tutto 252 cardinali, 117 dei quali non elettori. Chi può essere eletto. Qui le norme sono più larghe. La costituzione riserva ai cardinali il voto, ma non contiene una regola che limiti a loro la scelta. Anzi, prevede espressamente due casi: l’eletto che non è ancora vescovo, che deve essere ordinato vescovo subito dopo l’accettazione, e l’eletto che vive fuori dalla Città del Vaticano. Non serve nemmeno avere meno di 80 anni.
Dentro la Sistina: giuramento ed extra omnesIl conclave si svolge in settori chiusi della Città del Vaticano. I cardinali dormono nella Domus Sanctae Marthae, novità del 1996: prima restavano nell’area della Sistina per tutta la durata del voto. Le votazioni invece si tengono solo nella Cappella Sistina. Il giorno d’ingresso comincia con la messa pro eligendo Pontifice nella Basilica di San Pietro. Nel pomeriggio i cardinali entrano in processione nella Sistina cantando il Veni Creator e giurano uno per uno, con la mano sul Vangelo, di rispettare le regole e di mantenere il segreto su tutto ciò che riguarda l’elezione, anche dopo. Poi il maestro delle celebrazioni liturgiche pronuncia l’extra omnes, «fuori tutti», e chi non partecipa al conclave lascia la cappella. Il segreto è serio. Gli elettori non possono telefonare, scrivere, leggere giornali, ascoltare la radio o guardare la televisione. Chi usa strumenti per registrare o trasmettere, cardinali o personale di servizio, incorre nella scomunica automatica. La stessa pena colpisce chi compra voti e chi accetta da un governo l’incarico di porre un veto su un candidato; accordi e promesse per orientare il voto sono nulli. Come si vota: schede, scrutini e due terziDal 1996 esiste un solo modo per eleggere il papa, il voto segreto (per scrutinium). Sono stati aboliti i sistemi antichi dell’acclamazione e del compromesso, cioè la delega a un piccolo gruppo di cardinali. Il ritmo è fisso: se si inizia nel pomeriggio del primo giorno si fa un solo scrutinio, dal giorno dopo due al mattino e due al pomeriggio. All’inizio di ogni sessione, mattina e pomeriggio, si estraggono a sorte fra gli elettori tre scrutatori, che contano i voti, tre infirmarii, che raccolgono il voto dei cardinali malati nelle loro stanze, e tre revisori, che ricontrollano. Ogni cardinale riceve una scheda rettangolare con la scritta Eligo in Summum Pontificem, «eleggo come sommo pontefice», e sotto scrive un nome. La porta all’altare, pronuncia un giuramento davanti a Cristo e la deposita. L’ultimo scrutatore fora le schede con un ago e le infila su un filo. Se il numero delle schede non corrisponde a quello degli elettori, si bruciano tutte e si rivota subito. Per l’elezione servono almeno i due terzi dei voti, calcolati su chi è presente e vota.
Se nessuno arriva al quorum: pause e ballottaggioLe norme prevedono una sequenza precisa per gli stalli. Dopo tre giorni di scrutini senza esito, le votazioni si fermano al massimo per un giorno, per pregare, parlarsi liberamente e ascoltare una breve esortazione del primo dei cardinali diaconi. Si riparte con serie di sette scrutini, separate da altre due pause con l’esortazione, a turno, del primo dei cardinali presbiteri e del primo dei cardinali vescovi. Se dopo tre serie ancora nessuno è eletto, si dedica un giorno alla riflessione e si passa al ballottaggio tra i due nomi più votati nell’ultimo scrutinio. Secondo Vatican News, questo accade dopo la 33a o la 34a votazione. Su quel ballottaggio le regole sono cambiate nel tempo, ed è il punto su cui circolano più errori.
La svolta porta la firma di Benedetto XVI, con un motu proprio dell’11 giugno 2007 che ripristinò la regola tradizionale dei due terzi. Il motu proprio Normas nonnullas del 22 febbraio 2013 ha poi fissato il testo in vigore da quella data. Un’elezione fatta in modo diverso da quanto previsto è nulla. Fumata nera, fumata biancaDopo ogni votazione le schede e gli appunti dei cardinali vanno bruciati. Il fumo esce dal comignolo sopra la Sistina ed è il segnale per chi aspetta fuori: nero se nessuno ha raggiunto la maggioranza, bianco se il papa è stato eletto. Quando due scrutini si fanno uno dopo l’altro, le schede del primo si bruciano alla fine, insieme a quelle del secondo. La stufa principale è di ghisa, alta circa un metro, e secondo la Sala Stampa vaticana è stata usata per la prima volta nel conclave del 1939. Nel 2005 è stata affiancata da un apparecchio che brucia cariche colorate, per rendere il fumo più riconoscibile. Vatican News ha pubblicato nel 2025 la composizione delle miscele: perclorato di potassio, antracene e zolfo per il nero; clorato di potassio, lattosio e pece greca per il bianco. Dall’accettazione all’Habemus PapamRaggiunti i due terzi, il cardinale decano, o se non è in conclave il primo dei cardinali per ordine e anzianità, chiede all’eletto se accetta l’elezione e con quale nome vuole essere chiamato. Il maestro delle celebrazioni mette tutto per iscritto, come un notaio. Se l’eletto è già vescovo, con l’accettazione diventa subito papa a pieno titolo; per le norme, a quel punto il conclave è finito. Nel frattempo la piazza vede la fumata bianca ma non sa ancora nulla. Il nuovo papa si ritira nella cosiddetta Stanza delle lacrime, accanto alla Sistina, e indossa una delle vesti papali preparate in tre taglie. Torna in cappella per l’omaggio dei cardinali e il canto del Te Deum. Solo allora il cardinale protodiacono, il primo dei cardinali diaconi, si affaccia alla loggia della Basilica di San Pietro e annuncia Habemus Papam con il nome dell’eletto. Il papa impartisce infine la benedizione Urbi et Orbi.
Nei giorni di un conclave circolano pronostici, retroscena e date sbagliate, anche su testate serie. Le regole però sono scritte e consultabili sul sito della Santa Sede: risalire alla fonte primaria, come si spiega nel Recap su come riconoscere le fake news, permette di verificarle da sé. Tre conclavi a confronto: 2005, 2013, 2025
I dati di ingresso e fumate vengono dai bollettini della Sala Stampa vaticana e da Vatican News; il numero degli scrutini del 2005 e del 2013 da ANSA. In tutti e tre i casi l’elezione è arrivata il giorno dopo l’ingresso. Nel 1978, sempre secondo ANSA, Giovanni Paolo II fu eletto all’ottavo scrutinio, al terzo giorno. Da Viterbo alla Sistina: le regole nei secoliIl conclave nasce da un’elezione che non finiva più. Clemente IV morì il 29 novembre 1268 e i cardinali, riuniti nel palazzo papale di Viterbo, non trovavano un accordo. A un certo punto gli abitanti della città li chiusero dentro a chiave per costringerli a decidere. Gregorio X fu eletto nel 1271, dopo 2 anni e 9 mesi di sede vacante, e nel 1274 con la bolla Ubi periculum trasformò quell’espediente in regola: clausura rigorosa e, se il voto si trascinava, pasti sempre più poveri. Dal Duecento a Universi Dominici Gregis le disposizioni sul conclave sono state più di trenta. Nel 1492 si decise di riunire l’assemblea nella Cappella Sistina, indicata come sede fissa solo nel 1878: nell’Ottocento, il secolo del Risorgimento, quattro conclavi si erano tenuti al Quirinale e quello del 1800 a Venezia, nell’isola di San Giorgio Maggiore. Nel Novecento hanno riscritto le norme Pio X nel 1904, Pio XII nel 1945, Giovanni XXIII nel 1962 e Paolo VI nel 1975, prima della costituzione del 1996. Anche le durate hanno avuto estremi opposti. Secondo Treccani, il conclave che nel marzo 1939 scelse Eugenio Pacelli durò circa 20 ore. PresentazioneSlide pronte da scaricare e fare tue in PowerPoint o Google Slides, con le note del relatore. Scegli il taglio Lampo o quello Completo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Falsi miti
Mappa concettualeTrascina lo sfondo per muoverti e i nodi per riposizionarli; usa − e + per chiudere e aprire i rami.
Quiz: mettiti alla provaRispondi alle domande per verificare quanto hai imparato: riceverai subito la correzione e una breve spiegazione. Voto 0/10 0/5
FlashcardsTocca la carta per girarla e verifica se ricordi la risposta, poi passa alla successiva. 1 / 7 Spiegalo con parole tueIl test definitivo: se sai spiegarlo con parole semplici, lo hai capito davvero. Scrivi la tua spiegazione, poi confrontala col Recap. La tua spiegazione resta salvata solo su questo dispositivo.
Domande e risposteQuanto dura un conclave?Non c'è una durata fissa: si vota finché qualcuno ottiene i due terzi. I conclavi del 2005, del 2013 e del 2025 si sono chiusi il giorno dopo l'ingresso in Cappella Sistina. Nella storia ci sono state elezioni lunghissime, come quella di Viterbo terminata nel 1271 dopo 2 anni e 9 mesi, e altre brevissime, come quella di Pio XII nel 1939, durata circa 20 ore secondo Treccani. Chi può diventare papa?Le norme sul conclave riservano il voto ai cardinali ma non limitano a loro la scelta: non serve essere cardinale né avere meno di 80 anni. Se l'eletto non è già vescovo, viene ordinato vescovo subito dopo aver accettato. Come si fa la fumata bianca e nera?Dopo ogni votazione le schede e gli appunti vengono bruciati in una stufa di ghisa usata per la prima volta nel conclave del 1939. Una seconda stufa, aggiunta nel 2005, brucia cariche chimiche che colorano il fumo: secondo Vatican News, nel 2025 la miscela nera conteneva perclorato di potassio, antracene e zolfo, quella bianca clorato di potassio, lattosio e pece greca. Cosa succede se il papa si dimette?Il Codice di diritto canonico ammette la rinuncia, purché sia libera e manifestata nelle forme dovute, e non richiede che qualcuno la accetti. Da quel momento la sede è vacante e il conclave segue esattamente le stesse regole previste in caso di morte. Benedetto XVI annunciò la rinuncia l'11 febbraio 2013, con effetto dal 28 febbraio alle 20. Chi governa la Chiesa durante la sede vacante?Il Collegio dei cardinali, ma solo per gli affari ordinari o che non possono aspettare: non ha i poteri del papa. I capi dei dicasteri della Curia decadono, con l'eccezione del camerlengo e del penitenziere maggiore; il camerlengo accerta la morte del papa e sigilla il suo studio e la sua camera. Ogni Recap passa da una revisione indipendente prima della pubblicazione. |













